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Santa Rosalia di Palermo: Principessa e compagna degli Angeli

Pubblicato 2018/09/17
Autore : Giuliana D’Amaro

Abbandonò il palazzo in cui era nata per vivere come un’eremita in grotte umide e buie. In esse sperimentò la prova e il dolore, ma anche la luce del soprannaturale, l’intima e assidua comunione con Gesù, Maria e gli Angeli.

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“Io, Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina e delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di vivere in questa grotta”. Sono queste le parole incise sulla roccia di una lugubre caverna dalle mani di una giovane principessa che, lasciandosi alle spalle le ricchezze del palazzo, preferì nascondersi tra le montagne per donarsi interamente al suo unico Amato.

La vita di quest’angelica eremita, poco conosciuta al di fuori dell’Italia, è uno dei più begli esempi di adempimento della promessa fatta dal Redentore a coloro che lasciano la loro casa, il padre, la madre o i campi a causa del suo nome (cfr. Mt 19,29). Ella ricevette il centuplo in favori celesti, già su questa terra, e la gloria nell’eternità. Cerchiamo, dunque, alcune tracce della sua storia.1

2.jpg

La Santissima Vergine vegliava soprattutto
sulla purezza della giovane e un giorno le
apparve, invitandola ad abbandonare il mondo

Apparizione della Madonna a Santa Rosalia
di Antoon van Dyck – Kunsthistorisches
Museum, Vienna (Austria); nella pagina
precedente, Santa Rosalia, di Andrea Sacchi,
Museo del Prado, Madrid

Amore ardente per Gesù fin dalla sua infanzia

Rosalia era figlia del duca Sinibaldo, il cui feudo si estendeva tra la provincia di Palermo e quella di Agrigento. Questo nobile discendeva dall’imperatore Carlo Magno e godeva della stima del re di Sicilia, Rogerio II. Sua madre era parente prossima del monarca.

Correva l’anno 1130 quando nacque questa dolce bambina, nella stessa città di Palermo. Il nome scelto dai suoi genitori è una contrazione delle parole latine rosa e lilia – rosa e gigli – fiori che simboleggiano rispettivamente la regalità e la purezza. Quindi, già nel suo nome erano prefigurate due delle virtù che l’avrebbero distinta.

I suoi genitori la educarono con grande cura, come esigeva la sua elevata condizione. Sebbene fosse circondata dal lusso, dalla mondanità e dalle comodità della corte, la Provvidenza le aveva ispirato fin dalla tenera età un amore ardente ed esclusivo per Nostro Signore Gesù Cristo e il desiderio di appartenere interamente a Lui.

Trascorsi gli anni, era intenzione dei suoi genitori sposarla con un nobile pretendente, scelto tra i molti che aspiravano alla sua mano. Tuttavia, la Santissima Vergine vegliava soprattutto sulla purezza della giovane e un giorno le apparve, invitandola ad abbandonare il mondo per seguire il suo Divino Figlio.

Piena di giubilo, Rosalia si dispose subito a partire. E le uniche ricchezze che portò con sé furono alcuni libri spirituali, strumenti di disciplina, un crocifisso e una corona di Ave Marie.

Giovane eremita in una grotta buia e umida

Rosalia aveva appena quattordici anni quando lasciò il palazzo della sua famiglia per sempre. Racconta la tradizione che lo fece guidata da “due angeli, un cavaliere armato e un altro travestito da pellegrino”.2 Si diressero fino al Monte Quisquina, situato a quaranta miglia da Palermo, dove le indicarono la grotta che avrebbe dovuto prendere per sua dimora.

Un passaggio molto stretto e basso le diede accesso. Il suo interno, buio e umido a causa del costante gocciolio d’acqua, era diviso in piccoli compartimenti collegati tra loro da stretti corridoi. C’è ancor oggi una piccola fontana che lei scavò per raccogliere l’acqua che filtrava attraverso i muri di pietra. C’è anche un altare rustico e una lunga pietra liscia su cui riposava. In questa lontana grotta, riparata da una fitta vegetazione e nascosta all’interno della roccia, Rosalia avrebbe potuto vivere in assoluta solitudine.

Ciò che è accaduto nei lunghi anni in cui la vergine eremita stette là, è così descritto dagli agiografi contemporanei: “Immersa in continua preghiera, subì gli attacchi del nemico comune che voleva sviarla dal suo santo proposito, ma fu continuamente sconfitto da lei, e là ricevette la visita e le comunicazioni degli Angeli, con cui il Signore ricompensava l’eroicità del suo proposito”.3

Secondo alcuni autori, le brume del tempo obbligherebbero a fermare qui la narrazione, scartando in anticipo la possibilità di conoscere con sicurezza più dettagli della sua vita. Tuttavia, sembra utile a rafforzare la nostra fede incamminarci per le vie che uniscono il soprannaturale e il leggendario per mano di uno degli antichi biografi di Santa Rosalia, il francescano Juan di San Bernardo.4 Prendiamo in considerazione alcuni degli episodi pii da lui riferiti.

Comunione celestiale… e incessanti battaglie

 L’inizio della sua nuova vita a Quisquina fu permeato di consolazioni. Le privazioni più terribili e le più aspre mortificazioni le sembravano soavi. Si nutriva di erbe, radici e frutti selvatici che raccoglieva nei boschi adiacenti ed era esposta ai rigori delle intemperie. Viveva ignorata dagli uomini, ma conosciuta da Dio, dalla sua Santissima Madre, dai suoi Angeli e Santi, che le facevano spesso visita e con lei mantenevano un’intensa comunione. Seguendo sempre le istruzioni e gli insegnamenti angelici, divideva il tempo tra preghiere, penitenze, lavori manuali e, soprattutto, colloqui con il suo amato Gesù.

Trascorso circa un anno, il Signore dispose che iniziassero le tribolazioni, permettendo che il demonio la attaccasse con violenza. Un fenomeno molto frequente nella vita spirituale: dopo una mattina luminosa di grande consolazione, segue l’oscura notte della tempesta... Ma è Dio che, nella sua infinita sapienza, prepara questi momenti per mettere alla prova i suoi eletti, temprando le loro anime come a una spada nella forgia, al fine di concedere loro una corona di gloria più grande e più splendente.

3.jpg

Due angeli la condussero alla grotta,
situata sul monte Quisquina

Dipinto del monastero di San Pelayo
de Antealtares, Santiago de
Compostela (Spagna)

Rosalia soffriva di forti dolori alla testa e allo stomaco, insieme a sensazioni di freddo e di caldo così intensi che sembravano penetrarla fino alle ossa. Il demonio le ricordava le comodità del palazzo che aveva abbandonato e le suggeriva l’idea che tutto ciò che aveva fatto fino a quel momento fosse stato una pazzia e non sarebbe stata in grado di sopportare le sofferenze di quella vita. Le faceva provare una profonda tristezza e malinconia, cosa che le rendeva difficile la pratica degli esercizi spirituali. Fu in considerazione di queste lotte che il suo Angelo l’aveva ispirata a incidere nella roccia all’ingresso della grotta la ragione per la quale aveva scelto di vivere lì.

Successione di terribili prove

Una delle prove più difficili che dovette affrontare furono le tentazioni contro la purezza. Il demonio si insinuava nella sua immaginazione, imprimendo rappresentazioni turpi e pensieri infami. La giovane, che non aveva mai conosciuto tali impulsi, soffriva orribilmente a causa loro. Tale era l’intensità della prova, che temeva di cedere. Ricorreva alle armi della preghiera e della mortificazione, e tra le lacrime supplicava il soccorso divino. Le sue grida furono ascoltate e l’avversario sconfitto. 

Passò allora il nemico infernale a un’altra specie di assalto, prendendo forme visibili e cercando di perderla in vari modi. Le apparve come un giovane elegante, con lo scopo di conquistare il suo cuore e distoglierlo dal suo amore per Cristo. Ancora una volta fu vinto dalla vergine, che prese il crocifisso tra le mani, implorando l’aiuto del suo Redentore.

Una volta i demoni assunsero l’aspetto di cortigiani, e tra loro quello di un gentiluomo che serviva suo padre. Egli si presentò come inviato da Sinibaldo, dicendole con dolcezza che era venuto a riprenderla affinché ritornasse a corte, dove i suoi genitori la aspettavano con grande ansia. Per Rosalia quella fu una delle prove peggiori, non perché si sentisse incline a tornare, ma per il terrore che le ispirava questa stessa idea. Quasi senza forze, poté appena volgere lo sguardo al cielo, in una preghiera silenziosa... Le apparve allora Cristo crocifisso, la cui luce e splendore misero in fuga tutte le ombre del maligno. Nostro Signore la esortò alla perseveranza in mezzo ai patimenti e, chiedendole di avvicinarsi, la strinse contro il suo divino petto.

Una volta superate queste prove, Rosalia era diventata più forte nel combattimento e le tentazioni erano diventate più facili da sopportare. Tuttavia, il nemico vedendo che gli era impossibile infliggere il suo marchio orribile su quell’anima pura e innocente, cercò di tormentarla fisicamente. La maltrattava con colpi e schiaffi, arrivando a lasciarla in un tale stato di debilitazione che, non potendo prendersi cura di se stessa, gli Angeli diventarono visibili per curarla, confortarla e servirla. In queste occasioni, erano loro che preparavano il cibo e applicavano le medicine. Una volta, venne addirittura la Santissima Vergine per aiutarla e farle compagnia.

Tre feste commemorate con Gesù e Maria

A dispetto di tutto, mantenne invariata la sua consuetudine di preghiera e di raccoglimento. Meditava sui misteri della vita di Nostro Signore, secondo il tempo in cui sono celebrati dalla Chiesa, e riceveva da Dio una chiarissima conoscenza a loro proposito. Era solita pregare o cantare l’Ufficio della Madonna, accompagnata e aiutata dal suo Angelo custode ogni volta che era debilitata o malata.

Commemorava le principali solennità con grande fervore e tutto il culto esteriore che le era possibile. C’erano tre feste di cui era particolarmente devota: Natale, Pasqua e l’Assunzione di Maria Santissima. In questi giorni, Gesù stesso, Sommo ed Eterno Sacerdote, celebrava una Messa nella grotta, aiutato da San Pietro, che faceva il sermone. Gli Angeli servivano come cerimonieri e musici, e la Regina del Cielo partecipava alla celebrazione al fianco di Rosalia. La notte di Natale, Lei le concedeva un regalo speciale: le dava da prendere in braccio il Bambino Gesù! Il giorno dopo queste tre feste, le celebrazioni proseguivano con uno splendido banchetto preparato dagli Angeli.

Trasferimento al Monte Pellegrino

Trascorsi alcuni anni, il Signore stabilì che la giovane anacoreta si trasferisse in un altro luogo. Alcune fonti dicono che la ragione di questo trasferimento fu che sarebbe stata scoperta se fosse rimasta a Quisquina, dal momento che la sua famiglia la stava ancora cercando. Altri credono che gli abitanti delle regioni vicine, avendo appreso che una santa dimorava in quella montagna, accorressero da lei in quantità per chiedere preghiere. Quindi, scortata ancora una volta da un distaccamento angelico, partì dal suo amato santuario.

4.jpg

Tempo dopo, fu trovata una grande pietra di alabastro
di un sol pezzo, all’interno della quale si trovava il
prezioso tesoro; un tale sepolcro non poteva che
esserle stato preparato dagli Angeli

Morte di Santa Rosalia, di František Tkadlík; 

Gli Angeli la condussero in direzione di Palermo, e alla fine di una lunga giornata raggiunse il Monte Pellegrino. Elevazione imponente e, a quel tempo, di difficile accesso, la sua cima è esposta al violento vento del nord. La grotta scelta, incrostata tra alte roccie, non era mai colpita dai raggi del sole e l’acqua gocciolava senza interruzione. “Tutte queste condizioni facevano sì che al suo interno vigesse un perpetuo e rigidissimo inverno”.5 La sua nuova abitazione, più cupa, aspra e inospitale di quella precedente, le piacque molto.

Fu in questo luogo che Rosalia trascorse gli ultimi anni della sua esistenza terrena. Dopo diciotto anni di vita austera e solitaria, consegnò la sua bella anima a Dio il 4 settembre 1160.

Glorificazione “post mortem”

Ci sono tutte le ragioni per credere che gli abitanti delle città e dei campi vicini non ignorassero completamente l’esistenza di un’eremita virtuosa che viveva nella grotta di Monte Pellegrino e di Quisquina. Altrimenti non si può spiegare la rapida diffusione del suo culto: “Il popolo palermitano la onorò immediatamente come una santa, e dalla fine del XII secolo molte chiese e cappelle furono dedicate a lei in Sicilia e nel sud Italia”.6 Il suo corpo, tuttavia, non fu mai trovato.

Trascorsero i secoli e, nel 1624, Palermo fu devastata da una terribile pestilenza che provocò migliaia di vittime. Fu questa l’occasione scelta da Santa Rosalia per apparire in sogno a una certa signora, alla quale indicò con precisione il luogo della grotta del Monte Pellegrino dove giaceva il suo corpo. Dopo penosi e insistenti scavi, il 15 luglio fu trovata una grande pietra di alabastro di un sol pezzo, all’interno della quale si trovava il prezioso tesoro. Un tale sepolcro non poteva che esserle stato preparato dagli Angeli. Insieme alle sue ossa c’erano “un crocifisso di terracotta, una croce greca d’argento e alcune delle perline che usava per pregare”7 il salterio mariano.

Le reliquie furono trasportate nella cappella dell’Arcivescovo di Palermo, il Cardinale Giannettino Doria, il quale, per accertarne l’autenticità, ordinò un’indagine. Nel frattempo la pestilenza continuava la sua devastazione e numerosi malati guarivano invocando Santa Rosalia. Terminato il processo, nel giugno del 1625 le reliquie della Santuzza, come è affettuosamente chiamata dai palermitani, furono condotte in solenne processione in tutta la città e la peste cessò improvvisamente.

Nel 1630, Papa Urbano VIII la inserì nel Martirologio romano, con due feste: il 15 luglio, in commemorazione della scoperta delle sue reliquie, e il 4 settembre, il suo dies natalis.

Analizzando la vita di Santa Rosalia, richiama l’attenzione la radicalità con cui corrispose a ogni invito della grazia. La relazione con il soprannaturale dominava tutto il suo essere, relegando le cose materiali a un piano secondario. Così deve essere un’anima veramente cattolica nel seguire la sua propria vocazione!

E se il mondo attuale sembra aver dimenticato la realtà celeste – la più alta e vera di tutte le realtà – non è perché è tornato in maniera peccaminosa a ciò che è vano e passeggero?

“Siamo stati creati per lo stesso scopo degli Angeli; come loro, siamo stati elevati all’ordine soprannaturale; e, in quell’eternità davanti alla quale la vita terrena è un semplice istante, dovremo partecipare alla società spirituale degli Angeli, contemplando, amando, lodando e servendo Dio. […] Tanto quanto in Cielo, questa finalità è reale nella vita terrena”.8

Che Santa Rosalia ci aiuti, col suo esempio e la sua intercessione, a partecipare “ancor qui sulla terra alla società beata degli Angeli e degli uomini, uniti in Dio”.9 (Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2018, n. 184, p. 28-31)

1 Per la cronologia della vita di Santa Rosalia, seguiremo in questo articolo i dati offerti da GUÉRIN, Paul (Org.). Les petits Bollandistes. Vies de Saints. 7.ed. Parigi: Bloud et Barral, 1876, t.X, p.485- 486. “Gran parte di ciò che si conosce su di lei è stato ricostituito a partire dalle tradizioni locali, dalle iscrizioni e pitture” (Butler, Alban, Butler’s Lives of the Saints, New Full Edition: September Tunbridge Wells-Collegeville [MN]: Burns & Oates; The Liturgical Press, 2000, p.35). 2 LEITE, SJ, José (Org.). Santos de cada dia. 3.ed. Braga: Apostolado da Oração, 1987, vol.III, p.23. 3 ECHEVERRÍA, Lamberto; LLORCA, SJ, Bernardino; REPETTO BETES, José Luis (Org.). Año Cristiano. Madrid: BAC, 2005, vol.IX, p.114-115. 4 Cfr. JUAN DE SAN BERNARDO, OFM. Vida y milagros de Santa Rosalía, virgen. Sevilla: Herederos de Tomás López de Haro, 1717, p.39-95. 5 SANFILIPPO, SJ, Pietro. Vita di Santa Rosalia. 2.ed. Palermo: Francesco Lao, 1840, p.21. 6 BUTLER, op. cit., p.35. 7 Idem, ibidem. 8 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. A contemplação terrena, prenúncio da visão beatífica. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno IV. N.42 (Set., 2001); p.21. 9 CCE 336.

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