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San Clemente Romano: Solido baluardo della Santa Chiesa

Pubblicato 2018/11/12
Autore : Don Luis Alberto Blanco Cortés, EP

In tutte le fasi della Storia, gli inferi hanno intrapreso terribili attacchi contro la Sposa di Cristo, ma ci sono state anche, in ogni periodo, anime chiamate in modo speciale la cui perseveranza e fedeltà sono servite come strumento per la...

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Miniatura del Graduale di
Santa Maria degli Angeli - British Library
Una brezza piacevole accarezzava gli alberi, le cui foglie stavano già cominciando a cadere e la luce tenue del crepuscolo bagnava con delicatezza l’imponente dimora in stile romano che si ergeva nel centro del giardino. All’interno della casa, tuttavia, il clima non teneva il passo con la frescura e la leggerezza della serata. Non era difficile vedere che qualche cosa era andata diversamente da quanto desiderato: un uomo che camminava da una parte all’altra con visibile impazienza sembrava non sapere che direzione prendere. Con le labbra socchiuse, pronunciava parole quasi incomprensibili:

— Quale sarà il modo migliore?… Come fare?…

Si passava la mano tra i capelli, ricordando gli episodi della mattina. Il suo sguardo si illuminava per l’odio che si riaccendeva con i pensieri e i suoi passi inquieti tornavano a succedersi. Ausidiano – questo era il nome del nostro personaggio – era stato inviato dalla capitale dell’Orbe al Chersoneso Taurico, la Crimea di oggi, dall’Imperatore Traiano. A fare cosa?

C’era una cava nella regione, da cui veniva estratto il marmo. Per garantire la mano d’opera, erano state deportate in quel luogo numerose persone incolpate di un grave crimine per i concetti del tempo: essere cristiani. Era uno di quei “criminali” che preoccupava Ausidiano in quel tardo pomeriggio. Sì, tale esiliato era il Sommo Pontefice, più tardi conosciuto come San Clemente di Romano.

Imbevuto dello spirito di Cristo

L’origine di questo sant’uomo è circondata dal mistero. Secondo alcuni autori era di famiglia illustre, figlio del Senatore Faustiniano, parente degli Imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano. Per altri, era nato in seno a una famiglia di schiavi, diventato in seguito un liberto. Indifferente è la condizione della sua nascita, dal momento che, considerandola dal punto di vista soprannaturale, entrambe le versioni si combinano: era Pontefice della Santa Chiesa, la massima dignità cui una persona possa ascendere, essendo stato precedentemente liberato dalla schiavitù del peccato con la Redenzione di Nostro Signore Gesù Cristo. Sant’Irineo afferma di aver incontrato gli Apostoli e “conservava viva la loro predicazione nelle orecchie e aveva davanti occhi la loro tradizione”.1 Altri cronisti lo identificano con chi era stato elogiato da San Paolo nella Lettera ai Filippesi: “Hanno combattuto per il Vangelo insieme con me, con Clemente e con gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita” (4, 3).

Così, prima di sedersi sul Trono di Pietro, si comportava come degno successore dell’Apostolo delle Genti nel suo zelo e dedizione per la causa cristiana. In tal modo egli era imbevuto dello spirito di Cristo e da Lui si era lasciato assumere, che la sua convinzione e il suo esempio erano un costante invito a seguire il Salvatore. Numerosi pagani abbracciavano la fede e i cristiani si lanciavano generosamente nelle vie strette della perfezione.

Una di queste anime fu la nobile Flavia Domitilla, che, per intercessione dei Santi Nereo e Achille, ricevette da lui il sacro velo della verginità, suggellando poi con il suo sangue questa valorosa consegna.

Se è vero che la gloria di San Clemente ha attraversato i secoli, molti dettagli della sua vita, tuttavia, non si sono conservati. Questo non ci impedisce di provare a formarne un abbozzo, immaginando, a partire da ciò che è passato alla Storia, alcune scene della sua esistenza, come quella narrata nelle righe iniziali di questo articolo.

Successore di Pietro nella Chiesa di Roma

Chi prende contatto con la vita di questo santo e sa che egli fu uno dei primi successori di San Pietro, potrebbe chiedersi: come sarà stato eletto? Per rispondere alla domanda forse vale la pena prestare attenzione alla stessa figura del Pescatore, come lo descrivono i Vangeli.

Mentre gettava le reti nel Lago di Gennesaret, tutto si presentava a Simone con la prospettiva comune degli uomini del suo tempo. Inaspettatamente il Divino Maestro lo chiamò e fece di lui il Principe degli Apostoli, pietra sopra la quale sarebbe stata eretta la Santa Chiesa. Nostro Signore salì in Cielo da dove continua in qualche modo a essere presente sulla terra nella persona del suo Vicario, che inizia la grande opera di conversione del mondo.

Gli anni passarono e lui vedeva le parole del Salvatore che si realizzavano: era diventato pescatore di uomini (cfr. Mt 4, 19) e pascolava le pecore del Signore (cfr. Gv 21, 17). Ma, per questo, quanti ostacoli, persecuzioni, eresie, insomma, quante avversità dovette affrontare con animo forte!

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San Clemente conservava viva nelle sue orecchie la predicazione degli Apostoli e la loro tradizione

San Pietro e San Clemente -
Basilica di San Clemente, Roma

Col passare del tempo, sentiva avvicinarsi il compimento dell’ultima profezia di Gesù: “quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21, 18). Si avvicinava il giorno del suo martirio e San Pietro non si preoccupava per se stesso, poiché sapeva che avrebbe rincontrato Colui che tanto amava e che tanto anelava. Però, che cosa ne sarebbe stato della Chiesa? Con la sua partenza, chi l’avrebbe difesa dall’errore, chi l’avrebbe protetta nei pericoli, e rafforzata nelle difficoltà? Chi l’avrebbe guidata alla perfezione che Dio le aveva riservato?

I suoi occhi, preoccupati, guardarono i fedeli a uno a uno e si posarono su Clemente. Contemplando la sua anima, Pietro poteva fare sue le parole di Simeone – “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace” (Lc 2, 29) –, perché aveva trovato una risposta alle sue preoccupazioni. L’amore ardente di quell’uomo per Dio avrebbe infiammato tutta la Chiesa, la sua prudenza e sapienza l’avrebbero custodita, e, nella sua persona, Nostro Signore avrebbe continuato a guidarla. La santità dell’eletto fu il sostegno sicuro per l’olocausto del primo Pontefice, la garanzia della perennità della Sposa Mistica di Cristo.

È quello che si può congetturare dalla narrazione di Tertulliano,2 che afferma essere stato San Pietro colui che, nell’ora della sua morte, elesse San Clemente come suo successore nell’Episcopato Romano.

Dio, però, avrebbe preteso una prova di amore disinteressato, perché chi innalzò alla cattedra di Pietro, come registra la Storia dei Papi senza rivelarne i motivi, fu Lino. Nel suo cuore non dominava l’ambizione, il desiderio di visibilità o di comando. Al contrario, egli mise in pratica ciò che in seguito avrebbe consigliato: “Tra voi c’e qualcuno generoso, misericordioso e pieno di amore? Dica: se per colpa mia si sono avuti sedizione, lite e scismi vado via. Me ne vado dove volete voi e faccio quello che il popolo comanda purché il gregge di Cristo viva in pace con i presbiteri costituiti”.3

A Lino successe Anacleto e solo con la sua morte, finalmente, salì Clemente al Soglio Pontificio, intorno all’anno 88 dell’Era Cristiana.

Primo esercizio del Primato Romano

Come buon pastore e padre, egli pascolava il gregge del Signore guarendo e anche ammonendo, per compiere l’insegnamento delle Scritture: “Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo” (Pr 13, 24).

Quando intorno all’anno 95 gli giunse la notizia che i membri della comunità cristiana di Corinto, già state oggetto delle preoccupazioni di San Paolo, continuavano ad affrontarsi in costanti conflitti e divisioni, rivolse loro la famosa lettera che “costituisce il primo esercizio del Primato Romano dopo la morte di San Pietro”.4

Nelle prime righe enuncia chiaramente il motivo della missiva: “Ognuno non cammina secondo i comandamenti divini, non si comporta come conviene a Cristo, ma procede secondo le passioni del suo cuore malvagio”.5

Usando molta delicatezza e tatto, subito dopo San Clemente si unisce agli sforzi dei corinzi nel cammino della perfezione: “Siamo sulla stessa arena e un medesimo combattimento ci attende. Lasciamo, pertanto, le preoccupazioni vane ed inutili e seguiamo la norma gloriosa e veneranda della nostra tradizione. Vediamo ciò che è buono, ciò che è piacevole e gradito davanti a Colui che ci ha creato. Teniamo gli occhi fissi sul Sangue di Cristo e consideriamo quanto sia prezioso al Padre suo. Versato per la nostra salvezza, portò al mondo la grazia del pentimento”.6 Una volta segnalato l’errore, cerca di elevare loro la mente, mostrando la grandezza della chiamata che Dio ci ha fatto; dà consigli e spiegazioni di ordine pratico e li esorta alla perseveranza nelle avversità.

Bellissima descrizione dell’identità della Chiesa

Tuttavia, la Lettera ai Corinzi, più che la soluzione a un problema concreto, è un’ampia e bellissima descrizione dell’identità della Chiesa nascente e della sua missione. Infatti, “se a Corinto ci sono stati degli abusi, osserva Clemente, il motivo va ricercato nell’affievolimento della carità e di altre virtù cristiane indispensabili”.7

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Il male pareva vincere… La realtà, però, era ben altra!

San Clemente di fronte ad Ausidiano - Basilica di San Clemente a Roma

Per raggiungere il suo obiettivo, il Pontefice “sottolinea che la Chiesa ha una struttura sacramentale e non una struttura politica. L’agire di Dio che viene incontro a noi nella liturgia precede le nostre decisioni e le nostre idee. La Chiesa è soprattutto dono di Dio e non creatura nostra, e perciò questa struttura sacramentale non garantisce solo il comune ordinamento, ma anche questa precedenza del dono di Dio, del quale abbiamo tutti bisogno”.8

San Clemente mostra anche “come formiamo un Corpo in Cristo e come in questo Corpo deve regnare l’unità e non il disordine”.9 Si presenta come un difensore della gerarchia e del compimento del dovere e “non solo ammira la disciplina militare, ma la propone come esempio da seguire all’interno della comunità”.10

Esiliato su ordine dell’imperatore

Chi contempla la dedizione e le cure dispensate da questo Papa alla comunità di Corinto, tende a immaginare che la Barca di Pietro solcasse, all’epoca, un mare tranquillo, e che il Vicario di Cristo non avesse altra preoccupazione che il progresso spirituale delle sue pecore.

Ora, la realtà era molto diversa! Non appena termina il saluto, nella già citata Lettera ai Corinzi, egli ricorda i tempi difficili in cui vivevano: “Fratelli, dalle disgrazie impreviste che ci sono capitate una dopo l’altra”…11

Infatti, dopo la morte dell’Imperatore Nerone nell’anno 68, venne un periodo di pace, che durò nel regno di Vespasiano e in quello di Tito. Tuttavia, quando Domiziano salì al trono, nell’81, si armò una nuova tempesta, poiché l’imperatore intendeva farsi adorare come un dio dai suoi sudditi, e a questo i cristiani non potevano sottomettersi… Tale rifiuto, accresciuto da una questione finanziaria, fece rinascere con vigore l’odio dei pagani e il clima di terrore, persecuzione e morte si ristabilì. Nonostante “la proibizione più rigorosa del Cristianesimo”,12 questo continuava a irrobustirsi.

Nell’anno 98 Traiano assunse il governo dell’impero, continuando la persecuzione del suo predecessore. Davanti a coloro che consideravano la perseveranza nella Religione un crimine, San Clemente fu accusato di “sacrilegio, empietà, disobbedienza agli editti imperiali e blasfemia contro gli dèi”.13 Se grande era l’antipatia nutrita nei confronti del cristiano comune, questa si potenziò verso chi era considerato l’anima e la testa del Cristianesimo.

Davanti al tribunale, la condizione della libertà era soltanto una: negare la Fede e sacrificare agli dèi! Il Santo Pontefice si rifiutò. Numerosi furono i tentativi di persuaderlo, poiché una sua apostasia avrebbe trascinato dietro di sé buona parte della Cristianità. Tutto invano. Egli si manteneva irriducibile! Per decreto imperiale fu deportato nel Chersoneso Taurico a lavorare nella cava. Molti fedeli lo seguirono volontariamente nella disgrazia.

Quando il male sembrava aver vinto…

Lungi dall’essere intimidito, egli trasse dal suo esilio un grande vantaggio per il Cristianesimo, perché, alla luce dei miracoli che realizzava, il popolo sarebbe venuto in massa per vederlo. Predicando Gesù Cristo ai barbari, convertiva centinaia di persone e amministrava loro il Battesimo. “Gli idoli furono rovesciati, i loro templi demoliti, i boschi a loro dedicati abbattuti, e nel giro di un anno, furono erette settantacinque chiese in onore del vero Dio”.14

Fu questo il motivo che portò a inviare Ausidiano là, con l’ordine di invertire la situazione per mezzo di torture, e in queste circostanze lo troviamo all’apertura di quest’articolo, preoccupato del tipo di morte che avrebbe dato al Romano Pontefice…

Alla fine, escogitò un modo secondo cui anche la memoria del Santo Padre sarebbe stata cancellata: lo avrebbe gettato in alto mare con un’ancora legata al collo in modo che i cristiani non potessero conservare le sue reliquie e finissero per dimenticarlo .

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Ritrovamento del corpo di San Clemente - Miniatura del Menologio di Basilio II, Biblioteca Vaticana
Il male pareva vincere… La realtà, però, era ben altra! Poco tempo dopo la sua morte, i discepoli di Clemente si unirono per chiedere a Dio che rivelasse dove si trovava il corpo del suo santo pastore. Durante la preghiera, il mare si ritirò e, seguendo a piedi asciutti il movimento delle acque, trovarono “una piccola cappella di marmo, con una struttura mirabile, costruita per mano degli Angeli, dove riposava il corpo del santo martire, e accanto l’ancora, che era stata lo strumento del suo supplizio”.15

Realizzazione della divina promessa

“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18). Con queste parole, il Divino Redentore dichiarava l’immortalità della sua Sposa Mistica e la promessa della sua vittoria di fronte alle numerose lotte, prove e contrarietà che avrebbe dovuto affrontare.

In tutte le fasi storiche, gli inferi hanno compiuto terribili attacchi contro la Chiesa, più o meno subdoli o violenti, a seconda delle circostanze concrete; in ogni periodo, tuttavia, ci furono anche anime chiamate in modo speciale, la cui perseveranza e fedeltà servirono da strumento per la realizzazione della promessa divina.

Il terzo successore di Pietro fu uno di quei solidi bastioni che segnano la Storia della Chiesa. Aleggiando sopra le sanguinose persecuzioni, seppe essere un fedele annunciatore dello spirito di Cristo, che aveva assorbito con ardente fervore da San Pietro e San Paolo. Corresse l’errore, insegnò la vera dottrina, stimolò e rafforzò la verginità, fece risplendere l’ordine e la gerarchia.

San Clemente Romano, insomma, fece vincere e crescere mirabilmente la Chiesa durante il suo pontificato. “Persone detestabili e piene di ogni cattiveria” lo consegnarono alle torture. Ma “l’Altissimo è difensore e protettore di quelli che, con coscienza pura, difendono il suo nome eccelso. […] Coloro che hanno sopportato con fiducia hanno ereditato la gloria e l’onore, sono stati esaltati e scritti da Dio nel suo memoriale per i secoli dei secoli”.16 Forse l’umiltà non permise al Santo Padre di comprendere come queste parole si applicassero a chi le scriveva! (Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2018, n. 186, p. 28-31) 

1 SANT’IRENEO DI LIONE. Adversus hæreses. L.III, c.3, n.3: PG 7, 849. 2 Cfr. TERTULLIANO. De præscriptionibus adversus hæreticos, cap.XXXII: PL 2, 45. 3 SAN CLEMENTE ROMANO. Prima Lettera ai Corinzi, n.54. In: PADRI APOSTOLICI, 2.ed. San Paolo: Paulus, 2014, p.40. 4 BENEDETTO XVI. Udienza generale, 7/3/2007. 5 SAN CLEMENTE ROMANO, op. cit., n.3, p.20. 6 Idem, n.7, p.21-22. 7 BENEDETTO XVI, op. cit. 8 Idem, ibidem. 9 PADRI APOSTOLICI, op. cit., p.16. 10 Idem, ibidem. 11 SAN CLEMENTE ROMANO, op. cit, n.1, p.19. 12 LLORCA, Bernardino. Historia de la Iglesia Católica. Edad Antigua. 7.ed. Madrid: BAC, 1996, vol.I, p.187. 13 GUÉRIN, Paul. Les petits bollandistes. Vies des Saints. 7.ed. Paris: Bloud et Barral, 1876, t.XIII, p.565. 14 Idem, p.566. 15 Idem, p.566-567. Le reliquie del Santo Pontefice furono trasferite da San Cirillo a Roma, durante il pontificato di San Nicola I (858-867), e depositate nella basilica romana che porta il suo nome. 16 SAN CLEMENTE ROMANO, op. cit., n.45, p.37. 

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