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Sant’Atanasio di Alessandria: Araldo della verità, valente atleta della Fede

Pubblicato 2018/05/08
Autore : Suor Ariane Heringer Tavares, EP

Infaticabile combattente contro l’arianesimo, affrontò con orgoglio persecuzioni atroci. Il suo esempio ci invita a difendere con coraggio la vera dottrina.

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   Correva l’anno 325. Sebbene regnasse una pace relativa nella Chiesa per il fatto che l’Imperatore Costantino le aveva dato piena libertà di culto, un grande dilemma sorgeva furtivamente nel suo seno… Era necessario prendere attitudini decisive per combattere un pericolo mille volte peggiore dell’antica persecuzione aperta: l’eresia che sbocciava all’interno del gregge di Cristo, minacciando di dividerlo.

   Ario, autore della infame dottrina che seminava la divisione, insisteva nell’affermare che Dio Padre era l’unico Essere eterno, increato, e Cristo, una semplice creatura subordinata al Padre ed estranea a Lui quanto alla sua essenza. Secondo l’eresiarca, Gesù sarebbe stato il Figlio di Dio, ma non Dio in Se stesso e di per Se stesso.

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Sant’Atanasio - Basilica di San Nicola in Carcere, Roma
   Nel frattempo, non mancarono pastori di dottrina pura e retta come la lama di una spada che si alzarono per difendere la consustanzialità trinitaria, indivisibile e tre volte santa. L’eresia, però, cresceva in tal modo che divenne necessario convocare un concilio per salvaguardare l’unità della Chiesa.

Giovane diacono nel Concilio di Nicea

   L’assemblea magna ebbe luogo nella città di Nicea, situata a meno di cento chilometri da Costantinopoli. Lì si recarono i Vescovi di Siria, Egitto, Caucaso, Africa, Spagna, Persia e Asia Minore, regioni nelle quali si estendeva la Chiesa del IV secolo, appena uscita dalle catacombe.

   Il clima era di grande aspettativa. Costantino volle dare a quella riunione tutta la pompa e l’onore che le spettava, ricevendo personalmente i prelati, con la dovuta deferenza e venerazione. Quanti di loro erano testimoni viventi di coraggiosa fedeltà alla Fede! Quanti ostentavano nei loro corpi e nei loro volti segni visibili di sofferenze fisiche e morali, conseguenza inevitabile dei martiri inflitti dai loro oppressori!

   Tuttavia, il concilio assunse presto l’aspetto di una turbolenta disputa. Oltre tre centinaia di Vescovi fedeli discutevano contro poco più di una decina di prelati ariani, dando luogo a uno spettacolo per nulla elegante e sereno. Voci alterate urlavano in greco: 

   — Cristo è puro uomo!

   — No, Gesù è Dio!

   — Solo Dio Padre è eterno!

   Quando le follie di Ario e dei suoi sostenitori risuonarono con forza nell’assemblea, un giovane diacono si alzò per affrontarli. La sua eloquenza chiara e contundente mostrò la superiorità dello spirito della Chiesa nei confronti dei suoi contendenti. Con la loquacità e la forza dell’argomentazione propria di coloro che hanno una coscienza pulita di fronte a Dio e agli uomini, il levita demolì gli argomenti dell’eresia ariana.

   Dopo il suo brillante intervento, tornò con umiltà e modestia al suo posto. La dottrina della consustanzialità1 aveva vinto; il mistero aveva trionfato sulla mera ragione sprovvista di fede. E il paladino di tale vittoria era un personaggio ancora sconosciuto per molti di quelli che lo circondavano.

   Alcuni anni dopo San Gregorio Nazianzeno lo avrebbe chiamato Pilastro della Chiesa facendo questo arguto commento: “A Nicea, gli ariani osservano il valoroso campione della verità: di bassa statura, quasi fragile, ma di postura ferma e con la testa alta. Quando si alza, si sente passare come un’ondata di odio attraverso di lui. La maggior parte dell’assemblea guarda con orgoglio a colui che è l’interprete del suo pensiero”.2

   Era Atanasio, araldo della verità e valente atleta della Fede, che diventò Padre e Dottore della Chiesa.

Patriarca di Alessandria

   Era nato in una famiglia cristiana di Alessandria nel 295. Della sua infanzia si conosce poco. È noto che la sua formazione avvenne presso il patriarca Alessandro, che lo nominò lettore all’età di diciassette anni. Alcuni anni dopo, nel 318, fu ordinato diacono e divenne segretario del santo prelato, seguendolo da vicino nelle sue numerose controversie in difesa della Religione.

   Quando iniziò il Concilio di Nicea, la città di Alessandria divenne il fulcro della propagazione della dottrina ariana. In esso fu approvata la formulazione del Credo che conosciamo oggi con il nome di Simbolo Niceno,3 pilastro dell’ortodossia cattolica e condanna perenne dell’arianesimo. I seguaci di questa eresia, tuttavia, non si davano per vinti…

   Poco dopo la chiusura del concilio, Santo Alessandro conferì ad Atanasio l’ordinazione presbiterale e lo nominò suo successore. Il giovane presbitero cercò di evitare una così alta dignità, mediante un tentativo di fuga. “Tu fuggi, Atanasio, ma non scapperai”,4 vaticinò il venerando anziano. Infatti, gli alessandrini chiesero con insistenza e ottennero la sua nomina: all’età di trent’anni Atanasio divenne Patriarca di Alessandria.

L’arianesimo non desiste

   Questa scelta fece tremare di paura gli ariani e i meleziani, seguaci di Melezio di Licopoli, i quali, inizialmente contrari alle teorie di Ario, alla fine si allearono con lui.

   Iniziava per la Sposa di Cristo una delle epoche più travagliate della sua Storia. Sebbene turbata, anche gloriosa, perché chi è perseguitato per amore della giustizia riceve il Regno dei Cieli (cfr. Mt 5, 10).

   Costantino, che si era mostrato un fervido seguace della Religione Cristiana proclamata a Nicea, ora dava chiare prove di incoerenza: gli eretici, un tempo esiliati da lui, ritornavano ed erano ricevuti con onori, mentre i cattolici erano disprezzati. I pulpiti proclamavano il Credo di Nicea, mentre la dottrina ariana era diffusa tra la gente senza alcuna recriminazione, per mezzo di canzonette popolari. A complicare ulteriormente la situazione, moriva Sant’Elena, madre dell’imperatore, l’unica persona in grado di riportarlo sulla retta via, poiché Costanza, sua sorella, era una fanatica partigiana dell’arianesimo…

   Atanasio lottava con coraggio per tenere unita la Chiesa e per consolidare la sua legittima autorità, usando molte volte misure energiche. Gli eretici, da parte loro, ricorrevano ad accuse diffamatorie nel tentativo di rovesciare questo baluardo della Fede.

Un’impostura smascherata

   Nel 335 il santo fu convocato da Costantino per partecipare a un sinodo a Tiro, in Libano. Non voleva andare, perché sapeva che l’assemblea sarebbe stata composta principalmente da ecclesiastici eretici, con i quali non avrebbe mai potuto scendere a compromessi. Tuttavia, il decreto dell’imperatore lo obbligava ad essere presente.

   A un certo punto, in seguito a un accordo combinato precedentemente, una donna di malavita entrò nella sala della riunione dichiarando di essere diventata ricca grazie al denaro ricevuto da Atanasio. Inoltre diceva di essere una testimone oculare di abominevoli azioni praticate da lui. Soddisfatti, gli ariani esigevano la sua deposizione dalla carica di Patriarca di Alessandria e la sua condanna da parte delle autorità competenti.

   Senz’altro ispirato dallo Spirito Santo, Atanasio sussurrò qualcosa all’orecchio del sacerdote che lo accompagnava. Questi allora, fingendo di essere lui il prelato, si rivolse alla prostituta:

   — Allora, affermi che realmente mi conosci e mi hai visto fare tutto quello che dici?

   E la miserabile creatura, che non era mai stata con il santo Vescovo, rispose:

   — Sì, lo ribadisco!

   — Giuri?

   — Giuro!

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Quando le follie di Ario risuonarono con forza nell’assemblea, un giovane diacono si alzò per affrontarle

In alto, apertura del Concilio di Nicea, di Cesare Nebbia - Biblioteca Vaticana; 
   In tal modo l’impostura fu smascherata, e gli stessi eretici non riuscirono a evitare la risata generale, essendo più che evidente l’innocenza del Santo.

Tra calunnia e calunnia…

   L’insondabile malafede di quegli induriti eretici li portò a inventare un’altra accusa: quella che Atanasio avrebbe assassinato e tagliato la mano destra di Arsenio, vescovo di Tebaide e meleziano. Come prova del nefando crimine presentarono in una scatola una mano già rinsecchita, che dicevano appartenesse al defunto.

   Per un’illuminazione soprannaturale, il Santo intuì che Arsenio non solo era vivo, ma anche era presente tra loro. Infatti, avvolto in panni e con la testa china per non essere riconosciuto, l’indegno prelato pregustava l’imminente condanna del santo Patriarca, suo nemico.

   Con sorpresa generale, si avvicinò a lui e disse:

   — Siete sicuri che Arsenio sia morto?

   — Certo!

   — Bene, eccolo qui – replicò il Santo, scoprendogli il capo.

   E continuò, scherzando: 

   — Dio non ha dato a ciascuno che due mani. Ora spetta a te spiegare in quale parte del suo corpo si inserisce la mano che hai portato…

   Commentando questi e altri episodi che rivelano la sagacia del combattivo Patriarca di Alessandria, il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira affermò: “Da parte di un Dottore della Chiesa, distinto teologo con profondità di spirito, eroe di grande semplicità, questi tratti arricchiscono la sua fisionomia, mostrando la pluralità e la ricchezza di aspetti che ha l’anima di un vero Santo”.5

…inizia una fase di esili e prove

   Lungi dal darsi per vinti, gli ariani si rivolsero ancora una volta all’imperatore, accusando Atanasio di impedire la fornitura di grano dall’Egitto a Roma, e Costantino decise di esiliarlo nella Gallia Belgica, all’altra estremità dell’impero. Fu il primo esilio di una sequenza di cinque.

   Ora, all’inizio del suo episcopato aveva preso contatto con i sacerdoti del deserto, tra cui Sant’Antonio, che aveva servito come discepolo e di cui scrisse la vita, e San Pacomio. Ciò che aveva imparato con loro gli fu molto utile in Europa, dove incentivò la vita anacoretica al punto di essere considerato il precursore del monachesimo in Occidente. 

   Nelle dure persecuzioni che subì, passò per terribili vicissitudini, come quella di vedersi obbligato a rifugiarsi in un pozzo per sei anni, o quella, mentre era in fuga nei deserti dell’Egitto, di dover rifugiarsi nella tomba di suo padre!

   Queste e molte altre prove lui le sopportava con una disposizione interiore di totale abbandono e fiducia nella Provvidenza, certo che “tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Rm 8,28). Anche dall’interno di questi lugubri nascondigli elevava al Cielo la sua preghiera silenziosa, e da lì partiva con l’impegno incrollabile di lottare fino alla morte, se necessario, per sostenere la causa della Chiesa contro l’eresia.

   In questi numerosi andirivieni, l’Alessandria cattolica accoglieva il suo Patriarca con indicibile gioia per rimpiangere di nuovo amaramente, dopo un breve periodo, la sua partenza…

Ultima lotta: la più ardua!

   Tutta la vita di Atanasio non fu che una lunga battaglia contro l’eresia ariana. Tuttavia, prima di consegnare la sua bella anima a Dio, dovette ingaggiare un combattimento con un nemico nuovo e inaspettato.

   Apollinare, Vescovo di Laodicea, era stato suo amico da giovane e aveva mantenuto un autentico affetto per lui. Tuttavia, nel corso degli anni aveva deviato dall’ortodossia, sebbene seguisse una via differente da quella degli ariani.

   In contrapposizione a quest’eresia che, come abbiamo visto, negava la natura divina di Cristo, Apollinario affermava che il Corpo di Gesù non era stato creato, ma era disceso dalle altezze celesti. Non avrebbe quindi posseduto una natura umana come la nostra, ma una specie di umanità glorificata e spiritualizzata in cui non c’era spazio per un’anima razionale.

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Avendo impiegato tutta la sua vita nell’esaltazione di Cristo, Atanasio andò ad adorarlo nell’eternità

Tomba di Sant’ Atanasio - Chiesa di San Zaccaria, Venezia 
   Questa visione si allontanava dalle deviazioni ariane, ma apriva le porte a un’assurdità forse peggiore: negando l’Incarnazione del Verbo nel seno purissimo della Vergine Maria, era anche negata la Redenzione.

   Agli occhi di un uomo retto come Atanasio, le deviazioni di Apollinare non potevano passare inosservate e meritavano un’ammonizione. Toccare la Sacrosanta Persona di Gesù, come era stata adorata dalla Chiesa fin dal tempo degli Apostoli, era ferire l’anima del venerabile prelato in ciò che aveva di più profondo. L’ormai “anziano Vescovo non poteva vedere sfigurata, nemmeno da un amico, la santa fisionomia del suo Dio”.6

  La sua confutazione dell’apollinarismo non sarà meno vigorosa né meno categorica dell’arianesimo, come si può vedere in una delle sue numerosissime opere: “Il Verbo di Dio incorporeo, incorruttibile, immateriale, è venuto sulla nostra terra […], permanendo, tuttavia, unito al Padre (cfr. Ef 4, 6-10). […] Vedendo che la malvagità degli uomini diventava eccessiva, […] Egli ebbe pietà della nostra razza e misericordia della nostra debolezza; accondiscese alla nostra corruzione e non sopportò che la morte dominasse su di noi […]. Assunse, allora, un corpo come il nostro e non lo fece semplicemente, ma lo volle nato da una Vergine senza peccato, immacolata, intatta. […] Essendo potente e demiurgo dell’universo, nella Vergine edificò per Sé (cfr. Eb 9, 24), come un tempio, un corpo”.7

Ammirato persino dagli avversari

   Sebbene Atanasio fosse energico e radicale nella difesa della dottrina, i suoi biografi ci raccontano che nella sua relazione con gli altri si comportava con profonda umiltà, mostrandosi molto amabile e facilmente accessibile a coloro che desideravano avvicinarsi a lui. Inalterabili erano anche la sua bontà e tenera compassione per gli sfortunati.

   I suoi discorsi avevano un che di affabilità che meravigliava i cuori. Ricorreva al rimprovero, quando necessario, sempre senza amarezza, con la benevolenza di un padre e la serietà di un maestro. Sapeva essere indulgente senza debolezza e fermo senza durezza. Rispecchiandosi nella sua condotta, ognuno poteva conoscere il proprio dovere, poiché tutto nella sua persona era degno di imitazione.

   Persino alcuni dei suoi avversari avevano per lui una segreta ammirazione, perché “trovavano in lui un’anima inflessibile e superiore a tutte le considerazioni umane. Come una roccia, nulla lo faceva piegare a favore dell’ingiustizia”.8

   Avendo impiegato tutta la sua vita nell’esaltazione dell’adorabile figura dell’Uomo-Dio, Atanasio lasciò questo mondo il 2 maggio 373 e andò ad adorarLo nell’eternità, unito ai profeti, martiri e ai soldati di Cristo. L’ essere stato un implacabile combattente in favore dell’ortodossia, come forse mai aveva avuto la Sposa di Cristo, fece di questo combattivo Patriarca uno dei più grandi Santi della Storia. (Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2018, n. 180, p. 32 - 35)

1 Per designare la consustanzialità proclamata dal I Concilio di Nicea si usa, con frequenza, il termine greco ?μοο?σιος – homooúsios –, perché è la lingua parlata in quell’assemblea. 2 SAN GREGORIO NAZIANZENO. Elogio di Atanasio, apud PATRÍSTICA. Santo Atanásio. São Paulo: Paulus, 2014, vol.XVIII, p.14. 3 Cfr. Dz 125-126. 4 GUÉRIN, Paul. Les petits bollandistes. Vies des Saints. 7.ed. Paris: Bloud et Barral, 1876, t.V, p.243. 5 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Santo Atanásio, gigante contra o arianismo. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno XVI. N.182 (Maggio, 2013); p.28. 6 BARBIER, Paul. Vie de Saint Athanase: Patriarche d’Alexandrie, Docteur et Père de l’Église. Paris: Letouzey et Ané, 1888, p.425. 7 SANT’Atanasio. L’Incarnazione del Verbo, c.II, n.1-3. In: PATRISTICA, op. cit., p.80-81. 8 GUÉRIN, op. cit., p.255.

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