Akhenaton: il faraone innovatore

Pubblicato 2011/07/14
Autore: Alejandro Javier de Saint Amant

Talmente profonda era l'influenza della sfera spirituale sulla vita quotidiana del popolo egizio che, secondo molti specialisti, รจ difficile la distinzione tra gli avvenimenti politici e l'evoluzione delle sue credenze.

Dal politeismo vigente all'effimero tentativo di insediamento del monoteismo da parte di un faraone mistico e poeta, si  solleva un' intrigante questione storica riguardo l'influenza del popolo giudeo, schiavo in Egitto.

Alejandro Javier de Saint Amant

Talmente profonda era l'influenza della sfera spirituale sulla vita quotidiana del popolo egizio che, secondo molti specialisti, è difficile la distinzione tra gli avvenimenti politici e l'evoluzione delle sue credenze.

In Egitto si adoravano centinaia di divinità per le quali si edificarono magnifici templi. Fino al secolo XIV a.C., il politeismo predominava sempre nel paese, con maggior rilievo ora ad uno, ora all'altro dio, rispetto alla dinastia regnante. Tuttavia, nell'anno 1364 a.C., un avvenimento venne a scuotere questa situazione: l'ascesa al trono di Amenhotep IV, meglio conosciuto come Akhenaton. Discordando dalle idee in vigore, il nuovo faraone promosse una profonda rivoluzione tecnica, artistica e, soprattutto, religiosa, scuotendo l'impero fin nelle sue fondamenta.

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Fino al secolo XIV a.C., inEgitto vigeva il politeismo, con maggior rilievo ora
ad uno, ora all'altro dio, rispetto alla dinastia regnante

 

Rappresentazioni degli dei Tefnut, Hathor, Seshat, Osiride, Iside, Amon, Thot e Ra
in una maschera mortuaria del sec. I d.C. – Metropolitan Museum of Art, New York

 

Dal punto di vista religioso, fu introdotta una novità esistente all'epoca soltanto tra gli ebrei: il monoteismo. Contrariando frontalmente il fulcro stesso della religione politeista egizia, Akhenaton propose il culto soltanto di Aton (o disco solare) e lo proclamò come unico dio.

È vero che egli non era il primo adepto della religione di Aton. Infatti ci sono tracce dell'esistenza di questo culto qualche tempo prima della nascita del faraone innovatore. 1 Ma, nel dichiararlo ufficialmente unico dio, il nuovo sovrano indirizzava le credenze del paese verso il monoteismo. Questa è una delle principali ragioni per le quali egli passò alla storia come "il faraone rivoluzionario", essendo acclamato come visionario da alcuni e considerato eretico e persino criminoso da altri.

Profeta o rivoluzionario - che cosa è stato in realtà? Cerchiamo di chiarire la questione, conoscendo meglio la sua storia.

In pieno apogeo dell'Egitto

Nel quarto anno del regno di Amenhotep III, appartenente alla gloriosa XVIII Dinastia, sua moglie, la regina Tiy gli diede un figlio che ricevette il nome di Amenhotep, o Amenofis, secondo la grafia ellenica.

Si conosce poco riguardo l'infanzia del futuro faraone perché non era costume di quell'epoca documentare la vita dei bambini nobili. Si sa, però, che non era il successore immediato di suo padre; fu la morte prematura di suo fratello più vecchio, Tutmés, che lo portò al trono dopo la scomparsa del suo genitore. Secondo la maggior parte degli storici, Amenhotep IV non aveva ancora vent'anni quando questo si verificò, ed era già sposato con la bella e famosa Nefertiti. Da questo matrimonio sarebbero nate sei figlie.

L'Egitto si trovava in pieno apogeo, il suo territorio si estendeva dalla Siria fino al Sudan, dopo le conquiste di Tutmosis III, un secolo prima. Durante il regno di Amenhotep III, Tebe, la Luxor di oggigiorno, brillava su tutto l'Oriente.

Quando egli celebrò il suo trigesimo anno sul trono, il festival del Sed (giubileo) approfittò per nominare suo figlio come co-reggente, avendo essi governato insieme per quattro anni. Proprio come suo padre, Amenhotep IV riteneva conveniente ridurre il potere di Amon, dio principale della città di Tebe, dove si trovava il trono all'epoca, ed il cui culto, del resto, superava in quel momento quello delle altre divinità.

Così, non appena salì al trono, decise di riformare la religione egizia e dare una nuova credenza al popolo. Gli sembrava necessario eliminare le divergenze tra i vari dogmi, superare le forze spirituali e politiche contrarie e, allo stesso tempo, legare, con un solo vincolo spirituale con la metropoli, i popoli stranieri sottomessi all'impero. Il culto al dio Amon era un ostacolo a questo.

Motivazioni politiche o teologiche?

Amenhotep IV, che significa "Amon è soddisfatto", nel quinto anno di governo cambiò il suo nome per Akhenaton, "colui che piace ad Aton" o, secondo altri, "colui che serve ad Aton". In questo stesso anno, prese una decisione sorprendente, molto probabilmente influenzato dalla casta sacerdotale di Heliopolis, il cui dio principale era il Sole: abbandonò il culto ad Amon in favore del dio Aton, rappresentato dal disco solare.

L'adorazione dell' Astro Re fu presente nella civiltà del Nilo fin dalle sue origini. Aton era considerato il padre degli dèi e tradizionalmente ebbe la supremazia nel panteon egizio, sebbene non fosse venerato in forma esclusiva, ma insieme col resto delle divinità. A partire dal secolo XVI a. C., il dio Amon aveva acquistato preponderanza in tutto l'impero per il fatto che Tebe, dove era la divinità per eccellenza, era diventata la capitale del Nuovo Impero.

Secondo la maggioranza degli egittologi, che tendono a mettere in rilievo gli aspetti politici della storia, l'obiettivo principale di Akhenaton era rompere il potere del clero di Tebe. Ciò nonostante, le ragioni addotte dal faraone oltrepassano la sfera politica, addentrandosi nel terreno del teologico.

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Akhenaton ereditò da Amenhotep
un Paese in pieno apogeo, il suo
territorio si estendeva dal Sudan
fino alla Siria
Amenhotep III - British
Museum, Londra

Egli proclama che, fin dai tempi remoti, tutti gli dèi creati da mani umane esistono sotto forme incise su pietra. Ma il dio di Akhenaton non è di questa natura. Cyril Aldred, egittologo inglese specialista di questo periodo, descrive Aton come chi si crea da se stesso, rinnovandosi ogni giorno e rimanendo gloriosamente vivo. Si trattava di un ente supremo e astratto, un dio e re celeste.2 È lui che origina la vita e mantiene l'universo in funzionamento, manifestando il suo potere attraverso i raggi di luce che emanano dal Sole.

Questa inedita considerazione del divino causò una profonda sorpresa nel popolo, che non concepiva un dio senza una rappresentazione materiale. Tutti loro avrebbero dovuto necessariamente possedere un corpo, sia in forma umana che animale.

Evidentemente, nella sua nuova concezione religiosa Akhenaton si considera, più che qualsiasi altro faraone, come l'unico intermediario tra i suoi sudditi e il suo dio, senza necessità di una classe sacerdotale. A questo riguardo afferma l'egittologa Barbara Ramirez Garcia: "Akhenaton era l'unico profeta di Aton, l'unico che avrebbe potuto rivelare i suoi insegnamenti, poiché egli stesso era il figlio di questa divinità. Sono molte le scene arrivate fino a noi nelle quali il re appare insieme a Nefertiti e alle sue figlie prestando culto ad Aton, mentre il disco solare getta i suoi raggi su di loro con emblemi di vita e protezione. In questo modo, la stessa famiglia reale si convertì in oggetto di culto".3

Trasferimento della capitale

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L'anno seguente, il faraone agita l'impero annunciando che avrebbe costruito una nuova capitale in una grande pianura nel centro del paese, a metà cammino tra Tebe e Menfi, nel margine orientale del Nilo.

Nessuno avrebbe pensato a governare l'Egitto a partire da quella regione mai prima abitata. Ma Akhenaton credeva di aver scoperto il luogo dove nasceva il Sole e desiderava costruire lì una città sacra in lode del suo dio. Ci sarebbe riuscito in pochi anni. Il luogo - l'attuale Amarna - è battezzato col nome di Akhetaton: "l'orizzonte di Aton". È in questa città che egli compone il suo famoso inno in lode dell'unico dio creatore, simile sotto vari aspetti al salmo 104.

Nessun faraone si era tanto relazionato con un dio come fece Akhenaton. La nuova religione esprimeva la gratitudine umana verso il dio solare, che col suo calore dà vita a tutti gli uomini e animali. Il culto comincia ad esser celebrato a cielo aperto, senza statue. Nel rituale, questo costituiva una vera rivoluzione. Sono sospese le processioni, poiché ormai non esistono divinità rappresentate in immagini... Il re è la rappresentazione carnale dell'essenza solare sulla terra.

Un faraone poeta e mistico

Storicamente non c'è alcun dubbio che le idee di Akhenaton contassero sull' appoggio incondizionato di sua moglie Nefertiti. La coppia si impegnò tanto nell'impiantare la nuova religione e preservare la città recentemente fondata che giunse a trascurare altri aspetti del governo, come l'interesse per nuove conquiste. Gli sforzi di Akhenaton, poeta e mistico, e di sua moglie, erano principalmente orientati ad abbattere la fede politeista dei suoi predecessori e a farla finita con l'influenza del clero tebano.

In Akhetaton, il faraone si consegnava al suo grande ideale: voleva vedere il suo popolo libero dalla magia e dalle superstizioni primitive e dal culto verso i molti dèi. Desiderava sostituire tutto questo con l'amore verso la natura, la gioia di vivere e il pacifismo, caratteristiche rappresentative della nuova fede. Si può affermare che, in termini di religione, fu un grande innovatore.

Ma, con la morte di Akhenaton, questo periodo così controverso della storia egizia giunse alla fine. I suoi diciassette anni di regno furono immediatamente relegati in ombra: la città di Akhetaton fu abbandonata, i suoi templi e altri edifici, distrutti. Tutti gli indizi del passaggio del singolare faraone per il trono egizio sparirono, come se lui non fosse mai esistito.

   Jean-Pierre Dalbera
“Akhenaton, Nefertiti e sue figlie”
Sono molte le scene giunte fino a noi
nelle quali il re appare insieme a
Nefertiti e alle sue figlie prestando
culto ad Aton, mentre il disco
solare getta i suoi raggi su di loro.
"Akhenaton, Nefertiti e sue figlie"
- Museo Egizio, Cairo

I suoi compatrioti non sopportarono la sua intolleranza nei confronti del politeismo e del culto di Amon, il quale fu ristabilito con splendore dai suoi successori, principalmente dal famoso Tutankhamon. Quando la capitale tornò a Tebe, il clero di questa città recuperò il suo antico potere.

Un'ipotesi da studiare meglio

Il regno di Akhenaton, oltre che sorprendente, solleva diverse interrogazioni.

Esso coincide con il periodo durante il quale si suppone che un grande numero di ebrei vivessero in questo paese. Sebbene seguendo l'opinione di studiosi come Giacomo Perego, secondo il quale "qualunque ricostruzione storica di questo periodo deve esser vista con molta cautela"4, possiamo sollevare ipotesi sulla base degli indizi disponibili, come è prassi in ogni attività scientifica.

Così, gli specialisti considerano che tra il 1750 e il 1550 a.C., periodo del dominio hykso5 Egitto, gli israeliti si espansero, favoriti dallo stesso governo. Però, a partire da quest'ultima data fino al regno di Ramesse II (1290-1224 a.C.), furono considerati "miserabili asiatici, abitanti del deserto". Particolarmente a partire dal 1306 a.C., furono "costretti a lavori forzati nella fabbricazione di mattoni e nella costruzione". Si considera che, con Ramesse II, la schiavitù dei giudei raggiunge la sua fase peggiore.6

Sarà in accordo con lo spirito scientifico tentare di svelare il mistero di Akhenaton senza analizzare un'eventuale influenza del monoteismo ebraico su di lui? È giocoforza che rispondiamo negativamente.

Philip Pikart  
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Akhenaton contò
sull'appoggio
incondizionato
di sua moglie
Nefertiti
"Busto di Nefertiti" -
Neues Museum,
Berlino

Per ben esaminare la portata della questione, è necessario tener conto di quanto prevalenti fossero l'idolatria e il politeismo in tutto il mondo di allora. Neppure il popolo più altamente intellettualizzato dell'epoca - il greco - sfuggì da questo. L'unica eccezione erano gli ebrei.

Nel presente articolo, proprio di fronte a questi dati significativi e stimolanti, ci atterremo al prudente consiglio di Perego, sopra citato, lasciando aperta questa questione, del resto, già trattata da molti studiosi nelle ultime decadi.

Ma invitiamo il lettore a tenere a mente un dato importante: nonostante la predominanza del politeismo nell'antichità, e dell'impegno dei successori di Akhenaton nello spegnere ogni traccia di religione monoteista, la concezione di venerare un unico dio prevalse nello spirito degli uomini e permane ancor oggi. Perché è connaturale alla mente umana l'idea che, dietro l'universo creato, esista un unico Essere, increato e necessario, che è la causa di tutto.

Riguardo questa tendenza innata dell'essere umano, e riferendosi specificamente a Akhenaton, il Beato Giovanni Paolo II commentava: "Sebbene in forme ancora imperfette, moltissime persone riconobbero nella creazione la presenza del loro Artefice e Signore. Un antico re e poeta egizio, rivolgendosi alla sua divinità solare, esclamava: ‘Come sono numerose le tue opere! Esse sono nascoste al nostro volto; tu, o Dio unico, fuori dal quale nessuno esiste, hai creato la Terra secondo la tua volontà, quando eri solo'".7

1 Cf. BRIGHT, John. História de Israel. 8.ed. São Paulo: Paulus, 2003, pag.142.
2 Cf. ALDRED, Cyril. Akhenaten, Pharaoh of Egypt: A New Study. New York: McGraw-Hill, 1968, pag.168.
3 RAMÍREZ GARCÍA, Bárbara. La desaparición de la reina Nefertiti. In: Revista Historia - National Geographic Society. Barcelona. N.83 (Nov., 2010); pag.39.
4 PEREGO, Giacomo. Atlas bíblico interdisciplinar. São Paulo: Paulus, 2001, pag.22.
5 Popolo semita che aveva invaso il paese.
6 Cf. PEREGO, op. cit., pag.22.
7 GIOVANNI PAOLO II. Udienza Generale. 2/8/2000. Il passo tra virgolette corrisponde all'inno di cui è autore Akhenaton menzionato anteriormente in questo articolo.

(Rivista Araldi del Vangelo , Luglio/ 2011, n. 99, p. 34 - 37)