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San Giuseppe

Da Giuseppe a Giuseppe: La scala degli archetipi

Pubblicato 2018/03/20
Autore : Don Carlos Javier Werner Benjumea, EP

Separati da molti secoli di Storia, uniti nella pratica esimia della virtù della purezza, due uomini casti furono scelti da Dio per le più alte missioni della loro epoca. La seconda fu prefigurata dalla prima.

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Per salire alla cupola della Basilica di San Pietro, è necessario l’uso di una scala. La forma curva del monumento impedisce la sistemazione di ascensori o di altre innovazioni tecniche. A ognuno degli oltre duecento gradini, chi sale sente, allo stesso tempo, il peso della stanchezza e il soffio della speranza: “Come sarà il panorama da lassù?” Alla fine dell’ardua impresa, il premio compensa gli sforzi: l’ampia visione delizia gli occhi.

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San Giuseppe con il Bambino Gesù Museo d’Arte, Lima
Anche Dio nostro Signore, il pedagogo infinitamente saggio, porta gli uomini ai più alti misteri della Fede per mezzo di certi “gradini” da Lui stabiliti, in modo da facilitare l’ascensione. Così, prima della venuta del Messia, Jahvè moltiplicò i segni, i simboli e le Sue prefigurazioni. Pensiamo all’agnello immolato nel culto mosaico e al suo legame emblematico con il Sacrificio del Calvario. Lo stesso Gesù fu chiamato da San Giovanni Battista “Agnello di Dio”.

In modo analogo, i privilegi della Madonna furono rappresentati da grandi personaggi dell’Antico Testamento: Maria, la sorella di Mosè, Giuditta, Ester, Debora e tante altre. Ognuna di loro, per qualche aspetto, fu depositaria in un grado minore delle perfezioni che avrebbero arricchito in modo indicibile la Vergine Madre, essendo in rapporto a lei come i tipi verso l’archetipo. La Madre di Dio, benedetta tra le donne, riunisce in Sé e affina le perfezioni di queste donne illustri che L’hanno preceduta.

Allo stesso modo, per aprire i nostri cuori al mistero della santità di San Giuseppe, sposo di Maria e padre legale di Gesù Cristo, troviamo nell’Antica Alleanza una prefigurazione attraentissima e piena di virtù: Giuseppe d’Egitto, figlio di Giacobbe.1 Egli fu modello dell’uomo perfetto scelto da Dio per una missione di enormi proporzioni, come fu San Giuseppe, figlio di Davide.

Analizziamo e confrontiamo i due patriarchi, ammirando e adorando la sapienza e la forza di Dio che li ha santificati e glorificati in questa maniera.

Il Signore mostra la sua predilezione per il figlio di Giacobbe

“Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche” (Gen 37, 3). Essendo figlio di Rachele, ed essendo nato da lei dopo un lungo periodo di sterilità, l’affetto di Giacobbe per suo figlio Giuseppe era tenero e intenso. Lo vestiva con una eleganza e un lusso superiore a quello degli altri fratelli ed essi, percependo questi sentimenti paterni, cominciarono a nutrire un’oscura e sordida invidia: “I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente” (Gen 37, 4).

Tuttavia, la predilezione che più onorò Giuseppe fu quella di Dio stesso. Egli, infatti, gli rivelò la sua preminenza futura su tutta la famiglia:

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Giuseppe è gettato nel pozzo dai fratelli e si rivela a loro in Egitto, di Peeter Sion Chiesa di Santa Maria, Medina de Rioseco (Spagna)
“Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più. Disse dunque loro: “Ascoltate questo sogno che ho fatto. Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio”. Gli dissero i suoi fratelli: “Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?”. Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò al padre e ai fratelli e disse: “Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me”. Lo narrò dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli disse: “Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?”. I suoi fratelli perciò erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne in mente la cosa.” (Gen 37, 5-11).

I vaticini del bambino si sarebbero compiuti alla lettera, come la Storia ci mostrerà. Dopo molte avventure, Giuseppe giungerà a essere l’uomo di fiducia del faraone d’Egitto, e la sua famiglia si trasferirà là, sotto la sua cura e protezione. La scena degli astri che si prostrano davanti a lui si realizzerà come era stato previsto quella notte. Egli fu chiamato a salvare il popolo eletto e a guidarlo in una situazione di carestia che avrebbe potuto sterminarlo. Grazie alla sua disposizione, però, le tribù di Giacobbe poterono crescere e moltiplicarsi, dando origine a una nazione numerosa.

Un uomo scelto da Dio a sposo di Maria

San Giuseppe, sposo di Maria, fu anch’egli molto amato dalla Provvidenza. Tuttavia, la sua vocazione era molto più alta di quella del suo omonimo dell’Egitto. A lui fu affidata la cura dello stesso Figlio di Dio e di sua Madre Santissima, essendo così premiato con la maggior prova di fiducia che Dio abbia concesso a un uomo in tutta la Storia dell’umanità.

3.jpgToccando a lui il ruolo di padre nella Sacra Famiglia, in qualche modo la governò, ricevendo per questo motivo l’omaggio e l’obbedienza del Re dei re e della Regina degli Angeli . Infatti, il frutto concepito mediante un miracolo nel seno verginale di Maria fu affidato a San Giuseppe in qualità di figlio, come lo indica l’ordine dato dall’Angelo di imporGli il nome: “Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1, 21). Ed ecco che il Padre Eterno, per mezzo del quale il Verbo viene generato all’interno della Trinità, affida suo Figlio diletto nelle mani di quest’uomo giusto, affinché lo custodisca, lo educhi e Lo alimenti. Ossia, Giuseppe fece le veci, sulla terra, dello stesso Padre del Cielo, a fianco del Figlio incarnato. È difficile trovare un segno maggiore di predilezione, se non nella predestinazione di Maria.

Questa considerazione serva per aumentare la nostra fiducia nel patrocinio del glorioso Patriarca, così beneamato e scelto da Dio. Ricorriamo fiduciosi a San Giuseppe certi del suo potere di intercessione, poiché nel Cielo, in una certa misura, i sentimenti di affetto e riverenza di Gesù verso suo padre della terra continuano per tutta l’eternità.

Catturato per non aver voluto macchiare la sua purezza

Tra le virtù più eminenti di Giuseppe, figlio di Giacobbe, emerge la purezza. Dalla giovinezza, apprezzava i costumi onesti e, come narrano le Scritture, aborriva i temi licenziosi: “Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il gregge con i fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al loro padre i pettegolezzi sul loro conto” (Gen 37, 2).

In mezzo a intricate peripezie, dopo essere stato venduto come schiavo dai suoi stessi fratelli, Giuseppe fu portato in Egitto e comprato da Potifar, capo della guardia del faraone. Nella casa del suo signore, Giuseppe ne conquistò la fiducia per la rettitudine dei suoi costumi, per la sapienza con cui amministrava i beni e per la benedizione di Dio che aleggiava su di lui, favorendolo in tutto. Tuttavia, una nube nera e sporca avrebbe oscurato il suo orizzonte.

Il volto dello schiavo era bello, il che suscitò sentimenti ignobili nella sposa del suo padrone: “Dopo questi fatti, la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: ‘Unisciti a me!’”. (Gen 39, 7). Il rifiuto del casto Giuseppe denota una rettitudine e un timore di Dio eroici: “Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi. Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?” (Gen 39, 8-9).

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San Giuseppe con il bastone fiorito e Sogno di San Giuseppe – Vetrate della Chiesa di Santa Maria Madallena, Troyes (Francia)
Lungi dall’ammirare tanta purezza, il cuore dell’infedele, oscurato dalla virulenza delle passioni, rifiutò gli argomenti addotti da Giuseppe e continuò a tentarlo ancora per molti giorni. In una circostanza, la donna indegna, istigata dalle sue pessime intenzioni, agì in forma violenta: “Un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c’era nessuno dei domestici. Essa lo afferrò per la veste, dicendo: “Unisciti a me!”. Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì” (Gen 39, 11-12).

Piena di odio e vendetta perché non riusciva a soddisfare i propri desideri, decise di diffondere una sordida calunnia: “Allora essa, vedendo ch’egli le aveva lasciato tra le mani la veste ed era fuggito fuori, chiamò i suoi domestici e disse loro: “Guardate, ci ha condotto in casa un Ebreo per scherzare con noi! Mi si è accostato per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce. Egli, appena ha sentito che alzavo la voce e chiamavo, ha lasciato la veste accanto a me, è fuggito ed è uscito” (Gen 39, 13-15).

La sorte di Giuseppe fu terribile. Potifar credette alle inique menzogne e lo gettò in prigione: alla posizione di rilievo che fino allora occupava subentrò, a causa dell’eroico atto di fedeltà, l’umida oscurità della segreta. Ma, come narra a seguire la Sacra Scrittura, anche là la mano di Dio non lo avrebbe abbandonato, mostrandogli il suo favore nella disgrazia. Alla fine, terminerà elevato alla carica di maggior fiducia del re dell’Egitto.

Esimia verginità del custode di Cristo

La virtù della castità rifulse in Giuseppe con una luce specialissima, degna di prefigurare la verginità purissima e virile di San Giuseppe, sposo di Maria e custode di Nostro Signore Gesù Cristo.

Per qualche tempo e tra vari autori imperversò l’errore inoculato dagli apocrifi di Giacomo e Pietro, che attribuiscono a San Giuseppe la paternità diretta dei “fratelli” del Signore, citati nei Vangeli. Tuttavia, la Tradizione della Chiesa continuò a proclamare con voce universale e sempre più alta la verginità perpetua di San Giuseppe. Il primo paladino di essa fu San Girolamo, che affrontò l’eretico Elvidio, mostrandogli che il vero rapporto di Cristo con questi “fratelli” consiste in una certa consanguineità di secondo o terzo grado, che, per inciso, è oggi moneta corrente tra gli esegeti.

Seguono i suoi passi Sant’Agostino, Teodoreto, San Beda e San Ruperto, tra gli altri. Tuttavia San Pier Damiani afferma con la forza e lo splendore di uno squillo di tromba: “È fede della Chiesa che colui che ha fatto le veci di padre sia stato anche lui vergine”.2 San Tommaso3 farà eco a questa genuina tradizione, e apporterà una sublime ragione teologica: “Se il Signore [dall’alto della Croce] ha voluto raccomandare al [discepolo] vergine la cura della Vergine, sua Madre, come avrebbe [Lei] convissuto col suo sposo, se egli non fosse stato sempre vergine?”4

Pertanto, possiamo credere, in unione con la Chiesa, Sposa immacolata e santa dell’Agnello Divino, che San Giuseppe, onorato dagli uomini col titolo di padre di Gesù Cristo, sia stato vergine per tutta la sua vita, e di una purezza unica nella Chiesa.

La mirabile tranquillità emanata dalla modestia

Se consideriamo la naturale inclinazione dell’uomo al matrimonio e alla preservazione della specie, se ricordiamo gli sforzi dei grandi Santi per mantenere integra la loro castità, e se costatiamo quanti uomini si lascino trascinare dalla veemenza delle passioni, contemplando San Giuseppe ci stupisce l’altissimo grado della sua purezza, la sua verginità esimia, la sua carità e contemplazione ardentissime, che lo hanno portato a convivere con la sua sposa senza sperimentare la minima inclinazione carnale. Tutto in lui, al contrario, lo spingeva a estasiarsi della sua virtù eminente, della sua impari santità e della sua divina bellezza.

5.jpgSi comprende così, quanto terribile sia stata la prova sperimentata da lui costatando la maternità di Maria e quanto singolari le cause che lo portarono a volerLa abbandonare nel rendersi conto dei segni evidenti della gravidanza. Uomo giusto e di una profonda umiltà, si considera indegno di partecipare a un fatto di così alto mistero, e decide di ritirarsi in segreto.5

Infatti, purezza e umiltà sono indissociabili. È impossibile mantenere la continenza del corpo se nell’anima regna la vanità e la presunzione. Così, troviamo un altro aspetto dell’anima di San Giuseppe: la tranquillità della modestia. Egli decide di ritirarsi, ma non senza prima riposare. In quella difficile situazione, con la lacerante separazione in vista – che cosa avrebbe significato non poter più contemplare il luminosissimo sguardo di Maria! – l’uomo giusto decide di riposare. La Madonna si rende conto della sua dura prova e prega per lui. Ed ecco che un Angelo gli appare in sogno: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1, 20).

Mons. João Scognamiglio Clá Dias così commenta questo passo: “Diversamente da quello che [lui] pensava, era, certamente, all’altezza della sua celeste sposa, diventando uno dei primi a conoscere il mistero sacro dell’Incarnazione del Verbo”.6

Qual non sarà stata l’intensa e temperante gioia di San Giuseppe svegliandosi dopo una tale rivelazione? Più ancora, oltre che a presenziare, egli poté prendere parte attiva, imponendo il nome allo stesso Figlio di Dio … Bel premio per la sua verginità purissima, come bene descrive Sant’Agostino: “Quando Luca riferisce che Cristo è nato dalla Vergine Maria e non dal contatto con Giuseppe, per quale motivo lo chiama padre, se non perché, come intendiamo rettamente, è sposo di Maria, non per mezzo dell’unione carnale, ma per il patto coniugale? Per questo è certamente padre di Cristo molto più intimo, per il fatto che Lui gli è nato dalla sua sposa, di quanto lo sarebbe stato se Lo avesse adottato”.7

Sarà stato concepito senza peccato originale?

Fare le veci di padre dell’UomoDio sulla terra ed essere sposo della Regina degli Angeli… Non potrebbe esserci dignità maggiore! Stare al fianco della fonte di ogni purezza e convivere con la mediatrice delle grazie tratte al mondo con la Redenzione: è impossibile immaginare un dono più alto, un beneficio più onorevole e nobilitante!

San Giuseppe non sarebbe potuto essere diversamente. La grandezza della sua vocazione lo chiamava ad avere la maggiore intimità con Gesù e Maria, e questo esigeva da lui una tale perfezione, che non si può concepire in lui il minimo errore. Proprio per questo lo stesso Mons. João Scognamiglio Clá Dias solleva un’audace, bellissima e plausibile ipotesi: quella della sua preservazione dalla macchia e dalle cattive inclinazioni, frutti del peccato di Adamo ed Eva. “Nel considerare, con ammirazione, la figura di San Giuseppe e l’elevazione inimmaginabile della sua vocazione – al punto che è impossibile pensarne un’altra più alta –, vediamo che egli sta così al di sopra della nostra condizione che lo giudichiamo nella stessa proporzione di Maria. È opportuno, allora, chiederci: che egli sia stato concepito senza peccato originale? Finora il Magistero della Chiesa non ha affermato il contrario in maniera definitiva, ragione per cui si possono fare considerazioni teologiche favorevoli a tale ipotesi”.8

Due uomini casti elevati ai più alti livelli

Nel corso di queste righe, abbiamo considerato la grandezza di due uomini casti elevati dalla loro purezza ai livelli più alti della dignità. Giuseppe d’Egitto finisce per essere l’uomo più influente dell’enorme impero dei faraoni; San Giuseppe riceve in tutela i tesori più apprezzati di Dio Padre: suo Figlio incarnato e Maria Santissima!

Il Giuseppe dell’Antica Alleanza è prefigurazione del padre vergine di Cristo. Certamente lo ammira e venera in Cielo, chiedendogli di essere protettore vittorioso di chi lotta per mantenere il suo cuore libero dalla sordida schiavitù dell’impurità. Con la sua potentissima intercessione presso il Figlio che gli volle obbedire nell’infanzia, egli è un rifugio sicuro di chi cade e vuole rialzarsi, e nello stesso tempo risveglia le coscienze di quelli che si abbandonano nelle braccia soavi e crudeli dei menzogneri che si dilettano di una vita licenziosa.

Una cosa è sicura: in futuro la figura di San Giuseppe sarà considerata, sempre più, come il cavaliere glorioso della verginità, modello folgorante della castità maschile, rifugio efficace di tutti quelli che amano l’innocenza e combattono l’impurità.

 

papa.jpgPatrono della Chiesa Cattolica

Nella stessa maniera che Dio aveva costituito quel Giuseppe, procreato dal patriarca Giacobbe, soprintendente a tutta la terra d’Egitto, per serbare i frumenti al popolo, così, imminendo la pienezza dei tempi, essendo per mandare sulla terra il suo Figlio Unigenito Salvatore del mondo, scelse un altro Giuseppe, di cui quello era figura, e lo fece Signore e Principe della casa e possessione sua e lo elesse Custode dei precipui suoi tesori. Di fatto, egli ebbe in sua sposa l’Immacolata Vergine Maria, dalla quale nacque di Spirito Santo il Signor Nostro Gesù Cristo che presso gli uomini degnossi di essere riputato figlio di Giuseppe, e gli fu soggetto. E Quegli, che tanti re e profeti bramarono vedere, Giuseppe non solo Lo vide, ma con Lui ha dimorato e con paterno affetto L’ha abbracciato e baciato; e per di più ha nutrito accuratissimamente Colui che il popolo fedele avrebbe mangiato come pane disceso dal cielo, per conseguire la vita eterna.

Per questa sublime dignità, che Dio conferì a questo fedelissimo suo Servo, la Chiesa ebbe sempre in sommo onore e lodi il Beatissimo Giuseppe, dopo la Vergine Madre di Dio, sua sposa, e il suo intervento implorò nei momenti difficili.

Ora, poiché in questi tempi tristissimi la stessa Chiesa, da ogni parte attaccata da nemici, è talmente oppressa dai più gravi mali, che uomini empi pensarono avere finalmente le porte dell’inferno prevalso contro di lei, perciò i Venerabili Eccellentissimi Vescovi dell’universo Orbe Cattolico inoltrarono al Sommo Pontefice le loro suppliche e quelle dei fedeli alla loro cura commessi chiedendo che si degnasse di costituire San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. Avendo poi nel Sacro Ecumenico Concilio Vaticano più insistentemente rinnovato le loro domande e i loro voti, il Santissimo Signor Nostro Pio Papa IX, costernato per la recentissima e luttuosa condizione di cose, per affidare Sè e i fedeli tutti al potentissimo patrocinio del Santo Patriarca Giuseppe, volle soddisfare i voti degli Eccellentissimi Vescovi e solennemente lo dichiarò Patrono della Chiesa Cattolica.

Sacra Congregazione dei Riti. Tratto dal Decreto “Quemadmodum Deus”, 8/12/1870 – ASS 6 (1870), 193-194

 

6.jpgPreghiera a San Giuseppe

Ate, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua Santissima Sposa. 

Deh! Per quel sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, guarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col Suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.

 Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità: e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mercé il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Così sia.

Preghiera a San Giuseppe composta da Papa Leone XIII – ASS 22 (1889-1890), 117-118

1 La Tradizione riferisce a San Giuseppe la tipologia di Giuseppe d’Egitto, per il suo grande potere davanti al faraone, in modo da ottenere così l’abbondanza di doni, che evoca il potente patrocinio di San Giuseppe affinché non manchi mai il pane della Parola e dell’Eucaristia alla Chiesa (cfr. FERRER ARELLANO, Joaquín. San José, nuestro padre y señor. Madrid: Arca de la Alianza, 2006, p.25). 2 SAN PIER DAMIANI. Opusculum XVII. De cælibatu sacerdotum, c.3: PL 145, 384. “Ecclesiæ fides est, ut virgo fuerit et is qui simulatus est pater”. 3 San Tommaso non solo afferma la verginità perpetua di San Giuseppe, ma rigetta come una dottrina che la Chiesa non sostiene perché falsa, quella che gli attribuisce figli da un altro matrimonio precedente a quello contratto con Maria Santissima (cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Super Evangelium Sancti Ioannis lectura, c.II, lect.2; Super Epistolam ad Galatas lectura, c.I, lect.5). 4 SAN TOMMASO D’AQUINO, Super Epistolam ad Galatas lectura, op. cit. “Si Dominus Matrem Virginem noluit nisi virgini commendare custodiendam, quomodo sustinuisset sponsum eius, virginem non fuisse, et sic perstitisse”. 5 CfR. CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. L’inedito sui Vangeli. Città del Vaticano-San Paolo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2013, vol.VII, p.46-47. 6 Idem, p.46. 7 SANT’AGOSTINO. De consensu Evangelistarum. L.II, c.1, n.3: PL 34, 1072. 8 CLÁ DIAS, op. cit., p.54.

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