La presenza di Dio nelle creature

Pubblicato 2018/04/10
Autore: Redazione

Se siamo destinati all'unione con Dio, come la fede ci dice, questa ricerca di Dio può e deve anche essere realizzate nelle creature.

Se siamo destinati all'unione con Dio, come la fede ci dice, questa ricerca di Dio può e deve anche essere realizzate nelle creature.

Forse non ci sia l'eresia pura, nel senso che sempre ci si mescolano un fondo di verità con il veleno della menzogna. Un po' di questo si verifica con il panteismo, che sostiene che tutto è Dio, o che tutto il creato è una parte di Dio. mar_sol.jpg

È chiaro che il panteismo è facilmente confutabile dal punto di vista filosofico e anche dal senso comune: non è oltre che guardare sé stesso, vedere le molte limitazioni proprie, e rendersi conto che, lungi dall'essere Dio, siamo esseri estremamente fragili, contingenti, finiti, incoerenti, inconsistenti, ecc, (anche se in molti ci siano diciamo, segni degli dèi!).

Tuttavia, perché tanti e così diversi popoli hanno creduto e credono ancora nel panteismo? Ci sembra che questo sia spiegato da quello che il panteismo abbia di "verità". Anche se il senso comune ci mostra la limitazione e la contingenza delle creature, c'è anche un istinto che ci racconta potentemente della presenza di Dio in loro.

"L' actus essendi (l'atto di essere) parte (nelle creature) è una partecipazione di Dio come atto puro". "La creazione in quanto tale, cioè, la dipendenza di tutti gli esseri rispetto a Dio, può essere dimostrata con rigore. Tale prova, come già detto, si fonda sul principio della partecipazione". "La prima fonte della molteplicità (degli esseri), come dice san Tommaso, (si spiega) nell'unità dell'essenza divina come questo (essere) intensivo". "L'essenza divina diventa il principio della pluralità infinita di idee, mentre la perfezione infinita che espressa non può essere espressa da un solo effetto, nel caso di una imitazione ad extra (esterna), ma che richiede una varietà illimitata di modi e di forme reali (sinonimo di esseri)": "tutte le espressioni anteriori - e potremo citare ancora molte altre - non sono di nessun panteistico, ma uno dei più illustri studiosi di San Tommaso di tutti i tempi - il Padre Cornelio Fabro (cfr. . Participación y Causalidad según Tomás de Aquino. Eunsa, 2009).

Le creature non sono Dio, in nessun modo; ma si manifestano a Dio, sia nell'esistenza del suo essere (che viene creato e sostenuto da Dio), sia nella sua essenza, nella sua natura - che è stata data da Dio - e anche nel loro lavoro come conseguenza della loro natura: per esempio, nel caso della creatura con la libertà, quando un uomo sostiene molto bene per difendere un errore: Dio non è "colpevole" di questo uso improprio dell'intelligenza per difendere la menzogna, ma Dio è presente nell'esercizio naturale di questa intelligenza, perché senza il consenso della volontà divina, non ci sarebbe l potente intelligenza di quest'uomo, e non esisterebbe nemmeno questo uomo concreto.

Detto quanto sopra, possiamo pensare a un'applicazione pratica: se siamo destinati all'unione con Dio, come ci dice la fede, questa ricerca di Dio può e deve anche essere realizzarsi nelle creature, perché sarebbe un'assurdità che Dio si manifestasse nella creazione se l'uomo non lo ascoltasse attraverso questo mezzo.

Così, sarebbe addirittura possibile ammirare Dio nell'agilità di un uomo che usa questa qualità per commettere un crimine. Qualcosa di simile fece il Signore, quando lodò l'astuzia - usata in modo sbagliato - da un cattivo amministratore: ovviamente Dio non lodò il male, ma evidenziò l'esercizio delle qualità di uno dei suoi esseri.

Tutto questo viene detto semplicemente per mostrare le quasi infinite possibilità che ci offre tutto l'universo, per conoscere, contemplare e amare Dio nostro Signore. Per camminare fino alla stessa Essenza divina.

Saúl Castiblanco