Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Spiritualità »
Spiritualità

Soffrire per volare con gli Angeli

Pubblicato 2018/04/05
Autore : Suor Elizabeth Veronica MacDonald, EP

In pochi anni di vita, la sua corrispondenza con la grazia divina le diede una profonda intimità con Dio, con Maria Santissima e con i Santi Angeli. Dall’eternità intercede per le anime che aspirano alla santità.

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

La scena era pittoresca, per la notevole sproporzione tra i personaggi… Lì c’era Anna, con i suoi tre anni di età, che intimava a un cugino un po’ più vecchio di lei di scalare una “montagna” di sabbia. La sua voce infantile era diventata esigente, i suoi occhi castani, luminosi.

— Saliamo in cima!

— No, non vengo. È molto alta…

— Ma io ti dico che ci vai! Certo che ci salirai. Io ti obbligherò!

Col suo charme, precocità e tenacia bretone, Anna de Guigné era una leader nata. I suoi genitori premurosi, tuttavia, sapevano che queste qualità, se lasciate ingovernate, avrebbero trasformato la loro figlia primogenita in una persona irrimediabilmente capricciosa. Tutto doveva avere il suo peso e misura in questa bambina la cui vita iniziava già con tanta energia.

1.jpg
Anna tra le braccia di sua
madre nell’autunno del 1911
Una biografa della nostra Venerabile così descrive la via di santificazione alla quale era chiamata: “Ci sono molti modi per salire sulla montagna della santità. Quello di Anna era inerpicarsi per la scarpata della scogliera. Lei salì in modo rettilineo, perché il suo tempo era breve. Dio la chiamò per la via più rapida e lei ci andò”.1

Ammonimento trasformato in ideale di lotta

Jeanne Marie Josephine Anne de Guigné nacque il 25 aprile 1911, nello Château de la Cour, un palazzo del XV secolo immerso in un panorama da fiaba ai piedi delle Alpi francesi, in prossimità del lago di Annecy.

Suo padre era il conte Jacques de Guigné, un valoroso militare e un uomo dai sentimenti generosi; sua madre, Antoinette de Charette, era imparentata con l’eroico generale della resistenza della Vandea, François de Charette, e aveva una lontana parentela con San Luigi IX.

Dio di solito Si serve delle disgrazie per avvicinare le anime a Lui e riversare su di esse più abbondantemente i frutti della Redenzione. Questo fu il caso della famiglia Guigné. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale segnò un cambiamento radicale nel corso della sua vita: il Capitano Guigné si ricongiunse al suo vecchio reggimento e fu ferito a morte il 22 luglio 1915, quando comandava la sua compagnia nell’attacco a Barrenkopf, in Alsazia. Prima della battaglia si era confessato e un biglietto, scritto in tutta fretta, sarebbe servito da addio ai suoi figli: “Benedico Anne, Jacques, Magdeleine e Marie-Antoinette”.2

La piccola Anna aveva già visto suo padre tornare ferito dal fronte. La mattina del 30 luglio, tuttavia, quando scoprì il lutto di sua madre, capì il significato della morte. Cercava di consolarla e, in una situazione così struggente, le parole materne risuonarono nella sua anima come un messaggio di Dio stesso: “Anna, se vuoi consolarmi, devi essere buona”.3

Il cuore generoso della figlia, allora di quattro anni, trovò nell’ammonimento materno un ideale di lotta. A partire da quel momento l’impegno nel corrispondere alla grazia di Dio sarebbe stato per lei un’espressione d’amore: “Niente costa molto quando Lo amiamo”.4

Cominciò col combattere gli impulsi del suo forte temperamento, rompendo con le meschine rivalità, i puntigli senza senso e le richieste egoiste. La governante, che era appena arrivata in quel momento di tragedia familiare, non sospettava che la graziosa ragazzina che le dava il benvenuto, le mostrava i giardini e la invitava a raccogliere dei fiori fosse stata soprannominata dalla famiglia “piccola tiranna”…

Il segreto della gioia nel rapporto conviviale

Tale era l’obiettivo di Anna: essere buona e compiacere gli altri, per ragioni soprannaturali. Mentre le sue debolezze venivano superate, guadagnava maggiore brillantezza la sua “luce primordiale”, espressione usata dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira per designare la caratteristica specifica di Dio che ogni anima è chiamata a riflettere.

Bambina rispettosa con i superiori e perfetta amica tra i suoi pari, Anna personificava la cortesia intesa come frutto dell’amore fraterno cattolico. “La cortesia è il legame pieno di rispetto, distinzione e affetto che unisce persone diverse e le mette in una relazione come le note di una musica. Si direbbe che le note di una bella musica siano in uno stato di cortesia tra di loro. […] La cortesia è la musicalità delle relazioni umane”.5 Il suo fratellino, Jacques, esprimeva in termini infantili tale “musicalità”, quando affermava che lei aveva il modo giusto per fare tutto.

2.jpg

Il cuore generoso della figlia di quattro anni
trovò in questo ammonimento materno un ideale

Chatêau de la Cour, ad Annecy-le-Vieux; in evidenza

Il filo conduttore della sua abilità nel cospargere di levità e gioia i suoi rapporti conviviali era una eroica abnegazione, che la portava a fare sempre la volontà degli altri. Non le importava come gli altri bambini la trattavano, purché fossero buoni. A scuola aveva le risposte sulla punta della lingua, ma, invece di distinguersi, dava agli altri la possibilità di rispondere. Se qualche amico sembrava triste, subito utilizzava le sue risorse di gentilezza, bontà e penetrazione psicologica per aiutare a guarire una qualche“ferita”. Se qualcosa andava storto, spesso se ne assumeva la colpa.

Zelo per la conversione dei peccatori

All’inizio lasciava trapelare la sua lotta per rinunciare alla propria volontà e, una volta, sbottò: “Pensi che sia divertente non fare mai ciò che si vuole?”6 Ciononostante, presto i progressi si fecero notare su questo punto, mano a mano che aumentava il suo scambio con il soprannaturale. E sapeva a chi rivolgersi: “Quando le cose vanno male, dobbiamo rivolgerci alla Madonna per trovare conforto”.7 

In breve tempo cominciò a sentirsi ininterrottamente alla presenza di Dio. Con tutta naturalezza lasciava un divertente gioco all’aperto per entrare in una cappella e attingere nuove energie da Colui che la estasiava.

Chiedeva con insistenza alle monache del convento di Annecy e alle Suore di Maria Ausiliatrice a Cannes, dove la famiglia aveva una residenza invernale, di fornirle nomi di peccatori per i quali pregare, preferibilmente un qualche grande colpevole. Dopo aver ascoltato i dettagli di ogni caso, lo prendeva su di sé con forza di volontà e spirito di fede, dicendo: “Può lasciarlo a me”.8

E nulla la scoraggiava. Tanto più difficile era il caso, tanto più pregava, senza mai perdere la speranza. “Sono convinta che si confesserà”,9 affermò, ricevendo la notizia che, nonostante le sue preghiere, un ostinato peccatore persisteva nel rifiutare i Sacramenti. “Pregheremo ancora di più”,10 decise. E vinse la battaglia!

Tuttavia, il bersaglio del suo zelo più affettuoso era il suo fratellino Jacques, che chiamava affettuosamente con un soprannome: “Dio mi esaudirà. Sto pregando affinché Jojo sia buono”.11

“La mia anima è fatta per il Cielo”

Anna fece la sua Prima Comunione quando aveva solo cinque anni. Il suo vivo desiderio di ricevere l’Eucaristia e la sua indubbia comprensione del mistero spinsero il Vescovo a concederle l’autorizzazione al riguardo. Un biglietto, con una grafia infantile, oggi conservato come una preziosa reliquia, esprime i suoi desideri in questa occasione: “Voglio mantenere il mio cuore puro come un giglio per Gesù”.12

Nel ritiro per i neocomunicanti, il predicatore parlò dell’obbedienza, che è la santità dei bambini. Anna, la più giovane delle bambine, toccata da quelle parole, lasciò questa offerta sull’altare: “Mio piccolo Gesù, io Ti amo e per farTi piacere, faccio il proposito di obbedire sempre”.13

 La sua catechista ricorda di aver spiegato ai bambini, dopo la cerimonia, che era impossibile che fosse dato loro un dono più grande, perché nell’Eucaristia avevano ricevuto Dio stesso. “Sentendo queste parole, gli occhi di Anna s’illuminarono di una gioia che non dimenticherò mai. […] Ho sempre sentito che quel poco che sapevamo della sua vita non era niente; la vera bellezza era dentro di lei”,14 assicura.

Infatti, pochi penetravano in quel recondito santuario. Un’insegnante le chiese casualmente se Nostro Signore le parlava. Lei rispose con semplicità che a volte sì, quando era molto tranquilla. Alla domanda su ciò che udiva, affermò candidamente: “Lui dice che mi ama”.15

In un biglietto scritto a sua madre nel 1917, rivelava: “Mi sembra che il piccolo Gesù mi abbia risposto nel mio cuore. Gli dicevo che volevo essere molto obbediente, e mi parve di sentirLo: ‘Sì, sii così’”.16

Già all’età di dieci anni, nella sua continua ricerca di perfezione e radicale intransigenza verso se stessa, Anna annotava le ispirazioni divine che sentiva nel suo cuore: “‘Io ti voglio più obbediente, non ti voglio più vanitosa. Se rimarrai così a quest’età, che ne sarà di te più tardi?’… Un bambino disobbediente ai genitori e agli insegnanti, ostinato, invidioso e pigro, servirà male Dio, non farà la sua volontà”.17

E aggiungeva: “La mia anima è fatta per il Cielo. Abbiamo molta cura a vestire il nostro corpo, ma pensiamo meno alla nostra anima… Essa deve avere: primo, purezza, ossia, allontanarsi dal peccato; secondo, abbigliamento appropriato, cioè, compiere il proprio dovere; terzo, gli ornamenti, che sono le buone azioni compiute per nostra libera scelta… Questo dipende da me. La mamma non può fare lo sforzo per me”.18

3.jpg
Fotografia scattata all’età
di nove anni e mezzo
La Provvidenza prepara la separazione

Quando le chiedevano cosa desiderasse essere quando fosse cresciuta, rispondeva che voleva essere religiosa, per la gloria di Dio. E si consegnò allo spirito di penitenza per adattarsi alla vita carmelitana che desiderava, incoraggiando persino una giovane amica a seguirla in quest’aspirazione. Era davvero pronta a intraprendere qualsiasi sentiero indicato da Dio. Fece persino questa riflessione: “Una vita lunga è una benedizione, perché avrei tempo per soffrire molto per Nostro Signore”.19

Interamente docile alla volontà divina, le aspirazioni più genuine della sua anima sembravano, tuttavia, cantare con il salmista: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 42, 3). Lei lasciò trasparire questo desiderio rispondendo alle domande della madre riguardo ai suoi colloqui con Gesù: “Gli dico che Lo amo; poi parlo di te e Gli chiedo di fare in modo che gli altri siano buoni. Gli chiedo molte cose e prego anche per i miei peccatori. […] E Gli dico che voglio vederLo”…20

La Provvidenza non volle farla aspettare per realizzare un così puro desiderio e già preparava la famiglia alla separazione. Alla fine di luglio del 1921, alcune bambine amiche dei Guigné trascorsero alcune ore felici con loro nel giardino del castello di famiglia. Al momento dei saluti, un’intima amica di Anna cominciò a piangere, toccata da un presentimento: “Lei ama così tanto il buon Gesù che presto Lui la prenderà”.21

Nella positio del processo grazie al quale Anna fu dichiarata Venerabile, Madame de Guigné, sua madre, diede questa testimonianza: “Era visibile a tutti che Dio aveva vie speciali per quest’anima colmata di grazie da Lui, e la cui ardente generosità non gli aveva mai negato nulla. Non senza una profonda emozione, mi chiedevo cosa Dio stesse preparando per questa bambina. Ed era la gloria del Paradiso, passando per il calvario delle sofferenze e per la rottura della separazione”.22

“Sono assolutamente pronta”

Nel dicembre di quello stesso anno ad Anna fu diagnosticata una malattia cerebrale, probabilmente una meningite. Nelle settimane che seguirono, il velo che separa le realtà terrene da quelle soprannaturali divenne, per lei, sempre più diafano. Una volta, in una conversazione con sua madre, le disse che il suo Angelo Custode si era fatto visibile: “Lì, mamma, lì, dietro di te, girati e lo vedrai”.23 In un’altra occasione chiese ai suoi fratelli di venire in fretta a vedere cosa stava contemplando, perché era bellissimo! Cosa sarà stato?…

Avanzava la malattia. Alcune parole pronunciate quasi in uno stato di delirio attestano la sua umiltà: “Sono stata fedele, Signore? Piccolo Gesù, temo di non essere stata coraggiosa. Non ho pregato abbastanza. […] Cara Sant’Anna, abbi pietà dei miei peccati”.24 Offriva i suoi dolori nella stessa intenzione con la quale avrebbe desiderato dare la sua vita nella Religione: la gloria di Dio. Anni prima, quando uno la chiamò coraggiosa sofferente, rispose che stava solo imparando a soffrire. Ora il calice era pieno: “Amato Signore, sono assolutamente pronta!”25

La notte del 14 gennaio 1922, chiese a voce bassa all’infermiera, una religiosa delle Suore di Maria Ausiliatrice: “Sorella, posso andare dagli Angeli?”26 Con l’innocenza di un bambino che chiede il permesso di andare a giocare in giardino, Anna de Guigné, all’età di dieci anni, si preparava a prendere il volo con gli Angeli e ad entrare nella vita eterna. Ripetendo parola per parola la Salve Regina, cominciò a chiudere gli occhi. Il medico le sussurrò all’orecchio di guardare ancora una volta sua madre. Con un ultimo atto di obbedienza, alzò gli occhi per darle l’ultimo sguardo.

4.jpg

La notte del 14 gennaio 1922, chiese a voce
bassa all’infermiera: “Sorella, posso andare dagli Angeli?” 

Stanza della casa Saint-Benoît,
a Cannes (Francia) dove Anna morì; in primo piano

La moneta della sofferenza

La pace regnava sulla residenza invernale dei Guigné, dove Anna morì. Jacques, che aveva nove anni, inginocchiato davanti alla bara della sorella, sembrava di trovarsi in dialogo con una Santa. All’improvviso, come per ispirazione, si alzò e poi tornò con le braccia piene di devozionali e santini, accostandoli al suo corpo, per renderli reliquie… Undici anni dopo, durante l’indagine canonica sulla sua vita e virtù, il corpo di Anna era incorrotto. 

“Se io muoio, ti aiuterò dal Cielo”,27 aveva affermato Anna a un’amica. Si spargeva velocemente la convinzione che la bambina che pregava così bene intercedeva ora per tutti quanti a lei ricorrevano. Ancor oggi la forza diffusiva della sua bontà trova espressione nel suo apostolato, realizzato dal Paradiso. Nel registro di visite nella sua stanza, molte sono le testimonianze della sua presenza e del suo aiuto. Ella continua a ottenere guarigioni, aprendo cuori alla grazia e aiutando adolescenti a trovare il cammino della propria vocazione.

Nella sua breve esistenza, Anna de Guigné si è elevata al culmine della vita spirituale. Ha compreso che la conquista della santità e il bene delle anime si pagano con la moneta della sofferenza. “Abbiamo molte gioie sulla terra, ma esse non durano; l’unica gioia che dura è aver fatto un sacrificio”,28 diceva. Con la tenacia di portare tutto alle estreme conseguenze, per Anna questo significò fare il supremo sacrificio di se stessa. (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2018, n. 179, p. 32- 35)

1 RELIGIOSA BENEDETTINA DI STANBROOK. Anne. The Life of Venerable Anne de Guigné. Rockford: TAN, 1997, p.1. 2 FAMILLE MISSIONNAIRE DE NOTRE-DAME. 2015. Centenaires du décès du capitaine de Guigné et de la conversion de sa fille Anne. Des exemples de courage qui nous engagent. In: Lettre des Amis d’Anne de Guigné. Paris. N.34 (Abr., 2015); p.1. 3 Idem, p.2. 4 RELIGIOSA BENEDETTINA DI STANBROOK, op. cit., p.63. 5 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Musicalidade das relações humanas. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno XIX. N.224 (Novembre 2016); p.2. 6 TEMOIGNAGE D’UNE MONIALE. In: www.annedeguigne.fr/fr/. 7 RELIGIOSA BENEDETTINA DI STANBROOK, op. cit., p.36. 8 Idem, p.53. 9 Idem, p.54. 10 Idem, ibidem. 11 Idem, p.59. 12 Idem, p.42-43. 13 ALMÉRAS, Anne. L’obéissance chez Anne. In: Lettre des Amis d’Anne de Guigné. Paris. N.22 (Aprile 2011); p.1. 14 RELIGIOSA BENEDETTINA DI STANBROOK, op. cit., p.19. 15 Idem, p.31. 16 DE GUIGNÉ, Anne. Billet à sa mère, de 1917, apud Paroles et écrits d’Anne de Guigné. In: www.annedeguigne.fr/fr/. 17 RELIGIOSA BENEDETTINA DI STANBROOK, op. cit., p.63-64. 18 Idem, p.64. 19 Idem, p.72. 20 Idem, p.75. 21 RELIGIOSA BENEDETTINA. La réputation de sainteté. In: Lettre des Amis d’Anne de Guigné. Paris. N.33 (Dicembre 2014); p.3. 22 Idem, p.2. 23 RELIGIOSA BENEDETTINA DI STANBROOK, op. cit., p.93. 24 Idem, p.88. 25 Idem, ibidem. 26 Idem, p.94. 27 Idem, p.97. 28 Idem, p.82.

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.