Le vesti e i colori liturgici

Pubblicato 2009/11/27
Autore: Diac. Mauro Sergio da Silva Isabel, EP

È un fatto naturale che ogni società o gruppo umano cerchi di manifestare la propria identità attraverso l'abbigliamento che in qualche modo lo definisce e lo diversifica

I paramenti utilizzati dal sacerdote durante la celebrazione della Santa Messa hanno lo scopo di illustrare ciò 01.jpgche significa "rivestirsi di Cristo", parlare ed agire "in persona Christi".

Don Mauro Sergio da Silva Isabel, EP

È un fatto naturale che ogni società o gruppo umano cerchi di manifestare la propria identità attraverso l'abbigliamento che in qualche modo lo definisce e lo diversifica. Pensiamo, per esempio, agli abiti tipici delle diverse regioni europee, la cui varietà ancor oggi ci sorprende. Ricordiamo anche l'abbigliamento di certe professioni, come la toga del magistrato o il copricapo del cuoco, che pur sembrando poco pratici, caratterizzano perfettamente chi li usa.

I vestiti hanno, dunque, una dimensione simbolica che oltrepassa la semplice utilità pratica. Più che coprire e proteggere il corpo, essi rivelano la situazione, lo stile e la mentalità di chi li veste. Così, il bianco del vestito nuziale rappresenta la verginità della giovane, la ricchezza dei suoi ornamenti vuol far risaltare l'importanza dell'impegno matrimoniale, benedetto da Dio con un Sacramento.

Il saio e il rozzo cordone del francescano ricordano il suo matrimonio mistico con "Madonna Povertà", mentre il rosso vivo della veste cardinalizia indica l'alta dignità del Sacro Collegio ed evoca il proposito dei suoi esponenti, di spargere il proprio sangue per il Sommo Pontefice, qualora fosse

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Amitto

necessario.

I paramenti sacerdotali: "Rivestirsi di Cristo"

Questo simbolismo, che possiamo apprezzare nella vita, si verifica con maggior intensità nella Liturgia, specialmente nella Celebrazione Eucaristica. Nel momento in cui è ordinato, il sacerdote si riveste di Cristo, ciò è costantemente rappresentato ad ogni Santa Messa.

Come ha sottolineato Benedetto XVI nella Messa Crismale del 5 aprile 2007, vestire i paramenti liturgici è entrare sempre di nuovo "in quel ‘non più io' del battesimo che l'Ordinazione sacerdotale ci dona in modo nuovo e al contempo ci chiede. Il fatto che stiamo all'altare, vestiti con i paramenti liturgici, deve rendere chiaramente visibile ai presenti e a noi stessi che stiamo lì ‘in persona di un Altro'".

Dopo aver affermato che le vesti sacerdotali sono una profonda espressione simbolica di ciò che significa il sacerdozio, il Papa ha aggiunto: "Vorrei pertanto, cari confratelli, spiegare in questo Giovedì Santo l'essenza del ministero sacerdotale interpretando i paramenti liturgici che, appunto, da parte loro vogliono illustrare cosa significhi "rivestirsi di Cristo", parlare ed agire in persona Christi". Attraverso le spiegazioni del Papa, cerchiamo di conoscere meglio ognuno dei paramenti utilizzati dal sacerdote durante la Messa.

Lo sguardo del cuore deve dirigersi al Signore

Dopo essersi lavato le mani, chiedendo a Dio di "pulirle da ogni macchia", il sacerdote colloca l'amitto intorno al collo e sulle spalle, pregando: "Imponi, o Signore, sul mio capo l'elmo della salvezza, per difendermi da tutti gli assalti del demonio". Il nome di questo paramento proviene dal latino amittus

Fotos: Gustavo Kralj
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Camice

(copertura, velo) e la sua origine risale al secolo VIII.

Sul suo simbolismo, Benedetto XVI, nella menzionata, omelia così afferma: "In passato - e negli ordini monastici ancora oggi - esso veniva posto prima sulla testa, come una specie di cappuccio, diventando così un simbolo della disciplina dei sensi e del pensiero necessaria per una giusta celebrazione della Santa Messa.

I pensieri non devono vagare qua e là dietro le preoccupazioni e le attese del mio quotidiano; i sensi non devono essere attirati da ciò che lì, all'interno della chiesa, casualmente vorrebbe sequestrare gli occhi e gli orecchi. Il mio cuore deve docilmente aprirsi alla parola di Dio ed essere raccolto nella preghiera della Chiesa, affinché il mio pensiero riceva il suo orientamento dalle parole dell'annuncio e della preghiera. E lo sguardo del mio cuore deve essere rivolto verso il Signore che è in mezzo a noi".

Il camice: ricordo della veste di luce ricevuta nel Battesimo

Durante i primi secoli del Cristianesimo, l'abbigliamento degli ecclesiastici era identico a quello dei laici. In piena persecuzione religiosa, la prudenza consigliava di evitare qualsiasi segno che denunciasse il loro "delitto" di appartenere alla Chiesa e di adorare l'unico Dio vero, infrazione punita, a quell'epoca, con la morte.

Nel secolo VI, però, si verificò nell'abbigliamento dei laici una trasformazione completa. Mentre i romani, influenzati dai barbari, che invasero l'Impero, adottarono l'abbigliamento corto dei germani, la Chiesa mantenne l'uso latino degli abiti lunghi, che divennero il vestito distintivo dei chierici e poco a poco rimasero riservati alle azioni sacre.

Da qui proviene, tra gli altri, il camice, una tunica talare bianca. Essa è la veste liturgica propria del sacerdote e del diacono, ma possono indossarla anche i ministri inferiori, quando debitamente autorizzati dall'autorità ecclesiastica. Mentre la indossa, il sacerdote prega: "Purificami, o Signore, e pulisci il mio cuore affinché, purificato dal sangue dell'Agnello, possa io godere della felicità eterna".

Questa orazione si riferisce al passo dell'Apocalisse: i 144mila eletti "hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello" (Ap 7, 14). Evoca anche il vestito festivo che il padre misericordioso donò al figlio, quando questi ritornò alla casa paterna sudicio e cencioso, come pure la veste di luce ricevuta nel Battesimo e rinnovata nell'Ordinazione sacerdotale.

Nella menzionata omelia, il Papa spiega la necessità di chiedere a Dio questa purificazione: "Quando ci accostiamo alla liturgia, per agire nella persona di Cristo, ci accorgiamo quanto siamo lontani

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Cingolo

da Lui; quanta sporcizia esista nella nostra vita".

Il cingolo della purezza e la stola dell'autorità spirituale

Rivestito del camice, il sacerdote si cinge con il cingolo, un cordone bianco o del colore dei paramenti, simbolo della castità e della lotta contro le passioni sregolate. Mentre lo mette alla cintura, il ministro di Dio eleva a Lui questa preghiera: "Cingimi, Signore, con il cingolo della purezza e estingui i miei desideri carnali, affinché permangano in me la continenza e la castità".

In seguito, si riveste della stola, una fascia dello stesso tessuto e colore della casula, adornata da tre croci: una nel mezzo e le altre due nelle estremità. Essa simbolizza l'autorità spirituale del sacerdote e, dall'altro lato, il giogo del Signore da portare con coraggio, e per mezzo del quale deve recuperare l'immortalità.

Il sacerdote la colloca intorno al collo, quindi la incrocia sul petto e la passa sotto il cingolo, mentre prega: "Ripristina in me, Signore, la stola dell'immortalità, che ho perduto con la disubbidienza dei miei progenitori, e, indegno come sono di accostarmi ai vostri sacri misteri, possa io raggiungere il piacere eterno".

Il giogo del Signore, rappresentato dalla casula

Per ultima, colloca la casula, che completa l'abbigliamento appropriato alla celebrazione della Santa Messa. L'orazione per vestirla fa anch'essa riferimento al giogo del Signore, ma ricordando quanto esso sia lieve e soave per chi lo assume con dignità: "O Signore, Tu che dicesti: ‘Il Mio giogo è soave e il Mio peso è lieve', fa' che io sia capace di portare questa paramento degnamente, per ottenere la Tua grazia".

Ci insegna, a tal proposito, il Santo Padre: "Portare il giogo del Signore significa innanzitutto: imparare da Lui. Essere sempre disposti ad andare a scuola da Lui. Da Lui dobbiamo im parare la mitezza e l'umiltà - l'umiltà di Dio che si mostra nel suo essere uomo. [...] Il suo giogo è quello di amare con Lui. E più amiamo Lui, e con Lui diventiamo persone che amano, più leggero diventa per noi il suo giogo apparentemente pesante.".

I colori liturgici

Tutto nella Liturgia della Chiesa è ricco di simbolismo. Questo si nota anche nei colori dei

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Stola

paramenti sacri, che variano a seconda del tempo liturgico e delle commemorazioni di Nostro Signore, della Vergine Maria o dei Santi. I colori liturgici fondamentali sono quattro: bianco, rosso, verde e viola. Oltre a questi, ce ne sono altri quattro che sono opzionali, ossia, possono essere usati in circostanze speciali: dorato, rosa, azzurro e nero.

Il bianco indica la purezza ed è usato nei periodi del Natale e della Pasqua, come pure nelle commemorazioni del Signore Gesù (eccetto quelle della Passione), della Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi nonmartiri. Il rosso, simbolo del fuoco della carità, si usa nelle celebrazioni della Passione del Signore, nella domenica di Pentecoste, nelle feste degli Apostoli ed Evangelisti e nelle celebrazioni dei Santi Martiri.

Il verde, simbolo di speranza, è usato per la maggior parte dell'anno, nel periodo denominato del Tempo Ordinario. Per i periodi dell'Avvento e della Quaresima, la Chiesa ha riservato il viola, il colore della penitenza, stabilendo due eccezioni, che corrispondono a due intermezzi di gioia in tempo di contrizione: nella 3ª domenica d'Avvento e nella 4ª domenica di Quaresima il celebrante indossa paramenti rosa.

In circostanze solenni, si può optare per il dorato al posto del bianco, del rosso o del verde. In alcuni paesi è permesso utilizzare l'azzurro, nelle celebrazioni in onore della Madonna. Infine, nelle Messe per i fedeli defunti il celebrante può scegliere tra il viola e il nero.

* * *

Rivestito così, secondo le sagge determinazioni della Santa Chiesa, il sacerdote sale all'altare per il Sacro Banchetto, rendendo chiaro a tutti, e a se stesso, che sta operando nella persona d'Altri, ossia, di Nostro Signore Gesù Cristo.

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Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2009, n. 72, p. 48 - 51