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Lumen Veritatis

Perché essere tomisti?

Pubblicato 2009/10/15
Autore : Mons. João Clá, Dias, EP

Uno dei segnali tramite cui possiamo comprendere quanto Dio crei l'anima umana al fine della vita eterna è l'inestinguibile sete di eternità che nasce dal più profondo dell'anima

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01.jpgMons. João Clá, Dias, EP (1)

L'uomo ha sete di eternizzare il proprio ricordo

"E la fedeltà del Signore dura in eterno." (Sl 116, 2).

Uno dei segnali tramite cui possiamo comprendere quanto Dio crei l'anima umana al fine della vita eterna è l'inestinguibile sete di eternità che nasce dal più profondo dell'anima. E ciò accade nonostante l'uomo constati fino a che punto è effimera la propria esistenza terrena, come dice l'Ecclesiastico: "Quanto al numero dei giorni dell'uomo,cento anni sono già molti.Come una goccia d'acqua nel mare e un grano di sabbia così questi pochi anni in un giorno dell'eternità."(Sir 18, 8).

Tuttavia, arde nell'uomo il desiderio di prolungare stabilmente il ricordo di sé in coloro che vivono con lui, così come anche tra quelli che esisteranno in futuro. L'angoscia molte volte pervade lo spirito di chi si colloca nella prospettiva di essere completamente dimenticato dai suoi familiari e dalla posterità. La semplice considerazione di questo versetto dell'Ecclesiaste: "Non resta più ricordo degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso coloro che verranno in seguito." (1, 11), quasi sempre lascia una certa amarezza in fondo all'anima di chi prova la progressiva vicinanza della morte.

La febbricitante ricerca del successo porta più frustrazione che felicità

Questo è il panico psicologico che si è trovato alla radice della febbricitante ricerca del successo di tanti infelici. Essi hanno trovato più frustrazione che felicità, e, quel che è peggio, ad perpetuam rei memoriam. Ancor di più, questa memoria tanto agognata si è fissata nelle stuoie della Storia proprio all'estremo opposto della gloria divina alla quale ambivano. I tempi che ci hanno preceduto sono pieni di illustrazioni di questa triste situazione. Alcune di esse, però, sono diventate paradigmatiche, come ad esempio, il caso di Alessandro Magno (356 a.C. - 323 a.C.).

Dopo aver conquistato la Grecia, Alessandro , figlio di Filippo II di Macedonia, oriundo della terra di Kittim, sconfisse Dario, re di Persia e di Media, e regnò al suo posto. Intraprese innumerevoli guerre, s'impadronì di molte città e uccise diversi re della terra. La attraversò fino ai suoi confini, prese possesso delle ricchezze di molti popoli, e la terra gli si arrese. Il suo cuore si esaltò e si gonfiò di orgoglio. Radunò eserciti potenti, sottomise al suo impero molti popoli i cui re divennero suoi tributari.

Infine, si ammalò, e comprese che stava per morire. Allora chiamò i suoi luogotenenti, i nobili della sua corte, che erano cresciuti con lui fin dalla giovinezza, e, mentre era ancora vivo, divise tra loro il suo impero. Alessandro regnò per dodici anni e morì. I suoi generali assunsero il potere, ciascuno nella propria regione. Dopo la sua morte, tutti cinsero il diadema, e dopo di loro i loro figli per molti anni, e si moltiplicarono i mali sulla terra." (1 Mc 1, 1-10)

Ci racconta ancora la Storia(2), che Alessandro arrivò ad obbligare i suoi sudditi ad un culto di idolatria, considerandosi un dio. Ma, a che cosa gli valsero la successione di magnifiche vittorie, la fondazione dell'Impero Greco e l'essere diventato il dominatore assoluto del Vicino Oriente? In realtà, il suo orgoglio ebbe una fine prematura, con la sua morte all'età di trentatré anni. La sua scomparsa ebbe tragiche conseguenze: dopo lunghe e sanguinose lotte per la successione, il suo impero fu smembrato e, con il passare degli anni fu assorbito dalla espansione romana. Il libro dei Maccabei considera il suo lascito morale - la civiltà ellenistica - deleterio. In questo libro ci è presentato Antioco Epifane - successore della dinastia dei seleucidi - come "una radice perversa" (1 Mc 1, 10) nata, in ultima analisi, dall'influsso espansionista di Alessandro Magno (3).

San Tommaso d`Aquino: l`uomo che ha segnato la posterità con la sua dottrina

Quanto hanno errato questo e tanti altri uomini! Poiché il cammino per eternizzare la memoria è un altro, come afferma il Salmista: "Eterna sarà la memoria del giusto" (Sl 111, 6), o lo stesso Libro della Sapienza: "Vale di piú una vita senza figli ma ricca di virtú: il suo ricordo sarà immortale, perché sarà conosciuta da Dio e dagli uomini." (Sap 4, 1). Ancora più glorificata sarà l`immortalità del suo ricordo se dalle sue labbra o dalla sua piuma fioriranno sagge e elevate spiegazioni secondo le risorse della ragione umana, sulle sue ultime cause, sul mondo, sull`uomo e sulla propria esistenza di Dio, così come sui Suoi attributi. E, se questo sforzo non si appoggia esclusivamente sull`intelligenza, ma, in un modo speciale, sulle luci che ci propizia la Rivelazione, il fulgore che ne risulta sarà ancora più grande.

Un indiscutibile esempio di chi, su questa linea, ha segnato gli avvenimenti della Chiesa ed è stato glorificato con la migliore fama, è San Tommaso d`Aquino. Attraverso un ricco soffio dello Spirito Santo, egli ha saputo coniugare le verità filosofiche e teologiche come precedenti della Verità Creatrice e dell'Intelligenza Suprema. E questo perché la Filosofia è la più importante delle scienze al servizio della Teologia, essendo questa la prima tra tutte loro. La prima studia l'ordine della natura, e l'altra l'ordine della grazia. Entrambe in grande armonia, poiché generate da un solo creatore: Dio! Egli è l'autore della verità naturale, ed anche della verità rivelata, e per questo motivo è necessario un perfetto intrecciarsi tra la ragione e la fede.

Nel cuore del Dottor Angelico, la logica acquista ali senza perdere il contatto con la terra, e le scienze fisiche, metafisiche e filosofiche con grande umiltà, si inchinano davanti all'autorità divina per servire la Teologia. Nella sua mente troviamo un`esaltata sintesi de tutta la scienza del Medioevo, e persino di quella del mondo antico, purificata e santificata; lì si trovavano la Filosofia e la Teologia condotte a una perfetta unione, la ragione sottomessa alla fede con nuovo vigore e energia. Per questo non dobbiamo considerare le sue opere come semplici saggi di Teologia o di Filosofia, ma sì un vero monumento-sintesi di grandissima portata e profondità e splendore di una grande epoca. Da questo si comprende ancora oggi il motivo per cui si deve cercare in San Tommaso una delle piu belle applicazioni del metodo, o meglio ancora, la logica in tutta la forza della sua chiarezza e penetrazione, e mai con gli ostacoli di cui l'hanno vestita nei secoli posteriori.

Sia nell'anima dei santi, sia nella voce del Magistero della Chiesa, vi è sempre stato un riconoscimento del genio divino con cui il Dottor Angelico ha elaborato la sua Somma Teologica, discernendo e sviluppando tutti i rami della conoscenza umana, raggruppandoli, intrecciandoli e consegnandoli al servizio della fede. È in questa prospettiva che troviamo Santo Alberto Magno stupito davanti alla Somma Teologica prodotta dal suo ex-allievo, quando con grande sforzo lui stesso cercava di portare avanti la propria, già da tempo iniziata.

Quando Alberto lesse la Somma del suo antico allievo, esclamò meravigliato: "Questo è perfetto e definitivo!" E si astenne dal continuare la propria. Il Concilio di Trento ha confermato il suo parere: sul tavolo del salotto, ha messo accanto alla Bibbia la Somma Teologica, come Testamento del Medioevo (4).

Lo splendore della folgorante aura di San Tommaso non è rimasta circoscritto al Medioevo; ancora oggi le sue luci ci assistono con i suoi raggi. Nella lettera Lumen Ecclesiae, del Servo di Dio Paolo VI, diretta al Superiore Generale dei Domenicani in occasione del VII centenario della morte del grande dottore della Chiesa, troviamo questo importante elogio:

"Lo stesso Concilio Vaticano II due volte ha raccomandato San Tommaso alle scuole cattoliche. Trattando, infatti, della formazione sacerdotale ha affermato: Per illustrare quanto più possibile i misteri della salvezza, gli alunni imparino ad approfondirli e a vederne il nesso per mezzo della speculazione, avendo San Tommaso per maestro. Lo stesso Concilio Ecumenico nella Dichiarazione sull'educazione cristiana, mentre esorta le scuole di grado superiore ad aver cura che, indagando accuratamente le nuove questioni poste dall'età che si evolve, si colga più chiaramente come fede e ragione si incontrino nell'unica verità, subito afferma che a questo fine è necessario seguire le orme dei Dottori della Chiesa, specialmente di San Tommaso. È, così, la prima volta che un Concilio Ecumenico raccomanda un teologo, e questi è San Tommaso.

Quanto a Noi, basti ricordare, tra l'altro, quel che un giorno affermammo: Coloro, ai quali è stato affidato il compito di insegnare [...]ascoltino con reverenza la voce dei Dottori della Chiesa, tra i quali occupa un posto eminente San Tommaso; così grande è infatti la forza dell'ingegno del Dottore Angelico, il suo sincero amore della verità, la sapienza nell'indagare le altissime Verità, nell'illustrarle e nel collegarle in profonda coerenza, che la sua dottrina è uno strumento efficacissimo, non soltanto per porre al sicuro i fondamenti della Fede, ma anche per ricavarne in modo utile e sicuro frutti di sano progresso (5)".

Nel nuovo Codice di Diritto Canonico - una delle opere di grande porte del pontificato del Servo di Dio Giovanni Paolo II -, la dottrina teologica di Tommaso d`Aquino diventa, per così dire, "legge" della Chiesa. Nel trattare della formazione dei chierici, il Codice raccomanda:

Cân. 252 § 3. - Vi siano lezioni di teologia dogmatica, radicata sempre nella parola di Dio scritta e nella sacra Tradizione, mediante le quali gli alunni imparino a penetrare più intimamente i misteri della salvezza, seguendo soprattutto la dottrina di s. Tommaso (6).

È particolarmente significativo l`impegno di Giovanni Paolo II per mettere in rilievo l'attualità della dottrina tomista. Materia sulla cui materia questo Papa di felice e nostalgica memoria è una speciale autorità, non soltanto per la sua formazione "nell'Angelicum" di Roma, ma anche per aver vissuto intensamente i problemi e le contradizioni del XX secolo, esercitando la sua attività docente e ministeriale in un paese in cui si confrontavano in maniera acuta le ideologie che hanno portato il razionalismo all'estremo dell'ateismo, nonostante lì si perpetui una comunità ecclesiale vigorosa e con una fede solida.

Il 13 settembre 1980, nel ricevere i partecipanti del VIII Congresso Tomista Internazionale, in occasione del centenario dell'enciclica Aeterni Patris, del suo predecessore Leone XIII, il Papa Giovanni Paolo II affermava: I cento anni dell'Enciclica "Aeterni Patris" non sono passati invano, né quel celebre Documento del Magistero pontificio ha perduto la sua attualità. L'Enciclica si basa su un principio fondamentale, che le conferisce una profonda unità organica interiore. È il principio dell'armonia tra le verità della ragione e quelle della fede. È questo che stava sommamente a cuore a Leone XIII. Tale principio, sempre emergente e attuale, nell'arco di questi cento anni ha fatto notevoli progressi. Basta tener conto della coerenza del Magistero della Chiesa da Papa Leone XIII a Paolo VI e di quanto è maturato nel Concilio Vaticano II, specialmente nei documenti: "Optatam Totius", "Gravissimum "Gravissimum Educationis", "Gaudium et Spes". [...]

Grazie alle direttive della "Aeterni Patris" di Leone XIII, il quale con tale documento, che aveva come sottotitolo "De philosophia christiana... ad mentem Sancti Thomae... in scholis catholicis instauranda", manifestava la coscienza che era avvenuta una crisi, una rottura, un conflitto o, quanto meno, un offuscamento circa il rapporto tra la ragione e la fede. All'interno della cultura del secolo XIX si possono infatti individuare due atteggiamenti estremi: il razionalismo (la ragione senza la fede), il fideismo (la fede senza la ragione). La cultura cristiana si muoveva tra questi due estremi, pendendo da una parte o dall'altra. Il Concilio Vaticano I aveva già detto la sua parola in proposito. Era ormai il tempo di imprimere un nuovo corso agli studi all'interno della Chiesa. Leone XIII s'accinse, con lungimiranza, a questo compito, ripresentando - è questo il senso di instaurare - il perenne pensiero della Chiesa, nella limpida e profonda metodologia del Dottore Angelico (7).

Cardine centrale del pensiero cristiano

Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, in questa occasione,ha evidenziato il ruolo di grande distacco che occupa il Dottor Angelico, sia nei cieli della Filosofia, sia in quelli della Teologia:

Come affermava Paolo VI: [...]"San Tommaso, per disposizione della divina Provvidenza, raggiunse il vertice di tutta la teologia e la filosofia «scolastica», come si suole chiamarla, e fissò nella Chiesa il cardine centrale intorno al quale allora e in seguito si è potuto svolgere il pensiero cristiano con sicuro progresso." (Lumen Ecclesiae, 13. 3).

Sta in questo la motivazione della preferenza data dalla Chiesa al metodo ed alla dottrina del Dottore Angelico. Tutt'altro che preferenza esclusiva, si tratta di una preferenza esemplare, che permise a Leone XIII di dichiararlo: "inter Scholasticos Doctores, omnism princeps et magister" (Leone XIII, Aeterni Patris, 13). E tale è veramente San Tommaso d'Aquino, non solo per la completezza, l'equilibrio, la profondità, la limpidezza dello stile, ma più ancora per il vivissimo senso di fedeltà alla verità, che può anche dirsi realismo. Fedeltà alla voce delle cose create, per costruire l'edificio della filosofia; fedeltà alla voce della Chiesa per costruire l'edificio della teologia (8).

Giusto equilibrio tra fede e ragione

Tuttavia, è nell'enciclica Fides et Ratio, che il Papa rende più splendente l'attualità del tomismo, proponendolo come il giusto equilibrio tra la fede e la ragione, "le due ali dello spirito umano":

Pur sottolineando con forza il carattere soprannaturale della fede, il Dottore Angelico non ha dimenticato il valore della sua ragionevolezza; ha saputo, anzi, scendere in profondità e precisare il senso di tale ragionevolezza. La fede, infatti, è in qualche modo «esercizio del pensiero»; la ragione dell'uomo non si annulla né si avvilisce dando l'assenso ai contenuti di fede; questi sono in ogni caso raggiunti con scelta libera e consapevole. [...]

E per questo motivo che, giustamente, san Tommaso è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia. Mi piace ricordare, in questo contesto, quanto ha scritto il mio Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, in occasione del settimo centenario della morte del Dottore Angelico: «Senza dubbio, Tommaso possedette al massimo grado il coraggio della verità, la libertà di spirito nell'affrontare i nuovi problemi, l'onestà intellettuale di chi non ammette la contaminazione del cristianesimo con la filosofia profana, ma nemmeno il rifiuto aprioristico di questa. Perciò, egli passò alla storia del pensiero cristiano come un pioniere sul nuovo cammino della filosofia e della cultura universale. Il punto centrale e quasi il nocciolo della soluzione che egli diede al problema del nuovo confronto tra la ragione e la fede con la genialità del suo intuito profetico, è stato quello della conciliazione tra la secolarità del mondo e la radicalità del Vangelo, sfuggendo così alla innaturale tendenza negatrice del mondo e dei suoi valori, senza peraltro venire meno alle supreme e inflessibili esigenze dell'ordine soprannaturale».(9)

Benedetto XVI mette di nuovo in evidenza la sua attualità

Dobbiamo ancora ricordare una recente allocuzione di Sua Santità Benedetto XVI, felicemente regnante, sul Dottor Angelico, in cui mette in risalto la sua attualità come soluzione per l'inconsistente conflitto tra la fede e la ragione:

Il calendario liturgico ricorda oggi san Tommaso d'Aquino, grande dottore della Chiesa. Con il suo carisma di filosofo e di teologo, egli offre un valido modello di armonia tra ragione e fede, dimensioni dello spirito umano, che si realizzano pienamente nell'incontro e nel dialogo tra loro. Secondo il pensiero di san Tommaso, la ragione umana, per così dire, "respira": si muove, cioè, in un orizzonte ampio, aperto, dove può esprimere il meglio di sé. Quando invece l'uomo si riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce. Il rapporto tra fede e ragione costituisce una seria sfida per la cultura attualmente dominante nel mondo occidentale e, proprio per questo, l'amato Giovanni Paolo II ha voluto dedicarvi un'Enciclica, intitolata appunto Fides et ratio - "Fede e ragione." [...]

Quando è autentica la fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione umana; ed allora, perché fede e ragione devono avere paura l'una dell'altra, se incontrandosi e dialogando possono esprimersi al meglio? La fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. La ragione umana non perde nulla aprendosi ai contenuti di fede, anzi, questi richiedono la sua libera e consapevole adesione(10).

Altre lodi di Papi e cattedratici

Ancora sulla consacrazione storica e universale di San Tommaso come filosofo e teologo, varrebbe la pena ricordare l'affermazione del Papa Giovanni XXIII; si impara di più durante un anno di studi dedicati alle sue opere, che non in decenni consacrati all'approffondimento sugli scritti di altri autori (11).

È indispensabile, inoltre, riconoscere il merito di Papa Leone XIII nel mettere in risalto i valori scientifici delle spiegazioni di San Tommaso. È stato per una sua azione diretta - nel XIX secolo, pertanto - che sono sorti centri di studi tomisti nelle università cattoliche, favorendo in questo modo l'influenza del Dottor Angelico nelle scoperte e nelle indagini della scienza. La Biologia, la Chimica e la stessa Psicologia sperimentale nelle loro nuove conquiste si sono arricchite, così, con l'antica linfa dottrinaria. Importanti università moderne del continente europeo, così come quelle del continente americano, hanno cominciato ad attingere ai grande principi tomisti; per esempio, Harvard, Oxford, Sorbonne e Louvain. Non senza ragione, Etiènne Gilson, concettuato cattedratico della Sorbonne, ha conferito a San Tommaso il titolo di Padre della Filosofia Moderna. Tale maestro ha preso in considerazione quanto la metafisica di San Tommaso abbia constituito il supporto unificatore della cultura greco-romana battezzata e alimentata dal Cristianesimo.

Una nota essenziale del pensiero tomista: Dio è la verità assoluta

Una delle note caratteristiche e persino essenziali nell'elaborazione del pensiero di San Tommaso si trova nella sua convinzione sull'unicità della verità, poiché Dio è la Verità Assoluta e tutte le altre esistenti sparse per l'universo sono decorrenti dalla prima ed essenziale, come magistralmente ci spiega in una delle cinque vie da lui elaborate per dimostrare l'esistenza di Dio. Per questa ragione, il Dottor Angelico non ha nessuna paura di servirsi dall'opera di Aristotele, scevra delle spiegazioni inconsistenti dei commenti arabi, né tantomeno, tralascia le dottrine di Platone per dare al suo monumentale edificio filosofico la necessaria solidità. Evidentemente, ha avuto una primordiale importanza per San Tommaso il pensiero elaborato dai maestri della propria Chiesa, come per esempio, e soprattutto, Sant'Agostino (12)

Offrire un contributo al pensiero moderno per mezzo di una chiave antica e nuova

Data l'esiguo spazio di un articolo, non pretendiamo qui commentare le numerose opere, dense di sostanza dottrinaria, di questo genio fuoriserie della Vera Chiesa. Non ci pervade neppure la pretesa di ritenerci possessori delle conoscenze che ci renderebbero capaci di individuare tutti i meriti dell'elaborazione del nostro Santo Dottore. Vogliamo soltanto aprire un po' i nostri cuori e spiegare il perché la Facoltá degli Araldi del Vangelo, cosí come l'Istituto Teologico San Tommaso d'Aquino e l'Istituto Filosofico Aristotelico-Tomista, abbiano deciso di promuovere lo studio della Filosofia e della Teologia medievali - mettendo in rilievo in special modo la dottrina tomista. In effetti, gli uomini e le donne del nostro tempo, stanchi di cercare la verità in sistemi di pensiero estremamente contrapposti e diversi, sono desiderosi di bere ad una fonte limpida e chiara, di soddisfare la certezza in una scuola di pensiero di insprazione cristiana, la quale offra un sistema non soggetto alle limitazioni che il divorzio tra la realtà naturale e quella soprannaturale impone all'intelligenza e alla volontà umane.

Così, lontano da qualsiasi anacronismo, lo studio e la ricerca delle fonti tomiste contribuiscono con una risposta convincente e profonda a coloro che cercano le vette e lo splendore della verità. Invitiamo i nostri lettori a usare questo mezzo di studio e di riflessione con lo stesso spirito che animava l'Aquinate a lanciarsi alla ricerca della saggezza, tenendo ben presente che la vita intellettuale del nostro santo Dottore fu profondamente animata dal desiderio di trovare il Dio vivo e vero e di amarlo tanto quanto è possibile per una creatura umana. Non separò mai la via della speculazione intellettuale dal cammino della perfezione evangelica, da egli tracciato con ammirevole zelo. A questo proposito si esprime Pio XI:

Poiché la vera scienza e la pietà, che di tutte le virtù è compagna, sono tra di loro mirabilmente congiunte; ed essendo Iddio la stessa verità e bontà, non basterebbe certo, per ottenere la gloria di Dio e la salvezza delle anime - scopo principale e proprio della Chiesa - che i sacri ministri fossero bene istruiti nella cognizione delle cose, se essi non fossero pure abbondantemente forniti di idonee virtù. Ora questa unione della dottrina con la pietà, della erudizione con la virtù, della verità con la carità, fu veramente singolare nel Dottore Angelico, a cui venne attribuito il distintivo del sole, poiché, mentre egli porta alle menti la luce della scienza, accende nelle volontà la fiamma della virtù.(13)

La vita dello studioso cattolico richiede un alto grado di connaturalità con il soprannaturale, e ciò si ottiene soltanto con la pratica seria delle virtù, in modo speciale, quella della purezza. E come un palloncino, si alza di più se poco peso trasporta, così l'anima contemplativa raggiungerà le vette della saggezza solo se avrà il dominio sulle proprie passioni. Così ci espone il sopracitato Pontefice il 'segreto' della scienza di San Tommaso:

E sembrò che Iddio, fonte d'ogni santità e sapienza, volesse mostrare in Tommaso come queste due cose si aiutino a vicenda, come cioè l'esercizio delle virtù disponga alla contemplazione della verità ed a sua volta l'accurata meditazione della verità renda più pure e perfette le stesse virtù. Perché chi vive integro e puro, e con la virtù tiene a freno le sue passioni, quasi libero da un grande impedimento, potrà elevare alle cose celesti molto più facilmente il suo spirito e meglio fissarsi nei profondi misteri della Divinità, secondo le parole dello stesso Tommaso: «Prima è la vita che la dottrina; perché la vita conduce alla scienza della verità »; se l'uomo avrà messo tutto il suo studio nel conoscere le cose che sono sopra la natura, per questo stesso si sentirà non poco eccitato al vivere perfetto; né una tale scienza, la cui bellezza tutto lo rapisca e a sé lo attiri, potrà mai dirsi arida ed inerte, ma attiva in grado supremo.(14)

"Prima è la vita che la dottrina". Cosa ha voluto dirci il santo con questa massima così ricca di significato? Tommaso è stato dunque prima di tutto santo che dottore? Ancora una parola finale su alcuni tratti rilevanti della sua vita, sulla luce dei quali potrà giudicare il lettore.

Ci insegna San Giacomo nella sua lettera che "Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data." (Giacomo 1, 5). Così fece San Tommaso.

Il suo grande e insuperabile Maestro fu il Santissimo Sacramento, davanti al quale passava intere ore a pregare, giorno e notte. Frequentemente, nel momento del climax della celebrazione della Santa Messa, ossia, nel momento della Consacrazione del pane e del vino, si realizzava nelle sue mani non solo il miracolo della transustanziazione che, anche si trasfigurava in volto. Egli ha persino affermato di aver imparato molto di più insieme al Santissimo Sacramento che in tutti i suoi studi (15). Guilherme de Tocco, suo primo e principale biografo, insiste nel dire che Tommaso aveva acquistato l'abitudine di pregare a lungo quando doveva superare un ostacolo, di intervenire in un dibattito importante, di insegnate qualsiasi disciplina più difficile. Egli confessava che trovava così la soluzione ai problemi che lo torturavano. Riguardo al tempo che gli uomini comuni usano dedicare al riposo, Tommaso lo ha ridotto a quasi niente per prolungare questo "Sacrum Convivium" con Gesù Eucaristico (16). Il Padre Santiago Ramirez (1975), basandosi sul processo di canonizzazione di San Tommaso a Napoli, spiega nella sua biografia sull'Aquinate che "Egli era il primo ad alzarsi la notte, e andava a prosternarsi davanti al Santissimo Sacramento. E quando suonavano le Lodi Mattutine, prima che i religiosi si mettessero in fila per andare al coro, egli tornava sigilosamente nella sua cella affinché nessuno lo notasse." (17)

Vocazione di monaco mendicante

Alcuni avvenimenti hanno segnato in un modo speciale la sua non lunga vita. Come fiore della nobiltà lombarda, egli discendeva dai Normanni di molti secoli prima, dai quali, sicuramente aveva ereditato la sua pronunciata corpulenza. Il monastero di Monte Cassino si trovava dentro il feudo di famiglia, così, i suoi genitori ebbero grandi speranza nella possibilità di vedere il proprio figlio seduto sul trono abbaziale di quell'importante bastione benedettino, e per questo facilitarono il suo ingresso nel più famoso ordine religioso dell'epoca, nonostante la sua età infantile. Ma, i suoi teneri cinque anni già lo stimolavano a chiedere ai monaci, mentre camminava per i chiostri e corridoi: "Chi è Dio?" (18)

"L'uomo propone, ma Dio dispone", dice il proverbio. Al compimento dei quattordici anni (1239), a causa dei dissensi tra Federico II e il Papa Gregorio IX, i genitori si videro obbligati a ritirarlo da Monte Cassino e a farlo partire per Napoli, dove avrebbe studiato all'Università. Fu in questo periodo che egli entrò in contatto con l'Ordine Domenicano, che si trovava all'inizio del suo periodo di sua espansione, ma che già era famoso negli ambienti culturali dell'epoca. Lì si rivelò la sua vocazione alle vie aperte da San Domenico. Trattavasi di un ordine mendicante, vero orrore per i canoni mondani di allora, specialmente per i desideri di realizzazione familiare dei suoi genitori. Nonostante avesse già compiuto diciannove anni quando entrò ufficialmente nei Domenicani, sua madre, Teodora, diede istruzioni agli altri suoi figli, e commissionò loro il sequestro del giovane Tommaso, quando egli andava a piedi dal convento romano di Santa Sabina a Bologna.

Non durò molto la sua prigionia nella torre di uno dei castelli della famiglia. Si alimentò in questo periodo del cibo intellettuale offertogli dal "Libro delle Sentenze", di Pietro Lombardo e, soprattutto, dalle Sacre Scrittture, le quali, grazie alla sua privilegiata memoria (19), si sono fissate in un'unica lettura per sempre nel suo ricordo.

È famoso anche, l'episodio che ebbe la sua origine nel perverso piano elaborato e portato a termine dai suoi fratelli, che introdussero nel castello un'indecorosa cortigiana, con l'intuito di sedurre il Santo; egli, a sua volta, si servì di un tizzone tenuto da una tenaglia per cacciarla via dalla stanza. Subito dopo, il giovane cadde in un profondo sonno, durante il quale vide in sogno un angelo che gli cingeva le reni, con l'obiettivo di confermarlo nella virtù della castità. (20)

Umiltà nello studio

Non tardò a reintegrarsi nell'Ordine Domenicano, subito dopo la prigionia (1245). Partì per Parigi, accompagnato dal suo superiore generale, e in seguito per Colonia, dove fu formato da Sant'Alberto Magno, illustre dottore dell'università nella quale avrebbe ricevuto l'appellativo di "Bue Muto" per il fatto di essere molto silenzioso e di evitare l'agitazione delle discussioni. Nessuna vanità supera quella dell'ambiente intellettuale.

Tra gli allievi, ve ne fu uno che di propria iniziativa assunse il compito di aggiornare il Santo in tutte le lezioni, fino al momento in cui, non riuscendo a capire la disciplina che cercava di spiegare, sentì dal suo "apprendista" una spiegazione così straordinaria che si sentì in dovere di trasmetterla a Sant'Alberto. È da questo episodio che nacque la famosa frase di Sant'Alberto: "Noi lo chiamiamo bue muto, ma egli con la sua dottrina emetterà un muggito che risuonerà in tutto il mondo". (21).

L'apice della sua carriera

Sette anni più tardi (1252), già laureato, iniziò ad insegnare a Parigi con lo scopo di ottenere il titolo di Maestro o Dottore. Approfittò delle ore libere, e in quest'occasione, scrisse i suoi commenti al Libro delle Sentenze, così come al Vangelo di San Matteo e a quello di Isaia. Nel 1256, già dottore, scrisse la "Summa contra Gentiles". Durante nove anni (1259 a 1268), tra docenza e sermoni, accompagnò il Papa nei suoi viaggi per l'Italia. Fu alla fine di questi viaggi che iniziò a scrivere la Summa Teologica (22).

Di nuovo a Parigi (1269), il re di Francia in persona, San Luigi IX, lo nominò suo consigliere. È di quest'epoca l'episodio occorso a corte: durante un banchetto reale, picchiando fortemente sul tavolo, San Tommaso esclamò: "Modo conclusum est contra haeresim Manichaeorum" (23).

Fenomeni mistici

Si racconta il fatto che egli udì da Nostro Signore Gesù Cristo in persona, nel concludere un lavoro sulla realtà o sull'apparenza degli incidenti eucaristici, questa affermazione: "Hai scritto bene sul Sacramento del mio Corpo!" Qualche tempo dopo avrebbe sentito ancora la stessa voce, questa volta venuta da un crocefisso: "Tommaso, tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?" e lui rispose: "Nient'altro che te, Signore". Signore!" (24) . Reso celebre anche il fatto mistico avvenuto nel 1273, nella città di Napoli: mentre celebrava la Santa Messa durante la festività di San Nicola prese la decisione di non continuare la redazione della sua Summa Teologica. "Non posso più; tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia in confronto a ciò che mi è stato rivelato." (25)

Morte esemplare

Le sue parole dopo aver ricevuto il viatico sono degne di nota:

"Ti ricevo come pegno del riscatto della mia anima, ti ricevo, viatico del mio pellegrinaggio. Per amore a te, ho studiato, ho vegliato, ho lavorato; ho pregato per te e ti ho insegnato. Non ho detto niente contro di te, ma se lo ho fatto, lo ho fatto senza sapere; non persisto ostinatamente nei miei giudizi; se ho parlato male di questo e degli altri sacramenti, lascio tutto al giudizio della Santa Chiesa Romana, nella cui obbedienza esco adesso da questo mondo." (26)

Così, imbevuto nell'ultima unione con Dio, senza mai avere attribuito a se stesso qualsiasi merito o onore vano, e avendo sottomesso il proprio spirito al Magistero Infallibile, il santo dottore raggiunse la gloria del cielo. Da lì illumina il cielo della Chiesa con la sua scienza filosofica e teologica e serve da esempio a coloro che si dedicano allo studio, come ci insegna Leone XIII nella sua enciclica Aeterni Patris:

Dunque, anche in questo prendiamo ad esempio il Dottore Angelico che non si mise mai ad insegnare o a scrivere, se non dopo essersi propiziato Dio con le preghiere e che francamente confessò che aveva acquistato tutto ciò che sapeva non tanto attraverso il proprio studio e la propria fatica, quanto per favore divino. Pertanto, con umile e concorde preghiera supplichiamo tutti insieme Iddio, affinché effonda sui figli della Chiesa lo spirito della scienza e dell'intelletto ed apra loro la capacità di intendere la sapienza.(27)

Alla luce del modello di modestia di San Tommaso, preghiamo a Dio per l'intercessione di Maria Santissima, "Sedes Sapientiae", che la Rivista Lumen Veritatis possa essere uno strumento per chiarire gli spiriti e accendere i cuori, sapendo che "ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce" (Giacomo 1, 17).

1. L'autore è sacerdote, Fondatore e Presidente Generale degli Araldi del Vangelo, membro della Sociedade Internacional São Tomás de Aquino (SITA) e fondatore di questa rivista.
2. Su Alexandre Magno, cf. Gran Enciclopedia Rialp, Vol. I, Madrid: Rialp SA, 1971, p. 532-536.
3. Sulla condotta morale di Alessandro Magno, tanto nella vita privata come nella sua condotta pubblica, l'opinione degli storici diverge. Alcuni, come Vitor Davis Hanson, che nella sua opera The Wars of the Ancient Greeks and their Invention of Western Military Culture compara questo personaggio greco a Hitler, lo considerano un imperialista, altri vogliono giudicarlo secondo le norme del suo proprio tempo. Alla luce della dottrina cristiana, potrebbe bene applicarsi a quel tiranno la critica ai disvii dei pagani fatta da San Paolo (Rm 20-32).
4. WEISS, J. B. Historia Universal, Barcelona, Tip. de la Educación, 1929, Vol. VII, p. 170.
5. PAULO VI. Lumen Ecclesiae, n. 24. Disponibile su: . Accesso il: 15 jun. 2007.
6. GIOVANNI PAOLO II. Codice di Diritto Canonico. Disponibile su: . Accesso il: 10 jun. 2007. Traduzione nostra.
7. GIOVANNI PAOLO II. VIII Congresso Tomista Internazionale. Discorso ai partecipanti. 13 set. 1980. Disponibile su: . Accesso il: 29 jun. 2007.
8. Idem.
9. GIOVANNI PAOLO II. Fides et Ratio, n. 43. Disponibile su: . Accesso il: 21 maio 2007.
10. BENEDETTO XVI. Ângelus. 28 jan. 2007. Disponibile su: . Accesso il: 27 jul. 2007.
11. Seguono le parole pronunciate da Papa Giovanni XXII: "Venerabili Fratelli, consideriamo una grande gloria per noi e per tutta la Chiesa l'iscrivere questo servo di Dio nel catalogo dei santi, grazie ai tanti miracoli che possiamo verificare, dovuti al suo intervento. Lui [da solo] ha illuminato la Chiesa più di tutti gli altri dottori, e si trae più beneficio dalla lettura dei suoi scritti in un solo anno che non studiando per tutta la vita la dottrina degli altri teologi ". In: JOYAU, Charles-Anatole, O. P., Saint Thomas d'Aquin, Lyon: Librairie Générale Catholique et Classique, 1895. Traduzione nostra.
12. Cf. WEISHEIPL. James A. Tomás de Aquino. Vida, obras y doctrina. Pamplona: Universidad de Navarra S.A., 1994
13. PIO XI, Enciclica Studiorum Ducem, 29 di giugno 1923. Disponibile su: http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19230629_studiorum-ducem_it.html. Accessato il: 23 maio 2007.
14. Idem.
15. "La sua anima entrava in relazione intima con Dio. Il suo corpo diventava immobile, le sue lacrime scorrevano abbondanti, e molte volte lo abbiamo visto elevarsi da terra di alcuni palmi. Era il momento in cui San Tommaso acquistava le più alte conoscenze, incontrava infallibilmente la soluzione alle sue difficoltà, la comprensione dei testi della Scrittura, e le decisioni teologiche di cui aveva necessità. Lui stesso confessò a Padre Reginaldo, suo confessore, di avere appreso di più attraverso le sue meditazioni in Chiesa, durante il Santissimo Sacramento, o nella sua cella ai piedi del Crocifisso, che in tutti i libri da lui consultati." JOYAU, Charles-Anatole, O. P., Saint Thomas d'Aquin, Lyon: Librairie Générale Catholique et Classique, 1895. Traduzione nostra.
16. Cf. AMEAL, João. São Tomás de Aquino. Iniciação ao estudo da sua figura e da sua obra. 3ª ed. Porto: Tavares Martins, 1947, p. 131.
17. RAMÍREZ, S.: Introducción a Tomás de Aquino, Madrid, BAC. 1975¬, p. 83-84¬.
18. CHESTERTON. G. K. Santo Tomás de Aquino: biografia. Traduzioni e note di Carlos Ancele Nougué. São Paulo: LTr, 2003
19. "Dal facile e penetrante ingegno, dalla memoria facile e tenace..., amante unicamente della verità. Così dipinge Leone XIII San Tommaso. Coloro che lo conobbero personalmente furono più espliciti. La sua intelligenza era rápida, profonda, equilibrata; la sua memoria prodigiosa; la sua curiosità insaziabile, e la sua laboriosità non conosceva riposo. Comprendeva con facilità cio che leggeva o ascoltava, e lo conservava fedelmente nella propria memoria come si farebbe nel migliore schedario". In: RODRIGUES, Vitorino. Temas-clave de humanismo cristiano. Speiro. Madrid, 1984, p. 321. Traduzione nostra.
20. Cf. JOYAU, Charles-Anatole, O. P., Saint Thomas d'Aquin, Lyon: Librairie Générale Catholique et Classique, 1895, p. 77
21. Cf. AMEAL, João. Ibidem, p. 56.
22. Cf. GRABMANN, Martinho. Introdução à Suma Teológica de Santo Tomás de Aquino. Vozes, Petrópolis, 1944, p. 17.
23. "Adesso è liquidata l'eresia dei manichei" (Tocco, Vita S. Thomae, cap. XLIV). In AMEAL, João. Ibidem, p. 133.
24. Cf. NICOLAS, Marie-Joseph. Introdução à Suma Teológica. 2 ed. São Paulo: Loyola, 2003.
25. Cf. AMEAL, João. Ibidem, p. 145.
26. Idem, ibidem, p. 154.
27. LEONE XIII, Encíclica Aeterni Patris, 4 agosto 1879. Disponibile su: http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_04081879_aeterni-patris_sp.html. Accessato il: 23 maio 2007. Traduzione nostra.

(Rivista Lumen Veritatis, Ottobre/Dicembre 2007, n. 1, p. 15 a 30)

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