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Storie per bambini

La lotta del colibrì

Pubblicato 2018/08/10
Autore : Mariana Roffer da Costa Viccari

Giulia perse quota, a causa dell’impeto del vento, e le sue piccole ali si muovevano con difficoltà, per il freddo. Sembrava avvicinarsi alla fine della sua breve esistenza come colibrì, quando sentì il calore di alcune mani che le erano note…

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Giulia era la formichina che era stata trasformata dal Bambino Gesù in colibrì, e che dopo essersi accomiatata da Lui e da Maria Santissima, piena di gratitudine, partì volando fino all’alta montagna che aveva sempre sognato.1

Dopo lunghe giornate di viaggio, affrontando piogge scroscianti, sole cocente e venti impetuosi, riuscì finalmente a realizzare il suo desiderio. Molte furono le difficoltà nel cammino, tuttavia, non le mancò mai la certezza che il giorno tanto atteso sarebbe arrivato. E quando, dall’alto, poté contemplare il panorama… Oh, che meraviglia! Era molto più bello di quanto avesse osato sognare.

1.jpgSi sbaglierebbe, tuttavia, chi credesse che la vita di Giulia sarebbe stata ora più facile, senza le sofferenze del formicaio… No! Perfino dotata di bellissime ali e rivestita di un bel piumaggio, la lotta continuava e gli ostacoli da superare diventavano molto più grandi.

Sebbene fosse riuscita a raggiungere il suo obiettivo, Giulia si scontrò con un grave problema: essendo un colibrì, non aveva riserva di cibo né riparo per trascorrere l’inverno, che sarebbe presto arrivato. Non riusciva più a fare cunicoli nella terra in cerca di un piccolo buco accogliente, perché sarebbe bastato un colpo del suo elegante becco per provocare una grande distruzione nelle gallerie del vecchio formicaio. Come avrebbe fatto a sopravvivere?

Era necessario avere fiducia. Giulia sapeva che non era possibile aver sopportato e aspettato così tanto invano. Non immaginava come, ma era sicura che tutto si sarebbe risolto. Battendo le sue alette, volava in cerca di una soluzione.

Il tempo scorreva senza che le venisse nessuna idea. Come costruire un nido dove vedeva quasi solo rocce lisce? Che valesse davvero la pena di provare a sopravvivere lì? Era un’audacia cui nessuna formica si sarebbe avventurata…

— Non sono più una formica! – disse tra sé e sé, mentre volava preoccupata – Sono un colibrì e questa nuova condizione mi costringe a volere qualcosa di più nobile della compagnia di armadilli e lombrichi!

Decise di posarsi su un ramoscello secco per riprendere fiato, quando una tempesta cominciò a prepararsi e a venire nella sua direzione… Spaventatasi, pensò che la sua vita sarebbe finita presto. Sì, quello sarebbe stato l’acquazzone più forte e più difficile che avesse mai affrontato, e, probabilmente, l’ultimo. In quel momento, una voce sinistra dentro di lei sembrava ripetere:

— Giulia, fermati! Sei solo una formica!

Quel pensiero le portò una completa mancanza di energia! Tuttavia, respinse il brutto ricordo e cercò di fuggire dalla tormenta, volando come poteva. Stava perdendo quota, a causa dell’impeto del vento, e le sue alette si muovevano con difficoltà, per il freddo. Vedeva arrivare la fine di una breve esistenza come colibrì. In un batter d’occhio, però, disse:

— Dopotutto, se muoio qui, muoio felice e sicura di essere arrivata dove dovevo!

Fu allora che Giulia si rese conto che essere sostenuta…

Sentì il calore delle mani di un bambino che conosceva bene: era il Bambino Gesù! Il padrone dallo sguardo più sereno, dal sorriso più buono e dalla mano più ferma e allo stesso tempo soave che potessero esistere!

Giulia fu così confortata nel rivedersi tra le Sue manine, che non le importava più nulla! Era con il suo Signore, Dio stesso; morendo o no, era lì che voleva restare e questo la rendeva pienamente soddisfatta.

Passati alcuni minuti di vero Cielo, in un silenzio in cui il Bambino Gesù la guardava con compassione e lei Lo ammirava piena d’incanto, ecco che nuovamente Egli le fece conoscere il suo soffio rigeneratore.

2.jpg
Ora era convinta che Dio non chiama mai
a qualcosa di grande senza dare le forze
per realizzarlo
— Oh, allora non è ancora giunta la mia fine? – si chiese Giulia, sorpresa.

Animata da un così magnifico incoraggiamento, iniziò a battere le sue ali iridescenti e si sollevò in volo con un nuovo vigore, disposta ad affrontare tutto quello che fosse necessario per vivere come un degno colibrì.

Proseguendo il suo viaggio, Giulia cominciò a sentire il vento diventare meno freddo, e un piacevolissimo profumo la attirava in un luogo non molto distante. Era uno dei pendii della montagna che, visto da lontano, assomigliava più a un soffice tappeto dai colori tenui. Avvicinandosi, piena di curiosità, Giulia vide che lì erano sbocciati fiori dalle tonalità più svariate: gialli, rosati, bianchi, rossi e traboccanti di delizioso nettare.

Lei si volse verso l’alto, dove stavano il Bambino Gesù e sua Madre, e con gioia vide che la incoraggiavano a posarsi lì. A questo segnale lei batté le piccole ali con più velocità e atterrò in quella zolla che, sicuramente, sarebbe stata considerata un pezzo di Paradiso da qualsiasi colibrì.

— Incredibile! – esclamò – Dopo un temporale così terribile, una tale meraviglia! Qui ho tutto per realizzare il mio scopo come colibrì: fiori in abbondanza e una grande quantità di morbide fibre e muschio per costruire un nido! Tutto ciò può essere solo opera divina!

E la sua felicità diventò completa quando, nel bel mezzo delle faccende per la costruzione della sua nuova casa, scoprì, a pochi metri di distanza, vari altri delicati nidi, alcuni dei quali pieni di ovetti. E con un armonioso gorgheggio disse:

— Oh, mio Dio, addirittura! Qui avrò compagni che, a differenza delle formiche, vorranno volare con me sulle vette più alte! Davvero non mi manca niente!

Ora era convinta che Dio non chiama mai a qualcosa di grande senza dare la forza per realizzarlo, e non abbandona mai quelli che sono deboli, ma sanno abbandonarsi con fiducia nelle sue mani.

Quando meno ce l’aspettiamo, Egli si fa presente nella nostra vita in un modo tutto speciale, confortandoci e infondendo in noi la certezza che Egli è sempre al nostro fianco nelle lotte quotidiane: sia nei momenti in cui ci sentiamo avvolti dall’ “oscurità del formicaio”, sia nelle ore in cui il freddo e il vento impetuoso minacciano di rovesciarci, o anche quando la tempesta delle prove ci porta a credere che siamo formiche e non colibrì… (Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2018, n. 183, p. 46- 47)

1 Si veda la Storia per bambini… o adulti pieni di fede?, intitolata Ali d’Angelo, pubblicata nel numero precedente della nostra rivista. 

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