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San Giuseppe è lo sposo di Maria e il padre legittimo di Gesù. Da questa fonte sgorga la sua dignità, la sua santità, la sua gloria. Certo è che la dignità di Madre di Dio arriva così in alto che nulla può esistere di più sublime. Ma, una volta che, tra la Vergine Santissima e San Giuseppe si strinse un legame coniugale, non vi è dubbio che egli, più di chiunque altro, si avvicinò a quella altissima dignità per la quale la Madre di Dio supera abbondantemente tutte le altre creature

Clara Isabel Morazzani

Vi sono alcuni uomini, nella Storia, la cui grandezza oltrepassa qualsiasi leggenda e prosciuga anche la più ricca capacità di immaginazione. Tali uomini sembrano essere oggetto di una speciale predilezione di Dio, che Si compiace di adornare accuratamente le sue anime con lo splendore delle virtù e di rarissimi doni. Predestinati fin dalla nascita, la loro vita si svolge tra avventure straordinarie e sorprendenti che ora favoriscono l'adempimento della loro missione, ora si erigono come ostacoli insuperabili, dando occasione a slanci di fiducia e audacia che rendono la loro persona ancora più degna di ammirazione.

Nell'Antico Testamento ci imbattiamo in racconti di questo genere ad ogni piè sospinto. Rimaniamo estasiati di fronte al potere di un Mosè, che con il semplice gesto di sollevare il suo bastone ha diviso le acque del mare in due gigantesche pareti liquide, o davanti alla serena autorità di Giosuè, che non ha avuto dubbi nell'ordinare al sole stesso di fermare il suo corso. Più avanti ci impressionano la forza di Sansone, nel caricarsi sulle spalle le porte di Gaza e lo zelo ardente del profeta Elia, che fa cessare la pioggia per tre anni. La Provvidenza Divina a tutti costoro ha concesso il dominio sulla natura, questa fede che muove montagne e le fa saltare come capretti... Tali prodigi sottolineavano il potere giusto e inflessibile del Creatore e miravano, soprattutto, ad educare un'umanità macchiata dal peccato originale, sulla quale ancora non si erano riversati i benefici della Redenzione.

Una nuova economia della grazia

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In tutti i compiti che come padre gli
spettavano, San Giuseppe praticò
in maniera eccelsa la virtù
della fortezza

Sopraggiunta la maturità dei tempi, le manifestazioni dell'onnipotenza divina, lungi dal diminuire, hanno raggiunto un auge di profondità e splendore. Nel Nuovo Testamento,però, la grandezza si nasconde molte volte sotto i veli della comune esistenza umana, ciò è permesso da Dio per aumentare i nostri meriti e purificare ancor più la nostra fede. L'esempio paradigmatico di questa nuova economia della grazia, noi lo vediamo realizzarsi in un uomo la cui vita è trascorsa nell'umiltà e nel silenzio, ma che ha meritato di udire dalle labbra dell'Uomo-Dio il dolce nome di papà! Senza dubbio, Mosè, nell'aprire il mare in due parti, o Giosuè, nel fermare il sole, hanno segnato in modo indelebile le future generazioni:

ma, cos'è mai l'aver sottomesso gli elementi, creature inanimate, rispetto all'onore supremo di essere obbedito da Colui di cui dice il salmista: "Ma più potente delle voci di grandi acque, più potente dei flutti del mare, potente nell'alto è il Signore" (Sl 93, 4), e che più tardi fu visto da Malachia quando disse: "Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia con raggi benefici" (Ml 3, 20)? Che cosa vale aver caricato sulle spalle le porte di Gaza, in confronto alla gloria di stringere fra le braccia Colui che ha affermato di Se stesso: "Io sono la porta delle pecore" (Gv 10, 7)? Si può fare una qualche comparazione tra il profeta che ha fatto fermare la pioggia e il patriarca le cui preghiere hanno accelerato la "pioggia del Giusto che viene dai Cieli" (Cfr. Is 45, 8)?

Una delle più alte vocazioni della Storia

San Giuseppe, l'uomo giusto per eccellenza, il glorioso sposo di Maria e padre putativo del Figlio di Dio, è certamente uno dei santi più venerati dalla devozione popolare. Nonostante ciò, sentiamo parlare di lui quasi soltanto come "l'artigiano di Nazaret" o come "il patrono dei lavoratori". Questi titoli sono del tutto legittimi, ma sono lungi dal darci l'idea della vetta di santità a cui Dio ha ritenuto bene elevarlo. Egli non sarà mai debitamente conosciuto e venerato da noi se, ripetendo anche nella nostra epoca la triste cecità degli abitanti di Nazaret, lo consideriamo soltanto come un povero falegname della Galilea. Per non renderci colpevoli di un errore che potrebbe essere qualificato come "calunnia agiografica", faremo in modo di analizzare la verità relativa a quest'uomo destinato ad una delle più alte vocazioni della Storia.

Dio sceglie sempre il più bello

Dio Onnipotente, per il quale "niente è impossibile" (Lc 1, 37) e che tutto governa con sapienza infinita, possiede qualcosa che potremmo chiamare il suo "unico limite": nel creare, Egli non può scegliere niente di meno bello e perfetto, o che non sia per la sua gloria. Fin dall'eternità, nel determinare l'Incarnazione del Verbo, il Padre ha voluto che - nonostante l'apparenza di povertà e umiltà attraverso cui Si sarebbe manifestato, e che avrebbero contribuito alla sua maggiore esaltazione - la venuta di suo Figlio al mondo si rivestisse della suprema bellezza conveniente a Dio.

Così, dispose che Egli fosse concepito da una Vergine, concepita a sua volta senza peccato originale, unendo in Sé le gioie della maternità al fiore della verginità. Tuttavia, per completare il quadro, si rendeva necessaria la presenza di qualcuno che proiettasse nella terra la propria "ombra del Padre". Per tale missione Dio destinò Giuseppe, al quale potremmo applicare le parole della Scrittura, che si riferiscono al suo antenato Davide: "Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore" (1º Sm 13, 14).

Uomo giusto per eccellenza

Tenendo conto dell'assioma latino: "nemo summus fit repente" e l'azzeccato detto di Napoleone: "l'educazione di un bambino inizia cent'anni prima che nasca", è probabile che, tenendo conto della sua missione e del suo ruolo di educatore nei confronti del Bambino- Dio, Giuseppe sia stato santificato già nel seno materno, come lo è stato Giovanni Battista nel ventre di Santa Elisabetta. Questa tesi è difesa da diversi autori e si può sintetizzare nelle parole di San Bernardino da Siena: "Sempre quando la grazia divina sceglie qualcuno per qualche favore speciale o per un qualche stato elevato, gli concede tutti i doni necessari alla sua missione, doni che la ornano abbondantemente".

La lode di Giuseppe, come il Vangelo ce la delinea, si racchiude in un'unica e breve frase: era giusto. Tale elogio, che a prima vista è di una laconicità sconcertante, non ha niente di mediocre. Nel linguaggio biblico, l'aggettivo "giusto" designa tutte le virtù riunite assieme. Nell'AnticoTestamento, giusto è colui a cui la Chiesa dà il nome di santo: giustizia e santità esprimono la medesima realtà. Lo stesso silenzio delle Scritture a questo riguardo ci rivela un aspetto fondamentale della sua perfezione: la contemplazione. San Giuseppe è il modello dell'anima contemplativa, più desiderosa di pensare che di agire, sebbene il suo compito di falegname lo portasse a consacrare tanto tempo al lavoro. In lui vediamo realizzarsi l'insegnamento di San Tommaso: la contemplazione è superiore all'azione, tuttavia, ancora più perfetta è la congiunzione dell'una e dell'altra in una stessa persona.

Nel segare la legna, fabbricare un mobile o un aratro, Giuseppe manteneva sempre il suo spirito rivolto al soprannaturale, elevandosi all'aspetto più sublime delle cose e considerando il tutto dall'ottica di Dio. La sua condotta rifletteva la serietà e l'altissima intenzione con la quale sempre agiva, e questo contribuiva alla maggior perfezione dei lavori da lui eseguiti. La sua umile condizione di lavoratore manuale non diminuiva per nulla la sua nobiltà. Riuniva in sé, in forma mirabile, le due classi sociali: come erede legittimo del trono di Davide, conservava nel suo portamento e aspetto, la distinzione e l'eleganza proprie di un principe, unendole, tuttavia, ad una gioiosa semplicità di carattere.

Per lui, più importante della nobiltà di sangue è quella che si ottiene con lo splendore della virtù; e questa, egli la possedeva in abbondanza. La Provvidenza, intanto, lo destinava ad ottenere il più alto onore che si possa attribuire ad una creatura concepita nel peccato originale e lo collocava in posizione che non aveva proporzione rispetto a tutto il resto degli uomini. Dice San Gregorio Nazianzeno: "Il Signore ha coniugato in Giuseppe, come in un sole, tutto quanto gli altri santi hanno, tutti insieme, di luce e di splendore". Tutte le glorie si accumulano in quest'uomo incomparabile, la cui esistenza terrena trascorre entro un'elevatezza ignorata dai suoi conoscenti e compatrioti, in un silenzio e sobrietà quasi completi.

Ammirevole consonanza tra due anime vergini

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Dio concesse a San Giuseppe tutte le grazie
fin dall’infanzia: la pietà, la verginità, la
prudenza, la perfetta fedeltà...

Nell'Antico Testamento, la verginità ancora non aveva acquisito il prestigio di cui cominciò a godere nell'Era Cristiana. Anzi proprio al contrario, chi non metteva su famiglia, o fosse impossibilitato a generare figli, era considerato maledetto da Dio. "L'attesa del Messia dominava a tal punto gli spiriti, che il disprezzo del matrimonio equivaleva ad un rifiuto disonorevole di contribuire alla venuta di Colui che doveva restaurare il regno di Israele" (1). Secondo l'opinione generalizzata, Giuseppe, mosso da uno speciale suggerimento dello Spirito Santo, aveva deciso di rimanere vergine per tutta la vita. Tuttavia, non volendo distinguersi dagli altri, contrariando i costumi del suo tempo, si era rassegnato a contrarre matrimonio, convinto che il Signore, avendogli ispirato questo buon proposito, lo avrebbe aiutato a portarlo a termine.

Cedendo, dunque, alle esigenze sociali, decise di chiedere la mano di Maria, che egli probabilmente già conosceva, poiché entrambi appartenevano alla medesima tribù e abitavano nello stesso villaggio. Tutto indica che a quell'epoca i genitori di Maria erano morti ed Ella viveva sotto la tutela di un qualche parente. Senza prendere in considerazione l'opinione della giovane, il suo tutore le comunicò soltanto di aver accettato la richiesta di un pretendente ad essere suo marito.

È risaputo che Maria, fin dall'infanzia, aveva consacrato al Signore la sua verginità. Comunque, abituata ad obbedire, si inchinò alla decisione dei suoi parenti, convinta che questa fosse la manifesta volontà della Provvidenza. Se conservava alcun dubbio, questo deve essersi dissipato quando seppe che il prescelto era Giuseppe, il nobile discendente della stirpe di Davide, nella cui anima Ella già aveva visto, grazie al suo acuto dono del discernimento, le altissime qualità poste da Dio. Prima delle nozze, Maria sentiva il bisogno di far conoscere al suo promesso sposo il voto di verginità, sotto pena di nullità del matrimonio.

Lo fece in forma seria e decisa, parlando con tutta la sincerità del suo innocente cuore. Giuseppe pensò che stesse ascoltando una voce del Cielo e riconobbe, emozionato, la mano della Provvidenza che esaudiva le sue preghiere: È impossibile farsi un'idea del grado di concordia di queste due anime, nel rivelarsi reciprocamente i loro più intimi misteri. Da questo istante, Giuseppe cominciò ad essere il modello perfetto del devoto della Madonna. Possiamo ben immaginare che, già in questo primo incontro, la grazia lo toccò in maniera speciale, portandolo a consacrarsi come schiavo d'amore di Colei che, più che sposa, già considerava come Signora e Regina..

Proporzionato a Gesù e Maria

Il contratto matrimoniale avrà dovuto essere concordato tra le due famiglie.

Un punto al quale si era soliti dare una scrupolosa importanza, soprattutto tra persone di nobile origine, era l'uguaglianza di condizioni. Tanto Maria quanto Giuseppe erano della tribù di Giuda e discendenti di Davide. Più, però, di qualsiasi requisito sociale, su quel matrimonio aleggiava, fin dall'eternità, un disegno divino. Per la realizzazione della volontà dell'Altissimo, lo sposo doveva essere proporzionato alla sposa, il padre al figlio, al fine di assumere con tutta la dignità l'onore di essere il padre adottivo di Dio. Un uomo solo è stato creato e preparato per questa missione, interamente all'altezza di esercitarla: San Giuseppe.

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Matrimonio di Nostra Signora
e San Giuseppe

Egli era ben proporzionato a Gesù Cristo e a Maria Santissima. Per farci un'idea esatta della grandezza della sua personalità, dobbiamo immaginarlo come una versione maschile della Madonna, l'uomo dotato di sapienza, forza e purezza sufficienti per governare le due creature più eccelse uscite dalle mani di Dio: l'Umanità santissima di Nostro Signore e la Regina degli angeli e degli uomini. In Israele le nozze corrispondevano giuridicamente ai matrimoni di oggi. A partire da questa cerimonia - nella quale lo sposo collocava un anello d'oro al dito della sua promessa, dicendo: "Questo è l'anello con il quale ti unisci a me davanti a Dio, secondo il rito di Mosè" - entrambi cominciavano ad appartenere in forma irrevocabile l'uno all'altro e potevano considerarsi sposi. Tuttavia, la coabitazione era in generale ritardata di un anno, per dar tempo alla sposa di completare il corredo e al marito di preparare la casa.

Maria e Giuseppe, fedeli osservanti della Legge, si attennero a tutte queste formalità. Ma un segreto Divino avvolgeva il loro caso concreto, di cui certamente nessun testimone dell'avvenimento - parenti e amici - arrivò a sospettare. Lì stavano "due anime vergini che si promettevano mutua fedeltà, una fedeltà che sarebbe consistita nel mantenere entrambi la verginità" (2).

Quanto più una persona soffre, più è degna d'amore

In questo intervallo tra la cerimonia delle nozze e il matrimonio vero e proprio, Maria ricevette la visita dell'Arcangelo Gabriele. Il Vangelo di Matteo lo mette bene in chiaro nell'affermare: "Prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" (Mt 1, 18). Sarebbe superfluo dilungarci qui sui dettagli dell'Annunciazione e dell'Incarnazione del Verbo, già ben conosciuti e tante volte commentati. Un punto soltanto bisogna metter bene in chiaro: pochi giorni dopo questo avvenimento, Maria si diresse affrettatamente al piccolo villaggio sulle montagne della Giudea dove abitavano i suoi cugini, Zaccaria ed Elisabetta.

Buona parte dei commentatori difende l'idea che Giuseppe abbia accompagnato la sua sposa nel viaggio di andata e, trascorsi tre mesi, andò a prenderLa. Tale opinione sembra ben fondata, poiché la gioventù di Maria e le difficoltà di un penoso percorso erano ragioni in più per muovere la sollecitudine di uno sposo fedele e zelante, come era il suo. Dopo il ritorno a Nazaret, egli non tardò a capire i primi segnali della gravidanza della sua sposa. All'inizio, stentò a crederci, credendosi vittima di un'allucinazione. Passati, però, alcuni giorni, non poté più dubitare della palese realtà davanti ai suoi occhi.

Maria portava in seno un bambino. In questo momento scoppiò, come un violento turbine, il dramma nella vita di San Giuseppe. Forse la prova più terribile che una semplice creatura umana - prescindendo dalla Santissima Vergine nel corso della Passione - abbia mai affrontato. Questa era, in realtà, la divina volontà del Bambino che Si formava nelle purissime viscere di Maria. Egli desiderava che la sua nascita avvenisse col sigillo indelebile del dolore santamente accettato, per insegnarci che quanto più una persona soffre, tanto più è degna d'amore. Il padre adottivo che aveva scelto come immagine del suo Padre Celeste, Egli lo sottometteva a una dura prova, dandogli l'opportunità di portare il suo eroismo a vertici inimmaginabili. Nel contempo, appariva con maggior splendore la verginità della Madonna.

L'eroe della fede

La perplessità di Giuseppe non consisteva, come avevano pensato alcuni Padri antichi, nel dubitare della fedeltà della sua sposa. Tale ipotesi cozza contro la nostra devozione, poiché sbiadisce la perfezione eminente raggiunta dal santo Patriarca e, oltretutto, Dio non avrebbe permesso che l'onore verginale di Maria potesse essere ferito da un sospetto nello spirito di Giuseppe. Il testo dell'Auctor imperfecti esprime con bellissime parole l'atteggiamento da lui assunto di fronte al fatto. "O inestimabile lode di Maria! San Giuseppe credeva più nella castità della sua sposa che in quello che i suoi occhi vedevano, più nella grazia che nella natura.

Vedeva chiaramente che la sua sposa era madre e non poteva credere che fosse adultera; credete che era più possibile che una donna concepisse senza uomo che Maria avesse potuto peccare" (3). La sua angoscia diventava tanto più lancinante quanto più vedeva risplendere la virtù nel volto angelico di Maria. Da un lato, l'evidenza gli balzava agli occhi, dall'altro, considerava al di là di ogni pensiero la possibilità che quella creatura tanto innocente avesse commesso peccato. Ora, se il concepimento di Maria era opera soprannaturale, che cosa faceva lui lì? Non stava forse offendendo Dio, intromettendosi in un mistero per lui incomprensibile, il quale gli si prefigurava come assolutamente divino? Non sarebbe stato egli un intruso, che ingarbugliava i piani dell'Altissimo? Giuseppe non giudicò.

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Non vi fu mai in San Giuseppe alcun
dubbio riguardo la santità di Maria

Sospese il giudizio della carne davanti agli imperscrutabili disegni di Dio. Soggiogò la ragione umana alla fede incrollabile e cercò un'uscita al caso, dunque, come riassume San Tommaso. Fin dall'inizio scartò l'ipotesi di denunciar- La, come esigeva il Deuteronomio, secondo il quale una donna avrebbe dovuto subire la pena della lapidazione. Era convinto dell'innocenza di Maria e tremava davanti a quest'idea. Esisteva anche l'opzione del ripudio: la Legge di Mosè permetteva all'uomo di cacciare sua moglie, dandogli il libello di divorzio. Ma questa possibiltà lo ripugnava ugualmente, poiché avrebbe attentato contro la reputazione della Santa Vergine. In un piccolo villaggio, dove tutti gli abitanti si conoscevano, tale atteggiamento avrebbe dato margine a sospetti sul comportamento di Maria: per quale motivo il marito L'avrebbe allontanata all'improvviso? Nel futuro, la Vergine avrebbe sempre portato con sè il marchio della moglie rifiutata.

La soluzione ideata da Giuseppe non si trovava nei libri della Legge, ma partì dal suo cuore: "Decise di licenziarLa in segreto" (Mt 1, 19). Agendo in questo modo, salvaguardava la fama della sua sposa, poiché Ella sarebbe stata vista come una povera giovane abbandonata dalla crudeltà di un uomo senza parola. La colpa sarebbe ricaduta interamente su di lui. In questo passo della sua vita, Giuseppe rivelò lo splendore della sua nobile anima, la sua saggezza e la sua umiltà elevate al grado eroico. Infatti, a lui potremmo applicare queste belle parole di un autore francese: "L'eroe è un grande cuore che ignora se stesso, una grande anima che si dimentica di se stessa. (...) tutte le debolezze della nostra povera natura umana sono concentrate intorno a questo egoismo che fa di ognuno di noi il centro dell'Universo. L'eroe è colui rompe questo circolo stretto dove tutte le nature, anche le più dotate, vegetano o languiscono.

Questo "io" che in alcuni è re, in lui, per tutta la sua vita, rimane schiavo" (4). Si dimenticò completamente di se stesso, preferendo screditarsi davanti all'opinione pubblica, piuttosto che vedere macchiato il prestigio di Maria. Oltre a ciò, rinunciava anche alla sua stessa felicità: doveva abbandonare la Madonna, il maggior tesoro della terra. Questa era una sofferenza immensa, poiché per lui la convivenza con Maria significava un vero Paradiso. Da Lei aveva imparato, nei suoi gesti più semplici, lezioni eccelse di sapienza e di bontà, nel contemplarLa, si sentiva più vicino a Dio. E si vedeva ora obbligato a sacrificare quello che più apprezzava nella sua vita! Avrebbe passato i suoi giorni lontano, venerando un mistero che non aveva inteso.

Per alcuni giorni, Giuseppe maturò la sua decisione, risoluto a metterla in pratica. Una notte, nuvolosa e senza luna, trovò l'occasione propizia, preparò i suoi poveri averi e si sdraiò per riprendere le forze prima della partenza. Poco a poco, per un'azione angelica, il suo cuore afflitto si rasserenò ed egli si addormentò profondamente. Come anticamente con Abramo, il Signore aveva atteso fino all'ultimo istante per scagliare il colpo fatale. Nel mezzo della notte gli apparve un angelo, che annunciava: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1, 20-21).

"Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo" (Sl 126, 5)

È impossibile misurare la gioia di Giuseppe quando si risvegliò dal sogno. Subito all'alba, corse per incontrarsi con la sua sposa. E come si sentiva ora ancor più preso dalla venerazione e tenerezza che culminavano nell'ardente desiderio di servirLa! Certamente non disse nulla a Maria, ma la gioiosa espressione del suo aspetto era più eloquente delle sue parole. In ginocchio, adorò Dio nel seno virginale di sua Madre, primo tabernacolo nel quale Si era degnato di abitare sulla terra. Un Dio che era anche suo figlio, poiché le parole dell'angelo manifestavano con chiarezza l'autorità a lui concessa sul frutto della sua sposa: "un figlio a cui metterai il nome di Gesù".

Paternità nuova, unica e speciale

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In San Giuseppe splende così grandemente
la fiamma della carità, un così intenso
amore a Dio, una vita interiore così
ammirevole, che egli diventò oggetto
delle compiacenze del proprio
Dio Incarnato

La paternità di San Giuseppe in relazione a Cristo è stata un tema molto discusso dagli autori. Le qualifiche si moltiplicano: padre legale, padre putativo, padre nutritivo, padre adottivo, padre verginale...

ognuna di loro definisce aspetti di quest'uomo eccezionale. Don Bonifacio Llamera OP sembra esser arrivato ad una conclusione soddisfacente: "La paternità di San Giuseppe in relazione a Gesù è certamente distinta da qualsiasi altra paternità naturale, sia fisica o adottiva. È vera paternità, ma molto singolare.

E' una paternità nuova, unica e speciale, perché non procede dalla generazione secondo la natura, ma è fondata su un vincolo morale interamente reale. Questa paternità singolare è tanto reale, quanto è vero il vincolo matrimoniale tra Maria e Giuseppe. (...) Questa paternità di San Giuseppe, tanto mirabile quanto difficile da definirsi in una parola, è confermata e chiarita dai Santi Padri e autori di opere sul Santo Patriarca, i quali hanno concentrato in tre vincoli principali la sottile realtà che unisce San Giuseppe a Gesù: il diritto, che è coniugale; la verginità e l'«autorità che adornano il mistero di San Giuseppe" (5). Nell'enciclica Quamquam pluries, il Papa Leone XIII ha affermato: "È vero che la dignità della Madre di Dio è tanto alta che niente la può oltrepassare.

Tuttavia, come esiste tra la Vergine e San Giuseppe un laccio coniugale, non c'è il minimo dubbio che egli si è avvicinato più di ogni altro a questa dignità sovreminente che colloca la Madre di Dio molto al di sopra di tutte le creature."

Una creatura che dà consigli al Creatore...

Quante volte San Giuseppe ha avuto tra le braccia il Divino Infante? Il giorno intero nella convivenza col Bambino Gesù, osservandoLo pregare, parlare, fare tutti gli atti della sua vita comune...In questa contemplazione costante, per la quale egli aveva un'anima meravigliosamente adatta, riceveva grazie straordinarie e si lasciava modellare. A volte, il Bambino si fermava davanti a lui e diceva: "Vi chiedo un consiglio: come la devo fare questa cosa?" e San Giuseppe si commuoveva, considerando che chi stava chiedendogli un consiglio era lo stesso Figlio di Dio! A quest'uomo la Provvidenza concesse labbra sufficientemente pure e un'umiltà molto grande per fare questa cosa formidabile: rispondere a Dio.

Litanie di San Giuseppe

a devozione a San Giuseppe, casto Sposo della Santissima Vergine, è stata particolarmente raccomandata dagli ultimi Papi, fra i quali si distacca S.S. Giovanni Paolo II, di felice memoria, il quale lo ha proposto come modello per le famiglie cristiane (Redemptoris Custos), seguendo la scia di uno dei suoi predecessori, il Papa Leone XIII: “I padri di famiglia trovino in Giuseppe la migliore personificazione della sollecitudine paterna e della vigilanza; gli sposi, un perfetto esempio d’amore, di pace, di fedeltà coniugale; le vergini, a loro volta, in lui trovino il modello e il protettore dell’integrità verginale” (Quanquam pluries).

La Litania di San Giuseppe, nel mettere in risalto le sue virtù eccelse, ci incita più facilmente a imitarlo, nello stesso tempo in cui imploriamo la sua potente intercessione.

 

Signore, abbi pietà di noi.
Gesù Cristo, abbi pietà di noi.
R/. Signore, abbi pietà di noi.

Gesù Cristo, ascoltaci.
R/. Gesù Cristo, esaudiscici.

Dio, Padre celeste,
abbi pietà di noi
Dio, Figlio Redentore del mondo,
Dio Spirito Santo,
Santissima Trinità, unico Dio,

Santa Maria
prega per noi
S. Giuseppe
Inclito figlio di Davide
Luce dei Patriarchi
Sposo della Madre di Dio
Custode purissimo della Vergine

Tu che nutristi il Figlio di Dio
Solerte difensore di Cristo
Capo della Sacra Famiglia
O Giuseppe giustissimo
O Giuseppe castissimo
O Giuseppe prudentissimo
O Giuseppe obbedientissimo

O Giuseppe fedelissimo
Specchio di pazienza
Amante della povertà
Esempio agli operai
Decoro della vita domestica
Custode dei vergini
Sostegno delle famiglie
Conforto dei sofferenti
Speranza degli infermi
Patrono dei moribondi
Terrore dei demoni
Protettore della S. Chiesa
Agnello di Dio, che togli i peccati
del mondo,
R/. perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati
del mondo,
R/. esaudiscici, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
R/. abbi pietà di noi.
V/. Egli fu costituito capo della sua casa.
R/. e fu fatto principe sopra i suoi beni.

Preghiamo. O Dio, che nella tua
ineffabile provvidenza, Ti degnasti
di scegliere San Giuseppe per essere
lo Sposo della tua Santissima
Madre, fa’ ti preghiamo, che venerandolo
come protettore qui in terra,
meritiamo di averlo per intercessore
nel cielo! Tu che vivi e regni
nei secoli. Amen

Alla creatura plasmata dalle mani del Creatore egli dava consigli! Era stato lui il predestinato ad esercitare una vera autorità sulla Madonna e il Bambino Gesù, il privilegiato che aveva raggiunto un'altissima intimità con Gesù e Maria, il beato a cui era stata concessa la grazia di morire tra le braccia di Dio, suo Figlio, e della Madre di Dio, sua Sposa!

"Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono" (Ap 3, 21)

"Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" (Mt 19, 6). Se, nel corso della sua esistenza terrena, Giuseppe è stato l'inseparabile compagno della Vergine Maria, condividendo i suoi dolori e le sue gioie, è inconcepibile che nell'eternità questa convivenza non abbia attinto la sua pienezza. Ora, perchè la convivenza sia perfetta, è necessario essere uniti e guardarsi. Per questa ragione, una nutrita corrente di teologi difende la tesi che "senza l'assunzione gloriosa di Giuseppe in corpo e anima, la Sacra Famiglia ricostituita in Cielo avrebbe avuto una nota discordante nella sua esaltazione e gloria" (6).

A questo riguardo, San Francesco di Sales afferma: "Se è vero quello che dobbiamo credere, che cioè, in virtù del Santissimo Sacramento che riceviamo, i nostri corpi devono risuscitare nel giorno del Giudizio Finale, come possiamo dubitare che Nostro Signore abbia fatto salire al Cielo, in corpo e anima, il glorioso San Giuseppe, lui che ha avuto l'onore e la grazia di tenerLo tante volte tra le sue braccia benedette? Non rimane alcun dubbio, dunque, che San Giuseppe è in Cielo in corpo e anima"

1) Michel Gasnier, José, o silencioso, Quadrante, São Paulo, 1995, pag. 42.
2) Michel Gasnier, op. cit., pag. 49
3) Federico Suarez, José, esposo de Maria, Ed. Prumo, Lisboa, 1986, pag.45.
4) Guy de Robien, L'ideal français dans un coeur breton, Plon, 1917
5) Teología de San José, BAC, Madrid, 1953, pp. 53ss
6) Michel Gasnier, op. cit., pag. 152.

(Revista ARALDI DEL VANGELO, Marzo/2007, n. 46, p. 18 - 25)

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