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Catechismo

Quaranta giorni di battaglia spirituale

Pubblicato 2018/03/20
Autore : Don Fernando Néstor Gioia Otero, EP

L’imposizione delle ceneri segnala con grande potere simbolico l’inizio di un periodo di profonda metanoia, che si concluderà la mattina del Giovedì Santo.

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Tocca al Cardinale-Presbitero di Santa Sabina la funzione, all’inizio della Quaresima, di imporre le ceneri sul capo del Papa, pronunciando una di queste due formule: “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15), o “Polvere tu sei e in polvere tornerai” (cfr. Gen 3, 19).

Funzione onorevole, senza dubbio, ma non esente da imbarazzo, come ha dichiarato il Cardinale Jozef Tomko, in un’ intervista a L’Osservatore Romano: “Ritengo in effetti difficile dire al Papa: ‘Convertitevi e credete al Vangelo’, poiché solo lui ha pieno diritto di dire questo a me e a tutti gli altri!”1 Non meno imbarazzante era usare la seconda formula quando Papa Giovanni Paolo II era già infermo e in età molto avanzata. “Era ricordargli ancora una volta quello che lui non solo sapeva, ma sentiva nel suo corpo”.2

Nella difficoltà della scelta, il porporato optava ora per una formula, ora per l’altra, certo che nessuna delle due era sua né del Papa, ma erano “parole di Dio di fronte alle quali dobbiamo tutti chinare il capo”.3 Con l’imposizione delle ceneri, la Santa Chiesa ci ricorda la fragilità della vita umana: nell’ora della morte, come osserva bene il Cardinale Tomko, “a nulla ci serviranno la ricchezza, la scienza, la gloria, il potere, i titoli né le dignità”.4

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Imposizione delle Ceneri nella
Basilica della Madonna del Rosario
Invito ad alzare il nostro sguardo verso l’eternità

Il Mercoledì delle Ceneri ci introduce nel tempo liturgico della Quaresima, quaranta giorni di guerra spirituale nei quali siamo invitati a respingere le lusinghe del mondo e “ascoltare la parola di verità, vivere, parlare e fare la verità, rifiutare la menzogna che avvelena l’umanità ed è la porta di tutti i mali”.5

Le ceneri che il sacerdote benedice e impone in questo giorno sono ottenute dall’incenerimento delle palme utilizzate nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. I fedeli si avvicinano in fila e il ministro di Dio le colloca sulla loro fronte, in forma di croce. Fanno molto bene coloro che rimangono per il resto della giornata con questo segno impresso sulla loro fronte, proclamando così con orgoglio la loro fede di fronte all’empietà del mondo odierno.

Ricordandoci espressamente quanto sia fragile la nostra natura e come siano effimeri i beni di questo mondo, la cerimonia d’imposizione delle ceneri ci compenetra che è necessario umiliarsi e fare penitenza. Le palme usate per glorificare Nostro Signore alla sua entrata in Gerusalemme, ora trasformate in ceneri, ricordano in qualche modo quanto accaduto pochi giorni dopo, quando cominciò la sua Passione.

Le parole pronunciate dal sacerdote ci ammoniscono sulla necessità di procedere verso un profondo cambiamento di vita: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Evocano il carattere effimero della natura umana: “Polvere tu sei e in polvere tornerai”.Che si voglia o no, in polvere saremo trasformati. Alcuni sacerdoti dicono a un fedele la prima formula e a quello successivo la seconda, e così alternativamente, come lasciando a Dio stesso la scelta della formula per ogni anima.

Tutti gli atti della Liturgia di questa giornata hanno come obiettivo quello di elevare il nostro sguardo alla considerazione dell’eternità. Il semplice rito di imposizione delle ceneri segnala con grande potere simbolico l’inizio dell’itinerario di una vera penitenza, di una profonda metanoia, ossia, di un cambiamento di mentalità che trasforma e rinnova l’uomo. Itinerario di quaranta giorni che si concluderà la mattina del Giovedì Santo.

Digiuno ed elemosina, le due ali della preghiera

Questo percorso ha una pedagogia divina, incitandoci a praticare con maggiore intensità tre opere di pietà: digiuno, elemosina e preghiera.

Digiunare, ossia, astenersi da qualche alimento, non è l’unica forma di privazione che possiamo imporci. La realtà completa del digiuno è il “segno esterno di una realtà interiore, del nostro impegno, con l’aiuto di Dio, di astenerci dal male e di vivere del Vangelo”.6 Ci sono molti modi di praticare il digiuno: rinunciare all’amor proprio, agli impulsi d’impazienza verso il prossimo, alle attitudini violente, alla bugia, alle seduzioni del consumismo e dell’edonismo, come a ogni tipo di cattiveria. “Siate benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri,” (Ef 4, 32), ci raccomanda San Paolo.

Quanto all’elemosina, questa deve essere caratterizzata dalla prodigalità di fronte alle necessità del prossimo, specialmente di quelli che soffrono. La povertà materiale ci impressiona molto ai nostri giorni, e poco invece ci tocca la povertà spirituale, molto più dolorosa.

Benedetto XVI osserva che, secondo Sant’Agostino, “il digiuno e l’elemosina sono ‘le due ali della preghiera’, che le permettono di prendere più facilmente il suo impulso per arrivare fino a Dio”.7 Ecco qui il terzo invito che ci fa la Santa Chiesa nel tempo della Quaresima: quello di avere una preghiera più fedele, sorta dal nostro intimo, dal cuore e non solo dalle labbra. “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21) .

Verso una conversione perenne e profonda

Il tempo quaresimale invita le famiglie e le comunità a, valorizzando questo itinerario, rimuovere da sé tutto ciò che le allontani dalle cose spirituali, e ad alimentarsi con la preghiera in famiglia e con la lettura della Parola di Dio, a purificarsi nel Sacramento della Riconciliazione, a partecipare all’Eucaristia domenicale e, ogni volta che è possibile, a quella settimanale.

Tutto questo ci farà andare verso una conversione che non è passeggera o volubile o artificiale ma perenne e profonda. Che gli esercizi quaresimali producano in noi cambiamenti di atteggiamento, così necessari nel mondo di oggi, verso l’ordine e la pace, non solo in famiglia, ma specialmente nella società. Che ci conducano quindi a un sincero pentimento e a un serio proposito di miglioramento di vita.

Questo è ciò che auguro a tutti e a ognuno in particolare, affinché, dopo il periodo quaresimale, le commemorazioni della Pasqua di Resurrezione aprano per noi un nuovo cammino verso la santità di vita, ossia, verso la vera felicità. (Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2017, n. 166, p. 16- 17)

1 GORI, Nicola. Quando dico al Papa: “Convertiti e credi al Vangelo”. In: L’Osservatore Romano, 6/2/2008: www. vatican.va. 2 Idem, ibidem. 3 Idem, ibidem. 4 Idem, ibidem. 5 BENEDETTO XVI. Udienza generale, 1/3/2006. 6 BENEDETTO XVI. Udienza generale, 9/3/2011. 7 Idem, ibidem. 

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