Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Gesù Cristo »
Gesù Cristo

Precursore di molte anime

Pubblicato 2018/04/05
Autore : Carlos María de Oyarzábal Gutiérrez-Barquín, EP

Simone, fino a quel momento un uomo insignificante, scese lentamente il Monte Calvario convinto del fatto che la sua vita non sarebbe più stata la stessa: la sofferenza ben accetta l’aveva trasformato in un eroe!

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

Nell’ora più tragica dell’umanità, un uomo emerge dalle brume dell’anonimato per sparire presto allo stesso modo. Tuttavia, è grazie a lui che Cirene, il suo luogo di nascita, è iscritta nel grande libro della Storia.

Di lui i Vangeli narrano che si chiamava Simone, “veniva dalla campagna” ed era “padre di Alessandro e Rufo” (Mc 15, 21). Forse non differiva in nulla dagli abitanti di qualsiasi cittadina: pacato, preoccupato per le piccole difficoltà della vita quotidiana. La sua esistenza monotona e silenziosa preannunciava l’irrilevante futuro di un uomo che si preoccupa poco o nulla dei brillanti orizzonti dell’eroismo e della Fede.

Un disegno divino esisteva su Simone

Tuttavia, esisteva un piano divino per questa persona: persino l’allora insignificante Simone di Cirene era chiamato a una missione che avrebbe risvegliato una santa invidia in tutti gli uomini di fede, essendo un precursore di innumerevoli anime scelte che si sarebbero manifestate nei secoli a venire.

Avvenne un venerdì il grande cambiamento. A ben dire, per Simone tutto sarebbe cominciato e finito in quel giorno: era giunto il momento preparato dalla Provvidenza da tutta l’eternità e a partire da allora la sua vita avrebbe dovuto prendere una nuova direzione.

1.jpg
Il Cireneo porta la Croce di
Gesù Santuario di Jasna Gora (Polonia)
L’aurora illuminava le lente nuvole che si muovevano spinte dal vento. Il silenzio della natura presagiva una mattina di primavera insignificante. Nella sua casa, Simone si apprestava a iniziare le faccende quotidiane. Poco dopo prese il vincastro e partì per Gerusalemme, dove aveva delle incombenze da svolgere. Aveva percorso così tante volte quella strada che riconosceva ogni curva, ogni panorama o roccia come un amico d’infanzia.

Tuttavia, mentre si avvicinava a Gerusalemme quel giorno, fu assalito dal sentimento che qualcosa di molto anormale e inaspettato stava accadendo lì. Più si addentrava per le strade della grande città, più intensa diventava questa inesplicabile impressione. Quanto lontano era dall’immaginare che di lì a poco avrebbe avuto l’incontro della sua vita!

“Perché io e non un altro?”

Giunto a un angolo, la confusione dei passanti e il vocio tumultuoso di una folla attirarono la curiosità di Simone. Osservò con attenzione un uomo che avanzava lentamente e faticosamente, portando una croce pesante, sotto le grida e gli insulti della plebaglia, che lo accusava di essere un criminale. Era, senza dubbio, un condannato a morte. 

A ogni passo che faceva, avvicinandosi al luogo in cui si trovava Simone, questi sentiva il suo cuore battere più forte, e diventava sempre più angosciato nel vedere in una tale intensità quello da cui era sempre fuggito: la sofferenza.

Proprio nel momento in cui quell’Uomo di Dolori passava davanti al Cireneo, il suo sfinimento raggiunse il suo apice e cadde sotto il peso della Croce, dando alle dure pietre l’opportunità di osculare quelle piaghe degne dell’adorazione dell’umanità intera. Lì giaceva Lui, bersaglio delle bestemmie dei carnefici incalliti, avendo come compagno l’abbandono, per vesti la porpora regale del suo Sangue e per stendardo la Croce.

Simone contemplava, inerte e sgomento, quel quadro di estremo dolore. Il rude ordine di un soldato romano lo destò dal suo stupore:

 — Ehi tu! Vieni ad aiutarLo.

Simone tentò di schivarsi, ma invano. A un ordine così perentorio era impossibile opporre resistenza. Sangue e paura, piaghe e vergogna, dolore e umiliazione: tutto quello di cui non aveva mai voluto sentire neppure parlare, gli era imposto ora di colpo. Il suo intimo si ribellava: “Non ho niente a che vedere con questo! Perché io e non un altro?”

Fortificato da uno sguardo penetrante e sconvolgente

I disegni di Dio, tuttavia, non sono quelli degli uomini. Mentre la sua anima egoista lottava davanti a una prospettiva così terribile, il Nazareno lo fissò con uno sguardo penetrante. Che sguardo! 

Quanto dolore, ma anche quanta bontà! Quanta lacerazione accanto a tanta tenerezza! Quegli occhi chiari e sereni, che supplicavano compassione, trafissero l’anima al Cireneo e lo scossero in modo tale che la sua risposta non si fece aspettare.

Eccolo con Nostro Signore Gesù Cristo sulla via del Calvario. La Croce gli pesa, ma a ogni nuovo passo le sue fatiche si trasformano in gioia ineffabile. Il Sangue dell’Agnello di Dio tinge di rosso le sue mani e purifica la sua anima, che egli sente ora più candida della neve battuta dal sole di mezzogiorno.

In mezzo agli improperi e agli scherni dei farisei e dei loro scagnozzi, Gesù lo fortificava con nuovi sguardi, incoraggiandolo ad avanzare fino alla fine. Simone non sentì nemmeno una parola uscire dalle labbra adorabili del Salvatore, ma sentiva nel suo cuore, questo sì, il Sacro Cuore di Gesù rivolgergli parole di conforto e gratitudine.

Maria contemplava in lui tutti i cirenei della Storia

Secondo San Marco, “era l’ora terza” quando Gesù fu crocifisso; all’ora nona, Egli “dando un forte grido, spirò” (cfr. Mc 15, 25-37). Il tempo passava e la folla ingiuriosa si disperdeva senza fretta. Ai piedi della Croce, pochi rimasero. 

A una certa distanza, Simone contemplava il Calvario, ricordando e meditando su tutto ciò che era accaduto in quelle ore indimenticabili; la sua immaginazione, per così dire, gli proiettava nella mente tutte le scene della giornata. La Croce passò, ma lasciò la sua anima piena di gioia.

Alla fine, giunse l’ora di tornare a casa… Anche lui scese lentamente il monte Calvario, con l’intima convinzione che da quel momento la sua vita non sarebbe più stata la stessa: la sofferenza ben accetta lo aveva trasformato in un eroe.

2.jpg
Incontro di Gesù con
Maria Santissima - Chiesa della
Madonna del Buon Soccorso,
Montreal (Canada)
Fino alla fine dei suoi giorni lo sguardo di Gesù, che lo invitava ad accompagnarLo sulla via del dolore, rimase impresso nell’anima di Simone. Non sapeva però che quel giorno benedetto anche gli occhi materni della Santissima Vergine si posavano su di lui, implorando Dio Padre grazie sovrabbondanti affinché lui accettasse tutte le sofferenze che ad ogni passo il suo Divino Figlio gli chiedesse.

Ma non solo. Nella persona di Simone, Maria contemplava tutte le anime che, nel corso della Storia, sarebbero state chiamate a portare con amore la rispettiva croce, a essere i cirenei della Santa Chiesa Cattolica, Corpo Mistico di Nostro Signore Gesù Cristo. E per tutte quante pregò.

Come accogliamo le sofferenze inviate da Dio?

Queste considerazioni ci invitano a un esame di coscienza:

Quando la sofferenza bussa alla porta della nostra anima, come la riceviamo? Con amore e generosità, come il Cireneo, o con un malcelato atteggiamento di ribellione contro Dio per averci inviato dolori e sacrifici? Siamo persuasi che il Padre Celeste ci fa peregrinare per un sentiero di croci al fine di purificarci, aumentare i nostri meriti e, di conseguenza, la nostra gloria in Cielo?

Così come l’oro è depurato da ogni scoria nel crogiolo, anche noi dobbiamo passare attraverso il “crogiolo” dei dolori e delle umiliazioni per essere purificati dai residui dei peccati e delle imperfezioni. Ecco perché dobbiamo sempre ricevere bene le sofferenze inviate dalla Provvidenza, siano esse del corpo o dell’anima. Dopo tutto, Colui che, innocente, Si è immolato per noi sulla Croce, non merita di ricevere da noi peccatori l’aiuto di una parte insignificante di sofferenze, a confronto con le Sue indicibili sofferenze?

Accettiamo, dunque, con l’anima piena d’amore tutti i sacrifici che si presentano sulla via per salire vicino a Nostro Signore fino in cima al nostro calvario. “Ah! Ma non ho la forza per questo!”, esclamerà qualcuno. È vero… “Senza di Me, non potete far nulla” (Gv 15, 5), affermò il Divino Maestro. Nulla!

Pertanto, nessuno ha la forza per praticare anche il più piccolo degli atti di virtù, tanto meno per amare le sofferenze. Ricordiamoci, tuttavia, che sono state inviate da Dio stesso, come un dono di un padre a figli carissimi, e chiediamo le grazie necessarie a Colei che non ha esitato a sacrificare suo Figlio per la nostra salvezza, Maria Santissima.

RivolgiamoLe con intera fiducia questa preghiera del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira: “Madre mia, aiutami nella mia debolezza, nella mia piccolezza, portami via da ciò che ho di minuscolo e microscopico, e fa di me il grande eroe delle grandi azioni alle quali Tu mi chiami!”1 (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2018, n. 179, p. 16- 18)

1 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conversazione. São Paulo, 6 febbraio 1989.

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.