Che anche le campane ricevono il "battesimo"?

Pubblicato 2018/04/10
Autore: Redazione

Gli storici discordano sulla data precisa dell'invenzione della campana. Risulta che siano state fabbricate in Cina già intorno all'anno 2260 a.C. Esistevano anche in Egitto e a Roma, dove erano chiamate tintinabula e usate con diverse finalità

campaneGli storici discordano sulla data precisa dell'invenzione della campana. Risulta che siano state fabbricate in Cina già intorno all'anno 2260 a.C. Esistevano anche in Egitto e a Roma, dove erano chiamate tintinabula e usate con diverse finalità. Forse se ne servivano i cristiani della Chiesa primitiva per convocare le loro assemblee? È probabile di sì, ma il primo riferimento scritto dell'utilizzazione di questi strumenti sonori a fini religiosi appare nell'anno 515, in una lettera inviata da un diacono della Diocesi di Cartagine.

Poiché serviva da segnale per l'ora delle assemblee, San Cesario di Arles (470-543) le diede il nome di signum, da dove è derivato il vocabolo portoghese sino. È denominato anche campana, termine derivato dal celebre bronzo della Campagna Romana, usato nella sua fabbricazione.

Le campane si integrarono talmente nella vita della Chiesa che presto sorse un costume molto peculiare: il "battesimo" delle campane. In certe chiese, prima che fossero istallate, venivano asperse da un presbitero con acqua benedetta, benedette e nominate con un nome che molte volte era inciso nel metallo. Così, il campanaro memorizzava facilmente la sequenza dei rintocchi di Pietro, Tommaso o Giacomo, adeguata per chiamare i fedeli alla Messa, che era distinta da quella usata per altre finalità.

A partire dal XVI secolo, il "battesimo" delle campane si generalizzò e la sua benedizione fu riservata al Vescovo diocesano o a un ecclesiastico da lui designato a tale scopo. E si cominciò a incidere sul bronzo non solo il nome della campana, ma anche di chi la "battezzava", dei "genitori" che l'hanno fusa, dei "padrini" (cioè, dei donatori) e, infine, la data della cerimonia del "battesimo".

(Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2015, n. 144, p. 25)