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Catechismo

Mondo reale, mondo virtuale

Pubblicato 2018/06/05
Autore : Don Fernando Néstor Gioia Otero, EP

Viviamo sommersi nei social network, corriamo il rischio di uscire dalla vita reale e di affogare nella “vita” virtuale… Abbandoneremo la convivenza umana, l’opportunità di guardarci e di volerci bene, per affogare nel mondo virtuale?

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Non si può negare che, come strumenti multifunzionali, i telefoni cellulari offrono numerosi vantaggi al di là della semplice comunicazione telefonica. Li usiamo per ricevere e inviare e-mail, foto, video e notizie. Attraverso di essi interagiamo elettronicamente in ogni momento con altre persone nelle più svariate forme. Anche da torcia elettrica e da sveglia ci servono! 

1.jpgI loro indubitabili vantaggi sotto il punto di vista pratico hanno, tuttavia, pesanti contropartite, e non mancano medici, psicologi e persino giornalisti che ammoniscono sui rischi che essi comportano.

Sonno più breve e meno riparatore

Un editorialista del quotidiano di Buenos Aires La Nación sottolinea, per esempio, quanto sia grande il numero di persone che si sono abituate a dormire con lo smartphone acceso, a portata di mano: “Abitudine di adolescenti, sì, per i quali i social network sono questo luogo di interazione che non ammette ricreazione né riposo, ma anche costume di adulti”.1

Ora, secondo la Dott.ssa Stella Maris Valiensi, neurologa dell’Ospedale Italiano di Buenos Aires, il dispositivo cellulare connesso di notte porta come prima conseguenza una riduzione delle ore di sonno: “Un sondaggio realizzato con diecimila adolescenti tra i sedici e i diciannove anni ha rivelato che essi usavano dispositivi elettronici per più di quattro ore prima di andare a dormire; nel cinquanta per cento dei casi, questo ritardava di un’ora la conciliazione del sonno; avevano, inoltre, tre volte più probabilità di dormire cinque ore o meno per notte”.2

La Dott.ssa Valiensi aggiunge un altro inconveniente causato dall’abitudine di dormire con il cellulare collegato sul comodino: quello dei “microrisvegli”. Essi provocano “un sonno non riparatore, frazionato, che il giorno dopo si ripercuote in una diminuzione della qualità di vita e difficoltà nel lavoro, tra gli altri aspetti. Se questo non viene compensato nei giorni successivi, può trasformarsi in un disturbo cronico”.3

La “paura di restare al di fuori”

E se fosse soltanto questo!… Il cellulare è penetrato anche in un momento che un’articolista non ha esitato a definire “sacro”, quello del risveglio. Sono passati purtroppo i tempi in cui si costumava fare una breve preghiera scendendo dal letto. Oggi, la prima preoccupazione di molti iniziando la giornata è… verificare il cellulare. Come sono cambiati i tempi e le attitudini umane!

2.jpgIl piccolo apparecchio si è trasformato in una parte importante della vita delle persone. Ora, commenta l’articolista Martina Rua: “Quando gli diamo tanto potere, questo controlla la nostra esperienza più di quanto possiamo renderci conto. Per esempio, incrementa la sindrome di FOMO (sigla di Fear of Missing Out – Paura di restare al di fuori), l’angoscia che proviamo per tutto ciò che perdiamo, o immaginiamo di aver perso, perché non abbiamo verificato permanentemente i messaggi”.4

Come governare questo singolare “invitato”? Come liberarci dallo stress di vivere on-line? Ci sarà un modo per liberarci da questa pressione anti-culturale del mondo moderno?

Essena O’Neill, una “blogger” australiana che è arrivata ad avere cinquecentomila follower su Instagram e duecentocinquantamila su Youtube, ha risolto facilmente il suo problema. Con un solo clic, ha spento le sue immagini, e ha scritto: “Sono la ragazza che ha avuto tutto e voglio dirvi che avere tutto sui social network non significa nulla nella vita reale. Mi sono lasciata definire dai numeri e l’unica cosa che mi faceva davvero sentire bene era ottenere più seguaci, più like, più ripercussioni e visite. Non era mai abbastanza”.5

Sembrava avere molti amici su Instagram e Youtube, ma in realtà viveva una vita solitaria, anche quando era circondata da familiari o colleghi di lavoro. Il suo “amico” era il piccolo apparecchio per comunicare.

Fiction fatta di elementi della quotidianità

Penetrando come un’impercettibile radioattività, “i social network estendono silenziosamente una catena che si infiltra nella nostra pelle: ci impongono l’obbligo di essere permanentemente lì, connessi, disponibili”, commenta un altro articolista, aggiungendo che vari filosofi e sociologi li considerano una “coazione della comunicazione”,6 che può arrivare a trasformarsi in una patologia. 

Succede che piattaforme come Facebook e simili “riflettono soltanto una parte della vita: quella positiva”, conformemente a quanto sostiene uno studio realizzato in Danimarca dall’Happiness Research Institute. “Sono un canale ininterrotto di buone notizie, un flusso continuo di vite pubblicate che distorce la nostra percezione della realtà”, affermano i loro autori. Il risultato di questo studio ha portato un’articolista alla seguente conclusione: “Meno stress, più soddisfazione personale e migliori relazioni sociali: sono questi gli effetti positivi che molti sentirebbero se smettessero di utilizzare Facebook”.7

E si noti che Facebook, nato nel 2004 all’Università di Harvard e destinato inizialmente soltanto agli studenti di questa istituzione, ha già superato i due miliardi di utenti attivi.

 Analizzando lo stesso studio dell’Happiness Research Institute, commenta Diego Levis, dottore in Scienze della Comunicazione dell’Università di Buenos Aires: “Facebook è una finzione fatta di elementi della quotidianità, tutto quanto in esso è contenuto è la “stilizzazione” della vita dell’utente. È una realtà filtrata perché si enfatizza il bene e si nasconde il vergognoso. Causa la sensazione che ognuno lì vi costruisca il proprio spettacolo”.8

3.jpgIn altre parole, l’utente, nella condizione di artista della propria personalità o apparenza, scolpisce la sua “immagine” nel social network in modo da enfatizzare ciò che ritiene avere il maggiore impatto. Nell’affanno di presentare di sé una “personalità virtuale” diversa da quella reale, slitta sul piano del fantastico, del chimerico, dell’illusorio.

Nuovo significato per l’aggettivo “virtuale”

Fino a pochi decenni fa, s’intendeva come reale semplicemente ciò che effettivamente esiste; e per virtuale ciò che ha solo un’esistenza potenziale, in opposizione all’esistenza effettiva, reale. Nell’era dell’informatica, l’aggettivo virtuale ha acquisito un nuovo significato che si manifesta bene nell’espressione realtà virtuale, oggi molto in voga. Ecco come un filosofo spagnolo dei nostri giorni la definisce: “Sistema informatico utilizzato per creare un mondo artificiale nel quale l’utente ha l’impressione di essere in questo mondo, essendo capace di navigare attraverso di esso e manipolare gli oggetti che vi s’incontrano”.9

4.jpg

Statua Pellegrina del Cuore
Immacolato di Maria

Facebook, Instagram e altri social network sono spazi che stimolano il confronto con gli altri? In ogni momento, nei loro utenti cresce la tendenza a condividere con altri la propria vita. Tuttavia, in una percentuale molto ampia, finiscono per inventare una realtà non reale ma virtuale. Scelgono o ritoccano le foto da divulgare, evidenziano aspetti delle loro qualità reali o immaginarie; in breve, cercano di essere accettati dagli altri, concentrandosi su se stessi e dimenticandosi di tutto ciò che li circonda.

Uno studio condotto presso l’Università di Palermo, a Buenos Aires, fa notare che la comunicazione istantanea è diventata una necessità per l’uomo moderno, dando origine alla “creazione di personalità alternative alla nostra realtà sociale”. E conclude che, in questo contesto, i social network “ci danno l’opportunità di migliorare o peggiorare il nostro “io” sulla base di mondi artificiali creati in questi sistemi di immersione”.10 Gli utenti finiscono per elaborare una vita virtuale che non ha nulla a che fare con la loro vita reale.

Che trasformazione stiamo vivendo! Fino a dove arriverà? Abbandoneremo la realtà della vita, la convivenza umana, l’opportunità di guardarci l’un l’altro, di volerci bene e affonderemo nel mondo virtuale? Se ciò dovesse accadere, sarebbe propriamente una disgrazia, perché i legami impersonali non potranno mai sostituire uno sguardo, una parola, un gesto, un’espressione fisionomica di gioia o di tristezza.

Dio e la Vergine Maria non permettano questa disgrazia che ci trasformerebbe in semplici robot, con i loro “rapporti” meccanici, senza vita. (Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2018, n. 181, p. 30- 32) 

1 RÍOS, Sebastián. Adiós al sueño corrido: el celular ganó la mesita de luz. In: www.lanacion.com.ar. 2 Idem, ibidem. 3 Idem, ibidem. 4 RUA, Martina. El último momento sagrado en el que se coló el celular. In: www.lanacion.com.ar. 5 VELASCO, Irene Hernández. Desconectados: la nueva tribu urbana que abandona internet para abrazar la vida real. In: www.elmundo.es. 6 KUKSO, Federico. Apología de la desconexión. In: www. lanacion.com.ar. 7 MORENO, Gloria. Una semana sin Facebook quita el estrés. In: www.lavanguardia.com. 8 DE MASI, Victoria. Prueban que sin redes sociales se vive con más satisfacción. In: www.clarin.com. 9 ECHEVERRÍA, Javier. Un mundo virtual. Barcelona: Plaza & Janés, 2000, p.37-38. 10 VIDA REAL VS. VIDA VIRTUAL en Facebook. In: http://fido.palermo.edu/servicios_dyc/blog/docentes/trabajos/2230_23178.pdf.

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