L’Aurora boreale, soave mistero divino

Pubblicato 2017/12/06
Autore: Ryan Francis Murphy

Osservando la natura, l'uomo, per quanto materialista sia, non può non meditare sugli aspetti simbolici delle cose create da Dio.

La natura racchiude begli enigmi, ma per chi la sa contemplare, essa rivela anche alcuni misteri divini. Nella bellezza travolgente delle aurore boreali, per e sempio, possiamo discernere il modo di agire di Dio verso gli uomini.

Ryan Francis Murphy

Osservando la natura, l'uomo, per quanto materialista sia, non può non meditare sugli aspetti simbolici delle cose create

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Fred Hirschmann/Getty
Images/Science Faction
da Dio. In ogni luogo troviamo i riflessi delle sue virtù. Qui la bellezza e la mansuetutine, là, la grandezza e lo splendore. Tuttavia, nel percorrere in lungo e in largo la nostra terra, alcuni luoghi ci risvegliano una certa curiosità rispetto al modo di procedere divino. Per esempio, nella foresta equatoriale, l'Altissimo si manifesta come inferocito. Tempeste di violenza inaudita scoppiano inaspettatamente, ponendo gli animali in fuga e abbattendo alberi sotto la furia dei fulmini.

Nei deserti, il calore torrido spacca le pietre, secca le fonti e fa scomparire la vita. Nelle desolate pianure della tundra artica, dove il gelo si estende a perdita d'occhio, il freddo sferzante fa sembrare che Dio abbia voltato le spalle e abbia dimenticato quella parte del mondo... Vedendo tutto questo, tuttavia, non c'è ragione di turbamento, per il fatto che il nostro Dio sia crudele. Ogni volta che Egli permette delle difficoltà, subito dopo offre qualche forma di dono, per consolare della sofferenza passata.

La stessa tempesta che ha scosso la foresta la rende feconda e signora delle più varie e vibranti forme di vita del pianeta. Il calore del deserto spacca le pietre, ma è in questo ambiente che nascono le più rare e belle piante. Ma non dimentichiamoci delle gelide pianure polari con le loro monotone superfici bianche e interminabili, il fischio costante del vento, il freddo quasi inimmaginabile. Abitanti? Pochissimi animali che condividono quella desolazione con un pugno di melanconici esseri umani. È proprio l'emblema dell'isolamento.

Che specie di compensazione, o meglio, di consolazione potrebbe Dio offrire per questa regione del mondo? Per vederla, è necessario, letteralmente, volgere gli occhi al cielo... Alcuni la chiamano "Ala degli Angeli", altri, "Manto della Madonna", ed altri ancora, "Vento dello Spirito Santo". Sono le incomparabili aurore boreali, tanto frequenti nel mio paese, il Canada. Non ho visto mai niente, assolutamente niente che, essendo naturale, trasmetta tanto l'idea del soprannaturale quanto queste meravigliose "Luci del Nord". L'aurora boreale è silenziosa, sebbene molte volte si estenda per migliaia di chilometri di lunghezza e altezza. Percepiamo che essa si muove in alto, molto in alto, ma, se ci chiediamo dove sta, non lo sappiamo dire con precisione. È imprevedibile.

I suoi mutamenti di direzione possono essere improvvisi o soavi, e la fantastica gamma dei suoi colori iridescenti va dal rosso all'azzurro, passando per sfumature di violetto e bianco. È impossibile descrivere queste tonalità. Dopo averla vista, ho letto spiegazioni scientifiche sulle particelle energetiche che il vento solare fa scontrare con l'atmosfera
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Wayne R Bilenduke/Getty Images
terrestre, ma ho chiuso con un senso di delusione il libro. Questi elettroni carichi non riescono a spiegare quello che ho visto e sentito nel contemplare lo straordinario fenomeno.

A molti uomini d'oggi, abituati alla velocità cibernetica, può sembrare insensato fermarsi a contemplare un così bel fenomeno della natura, raccogliervisi davanti a questo e meditare. Forse per questo le fantastiche aurore boreali si mostrano particolarmente generose a quei pochi uomini che vivono isolati nelle vastità gelide degli estremi artici. Non agirà anche Dio in modo simile alle aurore boreali? Non è vero che solo per chi si raccoglie e cerca il salutare isolamento della meditazione, Egli fa udire i soavi accordi della sua voce eterna e fa provare le delizie della sua infinita sapienza?

(Revista Araldi del Vangelo, Febbraio/2007, n. 43, p. 50 - 51)