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Storie per bambini

Il valore dell’attesa e dell’abbandono

Pubblicato 2019/01/14
Autore : Sarah Ramos Mafort

Quando era ormai disillusa e rassegnata per il suo triste stato, Susanna sentì una voce differente dalle altre: dolce, attraente, allo stesso tempo traboccante di nobiltà e serietà. Di chi poteva essere quella voce?

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Èl’alba di un felice giorno di primavera. Il sole spande i suoi raggi splendidamente sulle rive del lago di Genesaret. Gli uccelli abbelliscono l’aria con i loro canti e tutta la natura sembra rallegrarsi per celebrare la più sorridente delle stagioni.

Qualcosa di mai visto, tuttavia, attira la nostra attenzione: gli alberi di una collina vicina iniziano una conversazione insolita!

La signora Fico, un’anziana di 327 anni, inizia il dialogo:

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Senza avere quasi il tempo di provare dolore,
Susanna si vide trasformata…

— Sorelle mie, ho il piacere di annunciarvi che Giuseppina dei Cedri, la vostra reverenda insegnante, è stata portata alla falegnameria del Sig. Matteo, per essere trasformata in una barca da pesca per un uomo di nome Simone.

— Signora – disse Margherita Rovere –, col suo permesso le chiedo di darmi l’opportunità di rivelare qui la fine della mia cara sorella Terebinda Rovere. Per la sua nobiltà di portamento e bellezza, è diventata un bell’armadio intagliato per uso del sommo sacerdote. Gli è piaciuta così tanto che le è stata affidata la missione di proteggere gli oggetti di culto più preziosi del Tempio!

— Che felicità la sua! – esclamò la giovane Susanna Leccio – Come piacerebbe anche a me…

— Piccola mia, sappi che per trasformarci in qualcosa di molto bello e di buona qualità è necessario, innanzitutto, passare per lunghe e atroci sofferenze, come quella di essere tagliate in diverse parti e sentire una serie di chiodi che ci perforano – disse la saggia anziana.

— Sì, Signora Fico, ma non è vero che dopo essere passate per tanti dolori saremo pronte per le più alte missioni? Sento un forte desiderio di servire un re… Penso che sarò un trono!

Gli alberi più vecchi risero di fronte a tanta ingenuità, e subito tornarono alle questioni di tutti i giorni e non fecero molto caso a Susanna, che ancora era quasi un piccolo germoglio.

Gli anni passarono e lei si sviluppò; tuttavia, si rese conto che era rimasta molto più piccola delle sue compagne. Dopotutto, non apparteneva alla maestosa famiglia dei cedri, né alla potente stirpe dei pini… Era un umile leccio!

Tutte le sue amiche erano partite per altri luoghi. Frequentemente vedeva passare davanti a sé Margherita Rovere, convertita in un’arca, che portava al suo interno ricchi tessuti provenienti dall’Oriente, o Giuseppina dei Cedri, che veleggiava superba nel Lago di Genesaret alla ricerca dei pesci più disputati. Susanna, perciò, si sentiva sempre più ignorata, prevedendo che il suo destino sarebbe stato l’anonimato!

Un giorno, si sentì un tumulto sulla collina. Era il taglialegna, che stava camminando verso Susanna! Un unico e doloroso colpo d’accetta la fece sentire libera dalla terra, e tutte le sue speranze le tornarono alla mente con una forza raddoppiata. Poco dopo fu consegnata a un uomo dall’aspetto modesto che cominciò a maneggiarla mentre lei, che si preparava alle più grandi sofferenze, si immaginava già quale sarebbe stata la grandezza del suo destino.

L’artigiano, tuttavia, eseguì un lavoro molto rapido e semplice. Senza avere quasi il tempo di provare dolore, Susanna si vide trasformata… in un manico di scopa! E fu gettata nel fondo di un magazzino.

— Che delusione! – diceva tra sé e sé la povera leccio, con le lacrime agli occhi.

Mentre si guardava intorno, si rese conto che non era sola: con lei c’era un’enorme quantità di manici che avevano avuto lo stesso destino.

Passarono i giorni e le settimane, e nessuno si interessava a lei. Nella solitudine, pensava: “Se le mie amiche mi vedessero in questo stato, riderebbero di me! Non sarebbe stato meglio morire di vecchiaia sulla collina? Quanti sogni perduti… Ora ammuffirò qui, senza vedere di nuovo la luce del sole!”

Ogni volta che veniva aperta la porta del magazzino, le sue speranze rinascevano, ma tutto si risolveva in un’illusione! Qualche istante dopo si richiudeva di nuovo e i sogni di Susanna rieccoli svaniti.

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A partire da allora, Susanna ricevette il più grande
tesoro che mai esistette al mondo
Disillusa e rassegnata al suo triste stato, una mattina tranquilla sentì una voce diversa dalle altre: dolce, attraente, allo stesso tempo traboccante di nobiltà e serietà:

— Buon giorno, signor venditore! Come sta?

— Tiriamo avanti… Purtroppo siamo in tempi di crisi e le vendite sono molto scarse… In cosa posso servirla, Signora?

— Mi piacerebbe moltissimo poterla aiutare, ma io e mio marito non possiamo permetterci di comprare molte cose. Ho bisogno di una scopa e chiedo se ne ha una molto semplice, perché dispongo solo di questo per pagarla.

Vedendo la monetina di infimo valore che gli veniva presentata, l’uomo diventò furente interiormente. Tuttavia, colpito dalla dignità piena di dolcezza della nobile donna, si trattenne e, contrariando il suo temperamento un po’ grossolano, rispose con amabilità:

— Ne ho alcune disponibili nel magazzino. Prego, prenda quella che più le piace, senza pagare!

Vedendo Susanna, la buona Signora le andò subito appresso e la prese per portarla via con sé.

Sarebbe difficile valutare la gioia che provava la piccola leccio quando veniva accarezzata da mani soavi e delicate come l’ermellino, e percependo che dal volto della Signora emanava una luce discreta e avvolgente.

Chi era Costei?… Era la Vergine Maria!

A partire da allora, Susanna ricevette il maggior tesoro che mai esistette al mondo: partecipare all’intimità della Sacra Famiglia. Per il fatto di aver sofferto con rassegnazione e umiltà il dolore dell’attesa e dell’abbandono, lei ottenne la grazia di servire la Regina del Cielo e della terra!

Il semplice atto di spazzare di Maria Santissima lasciava l’Altissimo estasiato e, per essere nelle Sue mani, la piccola scopa partecipava a un atto che dava più gloria a Dio che quelli di tutti i Santi riuniti.

Come spiegare in parole umane l’emozione di Susanna durante il tempo di servizio nella casa di Nazareth? Chissà se gli Angeli hanno raccolto quella grande reliquia che diventò e se un giorno lei potrà ancora raccontarci...

Per coloro che vogliano progredire, si mettano pure al servizio della Madonna, perché sentiranno la dolce carezza delle sue mani e l’infinità di grazie che Ella riserva! (Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2019, n. 188, p. 46-47)  

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