Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Spiritualità »
Spiritualità

Un caleidoscopio di meraviglie

Pubblicato 2018/04/05
Autore : Suor María del Pilar Perezcanto Sagone, EP

Gli occhi del corpo ci mettono in comunicazione con le realtà naturali. Ma se viviamo in funzione delle realtà soprannaturali, nonostante le nostre miserie, attireremo la misericordia dello sguardo divino.

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

"Vivere è stare insieme, guardarsi e volersi bene”. Quanta saggezza racchiude questa semplice massima di Donna Lucilia Ribeiro dos Santos Corrêa de Oliveira! 

Tra gli elementi che la compongono, non c’è dubbio che la cosa più importante sia il “volersi bene”, infatti senza questo gli altri perdono il loro valore. Tuttavia, la possibilità di guardarsi, stando insieme, dà luogo a molte manifestazioni del volersi bene!

1.jpg
Mons. Prospero Guéranger
Il motto luciliano sottolinea come ci siano certe circostanze in cui le parole sono impotenti per trasmettere ciò che si porta nell’anima. Si parla, quindi, col semplice sguardo… E, non raramente, con quanta eloquenza! Quanti sentimenti possono manifestarsi in un solo sguardo! Essendo gli occhi “la lucerna del corpo” (Lc 11, 34), essi esprimono quello che avviene nel cuore.

Cerchiamo di esplorare questo tema nelle sue varie sfaccettature, come in un meraviglioso caleidoscopio, partendo da un’analisi dello sguardo fisico,1 per giungere al culmine di questo altro aspetto in coloro i cui sguardi, poiché vivono in funzione di realtà soprannaturali, riflettono la bellezza e la forza dello sguardo divino, lo sguardo per eccellenza.

Occhi del corpo e occhi dell’anima

Oltre agli occhi corporali, Dio, nella sua infinita generosità, ha donato agli uomini altri occhi che possiedono una capacità di visione indicibilmente maggiore: quelli dell’anima! Tale è l’insegnamento pieno di sapienza di San Teofilo di Antiochia: “Chi vede con gli occhi del corpo osserva ciò che accade nella vita e sulla terra, discernendo insieme le differenze tra la luce e l’oscurità, tra il bianco e il nero, tra il deforme e la bella forma, tra ciò che è armonioso, ben proporzionato e ciò che è disarmonico e sproporzionato, smisurato e troncato; la stessa cosa vale per quello che cade sotto il senso dell’udito: suoni acuti, gravi e soavi. Accade allo stesso modo con le orecchie del cuore e gli occhi dell’anima, ai quali è possibile percepire Dio”.2 

La sensibilità delle anime in relazione a queste realtà soprannaturali, tuttavia, possiede gradi. Questo perché, continua il Santo, “Dio è sperimentato da coloro che possono vederLo, purché gli occhi della loro anima siano aperti”,3 il che vuol dire, in grazia. Ossia, quanto maggiore è l’unione dell’anima con Dio, più essa percepirà ciò che i suoi semplici sensi non captano.

E se gli occhi, essendo la lucerna del corpo, sono lo specchio dell’anima, come sarà lo sguardo di chi ha gli occhi dell’anima sempre posti nel soprannaturale?

Il linguaggio dello sguardo

In realtà, gli occhi non servono solo come organi che ci permettono di comunicare con l’esterno, ma rivelano agli altri il nostro intimo, perché, come spiega Papa Pio XII, tutto si riflette in essi: “Non solo il mondo visibile, ma anche le passioni dell’anima. Un osservatore, per quanto superficiale, scopre in essi l’espressione dei più svariati sentimenti: collera, paura, odio, affetto, gioia, fiducia, serenità. Il gioco dei diversi muscoli del viso è in qualche modo concentrato e riassunto negli occhi, come in uno specchio”.4 Questo è lo sguardo.

Anche in un dipinto, di qualsiasi personaggio si tratti, la prima cosa che cerchiamo è lo sguardo. È attraverso di esso che percepiamo, almeno in forma elementare, il carattere della persona che il pittore ha inteso ritrarre.

Il linguaggio imponderabile dello sguardo è difficile da esprimere a parole, tuttavia è estremamente profondo e significativo. C’è un fatto che si è verificato al tempo di San Giovanni Battista Maria Vianney, che è molto paradigmatico in questo senso. Dopo l’arduo lavoro fatto dal Santo Curato d’Ars per elevare la fede di quel villaggio, uno dei suoi parrocchiani, un vecchio contadino, passava ore davanti al tabernacolo, senza muoversi e nemmeno muovere le labbra. Una volta, quando gli fu chiesto dal parroco su ciò che diceva a Gesù Sacramentato, la sua risposta fu piena di semplicità: “Lui guarda me e io guardo Lui”.5

Quanto candore, ma quanta profondità in quel silenzioso colloquio tra il Cuore Eucaristico di Gesù e un tale pio figlio! “I più grandi mistici non hanno trovato una formula più semplice, più accurata, più completa, più sublime per esprimere il dialogo dell’anima con Dio”,6 conclude il biografo del Santo, dopo aver narrato il caso.

Espressività degli sguardi

Per meglio illustrare l’espressività di questi sguardi, vediamo cosa essi ci dicono in alcune fisionomie.

Una di queste è quella di Mons. Prospero Guéranger, restauratore della Sacra Liturgia e dell’Ordine Benedettino nella Francia del XIX secolo, nell’antico priorato del Monastero di Solesmes che era stato secolarizzato ai tempi della Rivoluzione, oltre ad essere un esimio scrittore. I suoi grandi occhi “sembrano fatti per l’esclusiva considerazione di ciò che c’è di più trascendentale in questa vita e per gli immensi orizzonti del Cielo. Ma allo stesso tempo il suo sguardo è di una forza invincibile, perforante in relazione alle cose della terra, capace di trasporre tutte le apparenze, tutti i sofismi, tutti gli artifici degli uomini, immergendosi nei più profondi recessi degli eventi e dei cuori”.7

2.jpg
San Charbel Makhlouf
Un altro sguardo che, sebbene le sue palpebre siano quasi chiuse, parla senza parole è quello di San Charbel Makhlouf, religioso maronita libanese. “Si ha l’impressione, osservando i suoi occhi, che siano due finestre aperte verso il Cielo. Occhi di uno scuro, nero profondo, o forse castano, ma molto scuro, hanno una profondità, e nel fondo di questa profondità c’è qualcosa di sublime e celeste; per cui si vede che lui guarda al Cielo, che si riflette nel suo sguardo, e, peregrinando dentro il suo sguardo, ciò che si trova è il Cielo”.8

Non possiamo dimenticarci di Santa Teresina del Bambino Gesù, la cui fisionomia è stata immortalata nelle foto che compongono l’album Visage, edito dal Carmelo di Lisieux: “Sono occhi chiari e sono così luminosi che impressionano. Si ha la sensazione che penetrandovi, si entri in una vetrata. Si percepisce la bambina dagli occhi. La purezza è completa, ma la fissità dello sguardo è anche intera. Dietro questo volto impassibile, ogni occhio è una fiamma. È una fiamma di un’anima che crepita e, nella grandiosa impassibilità della vita carmelitana, pensa e cogita, vuole e desidera”.9

La forza di uno sguardo unito a Dio

Lo sguardo di coloro che vivono uniti a Dio, poiché penetrano nelle realtà soprannaturali, non solo riflettono la purezza e la bellezza del loro intimo, ma partecipano alla forza divina che viene dalla contemplazione del Creatore.

Esempio classico è quello di San Giovanni Battista. Avendo la testa tagliata per ordine di Erode e presentata su un piatto a Erodiade (cfr. Mc 6, 28), i suoi occhi chiusi dalla morte sembrano conficcarsi nella coppia adultera e gridare ancora: “Non licet tibi – Non ti è lecito” (Mt 14, 4). C’è così tanta vittoria in quello sguardo serrato, una tale forza morale, che si direbbe che “abbia effetti fisici dell’integrità della Legge di Dio. Chi pratica la Legge di Dio nella sua integrità ha una forza che si chiama forza divina, è la forza di Dio stesso”.10

Un evento narrato da Santa Teresina nei manoscritti della sua vita è molto significativo per esemplificare tale forza. Lei racconta che all’età di quattro anni fece un sogno in cui camminava nel giardino e vedeva su un barile di calce due orribili demonietti. Quando la videro, furono terrorizzati e si nascosero nella lavanderia di fronte. Si avvicinò alla finestra e li vide correre sui tavoli, senza sapere come sfuggire al suo sguardo. E di tanto in tanto spiavano, inquieti, per vedere se lei fosse ancora lì e correvano disperati.

La santa carmelitana conclude che il sogno di per sé non è nulla di straordinario ma, lei dice, “credo che il Buon Dio abbia permesso che mi ricordassi di lui per dimostrarmi che un’anima in stato di grazia non ha nulla da temere dai demoni, che sono dei vigliacchi, capaci di fuggire davanti allo sguardo di un bambino…”11

Nello stesso senso San Gregorio Magno, scrivendo sulla vita di San Benedetto, racconta l’episodio di un goto ariano, chiamato Zalla, che ribolliva di odio per la Chiesa cattolica e, preso dall’avarizia, affliggeva con torture e supplizi un povero contadino cattolico, ed esigeva da lui i suoi beni. Questi, per vedersi libero dai tormenti, dichiarò che li aveva dati a San Benedetto. Il barbaro, allora, legò le braccia del contadino e lo costrinse a condurlo al monastero del sant’uomo.

 Giunto lì, “fissò su di lui uno sguardo con il furore di un’anima perversa”12 e cominciò a gridare intimando la consegna dei beni che desiderava. Staccando gli occhi dalla lettura che faceva, San Benedetto gli “rivolse uno sguardo e poi guardò anche il contadino che era legato. Quando fissò gli occhi sulle sue braccia, miracolosamente e con grande rapidità, cominciarono a sciogliersi le corde che le legavano; non avrebbero mai potuto essere sciolti dal lavoro umano con tale rapidità. Quando il contadino, che era venuto legato, cominciò a essere libero in un istante, Zalla, spaventato dalla forza di un potere così forte, cadde a terra, e davanti a quello sguardo chinò la testa, prima piena di inflessibile crudeltà, e si raccomandò alle sue preghiere”.13

Lo sguardo per eccellenza

Se lo sguardo di un uomo può avere un potere simile, quale sarà la forza dello sguardo di Dio? EssendoSi incarnato e avendo abitato in mezzo a noi, solo Lui poteva avere lo sguardo per eccellenza.

3.jpg
Santa Teresina del Bambino Gesù
Il Salvatore doveva possedere uno “sguardo molto sereno, quasi vellutato … Nel fondo, però, rivelava una saggezza, rettitudine, fermezza e forza che ci riempiono allo stesso tempo di fascino e fiducia”.14 La persona che fosse stata oggetto del suo sguardo si sarebbe sentita vista fin nel più profondo dell’anima, stimolata nei suoi lati positivi, invitata a respingere i suoi lati cattivi e a praticare la virtù.

Potremmo ricordare qui molti passi evangelici, immaginando lo sguardo di Gesù in ognuno di essi. Per esempio, non sarebbe concepibile che Lui, prima di moltiplicare i pani per il popolo affamato riunito con Lui da tre giorni, dicesse “Sento compassione di questa folla” (Mt 15, 32) con gli occhi chiusi. Il suo sguardo doveva essere pervaso da compassione e affetto!

In senso opposto, quando Egli “trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco” (Gv 2, 14), e fece “una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi” (Gv 2, 15), come sarà stato il suo sguardo? Commentando questo passo, San Girolamo afferma che era stato un miracolo che un uomo solo fosse riuscito a scacciare solo una frusta una simile folla, e fu perché “dai suoi occhi si irradiava qualcosa di ardente e celestiale, e riluceva nel suo volto la maestà e la divinità”.15

Uno degli episodi più belli narrati nel Vangelo della forza di questo sguardo divino fu quello che si manifestò dopo la triplice negazione del Principe degli Apostoli, quando Gesù lo incontrò. “Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro” (Lc 22, 61). Gravissimo era stato il suo peccato. Senza dubbio, la sua colpa attrasse lo sguardo del Redentore e maggiore fu l’amore divino lì riflesso! In un istante “San Pietro si sentì completamente preso. E lui, che aveva visto tutto quanto i Vangeli narrano – o come testimone diretto o avendo subito una ripercussione immediata degli eventi – fu oggetto di una grazia ineguagliabile che riavvivò nella sua anima, in modo intenso e splendido, tutto ciò che egli conobbe dell’infinita bontà di Nostro Signore. E questo ricordo superò la sua ingratitudine. Per questo, dice la Scrittura: ‘Et flevit amare – E pianse amaramente’”.16

San Pietro non indurì il suo cuore alla grazia ricevuta attraverso quello sguardo. “Anni dopo, quando si vedevano profondi solchi sul suo volto, dicevano che erano stati scavati dalle lacrime che non aveva mai smesso di versare da quell’istante”.17 Tale sguardo aveva segnato la sua anima fino alla fine dei suoi giorni e lo aveva rafforzato nell’umiltà per sopportare il doloroso martirio che patì per amore di Cristo Gesù.

4.jpg
Sacro Cuore di Gesù – Casa Monte Carmelo, Caieiras (Brasile)
“Guardami, almeno”…

E noi, miserabili peccatori, in che modo possiamo attrarre lo sguardo dell’Uomo-Dio? Se leggiamo nella Sacra Scrittura che “gli occhi del Signore sono sopra i giusti” (I Pt 3, 12), allora solamente i Santi hanno l’incommensurabile grazia di essere oggetto dello sguardo di Nostro Signore?

Non è quello che abbiamo visto nell’esempio di San Pietro. E Gesù stesso, pieno di bontà nel suo Cuore Divino, ha affermato Suor Josefa Menédez: “Ricorda che il tuo nulla è il magnete che attrae il mio sguardo”.18 Anche l’autore sacro lo conferma, nella penna del profeta: “Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola” (Is 66, 2).

Infatti, fu l’anima di Maria sempre posta nelle realtà soprannaturali e la sua profonda umiltà che mossero Dio a sceglierla come Madre, come Lei stessa cantò nel suo Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1, 46-48).

Imitando la sua umiltà, per quanto miserabili, potremo arrivare a essere veri magneti dello sguardo di Gesù Cristo, che trasformerà le nostre anime, come fece con San Pietro, portandoci a vivere in funzione del soprannaturale. Per questo motivo, pieni di fiducia imploriamoLo nelle nostre difficoltà: “Ti supplico: guardami almeno. Se mi concederai uno sguardo, mi avrai dato tutto!”19

E non dimentichiamoci che, come Madre di Dio e nostra, “la Madonna ha occhi di misericordia e uno sguardo suo può salvarci. Questo è il significato della Salve Regina: guarda la miseria della nostra situazione, prendiTi cura della penuria in cui ci troviamo. Abbi pietà di noi, Tu che sei la nostra Avvocata. È necessario chiedere, invocare, insistere sul fatto che questi occhi si rivolgano a noi”.20 (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2018, n. 179, p. 28- 31)

 1 Sebbene le verità rivelate penetrino nella nostra intelligenza attraverso l’ascolto (cfr. Rm 10, 17), è la visione che ci fornisce più conoscenze delle realtà concrete. Per questo il dottore Angelico ci assicura che essa “è la più eccellente di tutti i sensi e quella che si estende a un numero maggiore di oggetti” (SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I-II, q.77, a.5, ad 3). 2 SAN TEOFILO DI ANTIOCHIA. Ad Autólico. L.I, c.2. In: PADRI APOLOGISTI. 3.ed. San Paolo: Paulus, 2005, p.215-216. 3 Idem, p.216. 4 PIO XII. Discorso ai partecipantes del I Congresso Latino di Oftalmologia, 12/6/1953. 5 GHÉON, Henri. O Cura d’Ars. 2.ed. São Paulo: Quadrante, 1998, p.56. 6 Idem, ibidem. 7 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Ambienti, Costumi, Civiltà: “Tutto si riflette negli occhi: collera, paura, affetto o gioia”. In: Cattolicesimo. Campos dos Goytacazes. Anno IV. N.45 (settembre 1954); p.7. 8 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. San Paolo, 21 maggio 1983. 9 Idem, ibidem. 10 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Conferenza. San Paolo, 6 giugno 2003. 11 SANTA TERESA DI LISIEUX. Manoscritto A. Io scelgo tutto. In: Obras Completas. São Paulo: Paulus, 2002, p.60. 12 SAN GREGORIO MAGNO. Vida de San Benito, cap.XXXI, n.2. Santiago: Abadía de la Santísima Trinidad de Las Condes, 1993, p.66. 13 Idem, n.3. 14 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. O sacrossanto olhar de Jesus. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno VII. N.70 (gennaio 2004); p.19. 15 SAN GIROLAMO. Commento a Matteo. L.III (16,13-22,40), c.21, n.49. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 2002, vol.II, p.289. 16 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Num olhar de Maria, a imensidade de suas virtudes. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno II. N.13 (aprile 1999); p.27-28. 17 WALSH, William Thomas. O Apóstolo São Pedro. São Paulo: Melhoramentos, 1954, p.201. 18 MENÉNDEZ, Josefa. Un llamamiento al amor. 4.ed. Guadalajara: Montaño, 1996, p.133. 19 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. “Não apartes de mim o teu rosto…” In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno VIII. N.83 (febbraio 2005); p.13. 20 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Vossos olhos misericordiosos a nós volvei. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno XIII. N.149 (agosto 2010); p.36.

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.