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Santi

Imitare i Santi per imitare Cristo

Pubblicato 2018/10/17
Autore : Diac. Felipe de Azevedo Ramos, EP

San Paolo invitava i suoi discepoli a imitarlo sulla via della santità. Dobbiamo fare lo stesso? I Santi sono un modo sicuro per raggiungere Cristo, o figure che ci distolgono da lui? Prendiamo l’esempio di San Francesco d’Assisi.

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Nostro Signore Gesù
Cristo e San Francesco d’Assisi - Cattedrale di Palma di Maiorca (Spagna)
Èfacile vedere che gli uomini si influenzano a vicenda nei rapporti sociali. Il bambino emula i genitori, un giovane musicista si ispira al maestro per eseguire una melodia, i gesti di due amici tendono a somigliarsi l’un l’altro, perché, come chiarisce Aristotele, l’imitazione è connaturale agli uomini dall’infanzia,1 distinguendoli come la creatura più imitativa di tutte.

Ora, questo mimetismo innato impresso nella nostra umanità si verifica anche nel regno soprannaturale. La Rivelazione insegna che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Tuttavia, il peccato originale ha macchiato questa prima effigie, rompendo l’ordine stabilito tra il Creatore e la creatura. La redenzione, a sua volta, ha riscattato la nostra natura decaduta, riconciliandoci con l’Altissimo.

I Santi, vero cammino di accesso a Gesù

Viviamo, tuttavia, in una valle di lacrime. Senza un’intima unione con Gesù, facilmente andiamo alla deriva nel fango dell’iniquità. Pertanto, al cristiano è richiesto di cercare di elevarsi a Lui in modo efficace e radicale e, per questo, niente di meglio che ricorrere al metodo più naturale: cercare di convertirsi in un altro Cristo (alter Christus) attraverso l’imitazione (imitatio Christi).

La lettura, la meditazione e la predicazione della Parola di Dio ci offrono certamente un contatto diretto con Nostro Signore, presentandoLo come un esempio da seguire (sequela Christi). Tuttavia, questo effetto diventa ancora più intenso quando cerchiamo di specchiarci negli eroi della Fede, riflessi dell’ideale evangelico nelle loro stesse vite.

Come ha sottolineato Benedetto XVI, “i santi costituiscono il commento più importante del Vangelo, una sua attualizzazione nel quotidiano e quindi rappresentano per noi una reale via di accesso a Gesù”.2 Possiamo, senza dubbio, considerarli come immagine di Dio trasposta nella vita di tutti i giorni.

Il concetto di imitazione di Cristo - direttamente o attraverso i santi - è presente nei libri sacri, specialmente nelle lettere paoline, come quella destinata ai Filippesi: “Fatevi miei imitatori, fratelli, e guardate a quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi” (3, 17). Ma come avviene ciò?

“Va e ripristina la mia casa in rovina”

Un esempio caratteristico di imitazione è quello di San Francesco d’Assisi, nella sua incessante ricerca di seguire in tutto le orme del Divino Maestro.

Nel prologo della fonte più accreditata del santo di Assisi, approvata in un capitolo generale, San Bonaventura assicura: “La grazia di Dio nostro Salvatore si è manifestata negli ultimi tempi nel suo servo Francesco a tutti i veramente umili e amici della santa povertà”.3 Egli vedeva nel passaggio del suo fondatore tra gli uomini una riedizione della venuta di Cristo. Sembrava immaginarlo quasi come un altro Gesù che passava di nuovo per il mondo, non più per la Palestina, ma per le colline dell’Umbria…

In genere, lo sbocciare delle grandi vocazioni è preannunciato da segni straordinari, e con San Francesco d’Assisi non è stato diverso. Prima di intraprendere la sua avventura evangelica, il figlio del ricco mercante Pietro di Bernadone fece un sogno premonitore, nel quale scorse un magnifico palazzo con molte armi pronte per il combattimento; e gli fu rivelato che quell’armamento e il palazzo stesso erano destinati a lui e ai suoi cavalieri.4

Il giovane Francesco interpretò quella visione come un presagio di prosperità materiale e successo nella carriera militare. Con la speranza di ricevere presto il titolo di cavaliere, si recò in Puglia per servire un nobile conte. Ma la gloria riservata a lui non doveva essere raggiunta nella milizia terrena, ma realizzando l’ideale di cavalleria trasposto nella vita religiosa.

Poco dopo, Gesù stesso confermò e chiarì la sua nobile vocazione attraverso la famosa manifestazione del crocifisso di San Damiano: “Francesco, vai e ripristina la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina”.5

Modello vivente per i suoi discepoli

Ma come si sarebbe adempiuta una missione così importante? Proprio con la perfetta imitatio Christi, come narra il francescano Angelo Clareno: “Cristo Gesù, Salvatore nostro, apparendo a lui, disse: ‘Francesco, seguiMi e segui le orme della mia vita povera e umile […]. Tu e tutti i frati che ti darò, vivete secondo la mia imitazione come forestieri e pellegrini, morti per il mondo”.6

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“Considero il Beato Francesco uno specchio santissimo della santità del Signore”

Apparizione di Nostro Signore a San Francesco d’Assisi - Chiesa di San Rocco, Québec (Canada)

Deciso a seguire il Divino Maestro in tutto, Francesco Lo assunse al posto di suo padre, che aveva cominciato a investirlo con una feroce persecuzione, accusandolo di follia.7 Presto riunì alcuni discepoli ai quali concesse questa norma di vita: “A noi, carissimi, più che agli altri religiosi, conviene seguire l’esempio dell’umiltà e della povertà di Cristo”.8 Ed era ben conscio del suo ruolo simbolico: “Devo essere modello ed esempio per tutti i frati”.9

Conformità biblica tra Cristo e Francesco

In molte biografie, il Poverello è rappresentato come un uomo di particolare santità, provvidenziale e profetico, unico in tutta la Storia, che avrebbe scisso in due parti. Per la sua vocazione tutta speciale, “Cristo lo amò in modo singolare”,10 concedendogli il dono di personificare in sé la Passione per mezzo dell’impressione delle stigmate.

Per stabilire le relazioni tra la vita del Salvatore e la vita del santo di Assisi, i suoi agiografi usavano spesso passi della Scrittura per presentarlo come un perfetto imitatore di Cristo. È così che Fra Bartolomeo di Pisa (XIV secolo) la sviluppa nella sua opera sulle diverse conformità bibliche tra Cristo e “l’uomo angelico Francesco”.11

Questa forma di contemplare il fondatore lo favoriva nel suo amore per la vocazione e nella sua imitatio Christi, così da beneficiarlo nell’adempimento del proprio carisma. E questo per una semplice ragione teologica: il Dio che si è incarnato in Gesù Cristo è lo stesso che ha dato la grazia a San Francesco per imitarLo, così come l’ispirazione ai suoi figli per seguirLo per sua intermediazione.

La lode a Francesco non si realizzava a scapito dell’adorazione di Nostro Signore, ma al contrario, la incentivava. In realtà, il francescano avrebbe raggiunto la santità solo imitando il suo santo fondatore, nel modo dell’esortazione dell’Apostolo: “Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto… a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto” (Rom 13, 7). In questo caso, l’imitazione non sarebbe stata una mera opzione, ma una necessità.

Si configurò con il Divino Archetipo

Il Beato Tommaso da Celano, che lo conobbe personalmente, fornisce le chiavi per la comprensione della dottrina della imitatio Christi nel suo fondatore: “Considero il Beato Francesco uno specchio santissimo della santità del Signore e immagine della Sua perfezione (cfr. Sp 7, 26). Io direi: tutte le sue parole e azioni esalano, per così dire, un profumo divino”.12

Allo stesso modo, l’opera anonima Specchio di perfezione enfatizza il ruolo del Poverello come modello, alla maniera di un faro che illumina i suoi discepoli per la perfetta imitazione del Divino Maestro. In questa agiografia, Francesco è caratterizzato come un “fedele servo e imitatore perfetto di Cristo, che si sente completamente trasformato in Lui per forza della santa umiltà”.13

Si noti qui che il Santo stesso percepiva in sé la sua configurazione con il Divino Archetipo. Con questi attributi l’autore anonimo voleva dimostrare che il suo fondatore era un alter Christus, il cui esempio i frati dovevano imitare per conformarsi, in ultima istanza, a Cristo.

Guida, maestro e araldo della perfezione evangelica

L’intenzione esplicita di presentare il Santo come effigie dell’UomoDio presente in questa opera chiarisce che, per i frati minori, la sequela Christi si realizza seguendo il fondatore della famiglia religiosa alla quale sono stati chiamati.

Francesco divenne per loro un libro aperto di virtù, un esempio da praticare. Ogni capitolo della sua vita è segnato dall’intensa comunione con i suoi figli spirituali, e, dopo la morte, dai favori della sua intercessione per loro sulla terra, ed essi lo ricambiavano con ancor maggiore fervore e ammirazione.

Si impregnò anche della Parola di Dio, assimilandola in sé con un particolare ausilio soprannaturale, come dipinge San Bonaventura: “Non è spropositato giudicare che questo santo uomo abbia ricevuto da Dio il dono della comprensione delle Scritture, visto che con la perfetta imitazione di Cristo dimostrava con le sue opere la verità in esse proclamata, e con la pienezza dello Spirito Santo che dimorava in lui, portava in sé il suo Divino Autore”.14

Infatti, pur sprovvisto di approfonditi studi, il Poverello era modello nell’interpretazione dei testi biblici. Una vera “guida, maestro e araldo della perfezione evangelica”,15 in tutti i sensi.

Identificato con un Angelo dell’Apocalisse

Oltre ad indicare in lui la imitatio Christi, i biografi del Santo di Assisi non temevano di evidenziare la grandezza della sua vocazione, servendosi di audaci analogie e allegorie, e comparandolo a Noè, Elia e San Giovanni Battista, tra le numerose altre figure bibliche.

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“Vivendo in mezzo agli uomini, ha imitato la purezza degli
Angeli al punto da essere collocato come esempio di
perfezione per i seguaci di Cristo”

San Francesco d’Assisi, alfiere reale di Cristo, di Basilio di
Santa Croce - Museo di San Francesco, Santiago (Cile)

Di questo mezzo si avvalse Papa Gregorio IX nel redigere la bolla di canonizzazione dello Sposo della Signora Povertà: “Ecco, il Signore che, mentre distruggeva la terra con l’acqua del diluvio, guido? il giusto mediante una misera arca (cfr. Sp 10, 4), non lasciando che la verga dei peccatori gravasse sopra la sorte dei giusti (cfr. Sal 124, 3), nell’ora undecima suscito? il suo servo il beato Francesco, uomo veramente secondo il suo cuore (cfr. I Sm 13, 14), lampada invero disprezzata nei pensieri dei ricchi, ma preparata per il tempo stabilito, mandandolo nella sua vigna perche? ne estirpasse le spine e i rovi, dopo aver annientato i Filistei che l’assaltavano, illuminando la patria, e la riconciliasse con Dio ammonendola con assidua esortazione (cfr. Gdc 15, 15)”.16

Inoltre, il Santo con le Stigmate era anche identificato con l’Angelo che sorge dall’Oriente recante il sigillo del Dio vivente, cioè, i segni della Passione (cfr. Ap 7, 2). È lo stesso Dottore Serafico che elucida questo argomento nel prologo della sua celebre Legenda maior: “Questo araldo di Dio, degno di essere amato da Cristo, imitato da noi e ammirato dal mondo è il servo Francesco. Lo constatiamo con certezza, vedendo come egli raggiunse l’apice della più eccelsa santità e come, vivendo tra gli uomini, imitò la purezza degli Angeli al punto da essere posto come esempio di perfezione per i seguaci di Cristo”.17

San Luigi lo imitò come lui imitò Cristo

Per l’uomo contemporaneo, abituato al pragmatismo, queste analogie tra Cristo e Francesco potrebbero sembrare spropositate o addirittura tacciate come “culto della personalità”.

Niente di più ingiusto o lontano dalla realtà. Gli omaggi prestati al Poverello, anche nella vita, non avevano nulla di artificiale, perché le folle accorrevano naturalmente per acclamarlo e venerarlo: “Il popolo prestava attenzione alle sue parole come se parlasse un Angelo del Signore”.18 Del resto, era riconosciuto per la sua genuina umiltà, che si traduceva nello sforzo di evitare la divulgazione del miracolo delle stigmate o nella rinuncia al presbiterato perché si considerava indegno di riceverlo.

La imitatio Francisci come forma di imitatio Christi non era un’ idea insolita all’epoca del Santo di Assisi e nei secoli a venire. San Luigi IX, re di Francia e terziario francescano, fu paragonato a Francesco in diversi modi, anche nei testi degli uffici liturgici dedicati al venerando monarca.

La sua lotta contro i Saraceni fu equiparata alla lotta del Poverello contro suo padre per consegnarsi a Dio. Si confrontava il fatto che entrambi andavano a dare da mangiare ai lebbrosi, costruivano chiese e servivano i poveri con generosità e compassione. E questo in modo tale che, analizzando la memoria liturgica del nobile sovrano francese, una studiosa britannica contemporanea è arrivata ad affermare: “Luigi ha imitato Francesco nello stesso modo in cui Francesco ha imitato Cristo”.19

Imitiamo Chiara, immagine della Madre di Dio

Numerosi imitatori ha avuto, e continuerà ad avere, questo perfetto imitatore di Cristo. Tra questi risplende in modo particolare Chiara d’Assisi, la santa fondatrice del ramo femminile dei francescani. Sull’esempio del suo padre spirituale, anche lei lasciò un testamento che delinea i percorsi da seguire da parte delle seguaci del Poverello: “Il Figlio di Dio Si fece per noi la Via, e il nostro beatissimo padre Francesco, Suo amoroso imitatore, ci ha mostrato e spiegato questa Via, con la parola e l’esempio”.20

Analogamente, così come San Francesco è l’alter Christus, Santa Chiara, sua discepola perfetta, è identificata come altera Maria, tra le altre ragioni, perché imitò in modo eminente il suo padre spirituale. In questo senso, nell’inno Concinat plebs fidelium, di Papa Alessandro IV (†1261), la più famosa figlia spirituale del Poverello è detta “vestigio della Madre di Cristo” e le suore del Monastero di San Damiano non esitarono a proclamarla come tale: “Le donne imitano Chiara, immagine della Madre di Dio, nuova guida delle donne”.21

In quest’ottica si trova un cerchio di imitazione di Cristo ispirato alle Sacre Scritture, che diventa ulteriormente esteso per la sua trasposizione nei Santi, “pietre vive” della Chiesa.

Il Poverello indica Cristo a Chiara come modello da seguire: “Io, piccolo Fra Francesco, desidero seguire la vita di povertà del nostro altissimo Signore Gesù Cristo e di sua Madre Santissima e perseverare in lei fino alla fine; e vi prego e vi esorto, mie signore, a vivere sempre in questa santissima vita di povertà”.22 La Santa, a sua volta, insegna alle sue discepole: il nostro padre spirituale è la via di santificazione. E le clarisse si stimolano reciprocamente: imitiamo Chiara, immagine della Madre di Dio. E così via…

Dalla cascata di grazie che sgorga dall’Uomo-Dio, Maria Santissima, come Mediatrice, le trasmette profusamente ai Santi. Essi le ricevono e le diffondono, come fari per i loro seguaci per l’imitazione di Cristo. Il popolo, a sua volta, si ispira sull’imitazione di questi eroi della Fede. La santità è raggiante ed è alla portata di tutti attraverso tanti esempi. Basta cominciare a imitare…23 (Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2018, n. 185, p. 16-19)

1 Cfr. ARISTOTELE. Poetica, c.IV. 2 BENEDETTO XVI. Udienza generale, 20/8/2008. 3 SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO. Legenda maior, prol., n.1 (FF 1020). La numerazione degli scritti e biografie di San Francesco d’Assisi (FF) è stata presa da: MENESTÒ, Enrico; BRUFANI, Stefano (Ed.). Fontes Franciscani. Assisi: Porziuncola, 1995. O, in certi casi, dalla traduzione italiana aggiornata (FFI): PAOLAZZI, Carlo (Org.). Fonti Francescane. 3.ed. Padova: Francescane, 2011. 4 Cfr. Idem, c.I, n.3 (FF 1031). 5 BEATO TOMMASO DA CELANO. Seconda vita di San Francesco, I, c.6, n.10 (FF 593). 6 ANGELO CLARENO. Libro delle cronache o delle tribolazioni dell’Ordine dei Frati Minori, prol. (FFI 2124). 7 Cfr. BEATO TOMMASO DA CELANO, op. cit., I, c.7, n.12 (FF 596-597). 8 SPECCHIO DI PERFEZIONE, c.XX (FF 1703). 9 Idem, c.XVI (FF 1699). 10 ANGELO CLARENO, op. cit., prol. (FFI 2114). 1 BARTOLOMEO DA PISA. De conformitate vitæ beati Francisci ad vitam Domini Iesu Redemptoris nostri, prol. 1. In: Analecta Franciscana. Florentiæ: Quaracchi, 1906, t.4, p.2. 12 BEATO TOMMASO DA CELANO, op. cit., II, n.26 (FF 613). 13 SPECCHIO DI PERFEZIONE, c.LXXIII (FF 1768). 14 SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, op. cit., c.XI, n.2 (FF 1189). 15 Idem, prol., n.1 (FF 1020). 16 GREGORIO IX. Bolla Mira circa nos, 16/7/1228. 17 SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, op. cit., pról., n.2 (FF 1022). 18 Idem, c.XII, n.12 (FF 1221). 19 GAPOSCHKIN, Marianne Cecilia. Louis IX and Liturgical Memory. In: BRENNER, Elma; COHEN, Meredith; FRANKLIN-BROWN, Mary (Ed.). Memory and Commemoration in Medieval Culture. Farnham: Taylor and Francis, 2013, p.274. 20 SANTA CHIARA D’ASSISI. Testamento, v.5 (FFI 2824). 21 BEATO TOMMASO DA CELANO. Leggenda di Santa Chiara. Lettera di introduzione a Papa Alessandro IV (FF 3153). 22 SAN FRANCESCO D’ASSISI. Ultima volontà scritta per Santa Chiara, n.1-2 (FF 140). 23 Questo articolo è un adattamento de: São Francisco como alter Christus ela imitação de Cristo: fontes e interpretação. In: Lumen Veritatis. São Paulo. Anno X. N.40 (Luglio-Settembre 2017); p.265-298. 

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