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Spiritualità

Il Signore non c’è nell’agitazione

Pubblicato 2018/03/20
Autore : Suor Ariane Heringer Tavares, EP

La Rivoluzione Industriale ha promesso progresso e grandi realizzazioni, ma il mondo che si è ubriacato della sua agitazione ha incontrato la frustrazione e si è fatto sordo alla voce della grazia.

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Dopo il peccato originale, e il conseguente indebolimento della natura umana, il nostro spirito di solito si inquieta a causa del disordine delle passioni, affascinate da quello che, anche se è illecito, le attrae. Ma esiste un’altra potente causa per l’agitazione, sulla quale ci ammonisce San Pietro: “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare” (I Pt 5, 8).

Essendosi ribellati contro Dio, Lucifero e i suoi seguaci soffrono incessantemente i tormenti eterni e cercano, a ogni costo, di condividere la loro disgrazia con gli uomini, privandoli delle gioie dell’eterna contemplazione. Per questo essi cercano di influire sulle anime nei modi più diversi, al fine di introdurvi lo scompiglio.

Un parossismo di agitazione

San Francesco di Sales qualifica tale genere di inquietudine come il maggior male che può venire al nostro spirito, dopo il peccato: “Così, infatti, come le sedizioni e le rivoluzioni civili di uno Stato lo devastano interamente e gli impediscono di resistere ai nemici esterni, anche lo spirito inquieto e turbato non ha abbastanza forza né per conservare le virtù acquisite né per resistere alle tentazioni del nemico”.1

Dall’inizio dei tempi, il demonio ha sempre cercato di esacerbare questa debolezza, ma dopo la Rivoluzione Industriale è riuscito a intensificarla di più, fino a che siamo arrivati al parossismo di agitazione proprio della nostra epoca.

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Onde del mare a Praia do Pulso, Ubatuba (Brasile)
Influenza della macchina nella vita degli uomini

È innegabile che lo sviluppo della tecnologia e della scienza generino numerosi benefici e comodità per la società contemporanea. Sarebbe un assurdo, per esempio, se gli interventi chirurgici fossero realizzati oggigiorno senza l’uso di anestetici; se per l’invio di un messaggio fossero utilizzati i pittoreschi piccioni viaggiatori; o se per spostarsi da un paese a un altro fosse necessario intraprendere un lungo viaggio in veliero o a cavallo, come anticamente.

Tuttavia, il dominio della macchina e il cattivo uso della tecnologia portano con sé problemi molto complessi, la cui esistenza non sarebbe stata forse nemmeno immaginata in secoli precedenti. Uno degli effetti più devastanti di questo è stato il sorgere di uno spirito pratico, assai tendente alla velocità e a trascurare il soprannaturale. Senza sapere bene come, esso è penetrato a fondo nell’anima umana e ha influenzato tutto il suo modo di essere.

La presenza dell’attività meccanica ha assogettato l’uomo in tutti gli ambiti della sua vita e, progressivamente, egli è diventato sempre più dipendente dalla macchina, assimilandone il ritmo, sia nel lavoro, nel divertimento, nella vita in famiglia, insomma, in tutto l’universo dell’esistenza.

Cambiamento radicale nelle mentalità

A mano a mano che cresce l’impero tecnologico, la sua influenza tende a farsi presente persino nei settori più elevati della vita umana, e a creare un modo di affrontare e risolvere i suoi problemi in forma meccanizzata. È una nuova mentalità che si crea. La produzione industriale in serie esercita una forte azione sull’uomo moderno, standardizzandone le idee e i gusti, portandolo al tedio pesante e pieno di stanchezza della massificazione di tutto, che egli interrompe solo per sentire il delirio eccitante della televisione, dei mezzi di comunicazione di massa o delle tifoserie sportive.

Fino al XIX secolo, la maggior parte delle persone conduceva ancora una vita molto stabile, segnata dalle abitudini ereditate dai loro antenati, ricca di tradizioni e simbolismo. Tuttavia, con il sorgere delle industrie e i cambiamenti derivanti da un’assimilazione poco sapienziale dei progressi scientifici e tecnologici, si è operato un cambiamento radicale nelle mentalità. Il “progresso” e lo “sviluppo” promettevano un’era di pace e sicurezza, nella quale l’uomo sarebbe stato il re assoluto di se stesso e delle sue azioni.

Questa brusca trasformazione della cultura e degli ambienti causata dalla Rivoluzione Industriale ha esercitato una profonda azione sulle tendenze umane, incentivando la rivolta delle passioni, già disordinate.

Un nuovo “dogma” regge la società

Con l’equilibrio dell’anima pregiudicato dalla velocità degli eventi e lo spirito preso dalle preoccupazioni pratiche, è diventato facile per l’uomo dimenticarsi di Dio…

Nel corso del processo di industrializzazione, si è consolidata l’idea che il progresso, la cultura e la tecnica sono, di per sé, capaci di rendere l’umanità felice. L’ottimismo ha invaso gli spiriti, la fruizione di piaceri terreni è diventata l’obiettivo dell’esistenza, e la sofferenza e il dolore sono stati banditi dalla faccia della terra. Bisognava tollerarli soltanto in quanto non si trovava un mezzo per sradicarli.

Approfittando di questo stato di spirito regnante, il demonio ha cercato di diffondere l’idea che soltanto la macchina e la velocità possano offrire all’essere umano un vero piacere, facendogli pensare che per godere la vita sia necessario essere sempre eccitati.

Il desiderio della novità è diventato il “dogma” di questa società, che ha spinto l’uomo a stancarsi rapidamente delle cose, volendo in ogni momento sostituirle con altre. La stabilità di un tempo è sparita. La calma necessaria per elevare la mente a Dio è diventata una rarità. La contemplazione, insieme a molte altre pratiche della Religione, è stata sempre più relegata in secondo piano, fino a scomparire quasi completamente dalla vita quotidiana.

A partire dall’era industriale si formava un genere di laicismo che non rifiutava Dio in maniera categorica, ma non parlava di Lui e del sacro, come anche dava a intendere che le cose della Religione non hanno importanza, e con la macchina e l’industria l’uomo vive perfettamente senza di loro.

Si spezzava, così, in modo più o meno esplicito, la necessità della relazione che deve esistere tra le creature contingenti e il Creatore, dando come risultato il pragmatismo e materialismo dei nostri giorni.

L’agitazione allontana da Dio

Nella vita spirituale esiste un principio che non sbaglia mai: quello che Satana promette è esattamente quello che prende. Ed è quello che ha fatto con l’umanità, nel periodo che stiamo analizzando. Basta frequentare oggi qualsiasi nostro grande centro urbano per costatarlo: invece di pace, si trova agitazione; invece di grandi realizzazioni, frustrazione e infelicità quasi irreversibili. 

Nel nostro mondo c’è chiasso, un rumore assordante che impedisce di ascoltare il timbro soave della grazia divina. Tale rumore può anche essere considerato nel suo senso materiale. Tuttavia, più che questo, significa il tumulto delle nostre passioni disordinate, che ci portano anche ad agire in maniera disordinata.

Le grandi città, in particolare, sono segnate da questa specie di scompiglio diffuso, da un’agitazione che inebria e affascina. E se l’anima si lascia trasportare dal trambusto del secolo, la voce soave di nostro Signore Gesù Cristo non giunge a lei, che si fa sorda alla sua grazia. Perché, come dice la Sacra Scrittura, “non in commotione Dominus” (I Re 19, 11)… Il Signore non sta nell’agitazione e neppure può esserne la causa! (Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2017, n. 166, p. 18- 20)

1 SAN FRANCESCO DI SALES. Filoteia ou Introdução à vida devota. P.IV, c.11. 8.ed. Petrópolis: Vozes, 1958, p.316-317.

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