Seminatori della Bellezza del Vangelo

Pubblicato 2017/12/12
Autore: Don Alex Barbosa de Brito, EP

Per comunicare agli ascoltatori il fulgore della Buona Novella, il predicatore deve rispecchiarla nella propria vita. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno incoraggiato i pastori ad abbellire la loro predicazione con un tocco di bellezza che

Per comunicare agli ascoltatori il fulgore della Buona Novella, il predicatore deve rispecchiarla nella propria vita. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno incoraggiato i pastori ad abbellire la loro predicazione con un tocco di bellezza che parta dal cuore.

Se la parabola del seminatore (cfr. Lc 8, 4-15) espone eloquentemente l'importanza della Parola, e il modo in cui il "terreno" del cuore deve essere atto ad accogliere la semente, alimentarla e produrre frutti, c'è un altro aspetto dimenticato nell'influenza della buona predicazione.

Se l'annuncio della Buona Novella mira solo a istruire (docere) le anime sulla verità, senza dilettare (delectare) con la bellezza, non riuscirà mai a muoverle (movere) alla bontà, ossia, alla conversione. Ha seminato la verità, ma ha soffocato la bellezza. La Parola è germinata, ma non è maturata in frutto.

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La metafora del "Buon Pastore" (Gv 10, 11.14) nel suo significato originale è "Bel Pastore" (ποιμη?ν ο? καλο?ς). Nella sua vita terrena, il Verbo Divino irradiava gli splendori del Padre Eterno, attirando tutti a Sé (cfr. Gv 12, 32). In questo senso, le mani di Gesù non solo toccavano, parlavano. La Sua bocca non solo parlava, toccava i cuori con le parole. Il Suo sguardo fissava e affascinava. Il popolo ammirato diceva: "Egli ha fatto bene ogni cosa" (Mc 7, 37). Anzi, diremmo noi, bellamente le ha realizzate in unione con la verità. Ecco qui, infatti, il modello di annuncio della vera, bella e buona nuova della conversione al Dio vivo (cfr. At 14, 15).

"Christianus alter Christus: dopo aver contemplato la verità, spetta al cristiano comunicare agli altri ciò che ha assorbito da essa. Qui risplende il ruolo imprescindibile della bellezza nella trasmissione del Vangelo. Predicare la verità non basta, è necessario "rivelarla". Letteralmente, toglierle i veli per la manifestazione sensibile. Il pulchrum - bello - con la sua attrazione scuote e muove la volontà a consegnarsi e, infine, si compie nell'amore, riposando lo spirito nel possesso del desiderato.

Il Magistero pontificio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, ha rinforzato l'importanza della via della bellezza per la trasmissione della Fede. Nella Lettera agli artisti, Giovanni Paolo II rileva: "Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell'arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell'invisibile, di Dio". Benedetto XVI evidenzia che la Chiesa "non si è mai stancata di far conoscere al mondo intero la bellezza del Vangelo". E questo è anche nel pensiero di Francesco quando afferma: "è un bene che tutta la catechesi presti speciale attenzione alla via della bellezza (via pulchritudinis)".

Nell'Esortazione apostolica Evangelii gaudium, il Pontefice pone l'accento sul fatto che alcune "verità rivelate [...] sono più importanti per esprimere più direttamente il cuore del Vangelo. In questo nucleo fondamentale ciò che risplende è la bellezza dell'amore salvifico di Dio".

Occorre, pertanto, "recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto. [...] Per questo, è auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l'uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo ‘linguaggio parabolico'". Francesco prosegue: "Nell'omelia, la verità si accompagna alla bellezza e al bene. Non si tratta di verità astratte o di freddi sillogismi, perché si comunica anche la bellezza delle immagini che il Signore utilizzava per stimolare la pratica del bene. La memoria del popolo fedele, come quella di Maria, deve rimanere traboccante delle meraviglie di Dio".

La via pulchritudinis - via della bellezza - ci attrae, con l'amore, all'incontro personale con Gesù, il "Bel Pastore", e con Maria, la tutta bella - tota pulchra. Così, attraverso l'intima e sublime unione con Loro, l'umanità potrà trovare l'armonia, l'integrità e lo splendore proporzionati e, in questo senso, "la bellezza salverà il mondo".