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Storie per bambini

Il patrono della fiducia

Pubblicato 2018/03/08
Autore : Daiana Reis Lima

Cercando di scacciare l’angoscia, il giovane iniziò a osservare gli oggetti disposti nell’atrio. C’erano mobili, vasi, una bella immagine della Madonna e… Non poteva credere a quello che vedeva!

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   Dlin, dlin! Quel 19 marzo il campanello della stazione annunciava con forza l’imminente partenza del treno.

   Il sole stava ancora sorgendo mentre i passeggeri salivano lentamente. Tra i primi ad entrare fu Pietro, un giovane di circa vent’anni. Aveva scelto un posto vicino al finestrino per apprezzare meglio il panorama.

   Dlin, dlin, dlin! Era l’ultima chiamata; il treno era in procinto di mettersi in movimento…

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“Ah, certo signore!” rispose Pietro “Ho verso San Giuseppe una gratitudine immensa”
   Un uomo rivestito di una tonaca veniva in direzione di Pietro. Aveva visto un posto libero vicino al ragazzo e gli aveva chiesto il  permesso di prendere posto. Senza esitazione, il giovane si alzò in piedi, offrendo il suo sedile al prete, che subito intavolò una conversazione: 

   — Che splendida alba! È degna della solennità liturgica di oggi. Sa che Santo celebriamo, figliolo?

   — Ah, certo signore! – rispose Pietro, contenendo l’emozione – Ho verso San Giuseppe una gratitudine immensa.

   — E potrebbe raccontare il motivo di questo sentimento?

   Il ragazzo disse che si trattava di una lunga storia. Tuttavia, vista l’insistenza del sacerdote, la narrò nei particolari…

   La storia iniziava nel suo villaggio natio, dove due decenni prima, al rintocco della campana della chiesa matrice di Santa Lucia, nasceva un bambino. Il fatto rallegrò enormemente Giuseppe e Anna, i suoi genitori, che da molto desideravano un figlio. Ben presto lo battezzarono con il nome di Pietro. 

   Meno di un anno dopo, però, il dolore bussò alle porte della famiglia: Giuseppe moriva, lasciando la moglie vedova. Tremenda perplessità! Anna avrebbe dovuto crescere il bambino da sola. 

   La buona madre cominciò, allora, a svolgere lavori manuali, a vendere frutta, verdura e ortaggi coltivati nella sua piccola proprietà e a dedicarsi, durante la notte, alla riparazione di vestiti, affinché non venisse a mancare il pane a tavola.

   Quando il denaro non era sufficiente, si metteva in ginocchio e pregava con un ardore raddoppiato. Come ricompensa per tanta fiducia, si operavano veri e propri prodigi: a volte erano alimenti che duravano nella dispensa quasi indefinitamente, a volte erano doni lasciati all’ingresso della casa da sconosciuti, a volte erano lavori che apparivano inaspettatamente.

   Un giorno, quando la pia madre e il suo figlioletto mangiavano un pane fatto con l’ultima farina rimasta, sentirono bussare alla porta: Toc, toc, toc!

   Anna aprì e si trovò di fronte un uomo molto distinto, di una nobiltà che sembrava non essere di questa terra. Irradiava tanta luce che quasi non si poteva fissarlo.

   Il piccolo Pietro, che stava imparando a camminare, si diresse barcollante verso la porta, incantato dal visitatore. Questi sorrise paternamente e lo prese in braccio. Il ragazzo giocava con la magnifica barba del visitatore, che si mostrava ancora più affettuoso di fronte a quell’innocente carezza. Dopo alcuni momenti, restituì il bambino a sua madre e le diede una borsa con alcune monete. La luce che diffondeva il personaggio assunse così tanta intensità che essi, abbagliati, non videro più nulla. E quando tornarono a vedere con nitidezza, l’uomo se ne era andato…

   La visita si ripeté molte altre volte, sempre nelle ore di maggiore angoscia. L’ultima avvenne quando Pietro compì dodici anni. La cosa curiosa è che, pur non vedendolo più, madre e figlio lo sentivano in qualche modo presente, infondendo loro coraggio, in una maniera discreta ma efficace. 

   Ormai cresciuto, iniziò ad aiutare sua madre nei lavori. Ciò nonostante, ora tutto era più difficile. Una mattina, Anna si svegliò con un grande malessere e le fu diagnosticata una grave malattia. Non avrebbe più potuto dedicarsi alle faccende quotidiane e avrebbe avuto bisogno di medicine costose. Pietro rimase perplesso e si ricordò dell’uomo che li aveva sempre aiutati. Dov’era in quel momento?

   Comunque sia, non c’era tempo da perdere… Era necessario partire per la capitale per trovare un buon lavoro e con lo stipendio pagare le cure della madre.

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Il nobile visitatore sorrise e prese paternamente
in braccio il piccolo Pietro 

   Pietro fece il viaggio pieno di tristezza. Arrivato nella capitale, si recò all’indirizzo indicato da un conoscente. Era la casa di una ricca famiglia cattolica. Suonò il campanello e fu accolto da un maggiordomo che lo condusse nella stanza principale, chiedendogli di aspettare lì. Cercando di scacciare l’angoscia che aveva dentro, il giovane cercò di distrarsi osservando gli oggetti disposti nella sala. C’erano mobili di molto buon gusto, vasi, una bella immagine della Madonna e… non poteva credere a quello che vedeva!

   — Ecco quell’uomo! – esclamò, posando gli occhi su un certo dipinto. 

   Una cameriera udì l’esclamazione e andò a vedere cosa stava succedendo. Quando arrivò nella sala, trovò Pietro, che piangeva a dirotto. Lui le chiese chi fosse la figura ritratta nel dipinto.

   — È San Giuseppe, lo sposo di Maria – rispose, con un certo stupore.

   Quanta consolazione sentì il giovane in quel momento! Ringraziò e, chiedendo il permesso, uscì a grandi passi da lì. Il suo unico desiderio era di raccontare a sua madre quello che era successo, perché lo considerava un segno che il Cielo sarebbe intervenuto per aiutarli! 

   Riprese il treno del ritorno, guardando i secondi che mancavano per arrivare. Quando entrò in casa, il suo cuore batteva forte. Corse alla stanza di Anna, girò la maniglia della porta e cominciò a parlare:

   — Mamma…

   Tuttavia, non era sola… Seduto ai piedi del letto, il Santo Uomo le amministrava una misteriosa medicina.

   Notando la presenza del ragazzo, si volse per fissarlo. Quando i loro sguardi s’incrociarono, Pietro si gettò come un bambino tra le sue braccia. San Giuseppe lo abbracciò con forza e, dando libero sfogo a un affetto taciuto per anni, gli disse con grande bontà:

   — Figlio mio, quanto tempo ho aspettato questo momento. Tu e tua madre avete attraversato tanti momenti difficili; anch’io ho avuto i miei. La mia vita sulla terra era piena di afflizioni, apparenti smentite e contraddizioni. Tuttavia, mi sono sempre fidato ed è per questa fiducia che ho ottenuto il sostentamento per la Sacra Famiglia. Nella tua vita, dovrai ancora attraversare situazioni difficili. Ricordati in quei momenti di gettarti nelle mie braccia come quando eri un bambino e, in questo modo, sarai anche vicino alla mia Santissima Sposa e al mio Divino Figlio.

   Il fischio lungo e acuto del treno segnò la fine dell’eloquente racconto, che il sacerdote ascoltava meditando. 

   — È così che sono diventato un devoto di San Giuseppe – disse Pietro, a mo’ di conclusione.

   La locomotiva era giunta a destinazione! (Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2018, n. 178, p. 46- 47)

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