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Santi

Una discesa all’inferno

Pubblicato 2018/05/08
Autore : Don Francisco Teixeira de Araújo, EP

Il 3 maggio 1869, San Giovanni Bosco raccontò ai suoi alunni un sogno che aveva fatto la notte precedente. Tuttavia, per non spaventarli troppo, evitò di narrare loro le cose in tutto il loro orrore…

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   Il rettore di un grande istituto scolastico chiese una volta a don Bosco: “Come potrò educare bene i giovani nella mia scuola?” E il Santo gli rispose con quest’unica parola: “Amandoli!”

   Infatti, numerosi episodi della vita del fondatore dei salesiani traboccano di paterno affetto per i giovani che Dio gli aveva affidato, portandolo a prendersi cura con tenerezza del loro benessere materiale. Incomparabilmente maggiore, però, era la sollecitudine che egli aveva per la loro salvezza eterna e il suo impegno infaticabile nell’evitare loro la disgrazia di peccare.

1.jpg
“L’Inferno”, copia del quadro dipinto dal direttore spirituale di Santa Mariana di Gesù - Chiesa della Compagnia di Gesù, Quito
   Contava per questo su un potente ausilio della Provvidenza: i suoi famosi sogni. Uno di essi accadde nella notte di sabato, 2 maggio 1869. Quel giorno vide a lato del suo letto un “personaggio distinto” al quale, nella narrazione che egli fece il giorno successivo per i suoi alunni, ora dà il nome di Amico, ora quello di Guida.

   Era un semplice sogno o un sogno-rivelazione? Lo stesso Don Bosco evita di chiarire questo punto: “Potrete chiamarlo un sogno o dargli un qualsiasi altro nome… Insomma, chiamatelo come preferite”.

   Vi presentiamo di seguito un riassunto, il più fedele possibile all’originale, del resoconto fatto dal Santo.1

Corde tirate da un mostro ripugnante

   Dormivo profondamente quando vidi all’improvviso nella stanza, vicino al mio letto, l’uomo della notte precedente, il quale mi disse:

   — Alzati e vieni con me!

   E mi condusse in un’immensa pianura, un deserto dall’aspetto desolante. Dopo un lungo percorso, arriviamo in una strada, bella, larga e ben selciata, fiancheggiata da due belle siepi, coperte di fiori, soprattutto rose. Sembrava piana e comoda, ma subito notai che scendeva impercettibilmente e, sebbene la via non sembrasse precipitosa, io correvo con tanta facilità che mi pareva di essere portato dal vento. 

   A una certa altezza del tragitto, vidi che tutti i bambini dell’Oratorio mi venivano dietro, e io mi trovavo in mezzo a loro. Osservandoli, vedevo che all’improvviso ora l’uno, ora l’altro, cadeva ed era trascinato da una forza invisibile in un’orribile china che terminava in una fornace. Mi accorsi che essi passavano fra molti lacci, alcuni erano rasenti a terra, altri all’altezza della testa; senza rendersi conto del pericolo, restavano presi da questi lacci e si mettevano a correre precipitosamente verso il baratro. Chi li trascinava così?

   Tirai uno dei lacci, ma la sua estremità non appariva. Seguii allora il filo e giunsi alla bocca di una spaventevole caverna. Dopo aver molto tirato, vidi uscire dalla caverna un enorme e ripugnante mostro che teneva fermamente l’estremità di una fune alla quale erano legati insieme tutti quei lacci. Era lui che appena cadeva qualcuno in quelle maglie lo trascinava immediatamente a sè.

   — Adesso sai chi è? – chiese la Guida.

   — Oh sì che lo so! È il demonio che tende questi lacci per fare cadere i miei giovani nell’inferno.

   In ogni laccio era scritto il proprio titolo: superbia, disobbedienza, invidia, impurezza, furto, gola, accidia, ira, ecc. I lacci che trascinavano il maggior numero di giovani erano quelli dell’impurezza, della disobbedienza e dell’orgoglio.

   Osservando più attentamente, vidi che tra i lacci c’erano molti coltelli, lì collocati da una mano provvidenziale per tagliarli. Il coltello più grosso era contro il laccio della superbia, e simboleggiava la meditazione. Vi erano anche due spade: la devozione al Santissimo Sacramento, soprattutto la Comunione frequente, e la devozione alla Madonna. E un martello: la Confessione. Con queste armi, molti giovani si difendevano per non essere presi, o tagliavano i fili che li avvolgevano.

Arrivo al luogo “dove non c’è redenzione”

   La Guida mi lasciò osservare tutto, poi riprendemmo il cammino. A mano a mano che avanzavamo, le rose divenivano più rare e sorgevano enormi spine. A partire da un certo punto, c’erano soltanto spine in mezzo a rami secchi. La strada, che andava sempre declinando, diventava sempre più orribile, senza più il selciato, piena di buche, di gradini, di sassi. Quanto più avanzavamo, più quella discesa era aspra e scoscesa.

   Continuammo a scendere e arrivammo in fondo al precipizio, dove vedemmo un immenso edificio con una porta altissima, serrata. Un caldo soffocante mi opprimeva, un fumo spesso, verdastro s’innalzava su quei muraglioni solcati da fiamme color sangue. Alzai gli occhi per vedere la sua altezza: erano più alti di una montagna.

   — Dove ci troviamo? Che cosa è questo? – chiesi alla Guida.

   — Leggi su quella porta e dall’iscrizione saprai dove siamo.

   Guardai e sopra la porta stava scritto: “Dove non c’è redenzione”. Eravamo alle porte dell’inferno…

   Girammo intorno alle mura di quell’orribile città. Di quando in quando, si vedeva una porta di bronzo come la prima, ciascuna con sopra un’iscrizione: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (Mt 25, 41); “Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3, 10).

   Percorremmo un immenso profondissimo burrone e ci trovammo nuovamente davanti a quella prima porta, ai piedi di quella precipitosa via che avevamo disceso. A un tratto la Guida disse:

   — Osserva!

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Il sogno del traghetto salvifico - Affresco della Basilica di Maria Ausiliatrice, Torino
   Spaventato, volsi gli occhi in su e vidi a una grande distanza un giovane dell’Oratorio che scendeva precipitosamente per quella rampa. Voleva fermarsi e non poteva. Inciampava sulle pietre e queste gli davano maggior impulso nella discesa.

   — Corriamo, fermiamolo, aiutiamolo!

   — No – replicò la Guida – Credi per caso di poter fermare uno che fugge dalla collera di Dio?

Tutti avevano scritto sulla fronte il loro peccato

   Intanto quel giovane, volgendo indietro lo sguardo e guardando con gli occhi spalancati per vedere se l’ira di Dio lo inseguisse sempre, andò a sbattere nella porta di bronzo. Essa si aprì con fragore. E dietro di essa se ne aprirono contemporaneamente, con un boato assordante, due, dieci, cento, mille altre, spinte dall’impatto del giovane che era trasportato come da un turbine invisibile, irresistibile. Vidi in fondo come la bocca di un grande forno. Si elevarono palle di fuoco quando egli vi precipitò.

   — Osserva di nuovo – m’intimò la Guida.

   Guardai e vidi precipitare da quella discesa altri tre giovani dell’Oratorio. Rotolavano con incredibile rapidità, uno dietro l’altro, urlando per lo spavento. Dietro di loro caddero molti altri. Tutti avevano scritto sulla fronte il loro peccato. Io li chiamavo con grande afflizione, ma essi non mi sentivano.

   Vedendone cader tanti, esclamai disperato:

   — Ma dunque il nostro lavoro è inutile, se così tanti giovani fanno questa fine! Non vi sarà un mezzo per impedire la perdizione di così tante anime?

   La Guida rispose che essi ancora non erano morti, ma erano in stato di peccato mortale e, se fossero morti in quello stato, sarebbero andati senz’altro a finire nell’inferno.

Un’immensa caverna piena di fuoco

   In quel mentre, precipitò un altro stuolo di giovani, e le porte stettero aperte per alcuni istanti. Mi disse allora la Guida:

   — Entra anche tu.

   Indietreggiai inorridito. Ma subito mi sentii pieno di coraggio, pensando: “Cade all’inferno chi è già stato giudicato ed io non lo sono ancora stato”.

   Avanzammo per un orribile corridoio fino a un vasto e tenebroso cortile, in fondo al quale si vedeva una terrificante porticina sulla quale lessi queste parole: “Gli empi andranno al fuoco eterno” (cfr. Mt 25, 46). Tutte le pareti intorno erano coperte di iscrizioni: “Darò fuoco alle loro carni affinché brucino eternamente”; “Saranno tormentati giorno e notte per tutti i secoli” (Ap 20, 10). E altrove: “Qui per tutti i secoli regnerà ogni sorta di tormenti”. Più in là: “Qui non c’è nessun ordine, ma vi regnerà spavento eterno”; “Il fumo dei loro tormenti salirà per tutta l’eternità” (Ap 14, 11).

   Mentre io leggevo quelle iscrizioni, la Guida si avvicinò e mi disse:

   — Da questo punto in avanti, nessuno più potrà avere un compagno che lo sostenga, un amico che lo conforti, né cuore che lo ami, uno sguardo compassionevole, una parola benevola. Vuoi vedere o sperimentare?

   — Solo vedere – risposi.

   Egli aprì la porticina e apparve davanti ai miei occhi una specie di immensa caverna piena di fuoco, che sembrava perdersi nelle viscere della montagna. Mura, vòlte, pavimento, ferro, pietra, legna, carbone, tutto era bianco e incandescente ma nulla si consumava. Io questa caverna non riesco a descriverla in tutta la sua spaventosa realtà. “Certo da tempo è preparato un rogo, che serve anche per il re, il rogo è alto e largo, esca facile al fuoco alimentato da abbondante legna. Come un torrente di zolfo il soffio del Signore l’accenderà” (Is 30, 33).

Furono mille volte avvisati…

   Mentre guardavo attonito, vidi cadere un giovane che precipitò in mezzo al fuoco, diventò incandescente come tutta la caverna e vi rimase immobile. Inorridito, riconobbi in lui uno dei miei figli! Subito dopo precipitò nella caverna un altro giovane dell’Oratorio. Dopo di lui ne arrivarono altri, ugualmente disperati. Il loro numero aumentava sempre di più, tutti lanciavano lo stesso grido e rimanevano immobili e incandescenti, come i precedenti. Mi ricordai allora dell’ammonimento della Bibbia: “Se un albero cade a sud o a nord, là dove cade rimane” (Sir 11, 3). Come si cade nell’inferno, così si starà eternamente.

   — Ma costoro non lo sanno che vengono a fermarsi qui? – chiesi alla Guida.

   — Certo che lo sanno! Sono stati avvertiti mille volte, ma corrono qua perché non detestano il peccato e non vogliono abbandonarlo; hanno rifiutato la misericordia di Dio che li chiamava incessantemente alla penitenza.

   L’Amico mi condusse in un altro luogo alla cui entrata era scritto: “Dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue” (Mc 9, 48). E mi disse:

   — Ora bisogna che vada anche tu in mezzo a quella regione di fuoco che hai visto.

   — No! No! – risposi terrorizzato.

   — Quello che preferisci: andare all’inferno e liberare i tuoi giovani, oppure startene fuori e lasciarli fra tanti tormenti? Entra, dunque, e vedi la bontà di Dio, che amorosamente adopera mille mezzi per condurre a penitenza i tuoi giovani e salvarli dalla morte eterna.

3.jpgLa causa dell’eterna perdizione di molti

   Appena misi piede sulla soglia della caverna, fui all’improvviso trasportato in una magnifica sala con porte di cristallo. Su queste, a distanze regolari, pendevano larghi veli i quali coprivano altrettanti vani comunicanti con la caverna. La Guida m’indicò un velo nel quale era scritto “Sesto Comandamento”, ed esclamò:

   — La trasgressione di questo Comandamento è la causa dell’eterna perdizione di tanti giovani!

   — Ma non si sono confessati?

   — Sì, ma hanno confessato male alcuni peccati o li hanno taciuti del tutto. Molti non hanno avuto pentimento né un proposito di emendarsi. E ora vuoi vedere perché la misericordia di Dio ti ha condotto fino a qui?

   Detto questo, alzò il velo e vidi un gruppo di bambini dell’Oratorio, condannati per questo peccato. Fra essi c’erano alcuni che, in apparenza, hanno una buona condotta.

   — Che devo dire a loro? – chiesi.

   — Predica dappertutto contro l’impurezza. Basta avvisarli in generale. Per praticare la virtù si richiede la grazia di Dio; e questa, se chiesta, non gli mancherà mai. Preghiera, dunque, e sacrificio da parte tua. Quanto a loro, che ascoltino le tue esortazioni, interroghino la loro coscienza ed essa suggerirà loro quanto debbono fare.

Chi non prega si condanna!

   La Guida sollevò altri veli, lasciando vedere molti dei nostri giovani. In uno di essi c’era scritto: “Radice di ogni male”. E subito mi chiese:

   — Sai qual è il peccato indicato da questa epigrafe?

   — Può essere soltanto la superbia.

   — Sì, in generale si dice che è la superbia; ma in particolare è la disobbedienza, il peccato per il quale Adamo ed Eva furono scacciati dal Paradiso. La disobbedienza è la radice di tutti i mali. 

   — E che cosa devo dire ai miei giovani su questo punto?

   Dopo aver enumerato varie trasgressioni commesse da alunni dell’Oratorio, che sono causa di gravi disordini, la Guida ammonì:

   — Guai a chi trascura la preghiera! Chi non prega si condanna! Vi sono qui alcuni che invece di cantare le laudi sacre o l’Ufficio della Santissima Vergine, leggono libri che trattano di tutt’altro che di Religione, e alcuni, leggono persino libri proibiti.

   — E quale consiglio potrò dar loro per liberarli dalla disgrazia di finire qui?

   — Mostra loro come l’obbedienza a Dio, alla Chiesa, ai genitori, ai superiori, li salverà. Raccomanda anche che evitino l’ozio, che fu la causa del peccato di Davide, che siano sempre occupati, poiché così non daranno al demonio l’occasione di assalirli.

Un rapido tocco nella muraglia esterna

   Chinai il capo e promisi; dopo, non potendo più sopportare quell’orrore, supplicai l’Amico:

   — Ti ringrazio della carità che hai avuto con me e ti prego di farmi uscire da qui.

   — Vieni con me – disse lui.

   Uscimmo da quella sala, attraversammo in un attimo quell’orrido cortile e il lungo corridoio d’entrata. Prima di superare la soglia dell’ultima porta di bronzo, egli si volse nuovamente verso di me ed esclamò:

   — Hai veduto i tormenti degli altri, bisogna che tu pure provi un poco il tormento dell’inferno.

   — No! No! – gridai inorridito.

   — Non temere, è solo per sperimentare. Tocca questa muraglia.

   Io volevo allontanarmi, ma lui m’afferrò risolutamente per il braccio e mi portò vicino al muro, ordinando:

   — Tocca rapidamente una volta soltanto, per poter dire che hai visitato e toccato le mura degli eterni supplizi.

   Vedendo che io mi ritraevo, aprì con forza la mia mano e me la fece battere sulla pietra di quel muro. In quell’istante sentii un bruciore così intenso e doloroso, che sbalzando indietro e mandando un fortissimo grido, mi svegliai. Mi ritrovai seduto sul letto, sfregando la mano che ardeva. Fattosi giorno, osservai che la mano era gonfia realmente; e l’impressione immaginaria di quel fuoco fu così forte, che in seguito la pelle del palmo della mano si staccò e cambiò.

   Notate che, per non spaventarvi troppo, io non vi ho raccontato queste cose in tutto il loro orrore, proprio come le vidi. Ho fatto appena un breve riepilogo di quello che ho visto in sogni lunghissimi.

   Io poi darò istruzioni sul rispetto umano, e sul Sesto e il Settimo Comandamento e anche sulla superbia. Mi limiterò a spiegare questi sogni, che sono in tutto concordi con le Sacre Scritture; anzi non sono altro che un commento di ciò che si legge a questo riguardo in esse. (Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2018, n. 180, p. 36 - 39)

1 Testo completo dell’originale italiano: LEMOYNE, SDB, Giovanni Battista. Memorie biografiche del Venerabile Don Giovanni Bosco. Torino: Buona Stampa, 1917, vol.IX, p.166-181. Disponibile in: http://www.donboscosanto.eu/ memorie_biografiche. 

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