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Spiritualità

Il Cielo è di coloro che hanno fiducia!

Pubblicato 2018/04/05
Autore : Don Thiago de Oliveira Geraldo, EP

Quando le tentazioni sembrano non aver fine, le tribolazioni della vita minacciano di distruggerci e le nostre preghiere apparentemente non sono ascoltate da Dio, è l’ora della fiducia nella Provvidenza.

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Salpando nel furioso mare di Tiberiade, ricoperto di onde increspate, i discepoli di Gesù lottavano per raggiungere Cafarnao tra le brume della notte. Pescatori esperti, buoni conoscitori di quelle acque, si affannavano a eseguire le manovre necessarie per non affondare nella procella e arrivare quanto prima al porto sicuro. All’improvviso qualcosa li terrorizzò: il Divino Maestro gli veniva incontro nell’oscurità, camminando sulle acque!

All’inizio, tra grida di panico, credevano di vedere un fantasma, ma presto si resero conto che era lo stesso Gesù che parlava loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (Mt 14, 27). Gli Apostoli erano già stati testimoni di molti miracoli, ma la vista di quella figura maestosa e serena che avanzava in mezzo alla tempesta accresceva ulteriormente il potere divino di Colui che li aveva chiamati.

E Pietro cominciò ad affondare…

San Pietro, sempre focoso, implorò il permesso di andare incontro al Divino Maestro. Egli acconsentì e il Principe degli Apostoli cominciò a camminare con facilità sulle onde violente. Credeva fermamente nel potere del Maestro. Eppure, a un certo punto, guardò se stesso e il mare… La paura naturale superò la fiducia nel soprannaturale. Pietro cominciò ad affondare. 

Gridò allora con forza chiedendo che Gesù lo salvasse. Forse gli venne in mente uno dei Salmi appresi dagli ebrei dell’epoca da bambini: “Salvami, o Dio: l’acqua mi giunge alla gola” (Sal 69, 2). Il Creatore del mare Si avvicinò a lui, gli tese la mano salvifica e gli fece un divino rimprovero: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14, 31).

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Nostro Signore salva Pietro dalle acque
- Chiesa del Sacro Cuore di Gesù,
Tampa (USA)
Quando entrambi salirono nella barca, il vento impetuoso cessò e il mare si calmò. Tutto tornò al suo ordine perfetto. Quei pochi testimoni di un così grandioso spettacolo e del potere assoluto di Nostro Signore sulle forze della natura si prostrarono davanti a Gesù e proclamarono la Sua divina filiazione:“ Tu sei veramente il Figlio di Dio” (Mt 14, 33).

Questa è anche la nostra stessa storia

L’episodio capitato al Principe degli Apostoli si ripete in un certo modo nella vita di ognuno di noi. Sappiamo, come Pietro, che Gesù Cristo è Dio, ci aspettiamo il Suo intervento nella Storia e preghiamo, chiedendo il Suo aiuto. Ma, come Pietro, anche noi molto spesso dubitiamo… Ci manca la virtù della fiducia.

Per mezzo di questa virtù, l’uomo acquisisce la certezza che Dio e la sua Santissima Madre lo aiuteranno a superare tutte le difficoltà che incontra sulla sua strada. Guidato dalla luce della ragione e dalla luce della fede, e portato a sperare contro tutte le apparenze e di fronte agli ostacoli più impossibili da superare, non si turba né dubita. Al contrario, “nelle circostanze più terribili si mantiene calmo e in ordine, perché sa che la Madonna verrà in suo aiuto”.1

Pertanto, quando, navigando nelle procellose acque di questa valle di lacrime, entriamo in un vortice di prove, non lasciamoci guidare dal vento delle incertezze. Riponiamo con fiducia gli occhi sul Salvatore e su Maria Santissima. Faranno sì che la tempesta si calmi e la nostra nave navighi sicura verso il porto sicuro.

Paura nel percepire la propria contingenza

Può accadere, tuttavia, che senza dubitare del potere dell’Altissimo e del Suo desiderio di aiutarci, sentiamo panico di avvicinarci a Lui e di abbandonarci interamente nelle sue mani. L’infinita sproporzione tra la perfezione divina e le nostre grandi miserie sembra separarci da Lui irrimediabilmente. 

Niente di più sbagliato. E per dimostrarlo, analizziamo un altro episodio della vita di Pietro.

Una volta, mentre si trovava sulla riva del lago di Genesaret, il Divino Maestro salì sulla sua barca, la fece scostare un po’ dalla riva, e da lì predicò alle moltitudini. Sebbene stanco, poiché aveva pescato tutta la notte senza pigliare nulla, il discepolo prestò molta attenzione alle parole divine.

Con sua grande sorpresa, appena finì di predicare, il Maestro gli ordinò di andare al largo e di lanciare nuovamente le reti. Durante la notte l’intero mare si era rifiutato di dare alcun sostentamento a quei pescatori. Tuttavia, l’ordine di un Uomo così straordinario come Quello non poteva essere rifiutato. San Pietro non sapeva che a partire da quel giorno avrebbe gettato le reti apostoliche per conquistare le anime.

Fatta la volontà del Maestro, l’Apostolo non riusciva a credere a quello che vedeva, e nemmeno a tirare su le reti piene di pesci che poco prima aveva gettato con diffidenza. Fu necessario chiedere aiuto a un’altra barca, e le due quasi affondarono per la quantità di pesci.

Quando si rese conto di ciò che era successo, Simon Pietro cadde ai piedi di Gesù e fece la supplica tante volte ripetuta nel corso dei secoli da chi sente il peso della propria contingenza: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore” (Lc 5, 8). Questa volta Gesù non esaudì la sua richiesta. Al contrario, lo rassicurò e gli fece una promessa: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5, 10).

Il Maestro non abbandonò il nuovo Apostolo. Lo attirò a sé e mostrò quanto voleva che lui si alzasse e lo seguisse. Questo stesso invito ci fa Dio in ogni momento: “Nostro Signore teme, innanzi tutto, che abbiate paura di Lui. Le vostre imperfezioni, le vostre debolezze, le vostre colpe (per quanto gravi), le vostre frequenti recidive, nulla Lo scoraggerà, purché desideriate sinceramente convertirvi. Più miserabili sarete, più Egli avrà compassione della vostra miseria, più desidererà compiere presso di voi la sua missione di Salvatore”.2

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Caino uccide Abele - Cattedrale di Monreale (Palermo)
Lavoriamo con lo spirito rivolto verso l’alto

San Pietro non agì male per aver passato tutta la notte cercando di pescare. Il lavoro è necessario e giusto. Dio non si aspetta una completa passività da parte di coloro che credono in Lui, ma anche le cure materiali devono essere completamente poste nelle sue mani.

È necessario lavorare sodo per la gloria del Creatore dell’universo, sapendo allo stesso tempo che senza di Lui non possiamo fare nulla. Esprime bene questo principio un Salmo cantato dagli ebrei nei pellegrinaggi a Gerusalemme: “Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno” (Sal 127, 2).

Simon Pietro aveva gettato le reti seguendo le regole della sua professione, ma non ottenne nulla. Per insegnargli ad avere fiducia nel soprannaturale, Nostro Signore operò la pesca miracolosa.

Sull’esempio del Principe degli Apostoli, dobbiamo gettare le reti dei nostri sforzi sul mare di questo mondo, tenendo sempre in considerazione la regola d’oro data da Sant’Ignazio di Loyola: “In tutto ciò che farete, ecco la regola delle regole: confidate in Dio, comportandovi, ciò nonostante, come se il successo di ogni azione dipendesse da voi e non da Dio; ma, usando le vostre forze per questo buon risultato, non contate su di loro e procedete come se tutto fosse fatto solo da Dio e niente da voi”.3

Ora, se ciò accade con “il pane di un duro lavoro”, quanto più questa verità si verifica con la grazia di Dio. Nulla, assolutamente nulla si può ottenere nell’ordine soprannaturale con le proprie forze, nemmeno un segno della Croce fatto con pietà. Pertanto, “prepariamoci alla lotta! Lavoriamo sodo, ma con lo spirito e il cuore rivolti verso l’alto”.4

Da Dio non si può fuggire

Completa illusione ha chi pensa che le sue azioni non siano viste da Dio, o che pensa di poterLo ingannare, ignorando che Egli penetra nelle più recondite intenzioni del cuore umano. Vano è anche lo sforzo di chi cerca di nascondersi dal suo sguardo divino, vivendo come se Lui non esistesse.

Il pessimo atteggiamento assunto da Caino, millenni prima della nostra nascita, non fu estraneo a questo stato d’animo. Quando il suo fratello minore, Abele, offriva in sacrificio le primizie del suo gregge, Dio guardava a lui con favore. Le sue, invece, erano rifiutate, perché il Creatore non può ricevere con gioia i frutti mediocri che egli offriva.

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Il bacio di Giuda, di Giotto di Bondone
- Cappella degli Scrovegni, Padova
Vedendosi rifiutato da Dio, Caino ne fu estremamente irritato e il Signore gli disse: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo” (Gen 4, 6-7).

Caino non diede ascolto alla divina ammonizione. Pensando che fosse possibile sfuggire allo sguardo onnisciente dell’Altissimo, portò Abele, suo fratello, nel campo e lì commise il primo omicidio della Storia. Il sangue innocente invocò la vendetta a Dio, che presto castigò il colpevole.

Coloro che, come Caino, sono riluttanti a sentire la voce di Cristo che li chiama alla conversione, tendono a cadere nella disperazione: “Anime colpevoli, non abbiate paura del Salvatore; fu specialmente per voi che Egli discese sulla terra. Non rinnovate mai il grido di disperazione di Caino. Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono (Gen 4, 13). Questo sarebbe disconoscere il Cuore di Gesù!”5

A volte Dio sembra averci abbandonato

Un certo genere di persone si sforza di raggiungere la virtù. Esse pregano molto, si confessano spesso, fanno buoni propositi, ma ricadono nelle colpe e tendono anche a scoraggiarsi. 

La considerazione della nostra debolezza deve indubbiamente aiutarci a praticare la virtù dell’umiltà, ma permettere che essa causi scoraggiamento sarebbe il peggiore dei mali. “Maria Maddalena non aveva forse condotto una vita di errori? La grazia, tuttavia, la trasformò in un istante. Senza transizione, da peccatrice divenne una grande Santa. Ora, l’azione di Dio non si ridusse in portata. Quello che fece per altri, potrà farlo anche per noi. Non dubitate: la preghiera fiduciosa e perseverante otterrà la completa guarigione della vostra anima”.6

A volte Dio ci dà l’impressione che non voglia più parlarci. La voce di Cristo non si fa sentire nel nostro intimo e, peggio ancora, sembra che Lui non voglia neanche più ascoltarci. Ci sentiamo abbandonati.

Questa terribile prova richiede uno degli atti di fiducia più straordinari che chiunque possa fare. Ad essa sono soggetti tanto il giusto quanto il peccatore. In entrambi i casi è necessario perseverare: “Nulla, quindi, vi scoraggi nella vostra fiducia! Anche se vi trovate in fondo all’abisso, supplicate al Cielo senza mai cessare. Alla fine Dio risponderà alla vostra chiamata e opererà la sua giustizia in voi”.7

Conoscere l’ora di Dio è al di sopra della capacità degli uomini. Di una cosa, tuttavia, possiamo essere certi: a un certo punto della nostra esistenza, sentiremo la “voce di Cristo, voce misteriosa della grazia” risuonare nel silenzio dei nostri cuori, sussurrando “nel fondo delle nostre coscienze parole di dolcezza e di pace”.8

I Santi hanno saputo confidare e guardare verso l’alto

Particolarmente intensa è la prova dell’abbandono nel caso dei santi. Proprio perché sono giusti, si riconoscono debitori alla Provvidenza e, quando sopraggiunge loro qualche tribolazione, attribuiscono alle proprie lacune il motivo di tale abbandono. E rispondono consegnandosi con un amore incondizionato a Colui che li ferisce, senza aspettare la retribuzione.

“Fin dalla sua giovinezza, San Francesco di Sales conobbe questo tipo di prova: temeva di non essere uno di quelli predestinati al Cielo. Trascorse diversi mesi in questo stato di martirio interiore, quando, finalmente, una preghiera eroica lo liberò: il Santo si prostrò davanti a un altare di Maria e supplicò la Vergine di insegnargli ad amare suo Figlio qui sulla terra con una carità tanto ardente quanto la sua paura di non poterLo amare per l’eternità”.9

Tutti i Santi hanno affrontato difficoltà che li hanno costretti alla lotta e alla fiducia, alla fiducia e alla lotta. Ma nei momenti più tragici della loro vita, essi seppero alzare lo sguardo al Cielo, aspettando il momento dell’intervento di Nostro Signore, e così vinsero le tempeste e raggiunsero il porto della salvezza. Il loro cuore era inondato dalla certezza che Dio e la Madonna non li avrebbero mai abbandonati.

Suprema prova di potere e di amore

Peccatori o santi, tutti devono contare sull’aiuto del Divino Redentore. Tanto nei momenti di apparente abbandono quanto in quelli di gioia interiore, Gesù cerca sempre il nostro bene. “Egli farà tutto il possibile per aiutarci nella ricerca singolarmente importante della nostra salvezza. Questa è la grande verità che Gesù ha scritto con il suo Sangue e che ora rileggeremo insieme nella storia della sua Passione”.10

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Disperazione di Giuda e penitenza di San Pietro
- Parrocchia di San Pietro e Paolo, Bonndorf (Germania)
Catturato e umiliato, Cristo ci ha dato la prova suprema del suo amore e del suo potere. Camminando sulle acque e risuscitando i morti, ci ha mostrato il suo dominio sulla natura e la vita. Gli avversari avevano cercato di ucciderLo nella sua stessa città, Nazareth, per gettarLo nell’abisso, ma non ci riuscirono. Gesù sfuggiva alla morte quando voleva, e al momento fissato per la Passione Si consegnò volontariamente.

I carnefici che andarono ad arrestarLonell’Orto degli Ulivi sentirono anche loro la sua voce. Non, però, la voce rassicurante ascoltata dai discepoli nel mare in tempesta. Al contrario, quando disse alle guardie mandate a imprigionarLo: “Sono Io”, queste “indietreggiarono e caddero a terra” (Gv 18, 6). Chi può resistere alla voce dell’Onnipotente? Solo un Giuda, apice del tradimento e della vergogna.

Poco prima, Giuda aveva sentito dal Maestro un ultimo invito alla conversione; ma, discendente spirituale di Caino, si chiuse alla voce della grazia e allo sguardo compassionevole del Maestro. “Giuda Lo tradisce e Gli dà un bacio ipocrita. Gesù gli parla con dolce tenerezza, lo chiama ‘amico’, la forza dell’amore cerca di toccare questo cuore indurito dall’avarizia. Amico, per questo sei qui! (Mt 26, 50). Giuda! Con un bacio consegni il Figlio dell’Uomo? (Lc 22, 48). Questa è l’ultima grazia del Maestro all’ingrato. È una grazia di tale forza che non saremo mai in grado di apprezzarne l’intensità. Giuda, tuttavia, la rifiuta: si perde, perché formalmente così preferisce”.11

Pietro accettò l’invito al pentimento

Anche Pietro aveva peccato gravemente: abbandonò il Signore nell’Orto degli ulivi e poco dopo Lo negò per tre volte nel cortile del palazzo del sommo sacerdote. Giudicando di essere forte e determinato a seguire il Maestro ovunque andasse, l’Apostolo contava sulle sue forze e… vacillò. Il canto del gallo, tuttavia, gli ricordò la profezia di Gesù: “In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte” (Mt 26, 34). E la voce della grazia lo invitò al pentimento.

Molto diversamente dall’infame Giuda, Pietro accettò questo invito nel profondo della sua anima. Non fu necessario che Gesù gli dicesse neppure una parola, perché in momenti come questi uno sguardo vale più di mille parole: “Gli sguardi si incrociarono. Era la grazia, una grazia fulminante che questo sguardo comunicava a Pietro. L’Apostolo non la respinse: se ne andò immediatamente e pianse amaramente per la sua colpa”.12

Anche a noi la grazia fa un invito: ad avere una fiducia assoluta in Nostro Signore e in Sua Madre Santissima. Essi non ci abbandoneranno mai, per quanto gravi e numerosi possano essere i nostri peccati. Dio ci presenta questi due esempi nel Vangelo. Scegliamo la via della fiducia, di San Pietro, fuggiamo dalle vie della disperazione, di Giuda. “Come a Giuda e a Pietro, Gesù ci offre sempre le grazie del pentimento e della conversione. Possiamo accettarle o rifiutarle. Siamo liberi! Sta a noi scegliere tra il bene e il male, tra il Cielo e l’inferno. La salvezza è nelle nostre mani”.13 (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2018, n. 179, p. 19- 23)

1 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Confiança: flexibilidade nas mãos da Providência. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno XIX. N.217 (Aprile, 2016); p.14. 2 SAINT-LAURENT, Thomas de. Livro da Confiança. São Paulo: Cultor de Livros, 2016, p.11. 3 FRANCIOSI, Xavier de. L’esprit de Saint Ignace, apud SAINT-LAURENT, op. cit., p.24-25. 4 SAINT-LAURENT, op. cit., p.23. 5 Idem, p.44. 6 Idem, p.45. 7 Idem, p.46. 8 Idem, p.9. 9 Idem, p.46. 10 Idem, p.47. 11 Idem, p.48. 12 Idem, p.49. 13 Idem, ibidem.

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