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Commenti al Vangelo

Profeti e apostoli nel XXI secolo?

Pubblicato 2018/07/20
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Il profeta, che rema contro la corrente del suo tempo per far sentire la voce di Dio, e l’apostolo, che tutto lascia per attrarre le anime a Nostro Signore Gesù Cristo, sono modelli validi per i cattolici dei nostri giorni?

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Vangelo

In quel tempo: 7 Gesù chiamò a se i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10 E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11 Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi come a testimonianza per loro” 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. (Mc 6, 7-13).

Cla.jpgI – I profeti, eletti da Dio

Nel corso dei secoli, i popoli usano scegliere i loro re e possono persino separare dal proprio ambiente quelli che saranno i loro sacerdoti. Esiste, tuttavia, un ministero la cui designazione è impossibile che competa agli uomini: la funzione profetica. Il profeta è, per eccellenza, un uomo eletto da Dio, di qualsiasi classe sociale, e strappato dal suo ambiente per trasmettere un messaggio che non è suo, ma di Colui che lo ha chiamato. Questa è una costante nella storia del popolo ebraico nell’Antico Testamento, come vediamo in forma molto convincente nella prima lettura (Am 7, 12-15) di questa 15ª Domenica del Tempo Ordinario.

Amos, profeta di disgrazie in mezzo alla corruzione di Israele

Amos era un semplice pastore e contadino di Tekoa, una piccola città situata a breve distanza da Betlemme, a sud-est, nel deserto di Giuda. Tutti i giorni, prima dell’alba, guidava il suo gregge sulla cima di una montagna e vi rimaneva, vigilando affinché i lupi non lo attaccassero. Al crepuscolo, riuniva le pecore intorno a lui con un fischio e le portava nuovamente all’ovile.

Una volta, mentre pascolava nel campo, Dio gli disse: “Và, profetizza al mio popolo Israele” (Am 7, 15). Poi gli rivelò tutti i castighi che erano preparati per la nazione a causa della sua prevaricazione, in modo che potesse annunciarli al re e ai suoi cortigiani. Se avessero persistito nel cammino sbagliato, sarebbero stati afflitti dalla guerra, in cui i nemici li avrebbero distrutti e ridotti a una prigionia umiliante.  

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Profeta Amos - Cattedrale di Pamplona (Spagna)
L’origine di questa minaccia si trovava in quello che avvenne dopo la morte di Salomone, figlio di Davide. Infatti, ci fu allora una separazione tra gli ebrei: le tribù di Giuda e di Beniamino restarono nelle mani di Roboamo, figlio del grande sovrano, e costituirono il Regno di Giuda, nel sud della Terra Promessa, con Gerusalemme capitale; le altre dieci tribù formarono il regno del Nord, o di Israele, con capitale a Samaria, ed erano governate da Geroboamo, un semplice servo. Questi temeva che il popolo, andando a Gerusalemme per adorare il Signore nel Tempio, potesse sfuggire al suo dominio. Poiché preferiva i suoi interessi al beneficio spirituale dei suoi sudditi, stabilì un falso culto. Per questo, costruì altari in cima ai monti e designò sacerdoti a suo piacimento, distogliendo gli israeliti dalla vera Religione. Tale decadenza si accentuò con i monarchi che gli succedettero.

Al tempo di Amos, il trono era occupato da Geroboamo II, che seguì le orme dei suoi antenati, adorando gli idoli e inducendo il suo popolo a peccare. Per la sua tranquillità di coscienza, questo re pagava gli indovini che, come una caricatura degli autentici profeti, gli facessero buoni auspici. Sotto la sua guida, Israele aveva ottenuto una notevole prosperità economica e militare, raggiungendo la sua massima espansione territoriale. Questa situazione di benessere e ricchezza favorì il rilassamento dei costumi, la corruzione morale e la totale mancanza di rispetto della Legge mosaica, specialmente nelle classi più elevate della società.

Fu in mezzo alla pseudo-pace e al godimento della vita che allora regnavano che Dio suscitò Amos. Rivestito dell’autorità dal Signore,quest’uomo iniziò a profetizzare nelle vicinanze del santuario scismatico di Betel, tra i falsi sacerdoti e indovini, pronosticando le peggiori catastrofi a causa delle iniquità che in quel luogo erano commesse.

Questo infastidì la corte, attirando in particolare l’antipatia di coloro che godevano di quella posizione privilegiata… Un sacerdote di Betel, chiamato Amasia, denunciò Amos davanti al re come un cospiratore (cfr. Am 7, 10). Secondo la distorta concezione religiosa di Israele, la sua profezia lì non era opportuna. Gli fu allora intimato di tornare a Giuda, il Regno del Sud, dove avrebbe potuto proferire senza impedimenti tutti i vaticini di grandi e terribili eventi.

Con uno zelo senza pretese, egli rispose di non essere un profeta né un discendente di profeta (cfr. Am 7, 14). Ossia, secondo i criteri della falsa religione creata dai monarchi israeliti, non era venuto in cerca di un lavoro e di un buono stipendio come gli indovini assunti a Bethel. Egli era stato scelto, questo sì, direttamente da Dio e lì stava solo per compiere la Sua volontà e dire la verità a quei prevaricatori.

Trombe divine per indicare la via

Questa è la grandiosa missione del profeta! Così la sintetizza l’illustre esegeta domenicano Don Massimiliano García Cordero: “I profeti erano consapevoli della loro missione e del loro carattere di ‘inviati’ di Dio. Dichiarandosi come tali, affrontarono molte contraddizioni, negando questa condizione ai falsi profeti. La loro missione era quella di accusare i loro contemporanei per le loro trasgressioni della legge e, di conseguenza, di opporsi al sensualismo, all’idolatria, alle ingiustizie sociali. Per questo, resistono sempre alle classi dirigenti della società, che sono i principali responsabili dell’apostasia generale della gente. Nessuno, quindi, se non fosse chiamato da Dio, si assumerebbe un simile compito ingrato. Sentivano dentro di sé una forza superiore che li spingeva a parlare in nome di Dio ai loro compatrioti”.1

 Il profeta! Uomo chiamato a sollevarsi nella lotta contro l’opinione pubblica del suo tempo quando essa si sta allontanando dalle vie di Dio, come uno che, di fronte a un fiume impetuoso, decidesse di affrontare la corrente e, remando in senso contrario, di dividere le acque.

Come nei giorni del profeta Amos, molte volte nella Storia coloro che, per mestiere, devono guidare i popoli, creano false religioni o travisano quella vera, per compiacere le passioni umane e impedire che le persone fuggano dal loro potere o influenza. Il mondo, allora, inizia a deviare nella dissolutezza del pensiero e dei costumi… Quando si arriva a questo estremo, Dio sceglie alcuni e dice: “Questi saranno i miei profeti!”, ossia, le loro trombe proclamano ai quattro venti la giusta direzione.

In queste occasioni, sorgono anche movimenti profetici – perché nati da un profeta – che entrano in contrasto con l’opinione pubblica, al fine di restaurare completamente la società. Fu quello che si verificò, per esempio, nel V secolo, quando San Benedetto, indignato per la depravazione dei costumi a Roma in quell’epoca, si ritirò per ispirazione dello Spirito Santo in una grotta a Subiaco. Dopo che ebbe cominciato a vivere lì da solo, in preghiera, si costituì presto attorno alla sua figura un filone di discepoli, l’Ordine Benedettino, che a poco a poco riformò tutta l’Europa e fece fiorire il Medioevo.

Ora, come accadde con Amos, con San Benedetto e con molti altri eletti da Dio nel corso dei secoli, nel Vangelo di questa 15ª Domenica del Tempo Ordinario, Nostro Signore sceglie i suoi profeti, a cui dà il titolo di Apostoli. È iniziato in questo modo il più grande movimento profetico della storia: la Santa Chiesa!

II – Gli Apostoli, dedizione esclusiva alla Parola di Dio

Il Vangelo di questa Liturgia presenta il primo invio dei Dodici Apostoli per una missione di evangelizzazione e le raccomandazioni date loro dal Maestro.

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San Benedetto, di Spinello Aretino - Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo (Russia)
L’istinto di socievolezza e la necessità della vigilanza

In quel tempo: 7aGesù chiamò a se i Dodici e prese a mandarli a due a due…

Un dettaglio attira subito la nostra attenzione nella lettura di questo versetto: gli Apostoli furono inviati “due a due”. Perché?

L’essere umano ha in sé il più perfetto di tutti gli istinti, quello della socievolezza, che rende necessario che lui entri in relazione con gli altri. Dio così ha stabilito sin dall’inizio, quando, dopo la creazione di Adamo, disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gn 2, 18). In questo modo, mostrò che era necessario che un’altra creatura completasse il nostro progenitore.

La Madonna volle anche lei dare un esempio simile andando a far visita a Santa Elisabetta, incinta di sei mesi (Lc 1, 36.39). Entrambe erano designate dalla Provvidenza per eventi straordinari: una sarebbe stata la madre del Precursore, e l’altra, la Madre del Messia, lo stesso Dio incarnato. In questa circostanza, Maria avrebbe potuto limitarsi semplicemente a inviare un messaggio, forse scritto con cura su una pergamena, ma preferì andare da sua cugina e servirla durante il periodo più difficile della gestazione, perché percepiva che era volontà di Dio che le due, incontrandosi, si sostenessero a vicenda.

Allo stesso modo, la norma data da Nostro Signore significava una protezione incomparabile, poiché un apostolo avrebbe servito da appoggio e consolazione per l’altro, soprattutto nelle ore di difficoltà e aridità. Quest’aiuto collaterale reciproco si sarebbe rivelato indispensabile per mantenere acceso l’entusiasmo in mezzo alle lotte che ogni evangelizzatore deve affrontare!

Tuttavia, oltre a queste ragioni di carattere psicologico, è necessario sottolineare l’aspetto morale, che rende questo principio non meno opportuno e spiega il motivo per il quale viene osservato sin dall’erezione della Chiesa. A tal punto che, per esempio, Sant’Agostino2 – convertito dal manicheismo e salvato dal fango del peccato dalle lacrime di Santa Monica e dall’influenza di Sant’Ambrogio - volle porre nella regola del suo ordine il precetto che un religioso non sarebbe dovuto mai uscire da solo. E il santo Vescovo di Ippona3 non si limitò a questo, ma arrivò al punto di stabilire che, quando tornavano da qualche attività fuori dalle mura del convento, i religiosi venissero ascoltati individualmente dal superiore della casa, nel caso dovessero raccontare qualcosa di sconcertante sul comportamento dell’altro in materia di moralità. Quindi, secondo la convenienza, costui sarebbe stato corretto.

Se questo si rendeva già necessario nel quinto secolo, epoca nella quale gli uomini e le donne si vestivano con tuniche fino ai piedi e non esisteva il marciume morale in cui la nostra società sta gradualmente cadendo, con quanto più impegno lo si dovrebbe fare al giorno d’oggi! “Væ soli!”, dice la Scrittura, “Guai a chi è solo” (Qo 4, 10). E, in senso opposto, Nostro Signore afferma: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

 In questo primo versetto abbiamo una conferma evangelica dell’importanza di agire, nella vita religiosa, sempre in coppia o, meglio ancora, in collettività.

Un potere spirituale per stimolare il distacco materiale

7b…e dava loro potere sugli spiriti impuri.

Il potere conferito da Nostro Signore sugli angeli malvagi è essenzialmente spirituale e, pertanto, richiede il distacco da tutto ciò che non riguarda la vita eterna, a partire dai beni materiali.

Per fissare questa idea nei suoi eletti, Dio volle che, all’inizio, l’attività evangelizzatrice della Chiesa, sintetizzata in questi versetti, fosse realizzata con scarse risorse. Privati del sostegno materiale, i suoi discepoli non si sarebbero attaccati alle cose terrene, giudicando erroneamente che la forza manifestata nella proclamazione della Buona Novella provenisse dal denaro, dal prestigio o dall’influenza.

 Al contrario, il “potere sugli spiriti impuri” coopera al distacco dell’apostolo. Questi, in confronto con il maligno, si vede nella contingenza di usare un nome più forte del proprio, perché è l’unica parola che scaccia questo genere di esseri dall’alloggio che hanno trovato in una creatura umana: “Nel nome di Gesù Cristo, io ti ordino…”; altrimenti, la battaglia è persa. È evidente che la vittoria è stata ottenuta non per il suo nome, apostolo, né per i suoi beni o capacità, ma per la supremazia di Colui che ha invocato. E che tremenda umiliazione per il diavolo dover obbedire a un uomo!

Questo ci mostra che lo spirito di un vero apostolo deve essere di povertà e di distacco, consapevole che, anche se privo dei beni di questo mondo, possiede una ricchezza vietata agli altri uomini. E, pertanto, è indispensabile per lui riportare continuamente a Dio tutto il bene che Egli possa fare avvalendoSi dell’apostolo come mero strumento.

La sicurezza dell’apostolo deve essere solo in Dio

8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

Per quanto incredibile possa sembrare, le persone di quel tempo, ancor più di quelle dei nostri giorni, si volevano premunire, e, pertanto, non si muovevano senza avere le garanzie, secondo le condizioni dell’epoca, che non gli sarebbe capitato nulla di grave durante il cammino.   

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Gesù scaccia il demonio da un uomo muto - Biblioteca del monastero di Yuso, San Millán de la Cogolla (Spagna)
Prima di tutto, era inconcepibile camminare senza una riserva di denaro. A questo proposito, si usava la cintura per uno scopo molto più funzionale del semplice sostenere la tunica con eleganza: le monete erano nascoste al suo interno, in genere dentro un sacchetto o, a volte, nelle pieghe della stessa fascia, per non essere derubati dagli assalitori sulla strada. La stessa preoccupazione si manifestava portando una scorta sufficiente di cibo per il viaggio. Ed era prudente portare una seconda tunica, nel caso in cui si rovinasse quella in uso.

Andando contro a questi costumi perfettamente comprensibili, Nostro Signore esige dagli Apostoli lo spirito di povertà anche nelle cose necessarie. Sono obbligati a indossare una sola tunica, niente cibo, niente “denaro nella cintura”; ossia, dovevano portare ciò che era nel corpo e nient’altro, mettendosi interamente nelle mani della Divina Provvidenza. Solo a causa dell’asperità dei sentieri, permette loro di portare un bastone per sostenere il corpo quando fosse stanco o per combattere con animali selvatici, come fece Davide contro leoni e orsi (cfr. I Sm 17, 34-36). Se così non fosse stato, data la miseria umana, presto sarebbero cominciati l’attaccamento e persino l’accumulo di beni materiali.

Si trattava, pertanto, di una situazione d’impressionante privazione per la prassi del tempo, poiché non c’era nessuno che si muovesse in questo modo. Era il modo di dimostrare che il tipo umano lanciato da Nostro Signore nella più audace evangelizzazione avrebbe davvero adempiuto la parola di Dio, staccandosi dalle cose di questo mondo e legandosi solo a Lui!

Segno di contraddizione

10E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi come a testimonianza per loro”

Per evitare ai suoi Apostoli inutili legami, Nostro Signore ordina anche che, una volta ricevuti in una casa, debbano rimanere lì fino a quando non finiscono la loro attività nel luogo, evitando la tentazione di cercare un alloggio più confortevole. In questo modo, Egli trasformava quella dimora nella casa di Dio, per aver accolto i suoi emissari. 

Se ciò accadeva a coloro che li ospitavano, in senso opposto e armonico, coloro che rifiutavano la missione profetica degli Apostoli diventavano oggetto del rifiuto divino, poiché l’atto simbolico di battere la polvere dai sandali era un chiaro segno di maledizione, usato quando qualcuno era maltrattato in una città straniera.

Come profeti della Nuova Alleanza, gli Apostoli avrebbero diviso l’opinione pubblica in ogni luogo visitato e avrebbero definito i campi annunciando la Verità Assoluta, personalizzata nel Signore che li aveva inviati.

La necessità di confidare sempre in Dio

Terminato questo ciclo di istruzioni, possiamo concludere che l’insegnamento principale di Nostro Signore contenuto in esso è che la condizione essenziale per l’evangelizzazione si chiama fiducia: l’apostolo deve dirigere tutta la sua azione in funzione di Dio, e mai di se stesso. Il Salvatore richiede da lui la piena fiducia che Egli non lo abbandonerà mai e l’impegno a restituire tutto ciò che venga a ricevere. Per ordine di Nostro Signore, la Provvidenza si prenderà cura di tutto il resto.

Se Dio si prende cura anche degli uccellini (cfr. Mt 6, 26, Lc 12, 6), perché non dovrebbe assistere gli apostoli che predicano in suo nome?

Successo della missione

12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Con questo breve vademecum apostolico, Nostro Signore, sapendo che l’essenza era ormai stata trasmessa, lanciò i suoi nei sentieri dell’apostolato, senza nemmeno dare istruzioni su cosa dire!

I risultati, come indicano questi brevi versetti, furono abbondanti e certamente superarono l’aspettativa degli inviati, che sperimentarono sulla loro pelle quanto il potere manifestato dalle loro opere non fosse loro, ma trasferito dal Divino Maestro, che li aveva scelti senza alcun merito da parte loro.

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Copie dei profeti di Aleijadinho - Casa Lumen Maris, Ubatuba (Brasile)
III – Profeti e apostoli del XXI secolo

Leggendo le considerazioni contenute in questo commento sui profeti, sia quelli dell’Antico Testamento, sia quelli della Nuova Legge, potremmo cadere nell’errore di giudicare che non riguardano noi, cattolici del terzo millennio. Infatti, può essere che tutte le raccomandazioni date da Nostro Signore ai Dodici siano applicabili alla lettera oggi? Dovremmo, allora, uscire con un bastone e una sola veste, usando solo sandali come unico mezzo di locomozione? Se le sue parole divine sono valide in ogni tempo, cosa voleva dirci con tutto questo? Il nostro Redentore insegna che, in ogni epoca, dobbiamo prenderci cura dei mezzi, perché l’uomo spesso li costituisce come fine.

Per esempio, la salute. Questa è un grande mezzo, in buona parte addirittura imprescindibile, per sviluppare il nostro apostolato presso gli altri. È molto facile, però, sovrapporla al fine e farne la ragione della nostra esistenza, convertendoci così in moderni adoratori del dio Bios.

Nostro Signore ci avverte in questo Vangelo che dobbiamo essere liberi da ogni attaccamento o preoccupazione che possa interferire con il nostro apostolato. Ciò non significa disprezzare i mezzi, molte volte necessari, ma essere vigili a non volgerli al centro della nostra attenzione, né confonderli con la grazia, questa sì indispensabile.

Noi, battezzati, siamo inseriti nella Chiesa, e ciascuno nel suo ambiente, anche costituendo una famiglia, deve predicare il Vangelo ed essere un altro apostolo. Come? Attraverso il nostro comportamento, con la pratica della virtù e della pietà, con una vita cristiana che serva come esempio agli altri, senza mai perdere un’occasione per dire la verità, dare un incoraggiamento o un sostegno, e impegnandosi a che tutti seguano le orme di Nostro Signore Gesù Cristo.

Agendo così, anche a noi verrà conferito il potere di guarire gli ammalati, perché il peccato è una malattia peggiore del più terribile cancro o della lebbra più orribile. Invitando il nostro vicino a emendarsi e ad abbracciare la Religione, operiamo un miracolo più grande della guarigione di una malattia. Dal punto di vista soprannaturale, rimediare a un male fisico mortale è più facile che restaurare la vita di Dio in un’anima che l’ha persa!

E per caso non espelleremo demoni? Senza dubbio! La semplice presenza di un buon cattolico, che va in direzione della santità con la preghiera, la vigilanza e il compimento dei Comandamenti della Legge di Dio, ha un potere implacabile contro gli spiriti impuri.

È essenziale, inoltre, fissare la nozione che quando facciamo del bene alle anime, questo proviene, niente di più, niente di meno, dall’unione con Nostro Signore. Come San Paolo Apostolo dimostra nella seconda lettura di questa domenica (Ef 1, 3-14), tutti i meriti ci vengono da Lui, perché il Padre ci ha scelto e predestinato in funzione di Cristo “prima della fondazione del mondo”. Lui è la nostra forza!

Quindi, seguendo l’esempio del profeta Amos nel Regno di Israele, degli Apostoli inviati per la prima volta in missione in Galilea e di tutti i profeti e gli apostoli nel corso dei secoli, diventeremo segni di contraddizione per l’umanità e apriremo la via della salvezza a coloro che hanno il coraggio di rompere con le deviazioni morali della nostra epoca e accettare la radicalità del Vangelo. (Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2018, n. 182, p. 08-15)

1 GARCÍA CORDERO, OP, Maximiliano. Biblia Comentada. Libros Proféticos. Madrid: BAC, 1961, vol.III, p.15. 2 “Quando uscite di casa, andate insieme; quando arrivate ovunque sia, rimanete lo stesso insieme” (SANT’AGOSTINO. Regula ad servos Dei. P.II, IV, 2. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1995, vol.XL, p.570). 3 Cfr. Idem, 7-9, p.574; 576. 

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