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Commenti al Vangelo

Un mondo sordo alla voce di Dio

Pubblicato 2018/09/13
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Più che temere la disgrazia della sordità fisica, dobbiamo guardarci dal contagio dell’insensibilità alla voce di Dio di cui soffre l’umanità ai nostri giorni.

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Vangelo

In quel tempo Gesù, 31 uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37 e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!” (Mc 7, 31-37).

mons.jpgI – Le meraviglie promesse da Dio

La Liturgia della XXIII Domenica del Tempo Ordinario presenta vari riferimenti alla sordità e al mutismo. Il suo insegnamento, tuttavia, trascende di molto l’aspetto fisico di queste invalidità corporee, aprendo i nostri occhi su un male incomparabilmente più terribile.

Nella prima lettura, attraverso le labbra del profeta Isaia, Dio promette salvezza e annuncia vere meraviglie per il futuro: “‘Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua” (35, 4-7a).

Senza dubbio questa profezia si è compiuta in Nostro Signore Gesù Cristo, ma non si riferisce semplicemente ai prodigi fisici operati dall’Uomo-Dio. Quando Lui guariva, faceva spesso affermazioni del tipo: “Và, la tua fede ti ha salvato” (Mc 10, 52), “Và e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 11), e tante altre, con le quali sottolineava la connessione tra l’infermità fisica e il suo corrispettivo spirituale. Ogni guarigione, quindi, oltre al suo aspetto reale e concreto, è simbolica dei più grandi miracoli compiuti da Nostro Signore: quelli spirituali, molto più complessi di quelli fisici.

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Visione di San Francesco di Borgia, dei demoni
che circondano il peccatore - Cattedrale di Valencia (Spagna)
I miracoli spirituali superano quelli fisici

Nel considerare, per esempio, il Sacramento della Penitenza istituito dal Divino Salvatore, la buona Teologia ci spiega che l’assoluzione data a una persona che è in peccato mortale è un miracolo infinitamente più grande che se tutta l’umanità avesse le braccia mozzate e qualcuno facesse il prodigio di ricomporle una per una. Nel confessionale, la vita divina espulsa dal peccato rianima di nuovo l’anima, e questo supera di gran lunga qualsiasi prodigio di carattere corporeo. 

In modo analogo, in una lezione di catechismo dei nostri giorni, un bambino sente con naturalezza meraviglie di cui i profeti, i re e i patriarchi dell’Antico Testamento non ebbero neppure nozione. Prima della Rivelazione portata da Nostro Signore Gesù Cristo, udivano profezie come quelle di Isaia, ma non le capivano, perché erano sordi a quelle verità, ciechi per distinguere realtà così elevate, e paralitici per compiere le opere meritorie agli occhi di Dio. Che diventarono comuni dopo la Redenzione.

Ecco il nuovo influsso di vita divina che penetrò nell’umanità, poiché il cambiamento iniziato con l’Incarnazione del Verbo è inimmaginabile!

In questo modo, in tutti i suoi miracoli, Nostro Signore cercava di fissare l’idea che Egli portasse una salvezza completamente diversa, che superava di gran lunga l’aspettativa creata tra il popolo eletto della venuta di un liberatore che li avrebbe liberati dagli attacchi militari o dal pagamento delle imposte; che superava addirittura le promesse messianiche di restituzione della vista ai ciechi, della parola ai muti e dell’udito ai sordi. Cioè, ci sarebbe stata una tale infusione di grazie, una Redenzione così sovrabbondante, che l’animo per la pratica del bene sarebbe diventato fortissimo e il furore di Satana contro l’umanità sarebbe stato vendicato. Dopotutto, Gesù Cristo era venuto ad aprire le porte del Cielo affinché gli uomini partecipassero alla Sua vita e alla Sua felicità, evitando la via dell’inferno!

È in questa prospettiva tutta fatta di orizzonti soprannaturali che dobbiamo considerare il bellissimo miracolo narrato nel Vangelo di questa domenica.

II – Una guarigione preceduta da segni

Nostro Signore si trovava ancora in terre pagane, dove poco prima aveva guarito la figlia della cananea (cfr. Mc 7, 24-30). Attraversava la Decapoli, una regione in cui era già molto noto, perché lì l’antico posseduto di Gerasa aveva predicato su di lui (cfr. Mc 5, 1-20), preparando il terreno per l’annuncio della Buona Novella.

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Confessione nella Cattedrale
di Montevideo (Uruguay)
Il beneficio di una richiesta di intercessione

In quel tempo Gesù, 31 uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e gli pregarono di imporgli la mano.

Chi è sordo, siccome non sente, difficilmente trova l’equilibrio nel tono e nel volume quando usa la propria voce e, anche se a volte riesce a pronunciare alcune parole, lo fa in modo tale che per essere compreso in genere ha bisogno di un intermediario che interpreti i suoni emessi. Era questa, a quanto pare, la situazione presentata dal Vangelo. Utilizzando il verbo “portarono”, San Marco indica che non fu quell’uomo a chiedere di avvicinarsi a Nostro Signore, ma altri, che ascoltavano e parlavano normalmente, lo condussero, certamente perché conoscevano la sua fama di grande taumaturgo.

Perché non andò da Gesù da solo? Vivendo in una delle dieci cittadine della Decapoli, a causa della sordità, gli mancavano i mezzi per comprendere appieno chi fosse nostro Signore. Inoltre, provenendo da quel luogo, è probabile che fosse ancora pagano e, quindi, non avesse fede. La disposizione per stare davanti al Divino Maestro e credere in Lui non era sua, ma di altri.

Nostro Signore, tuttavia, fu contento di vedere questo intervento dei suoi amici. Massimo intermediario tra Dio e gli uomini, è lieto di affermare il potere impetratorio di un’intercessione, molto più grande ai Suoi occhi di quanto possiamo immaginare! Non è un caso che nell’insegnare la preghiera perfetta, l’abbia pregata al plurale. Il Padre Nostro è una richiesta collettiva, nella quale alcuni intercedono per gli altri, perché Egli vuole questo amore reciproco, in cui ognuno si interessa di tutti.

Gli uomini chiedono a Nostro Signore di imporre le mani sul loro compagno perché in quel tempo i sacerdoti utilizzavano questo gesto per implorare la guarigione per gli ammalati. Gesù, tuttavia, non userà questo sistema abituale.

Numerosi segni per sottolineare la paternità di un prodigio

33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”

Forse per timore che qualcuno dei presenti, di mentalità farisaica, non intendesse le attitudini che avrebbe preso, Nostro Signore portò il sordo “fuori dalla folla” che si dava gomitate intorno a lui. In effetti, il metodo che il Divino Maestro impiega per operare questa guarigione è insolito. 

Subito all’inizio, ci lascia stupiti perché ha aspetti che, a prima vista, sembrano contraddire gli attuali concetti di igiene ed educazione. Tuttavia, non possiamo agire come i farisei, giudicando che Dio è soggetto ai costumi propri di chi è stato generato nel peccato originale. Usare la saliva sarebbe una procedura molto prosaica tra creature così concepite, ma non quando essa proviene dalle labbra del Verbo Incarnato… Che privilegio per quel povero uomo! Non è detto dove o come Egli abbia sputato, ma non dubitiamo della infinita distinzione con cui lo fece, prima di bagnare il dito per toccare la lingua del sordo.

Ora, basterebbe una sola parola di Nostro Signore e tutto sarebbe risolto. Egli avrebbe potuto anche guarirlo a distanza, come nell’episodio del servo del centurione romano (cfr. Mt 8, 5-13). Volle, invece, che fosse chiaro a quell’anima rude e di poca fede che era Lui che lo guariva. Per questo, ci tenne a contrassegnare il miracolo con tutti questi gesti. Se avesse soltanto imposto le mani, forse il sordo avrebbe avuto la sensazione che uno spirito avesse operato il prodigio. No. Solo Gesù Cristo ha il potere di superare le leggi della natura, perché è Dio.

Tuttavia, è curioso notare che fino a quel momento non era accaduto nulla… Nostro Signore desiderava anche mostrarsi come il nostro supremo intercessore davanti al Padre Eterno e, per questo, alzò gli occhi al cielo, come chiedendo forze, e poi ordinò con la propria autorità: “Apriti!”

In questo modo, lasciava vedere le sue due nature: la umana e la divina. Come Uomo, eseguiva quei gesti e guardava al cielo, in modo che il sordo capisse che Lui pregava il Padre. Poi, guarì con la sua stessa autorità, come solo a Dio è possibile fare.

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Gesù guarisce un cieco – Collegiata di
San Floriano, Cracovia (Polonia)
Per glorificareDio è necessario togliersi dal centro

35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37 e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”

Quando si schiusero le orecchie del sordo, anche la sua incapacità di parlare correttamente scomparve. E subito deve aver fatto un uso abbondante della parola con tutti quelli che lo circondavano, specialmente con quei compagni pieni di fede che lo avevano portato, con insuperabile carità, ai piedi del Divino Taumaturgo. 

L’impressione suscitata dal prodigio li lasciò fuori di sé dalla contentezza e Nostro Signore, come in tante altre occasioni, raccomandò loro, per ragioni di prudenza, di evitare la divulgazione di quanto accaduto. Tuttavia, da tutta l’eternità, sapeva perfettamente che non gli avrebbero obbedito… Perché allora, insistette a questo riguardo, se la Saggezza Incarnata non può fare nulla di inutile?

Risulterebbe così per la Storia che quando si realizza qualcosa che è di Dio, è Lui che deve esser posto al centro, e non chi è soltanto servito da mero strumento. Se persino l’Uomo-Dio ci ha dato questo esempio, non usiamo mai l’azione della grazia per richiamare l’attenzione su noi stessi.

III – La sordità, simbolo di un’umanità chiusa alla voce di Dio

Come abbiamo considerato nell’apertura di queste righe, il Vangelo di questa XXIII Domenica del Tempo Ordinario presenta un profondo significato spirituale che supera di gran lunga il miracolo edificante operato da Nostro Signore per impostare l’umanità nella prospettiva del Regno di Dio.

I Padri della Chiesa sono concordi nell’interpretare la sordità fisica di quest’uomo della Decapoli come un simbolo di ciò che accade a coloro che non hanno fede, come, storicamente, forse è stato il caso del povero sordo. La mancanza di fede rende l’anima intorpidita e incapace di comprendere la parola che viene da Dio, proprio come a un animale non è dato capire ciò che l’intelligenza umana raggiunge. Questa sordità per le cose divine si manifesta, in maniera impressionante, nel tentativo di parlare di questioni riguardanti il mondo soprannaturale in un ambiente di persone non battezzate e chiuse all’azione della grazia.

Il mutismo, a sua volta, rappresenta la dimenticanza di glorificare Dio, di parlare di Lui agli altri. Non avere Dio sulle labbra significa essere muti alla vita soprannaturale, perché a che cosa serve trattare ogni aspetto della creazione senza elevarsi alla considerazione del Creatore?

Non senza ragione, Nostro Signore si lamentò dei suoi interlocutori: “Questo popolo Mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me” (Mc 7, 6). E spesso esortava: “Chi ha orecchi per intendere, intenda” (Mc 4, 9). Naturalmente non Si riferiva all’udito fisico, ma al prestare ascolto a Dio.

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Conversione di San Paolo
Cattedrale di Valencia (Spagna)
Dio Si fa sentire nelle forme più diverse

Infatti, la vita spirituale è fatta di ascolto di questa voce misteriosa, poiché il Signore comunica costantemente con noi. Ma il suo appello deve essere ricambiato. Se è mancanza di educazione non ripagare l’adempimento di qualcuno più anziano, tanto più lo sarà in relazione a Dio. Dobbiamo seguire l’esempio di Samuele quando fu chiamato nel sonno: si mise in piedi e disse “Præsto sum! – Eccomi!” (I Sm 3, 4). O quello di San Paolo quando udì la domanda di Nostro Signore: “Saulo, Saulo, perché Mi perseguiti?” (At 9, 4). Da fariseo persecutore dei cristiani, diventò l’Apostolo per antonomasia rispondendo prontamente: “Signore, cosa vuoi che io faccia?” (cfr. At 9, 6). 

Dio non abbandona mai la creatura razionale. Al contrario, ha un vero impegno a mettersi in contatto con ognuna di loro. In che modo?

Primo, attraverso la creazione, perché tutto ciò che esiste ci parla, in qualche modo, di Dio. A volte, contemplando una semplice formichina che porta con grande sforzo una foglia molto più grande di lei, vediamo quanto Egli si prende cura degli esseri che ha creato e di come è stato prodigo nel dare a ciascuno le qualità necessarie per il suo sviluppo. La Provvidenza può manifestarSi anche quando accade un incidente a qualcuno che guida male… Perché è detto: “il Signore corregge chi ama” (Pr 3, 12).

Altre volte sentiamo la presenza di Dio nella lettura di un passo delle Sacre Scritture, nella considerazione dei fatti della vita di un grande Santo, o nel contatto con la voce della Chiesa, che ci viene attraverso un buon sermone, dall’esempio di un religioso virtuoso, dall’ambiente raccolto di un recinto sacro. Insomma, queste sono situazioni nelle quali il Signore ci parla attraverso mezzi esterni.

Ma può anche farlo interiormente in molte circostanze, sia attraverso le punzecchiature della coscienza che raggiungono anche il più incallito dei peccatori avvertendolo che procede male, sia con una prova che porta benefici all’anima, o con altri più svariati tocchi della grazia.

Dio sta costantemente parlando con tutti, anche con i peccatori, chiamandoli ad maiora!

Il mondo è diventato sordo

Ma se Dio comunica con noi con tanta verve e con così tanti mezzi, perché la sordità alla sua voce è così universale? Potremmo dire che il mondo è diventato sordo e che le lingue sono intrappolate! Nessuno oggi parla di Dio, della ricerca della santità, dell’odio che dobbiamo avere per il peccato, o del grande rischio che l’uomo moderno corre di essere gettato eternamente nell’inferno. In generale, tutti vivono intorno alle proprie preoccupazioni, dimentichi del Creatore e delle realtà soprannaturali. Ora, chi non esprime il suo amore per il Signore attraverso la preghiera e una relazione intima con Lui, diventa sordo. 

La causa principale di questo male sta nell’aprire le orecchie a voci strane che non portano a Dio, ostruendo il labirinto uditivo con la sporcizia. Com’è possibile ascoltare la voce divina ascoltando le urla della televisione, di internet e di quant’altro? Le orecchie cariche di attaccamento alle cose di questo mondo non distinguono più la voce dell’Alto, poiché è impossibile prestare attenzione a due conversazioni contemporaneamente. O si parla con Dio, o con Satana!

Pertanto, vigilanza! Il linguaggio del mondo usa con noi tutte le sue attrattive, mentre la voce di Dio è soave e molto dilettevole, ma austera e temperata.

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Giovani araldi pregano prima di una delle riunioni del
Corso di Vacanze, tenutosi nella Casa di Formazione
Thabor, Caieiras (Brasile), tra il 18 e il 21/7/2018
L’ascolto spirituale dipende dalla fede

Da questa prospettiva, l’ascolto spirituale si può migliorare o far languire, a seconda delle circostanze alle quali esponiamo la nostra fede. Atti interamente naturali, sprovvisti di qualsiasi significato trascendente, fanno diminuire la fede; mentre la sempre maggiore applicazione agli aspetti soprannaturali della creazione aumenta la penetrazione nel vasto, profondo e ricco panorama della fede.

Proprio come un muscolo, costituito da fibre suscettibili di crescita o diminuzione, diventa emaciato quando è immobilizzato con un gesso, anche la nostra fede inizia ad appassire se ingessata in un forte egoismo. Per esercitare la fede, bisogna rompere questo gesso, uscendo da se stessi per rivolgersi al soprannaturale.

Questo è il motivo per cui i peccatori incalliti, barbarizzati dal rumore delle loro passioni indisciplinate e desiderosi delle sensazioni del peccato, non riescono a sentire la voce di Dio o, se in qualcosa la sentono, non Le rispondono.

Il rimedio per la sordità

 Se di fronte a questo terribile quadro sentiamo la nostra stessa sordità, dobbiamo chiederci: qual è il rimedio? La risposta ci è data anche dal Vangelo di questa domenica.

In primo luogo, dobbiamo avvicinarci a Nostro Signore, anche se condotti da altri. In seguito, lasciarci andare alla deriva, cioè fuori dal trambusto del mondo, dalle attrazioni della sensibilità disordinata, da tutto quello che il demonio promette come una meraviglia, ma che non è nient’altro che una menzogna. Allora Nostro Signore potrà mettere il suo dito nelle nostre orecchie e tutto sarà risolto.

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Sacro Cuore di Gesù
Casa Monte Carmelo, Caieiras (Brasile)
Dopo aver recuperato l’udito, riusciremo finalmente a parlare con disinvoltura. E proprio come il sordo ebbe la sua lingua toccata dal dito e dalla saliva di Nostro Signore, su di noi poserà il suo potere divino, infondendo la saggezza che ci porterà a conoscere tutte le cose per le loro più alte cause. Dopotutto, è inutile aprire le orecchie e lasciare andare le nostre lingue per dire ciò che non è conveniente. Nostro Signore ci tocca e passa il sapore della sua parola alla nostra lingua in modo che possiamo solo parlare delle meraviglie della salvezza, sull’esempio di quelli che contemplarono il miracolo narrato nel Vangelo: “Egli ha fatto bene tutte le cose: i sordi li ha fatti sentire e i muti parlare”.

A questo proposito, l’Autore di queste righe si ricorda di qualcuno che non perdeva la minima possibilità di utilizzare il dono della parola per elevare gli altri a Dio: il suo padre e maestro spirituale, il Dr. Plinio Corrêa de Oliveira. Si avvicinava a lui per affrontare qualsiasi banalità, e in un breve lasso di tempo, e con estrema facilità, saliva alle considerazioni più sublimi. Al punto che un giorno chi scrive aveva scherzato con lui: “Lei è un pericolo. Di solito, quando si lascia qualcosa, cade a terra per la legge di gravità, ma lei, quando è lasciato, sale immediatamente il più alto possibile!”

Chiediamo alla Madonna che ci ottenga la grazia di essere così anche noi: costantemente desiderosi di ascendere a Dio! Tenendo presente la promessa “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà!”, sappiamo che la sua intercessione porterà un’era in cui l’umanità sentirà da Dio, quello che mai ha sentito prima, perché ci sarà un nuovo soffio dello Spirito Santo sulla Storia, per il quale tutte le cose prenderanno un’altra prospettiva e un altro vigore. Che Lei ci faccia sempre sentire la voce che viene dall’Alto e parlare senza sosta delle meraviglie del suo Divino Figlio! (Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2018, n. 184, p. 08-15)

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