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Voce del Papa

Una devozione di rinnovata attualità

Pubblicato 2018/03/20
Autore : Redazione

Oltre che nella sicura protezione, la Chiesa confida anche nell’insigne esempio di Giuseppe, un esempio che supera i singoli stati di vita e si propone all’intera comunità cristiana.

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In tempi difficili per la Chiesa Pio IX, volendo affidarla alla speciale protezione del santo patriarca Giuseppe, lo dichiarò “Patrono della Chiesa cattolica”.1 Il Pontefice sapeva di non compiere un gesto peregrino, perché a motivo dell’eccelsa dignità concessa da Dio a questo suo fedelissimo servo, “la Chiesa, dopo la Vergine Santa, sposa di lui, ebbe sempre in grande onore e ricolmò di lodi il beato Giuseppe, e di preferenza a lui ricorse nelle angustie”.2

La sua protezione è sempre necessaria alla Chiesa

Quali sono i motivi di tanta fiducia? Leone XIII li espone così: “Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere considerato speciale Patrono della Chiesa, e la Chiesa, a sua volta, ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dall’essere egli sposo di Maria e padre putativo di Gesù […] Giuseppe fu a suo tempo legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina Famiglia. […] E’ dunque cosa conveniente e sommamente degna del beato Giuseppe, che, a quel modo che egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret, così ora copra e difenda col suo celeste patrocinio la Chiesa di Cristo”.3

Questo patrocinio deve essere invocato ed è necessario tuttora alla Chiesa non soltanto a difesa contro gli insorgenti pericoli, ma anche e soprattutto a conforto del suo rinnovato impegno di evangelizzazione nel mondo e di rievangelizzazione in quei “paesi e nazioni dove – come ho scritto nell’esortazione apostolica “Christifideles Laici” – la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti”, e che “sono ora messi a dura prova”.4

Per portare il primo annuncio di Cristo o per riportarlo laddove esso è trascurato o dimenticato, la Chiesa ha bisogno di una speciale “virtù dall’alto” (Lc 24, 49), donazione certo dello Spirito del Signore non disgiunta dall’intercessione e dall’esempio dei suoi santi.

Esempio che trascende gli stadi individuali di vita

Oltre che nella sicura protezione, la Chiesa confida anche nell’insigne esempio di Giuseppe, un esempio che supera i singoli stati di vita e si propone all’intera comunità cristiana, quali che siano in essa la condizione e i compiti di ciascun fedele.

Come è detto nella costituzione del Concilio Vaticano II sulla divina Rivelazione, l’atteggiamento fondamentale di tutta la Chiesa deve essere quello del “religioso ascolto della Parola di Dio”,5 ossia dell’assoluta disponibilità a servire fedelmente la volontà salvifica di Dio, rivelata in Gesù. Già all’inizio della Redenzione umana troviamo incarnato il modello dell’obbedienza, dopo Maria, proprio in Giuseppe, colui che si distingue per la fedele esecuzione dei comandi di Dio.

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La Chiesa ha bisogno di una speciale “virtù dall’alto” (Lc 24,49), donazione certo dello Spirito del Signore

San Giovanni Paolo II Santuario
di Jasna Gora (Polonia)

Paolo VI invitava a invocarne il patrocinio “come la Chiesa, in questi ultimi tempi, è solita a fare, per sè, innanzitutto, con una spontanea riflessione teologica sul connubio dell’azione divina con l’azione umana nella grande economia della redenzione, nel quale la prima, quella divina, è tutta a sè sufficiente ma la seconda, quella umana, la nostra, sebbene di nulla capace (cfr. Gv 15, 5), non è mai dispensata da un’umile, ma condizionale e nobilitante collaborazione. Inoltre, protettore la Chiesa lo invoca per un profondo e attualissimo desiderio di rinverdire la sua secolare esistenza di veraci virtù evangeliche, quali in San Giuseppe rifulgono”.6

Protezione di fronte alle minacce che pesano sull’umanità

La Chiesa trasforma queste esigenze in preghiera. Ricordando che Dio ha affidato gli inizi della nostra Redenzione alla custodia premurosa di San Giuseppe, gli chiede di concederle di collaborare fedelmente all’opera di salvezza, di donarle la stessa fedeltà e purezza di cuore che animò Giuseppe nel servire il Verbo incarnato e di camminare sull’esempio e per l’intercessione del santo, davanti a Dio nelle vie della santità e della giustizia.7

Già cento anni fa Papa Leone XIII esortava il mondo cattolico a pregare per ottenere la protezione di San Giuseppe, patrono di tutta la Chiesa. L’epistola enciclica Quamquam Pluries si richiamava a quell’“amore paterno” che Giuseppe “portava al fanciullo Gesù”, ed a lui, “provvido custode della divina Famiglia”, raccomandava “la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue”. Da allora la Chiesa – come ho ricordato all’inizio – implora la protezione di San Giuseppe – “per quel sacro vincolo di carità che lo strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio” e gli raccomanda tutte le sue sollecitudini, anche per le minacce che incombono sulla famiglia umana.

Ancora oggi abbiamo numerosi motivi per pregare nello stesso modo: “Allontana da noi, o padre amatissimo, questa peste di errori e di vizi…, assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre…; e come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità”.8 Ancora oggi abbiamo perduranti motivi per raccomandare a San Giuseppe ogni uomo.

Attualità di questa orazione per la Chiesa del nostro tempo

Auspico vivamente che il presente ricordo della figura di Giuseppe rinnovi anche in noi gli accenti della preghiera che un secolo fa il mio predecessore raccomandò di innalzare a lui. E’ certo, infatti, che questa preghiera e la figura stessa di Giuseppe acquistano una rinnovata attualità per la Chiesa del nostro tempo, in relazione al nuovo millennio cristiano.

Il Concilio Vaticano II ha di nuovo sensibilizzato tutti alle “grandi cose di Dio”, a quell’“economia della salvezza”, della quale Giuseppe fu speciale ministro. Raccomandandoci, dunque, alla protezione di colui al quale Dio stesso “affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi e più grandi”,9 impariamo al tempo stesso da lui a servire l’“economia della salvezza”. Che San Giuseppe diventi per tutti un singolare maestro nel servire la missione salvifica di Cristo, compito che nella Chiesa spetta a ciascuno e a tutti: agli sposi ed ai genitori, a coloro che vivono del lavoro delle proprie mani o di ogni altro lavoro, alle persone chiamate alla vita contemplativa come a quelle chiamate all’apostolato. (Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2017, n. 166, p. 6- 7)

San Giovanni Paolo II. Estratto dalla Esortazione apostolica “Redemptoris custos”, 15/8/1989 –

1 SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI. Quemadmodum Deus, 8/12/1870: ASS 6 (1870), 194. 2 Idem, 193. 3 LEONE XIII. Quamquam pluries, 15/8/1889: ASS 22 (1889-1890), 66-67. 4 SAN GIOVANNI PAOLO II. Christifideles laici, n.34: AAS 81 (1989), 454. 5 CONCILIO VATICANO II. Dei Verbum, n.1. 6 BEATO PAOLO VI. Omelia, 19/3/1969. 7 Cfr. MESSALE ROMANO. Solennità di San Giuseppe. Preghiera del giorno, sulle offerte; Messa votiva di San Giuseppe. Dopo la Comunione. 8 LEONE XIII. Preghiera a San Giuseppe: ASS 22 (1889- 1890), 117-118. Preghiera contenuta dopo il testo della lettera enciclica Quamquam pluries. 9 SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI, op. cit., 193.

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