Cercate in Dio la forza

Pubblicato 2017/08/09
Autore: Redazione

L’indifferenza dei vescovi francesi di fronte ai crimini commessi da Filippo I, motivò questa famosa lettera di San Gregorio VII all’episcopato di questo paese. Ordina loro di resistere al re, minacciandolo con l’interdizione. Se dovesse rimanere ...

   Ci giungono da qualche tempo notizie dal Regno di Francia, un tempo famoso e potentissimo, ma la cui gloria è cominciata a diminuire a causa della proliferazione di cattivi costumi e della scomparsa di insigni virtù. 

   Siamo certamente in un’epoca in cui tutte sembrano decadere, perché le leggi sono trascurate, la giustizia è calpestata, tutto quanto è brutto, crudele e completamente miserabile, rimane impunito al punto che il libertinaggio si è stabilito come un’abitudine.

Tutto è dolore, nulla merita la lode 

   È già da alcuni anni che, sotto la protezione del potere regio, nessuna legge o autorità proibisce o punisce un crimine, e non mancano uomini che, volendo vendicare le ingiurie ricevute, prendono le armi e combattono per fare la legge con le proprie mani. Si sono moltiplicati, di conseguenza, le morti, gli incendi e altre calamità derivanti dalla guerra. 

   Tutto è dolore, nulla merita la lode. E anche adesso abbondano coloro che, sotto il dominio della malizia, come una malattia pestilenziale, commettono ogni sorta di crimini orrendi e facinorosi. Niente rispettano di umano o di divino. Commettono spergiuri, sacrilegi, incesti, persino si tradiscono reciprocamente per qualsiasi inezia. Vanno nelle città vicine, imprigionano fratelli ed estorcono tutti i loro beni, facendo loro terminare la vita in miseria. Imprigionano i fedeli di ritorno dal loro pellegrinaggio a Roma e li gettano in prigione, imponendo loro i peggiori tormenti, in attesa di ottenerne riscatti al di sopra delle loro possibilità. 

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San Gregorio VII - Convento di Santa Chiara,
Monforte de Lemos (Spagna)
   Capo e causa di tutto questo è il vostro re, che in realtà non è re, ma un tiranno incitato dal demonio. Tutta la sua vita è inquinata dalla vergogna e dal crimine. Egli governa in modo miserabile, infelice e inutile un popolo che ha lasciato libero al vento del peccato, permettendo tutto ciò che è proibito e incoraggiando, col suo pessimo esempio, a praticare il male.

   Se questo non bastasse, si deve aggiungere la dissolutezza degli ecclesiastici in adultèri, ruberie nefande, spergiuri e frodi di ogni tipo, cose che meritano l’ira di Dio. Il vostro re deruba come il peggiore dei ladri persino i commercianti che provengono da altri paesi, attratti dalla buona reputazione della Francia. Egli che dovrebbe essere il difensore delle leggi, si è convertito nel più vorace dei predatori. 

   Non c’è da stupirsi che, così facendo, la fama delle sue cattive azioni vada oltre i confini del regno e crei confusione anche al di fuori dei suoi domini. 

Vedete il lupo distruggere le pecore

   Tuttavia, nessuno può sfuggire al Giudizio supremo. Per questo vi supplichiamo e ammoniamo con sincero amore: state attenti a che non ricada su di voi la maledizione della Scrittura: “Maledetto chi trattiene la spada dal sangue!” (Gr 48, 10). 

   Come ben potete comprendere, essa si applica all’uomo carnale che omette la predicazione della Parola. E voi, fratelli, voi non siete esenti da colpa. Lungi dal resistere con vigore sacerdotale, come propugna il profeta Isaia (Is 61), sostenete tutto quanto abbiamo descritto sopra. Diciamo questo gemendo e con riluttanza, temendo molto che meritiate con il vostro atteggiamento, non la sentenza dei pastori, ma quella dei mercenari,1 poiché vedete con i vostri occhi come il lupo distrugge le pecore e voi cercate di nascondervi, invece di abbaiare come cani senza paura.

   Tanto più temiamo per voi quanto non vediamo quale scusa potreste presentare per un tale comportamento, e non abbiamo trovato nessun altro motivo per il vostro silenzio, se non la consapevolezza di star facendo il male o, per lo meno, una colpevole negligenza che vi porta a non preoccuparvi della perdizione dei peccatori.

   Non ignorate che il vostro compito episcopale non vi permette di fuggire ai vostri doveri pastorali. Lavorate in errore se vi preoccupate appena dei modi per considerarvi fedeli, perché possiamo affermare con certezza che chi impedisce il naufragio di un’anima peccatrice è molto più fedele di chi, per omissione, lascia che qualcuno sia divorato dal peccato. 

Fate valere il vostro prestigio per ammonire il re

   Circa la paura che vi può prendere d’assalto, devo ricordare che si richiede la virtù per difendere la giustizia nelle attuali circostanze. Chi corregge secondo giustizia si espone a pericoli che, per del resto, sono benefici per la salvezza della propria anima. La paura di morire non concede il diritto di non adempiere i vostri doveri sacerdotali.

   Di conseguenza, supplichiamo e ribadiamo con la nostra autorità apostolica che vi congreghiate e, facendo valere il vostro nome e prestigio, vi rivolgiate al re per metterlo in guardia contro la confusione e il pericolo per i quali passa il suo regno. Mostrategli quanto criminose sono le sue azioni. Non risparmiate argomenti per indurlo a cambiare il suo atteggiamento. Chiedetegli che ripari i crimini sopra enunciati, perché, come ben sapete, causerà infinite discordie e inimicizie se non lo farà. 

   Esortatelo a pentirsi dei suoi attuali delitti, a correggersi dei vizi acquisiti in gioventù e a riparare ai suoi mali con la contrizione. Così facendo, meriterà un regno degno, giusto e glorioso, e il suo atteggiamento servirà come esempio affinché anche gli altri abbandonino il male.

   Se lui, per non avere più timore di Dio, non vi darà ascolto e, per disgrazia della sua anima e del suo popolo, persisterà nell’indurimento del suo cuore, non potremo tenere più a lungo la spada della nostra ripulsa, come già abbiamo ammonito pubblicamente.  

   In questo caso, mi auguro che voi, mossi e obbligati dall’autorità apostolica, mettiate in pratica l’obbedienza che dovete alla Santa Chiesa Romana, Cattolica e Apostolica, allontanandovi e interdicendo in tutta la Francia ogni celebrazione pubblica del culto divino. Infatti, se non c’è altro rimedio, vogliamo avvalerci di questa severità per salvare, con l’aiuto di Dio, il Regno di Francia.

   Ma se, come temiamo, continuerete a essere così tiepidi come finora, e opterete di rimanere nell’errore, vi priverò dell’ufficio episcopale per essere voi complici dei suoi crimini.

   Dio è testimone che agiamo con la coscienza pulita, nel profondo dolore di vedere così tanti sudditi di un così nobile regno perdersi per colpa di un solo uomo. Non possiamo rimanere in silenzio né far finta di non vedere. Ricordatevi di questo ammonimento della Sapienza: “Il temere gli uomini pone in una trappola; ma chi confida nel Signore è al sicuro” (Pr 29, 25). Agite, quindi, con retta coscienza; senza temere la rovina che possa venirvi dagli uomini, cercate in Dio la forza, come valenti soldati di Cristo, chiamati ad una vocazione eccelsa e alla gloria futura. (Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2017, n. 171, p. 6- 7)

San Gregorio VII. Lettera ai Vescovi francesi, 10/9/1074: PL 148, 362-365

1 Cfr. Gr 46, 21 (Nota del Traduttore).