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Santi

Un soldato crocifisso

Pubblicato 2018/03/09
Autore : Don Thiago de Oliveira Geraldo, EP

Calunniato, incompreso, impedito di predicare, San Luigi Maria Grignion de Montfort ha dovuto mantenere il silenzio molte volte nel corso della sua vita. Alla fine di un ritiro spirituale, ci ha lasciato in eredità una meditazione che ci sembra più un...

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   Missionario brillante, capace di trascinare i fedeli per il suo zelo apostolico e la sua anima di fuoco, San Luigi Maria Grignion de Montfort terminava nel maggio 1709 una missione a Pontchâteau, vicino alla foce del fiume Loira. Aveva allora trentasei anni.

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A destra, Calvario di Pontchâteau (Francia); nella pagina precedente, Crocifisso della Casa Lumen Prophetæ, Caieiras (Brasile)
   Infervorati dalle prediche del Santo, i fedeli erano desiderosi di esprimere la loro fede con azioni concrete. E San Luigi Grignion, noto per il suo profondo amore per la Croce, trovò un modo per soddisfare un così nobile desiderio: progettò un calvario monumentale, composto da croci e sculture a grandezza naturale, da essere costruito dai fedeli stessi in quella città. L’inaugurazione sarebbe dovuta avvenire il 14 settembre 1710, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Si sperava in una enorme affluenza di persone provenienti da diverse regioni. 

   Centocinquanta pini furono piantati a giusta distanza al fine di rappresentare le Ave Maria del Rosario; ogni dieci pini, un cipresso simboleggiava il Padre nostro. Altre opere ancora avrebbero adornato questo immenso centro di pellegrinaggio, costruito da volontari. Ma l’invidia e la persecuzione fanno parte anche della vita dei Santi…

La distruzione di un’opera di pietra

   Il 13 settembre, vigilia dell’inaugurazione, ventimila pellegrini erano già arrivati a Pontchâteau. Ma con loro venne anche un messaggero di Mons. Gilles de Beauvau, Vescovo di Nantes, recando un decreto del re Luigi XIV in cui si ordinava la distruzione dell’opera. Nel palazzo episcopale e nella corte reale le calunnie contro il Santo avevano prodotto un risultato nefasto!

   La situazione era imbarazzante, poiché la gente continuava ad affluire con entusiasmo. San Luigi Grignion si precipitò a Nantes nel tentativo di risolvere la questione con il Vescovo, ma la decisione era irrevocabile. E qual era la ragione dell’ordine del re? La piccola collina su cui era stato eretto il calvario sarebbe potuta servire come rifugio per i nemici della corona di Francia …

   Il giorno 14 fu segnato dai festeggiamenti, canti e processioni, ma la folla sentiva l’assenza del suo pastore. Egli tornò il giorno 15, con la triste notizia che il gruppo scultoreo appena inaugurato sarebbe stato distrutto. Infiammato da ardore apostolico, esortò la moltitudine a non scoraggiarsi, ma a ricostruirlo ciascuno nel proprio cuore. Che importa la distruzione di un’opera di pietra quando il cuore è pieno di fuoco per annunciare il Dio Creatore di tutte le cose? 

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Incoronazione di spine, di Caspar Isenmann
- Museo Unterlinden, Colmar (Francia)
   Un colpo più terribile avrebbe fatto assomigliare ancora di più il santo missionario a Cristo crocifisso. La domenica successiva alla sua visita al Vescovo di Nantes, partì per una nuova missione, che durò solo una settimana, poiché una interdizione dell’autorità ecclesiastica gli vietava di predicare e persino di ascoltare le Confessioni. Con l’anima affranta di fronte a tale ingiustizia, cercò rifugio in Colui che era la causa e l’obiettivo delle sue battaglie. 

Ritiro spirituale

   Trascorsero alcuni anni prima che l’interdizione venisse revocata. Nell’estate del 1714 il Santo chiese rifugio a Rennes, presso il Collegio dei Gesuiti di San Tommaso Becket, dove aveva studiato dal 1685 al 1693.

   Nel profondo silenzio di un ritiro spirituale di otto giorni, San Luigi Maria Grignion de Montfort meditò sul mistero del Calvario e sul Signore dei Dolori. La sua contemplazione lo metteva faccia a faccia con il Crocifisso, che sembrava ripetergli quelle parole divine: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua!” (Mt 16, 24).

   Comprendeva bene il Santo mariano che il miglior luogo per incontrare la Madonna è ai piedi della Croce del suo Divino Figlio. E nell’ultimo giorno di ritiro, quando gli era ancora impedito di predicare, scrisse la sua famosa Lettera circolare agli Amici della Croce.

   Essa era destinata immediatamente, come il nome indica, a un gruppo di ferventi discepoli da lui riuniti nella Confraternita degli Amici della Croce. Tuttavia, essa mirava a formare nell’amore della Croce un pubblico molto più ampio: quello delle anime che desiderano amare incondizionatamente il Cristo crocifisso, vero Dio e vero Uomo. 

   In questo documento, che è frutto di lunghe ore di meditazione, il santo uomo di Dio presenta con bellezza e chiarezza una dottrina teologica sicura, basata sugli insegnamenti dei Padri della Chiesa e, soprattutto, sulle Sacre Scritture. Egli la mise per iscritto in appena un giorno – “nel mio ultimo giorno di ritiro”1 –, proprio perché l’aveva già impressa nel suo cuore. 

   Alcune tracce della sua anima contenute in questo inestimabile tesoro spirituale saranno contemplate di seguito.

Chiamata al combattimento

   Come ogni santo, San Luigi non fece mai affidamento sulle proprie forze. Perciò inizia il suo sublime scritto dicendo: “Lo Spirito del Dio vivente sia dunque la vita, la forza e il contenuto di questa mia lettera; la sua amabilita? sia l’inchiostro del mio calamaio! La Croce divina sia la mia penna, e il vostro cuore il foglio sul quale andro? scrivendo!”2

   Depositando la sua fiducia in Dio e non lasciandosi sopraffare dalle disgrazie e incomprensioni, il Santo chiama a qualcosa di più della costruzione di un calvario o di un’opera missionaria. È necessario, prima di tutto, avere un’unione di spiriti e cuori. 

   Anime disposte a rinunciare alle proprie comodità, infiammate dall’amore per lo Spirito Santo e ripugnanti a ogni influenza del male, infliggono molti più danni all’inferno del possesso di tutti i mezzi di comunicazione per fare qualsiasi tipo di predica. Perché, soprattutto, Dio vuole dei Santi! E San Luigi chiama a un’unione di spiriti e cuori con lui in funzione di Dio.

   In altre parole, ci chiede di unirci nella lotta contro il male, con tutta la forza dell’anima, seguendo il suo modello: “Amici della Croce! Vi siete uniti come soldati crocifissi per combattere il mondo, non con la fuga – come i religiosi e le religiose – per timore d’essere vinti, ma come valorosi e bravi lottatori che scendono sul campo di battaglia, senza cedere terreno e senza volgere le spalle al nemico. Coraggio! Combattete da prodi! Siate fortemente uniti nello spirito e nel cuore. Tale vostra unione e? di molto piu? salda e piu? temibile contro il mondo e l’inferno, di quanto non lo siano, per i nemici di uno Stato, le forze esterne di una nazione compatta”.3

Le dimensioni della Croce

   Un soldato crocifisso deve portare con orgoglio la sua croce. Questo è esattamente il motivo per cui sono pochi quelli che si propongono di portarla. La naturale tendenza dell’essere umano è di fuggire spaventato da ogni forma di sofferenza.

   Tuttavia, a seconda delle circostanze, il nostro atteggiamento deve adeguarsi al momento. Quindi, a volte la sofferenza dovrà essere sopportata con rassegnazione, come nel caso di una malattia; altre volte, sarà necessario portare la croce con fede e fiducia quando si tratta di una delusione o di qualche sofferenza dell’anima che non è possibile evitare. E la perfezione sta non solo nell’accettare il dolore, ma nel chiederlo, nel cercarlo, per assomigliare di più a Gesù che baciò e abbracciò la sua Croce. In un modo o nell’altro, il dolore accompagna la vita dell’uomo su questa terra, ed è nell’accettazione amorosa di questa contingenza che si dimostra la vera fedeltà a Dio.

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Gesù porta la Croce, del Maestro di Rubiò
- Museo Episcopale di Vic (Spagna)
   Secondo la dottrina esposta dal Santo, la nostra croce è solo una infima parte, un pezzetto minuscolo della vera Croce di Cristo. Quando la portiamo, stiamo partecipando alle sue sofferenze sul Calvario. È un lascito non trasferibile scolpito con affetto da Dio per ciascuno di noi. Lungi dal voler farci soffrire senza ragione, Egli desidera che noi assomigliamo a Cristo attraverso il dolore.

   San Luigi descrive questa croce personale, comparandola simbolicamente alle sofferenze che Dio riserva a ciascuno di noi. “Io l’ho disposta con misura, calcolo e peso; le ho misurate io stesso, con molta precisione, le quattro dimensioni: spessore, lunghezza, larghezza e profondita? (cfr. Ef 3, 18)”.4

   La croce che ognuno deve portare è costituita, nel suo spessore,“dalla perdita di beni, umiliazioni, disprezzi, dolori, malattie e pene spirituali che, ogni giorno, fino alla morte, la mia Provvidenza ti va preparando”.5 

   La sua lunghezza equivale a “un determinato periodo di mesi o di giorni che ti vedra? oppresso dalla calunnia, o immobile su di un letto, o ridotto all’elemosina, o in preda a tentazioni, aridita?, abbandoni, e altre pene dello spirito”.6

   Compongono l’altezza di questa croce “le più dure e amare circostanze, siano esse causate dagli amici, domestici o parenti”, e la sua profondita? equivale “alle sofferenze piu? nascoste alle quali io ti sottoporro?, senza che tu possa trovare conforto nelle creature che, anzi su mio comando, ti volteranno le spalle e si uniranno a Me per farti soffrire”.7

Siamo membra di Gesù Cristo

   Potremmo chiederci il perché delle tribolazioni per le quali devono passare gli esseri umani. Tuttavia, dovremmo prima indagare il motivo per cui Cristo, Uomo-Dio e infinitamente santo, ha voluto soffrire per noi, peccatori e meritevoli dei tormenti eterni dell’inferno.

   Il nostro Divino Redentore ha fondato la Chiesa Cattolica per la salvezza degli uomini. Tutti noi, battezzati, siamo membra di questo Corpo Mistico, di cui Cristo è il Capo. Questa è una grazia ineffabile, che non può essere comprata o meritata, ma solo retribuita con amore e gratitudine. Come parti integranti di essa, siamo chiamati a condividere le sofferenze di Cristo.

   Con questa verità ben presente, esorta San Luigi: “E? onore grande per voi l’essere membra di Gesu? Cristo; un onore, pero?, che esige anche la vostra partecipazione alla croce! Il Capo e? coronato di spine, e le membra vorrebbero coronarsi di rose? Il Capo e? deriso e coperto di fango sulla via del Calvario, e le membra sarebbero cosparse di profumi in seggi regali? Il Capo non ha un guanciale dove posare la testa, e le membra dormirebbero mollemente adagiate su materassi di piume? Sarebbe un controsenso inaudito!”.8

   Con queste ardenti parole ci esorta a prendere la Croce e seguire le orme di Gesù, cioè, accompagnarlo nell’ascesa al Calvario, e poi avere la gioia di vivere con Lui nell’eterna felicità.

Il benefico ruolo della sofferenza

   Quante volte le Sacre Scritture ci parlano del ruolo benefico della sofferenza per purificarci e renderci piacevoli a Dio! Senza fare citazioni, ma esponendo la dottrina in modo molto attraente, il Santo del Calvario ricorderà alcune di queste immagini: il setaccio che separa il grano dalla paglia, il fuoco che rimuove la ruggine dal ferro, il crogiolo dalla fucina che purifica l’oro.

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Crocefissione, di Andrea di Bartolo - Museo d’Arte di Toledo (USA)
   Ci ricorda ancora che i cristiani sono pietre vive della Santa Chiesa e, come tali, devono essere scolpiti dalle mani amorevoli di Dio: “Voi siete i templi dello Spirito Santo. Lo sapete. Sapete anche che, come «pietre vive», dovete essere impiegati da questo Dio di amore per la costruzione della Gerusalemme Celeste. Aspettatevi dunque di essere tagliati, scalpellati e cesellati dal martello della croce; diversamente rimarreste come pietre grezze che non servono a nulla, sono disprezzate e si gettano via”.9

   E conclude: “Lasciatelo dunque fare. Egli vi vuole bene; sa quel che fa; e? esperto. Tutti i suoi colpi sono abili e guidati dall’amore. Non da? nessun colpo a vuoto, a meno che voi non lo rendiate tale con la vostra mancanza di pazienza”.10

Le tre croci del Calvario

   Con tanti appelli amorosi, Montfort ci colloca nella sua meditazione sulla cima del Calvario e ci fa guardare direttamente alla scena più magnifica della Storia: un Dio crocifisso! 

   Tuttavia, il Salvatore non è solo. La Madonna soffre con lui con augusta dignità; anche i patriarchi, gli Apostoli, i martiri, i confessori e le vergini soffrono con Cristo sulla cima del Calvario. Di fronte a questo quadro, ci appaiono tre croci, che equivalgono a tre forme di sofferenza tra le quali dobbiamo optare.

   Possiamo scegliere di portare con gioia la Croce di Cristo, che è l’obiettivo di San Luigi: è la Croce dell’anima santa, immacolata, amorevole, innocente. Portarla significa assomigliare rapidamente al Salvatore, mediante l’unione di spirito e di cuore.

   Ma sul Calvario ci sono altre due croci. Quella del buon ladrone è fatta di pazienza, rassegnazione, pentimento e penitenza per i peccati. E ce n’è anche una terza: quella delle sofferenze intervallate dall’impazienza e dai mormorii contro Dio, quella del rifiuto e della non conformità con i disegni santissimi della Provvidenza.

   Tale insegnamento fu consegnato dal Santo in quattro versi, che riassumono l’opzione che ogni uomo deve fare: “Una di tra le croci del Calvario / tu devi scegliere sapientemente! / Soffrire, o come santo o penitente / o dannato infelice, e? necessario!”11 

Un giogo soavissimo

   San Luigi è una di quelle anime che possono essere ben comprese solo da coloro che hanno un’affinità di cuore e di spirito con lui. Le sue meditazioni sulla Croce mostrano la vera forza d’animo del cattolico, che affronta le avversità in questa terra di esilio convinto che i fedeli non sono del mondo né fatti per il mondo, ma sono nati per Cristo e per le realtà superiori.

   “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui” (I Gv 2, 15). Il discepolo amato del Signore ci chiede di avere un amore esclusivo per Dio. Tutto il resto sarà considerato in funzione Sua.

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San Luigi Maria Grignion de Montfort – Collezione privata
   IncarnandoSi per redimere i nostri peccati, il Figlio stesso di Dio ci ha tolto il fardello che ci impediva di volare a Lui: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (I Gv 4, 10).

   Se sappiamo unire le nostre sofferenze con quelle di Lui “la croce diventa per voi un giogo molto dolce che Gesu? Cristo portera? con voi. Essa si trasformera? come in due ali dell’anima per farla salire verso il cielo; come nell’albero della nave per farvi giungere felicemente e facilmente al porto della salvezza. Portate con pazienza la croce, ed essa illuminera? le tenebre del vostro spirito: Chi infatti non ha avuto delle prove, nulla conosce”.12

Nessuno può vivere senza dolore

   Subito dopo, il santo apostolo della Croce e della schiavitù mariana sintetizza in poche parole il mistero della relazione tra amore e dolore, che forse l’essere umano comprende solo quando incontra Cristo stesso nell’eternità: “Portate con gioia la croce e sarete infiammati dall’amore di Dio, poiche? ‘Viver non puo? senza dolore / chi ama davvero il Salvatore’”.13

   Nelle disgrazie permesse da Dio durante le sue attività apostoliche, seppe come acquisire un dono prezioso: la saggezza della Croce. Solamente anime infiammate come quella di San Luigi possono comprendere il grande significato di questo amore incondizionato per Cristo crocifisso, capace di sconfiggere il mondo e gli inferi per mezzo della sofferenza.

   Molti secoli prima, lo stesso spirito infiammava il glorioso Apostolo San Paolo: “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. […] E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (I Cor 1, 18.22-25).

   I grandi santi che così seppero vivere, soffrire e amare in funzione di Dio, divennero più divini che umani, partecipando alla vita del Divino Maestro, che per noi Si consegnò inchiodato a una Croce. (Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2018, n. 178, p. 20- 25)

1 SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Lettre circulaire aux Amis de la Croix, n.1. In: Œuvres Complètes. Paris: Du Seuil, 1966, p.221. 2 Idem, ibidem. 3 Idem, n.2, p.221-222. 4 Idem, n.18, p.231-232. 5 Idem, p.232. 6 Idem, ibidem. 7 Idem, ibidem. 8 Idem, n.27, p.237. 9 Idem, n.28, p.238-239. 10 Idem, p.239. 11 Idem, n.33, p.241. 12 Idem, n.34, p.242. 13 Idem, ibidem.

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