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Storie per bambini

San Giuseppe, il vittorioso!

Pubblicato 2018/03/20
Autore : Carolina Amorim Zandoná

La bambina pregava tutti i giorni, credendo che presto San Giuseppe l’avrebbe guarita. Tuttavia, correvano gli anni e lei continuava a essere cieca! Forse che la promessa non si sarebbe compiuta?

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1.jpgL’imponenza del castello proclamava il coraggio e la gagliardia dei suoi padroni. Incastonato in cima a quelle montagne rocciose, sembrava restare incolume alle intemperie e all’inesorabile usura dei secoli. Le pareti, se avessero potuto parlare, avrebbero raccontato storie interessantissime per infinite serate.

Uno degli episodi più interessanti narrati in riunioni familiari era accaduto molte generazioni prima, al tempo della dedicazione della cappella in onore di San Giuseppe. Questo era stato il frutto di una promessa fatta dal signor duca, nel caso il suo esercito avesse vinto una battaglia importante, fatto che ha dato origine alla devozione radicata del suo lignaggio al Patriarca della Chiesa.

Ma dopo tanti anni senza che le inclemenze del tempo riuscissero a smuovere le pietre della fortezza, né disturbare la pace dei suoi illustri abitanti, la sfortuna li raggiunse in un modo terribile: passavano gli anni senza che Dio concedesse all’attuale castellana il dono di un erede. La sua valorosa stirpe correva il rischio di sparire dalla Storia.

Come risolvere una così grande afflizione? Tutti i rimedi naturali erano stati sperimentati, invano… Era il momento di ricorrere a San Giuseppe, speciale protettore della famiglia e principe della casa di Davide.

Senza scoraggiarsi, il duca e la duchessa consacrarono il loro matrimonio allo sposo verginale di Maria confidando in un miracolo. Dopo un lungo periodo di incessanti preghiere, ecco che a breve sarebbe nato loro un figlio. Che gaudio in quella casa! Tuttavia, la Divina Provvidenza volle infliggere loro un’altra prova, forse più dura di quella precedente: era nata loro una bambina… cieca!

Di fronte a quest’avversità, la pia coppia reagì con gratitudine, serenità e fiducia. Gratitudine perché le loro preghiere erano state esaudite; serenità per vincere la nuova prova che era stata loro inviata, perché sapevano che tutto concorre al bene di chi ama Dio e fiducia perché non si è mai sentito dire di qualcuno che abbia invocato la protezione della Madonna o di San Giuseppe e sia stato abbandonato a se stesso.

La piccola Caterina, sebbene cieca, era una bambina incantevole. I suoi genitori la educarono con cura e, a mano a mano che cresceva, perfezionava i suoi numerosi talenti. Aveva una voce accattivante e conversava in modo così piacevole, attraente ed elevato, che quasi faceva dimenticare il suo difetto di vista. Non solo era molto intelligente, ma era anche vivace, perspicace e dotata di forza di volontà senza uguali per superare gli ostacoli causati dalla sua disabilità.

Più importante di tutto questo era la sua pietà esemplare! Sarebbe stata in grado di passare ore nella cappella del castello in preghiera. Chiedeva a San Giuseppe, soprattutto, di concederle la grazia di poter un giorno vedere, facendo, però, un avvertimento: se per disgrazia fosse arrivata a offendere Dio con la sua vista, avrebbe preferito continuare a essere cieca. Aveva impresso in forma indelebile nell’anima quello che la sua nobile madre le aveva insegnato durante le lezioni di catechismo, che il peccato abbruttisce l’anima e ci rende nemici di Dio, dei Santi e gli Angeli.

Quando aveva appena dieci anni, la ragazza percepì la presenza di qualcuno al suo fianco mentre giocava nel giardino del castello. Siccome non poteva vedere, tese le sue manine per cercare di toccare colui che si trovava lì. Queste sentirono altre mani grandi, robuste e soavi che stringevano le sue con affetto, e sentì la voce di un uomo che le diceva con bontà:

2.jpg
Immediatamente, un chiarore brillò nel cielo e gli
occhi di Caterina si aprirono alla luce del giorno! 
 — Non affliggerti, Caterina! Tra poco io ti guarirò… Va in sacrestia e chiedi al cappellano una preghiera, che dovrai recitare tutti i giorni.

Caterina fece come l’affabile sconosciuto le aveva indicato e incontrato il sacerdote gli chiese una preghiera. Il buon prete le fece ripetere finché la imparò a memoria:

 — O glorioso San Giuseppe, tu che hai avuto così tante perplessità nella vita, insegnami a soffrire con gioia e amore di Dio, affinché, conclusa questa vita terrena, io possa vederLo faccia a faccia in Cielo.

La bambina cominciò a pregarla tutti i giorni, con la salda speranza che presto San Giuseppe l’avrebbe guarita.

Tuttavia, correvano gli anni e… rendendo confusa Caterina, lei continuava a essere cieca! Che fosse stata la voce del glorioso padre adottivo di Gesù che aveva sentito? Anche nell’apparente abbandono, Caterina continuava a credere in quelle parole.

Passarono degli altri mesi e si abbatté sul regno un periodo di conflitti e guerre. Per difendere il suo ducato, il padre di Caterina si vide obbligato a sottoporsi a una battaglia più ardua rispetto a qualsiasi altra affrontata dai suoi antenati. L’esercito nemico era incomparabilmente più grande e più forte, cosa che rendeva la vittoria quasi impossibile.

Prima di entrare in battaglia, il Duca e i suoi soldati si raccomandarono alla potente protezione di San Giuseppe, che li aveva così spesso liberati da situazioni difficili e uscirono incontro al nemico. Caterina e sua madre rimasero in un belvedere del castello, da dove si poteva vedere buona parte del campo di battaglia.

La duchessa narrava alla figlia quello che vedeva succedere nel combattimento, e questa pregava fervidamente. Tuttavia, la sproporzione di forze era tale che la sconfitta pareva inevitabile. Con grande élan, Caterina propose a sua madre di fare un’altra promessa: se l’esercito della famiglia fosse risultato vittorioso, avrebbero consacrato il ducato a San Giuseppe.

Immediatamente, un chiarore brillò nel cielo e gli occhi di Caterina si aprirono alla luce del giorno! Dalla cima della torre vedeva ora non solo i plotoni che lottavano nel campo di battaglia, ma anche un immenso squadrone di Angeli vestiti di armature, con scudi e spade in mano, che scendeva dal Cielo per ordine di San Giuseppe, per aiutare suo padre nella battaglia.

In quei momenti, i soldati del duca continuavano a combattere con coraggio, anche sotto la minaccia di venire sconfitti. All’improvviso, udirono grida di terrore e squilli di ritirata. Il nemico indietreggiava senza alcuna spiegazione umana! Dopo aver raggiunto la cittadella, tutto il popolo già li aspettava, guidato dalla Duchessa e Caterina, completamente guarita! Ci fu allora una Messa solenne di ringraziamento, in cui consacrarono l’intero ducato a San Giuseppe, il vittorioso! Ed è rimasto registrato negli annali della dinastia ducale anche questo stupendo e miracoloso trionfo. (Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2017, n. 166, p. 46- 47)

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