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Catechismo

Siamo sempre nelle mani di Dio …

Pubblicato 2018/02/14
Autore : Suor Mariella Emilly Abreu Antunes, EP

La misericordia di Dio per ogni uomo nel corso della vita peserà nel suo giudizio: chi se ne sarà giovato per il bene riceverà la ricompensa; chi l’avrà sperperata, incontrerà la giustizia, entrambe uscite dalle mani divine ed eterne.

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Espulsione dei mercanti dal Tempio, di Giotto di Bondone - Cappella degli Scrovegni, Padova 
   Narra il Vangelo che mentre Gesù era in cammino per Gerusalemme, poco prima della Passione, ordinò a due suoi discepoli di andare avanti per trovare una sistemazione. Erano nella regione di Samaria, i cui abitanti nutrivano un feroce odio contro gli ebrei e, per questo motivo, rifiutarono di dare alloggio al Divino Redentore e ai suoi Apostoli.

   Indignati di fronte a tale rifiuto, Giacomo e Giovanni si rivolsero al Maestro, chiedendo: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Ma Gesù si voltò e li rimproverò. “Non sapete di che spirito siete; poiché il Figlio dell’uomo non è venuto per perdere la vita degli uomini, ma per salvarla’” (Lc 9, 54-56). Con una tale risposta il Salvatore sottolineava quanto è grande la misericordia di Dio, che non si vendica di chi rifiuta di accoglierLo, ma aspetta pazientemente che si penta. 

   Senza dubbio, se analizziamo la relazione del Creatore con gli uomini nel corso della storia, incontriamo anche numerosi episodi nei quali Egli punisce con fermezza il peccatore. Senza uscire dal Nuovo Testamento, pensiamo alla collera con cui Gesù espulse i venditori dal Tempio (cfr. Mt 21, 12-17; Mc 11, 15-19; Lc 19, 45-48; Gv 2, 13-17). 

   Ai nostri giorni, è difficile per noi comprendere la combinazione tra misericordia e giustizia. Consideriamo che chi pratica la prima non può mai punire, e chi possiede la seconda è impossibilitato a perdonare. Ci dimentichiamo che esse sono attributi di Dio, in cui tutte le virtù si armonizzano mirabilmente. Entrambe Gli appartengono come le due braccia, al corpo. Per misericordia o per giustizia siamo sempre nelle Sue mani. E, molte volte, Egli manifesta la Sua bontà punendo i peccatori per purificarli già in questa vita e concedere loro, misericordiosamente, la salvezza eterna…

Specie di giustizia: commutativa e distributiva

   Per comprendere meglio l’essenza di questo sublime equilibrio è importante adattare i nostri concetti alla dottrina della Chiesa, iniziando col ricordare in che cosa consista la giustizia. 

   Essa è definita dal Catechismo come la “costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto”.1 Quando questo dare si applica a Dio, lo chiamiamo virtù di religione; quando si applica agli uomini, riceve propriamente il nome di giustizia. 

   San Tommaso2 la divide in due specie. La prima, chiamata giustizia commutativa, regola le relazioni nelle quali si dà e si riceve qualcosa indietro. Si verifica, ad esempio, quando qualcuno effettua un acquisto e paga un prezzo adeguato al valore della merce consegnata dal venditore. 

   La seconda, descritta come giustizia distributiva, si applica a un tipo di relazione differente. In base a questa, “chi governa o amministra qualcosa attribuisce a ciascuno ciò che corrisponde alla sua dignità”,3 ossia, fa sì che i suoi subordinati ricevano ciò che è giusto in base alla posizione e ai meriti di ciascuno. Il buon ordine di una famiglia o di un qualsiasi gruppo dipende da lei.

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In cerca della pecorella smarrita - Monastero della Visitazione
   La giustizia commutativa non può influenzare i rapporti tra Dio e gli uomini, poiché “chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio?” (Rom 11, 35). Tuttavia, è possibile trovare numerosi riflessi della giustizia distributiva nell’ordine posto da Dio nell’universo. Dionigi Areopagita così ricorda, quando afferma che “la giustizia divina è realmente giustizia perché dà a ciascuno ciò che gli corrisponde, secondo i suoi meriti, e preserva la natura di ogni cosa nell’ordine e nel valore che gli sono propri”.4

Dio è giusto perché trabocca di misericordia

   Sapendo come funziona la giustizia tra gli uomini, occorre ora considerarla come un attributo di Dio. Ci eleviamo così su un piano di gran lunga più alto, legato alla stessa essenza divina.

   “Dio è giustizia e crea giustizia”,5 afferma Papa Benedetto XVI. Tutti i suoi atti sono in qualche modo segnati da lei. “Quando punisci i malvagi, è giustizia, perché si addice a ciò che hanno meritato; quando li perdoni, è anche giustizia, non perché si addica a ciò che hanno meritato, ma alla tua bontà”,6 proclama Sant’Anselmo. 

   Qui vediamo, chiaramente, come la giustizia in Dio non ha solo un carattere punitivo verso il male praticato. Quando usa la misericordia per perdonare, Egli sta anche facendo giustizia, solo che in questo caso alla Sua infinita bontà, così ben riflessa nelle parole rivolte a Mosè: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (Es 34, 6-7).

   In una delle più belle parabole del Divino Maestro vediamo il buon pastore andare alla ricerca della pecora smarrita e lasciare indietro le altre novantanove del suo gregge. Nello spiegarlo a chi lo ascolta, Gesù conclude: “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15, 7). Anche nella parabola del figliol prodigo assistiamo al ritorno di costui a casa, pentito di aver sperperato i beni paterni e troviamo questa toccante scena: “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15, 20).

   Questi passi sono un’immagine perfetta di come Dio, non avendo mai connivenza con il male, è giusto con se stesso traboccando di misericordia verso colui che si pente e chiede perdono. 

Egli agisce con bontà anche nella punizione

   Ma chiunque, fissandosi sull’insulto a Dio e quindi sul male, muore impenitente ed entra nell’eternità in uno stato di peccato mortale, merita la punizione eterna. In questo caso, il Creatore dell’universo non può perdonare, perché non sarebbe giusto nei riguardi dell’eterno Bene, che è Lui. Di qui la necessità che Dio crei l’inferno,7 quel mare di fuoco, di “pianto e stridore di denti” (Mt 8, 12), tante volte evocato nel Vangelo.

   Fondandosi su San Tommaso, spiega a questo proposito, P. Garrigou-Lagrange che “Dio, come sovrano legislatore, sovrintendente e giudice dei vivi e dei morti, è obbligato, di per Se stesso, a dare alle sue leggi una sanzione efficace”.8 E presenta le ragioni per cui deve essere eterna: il fatto che il castigo non abbia fine serve a “manifestare i diritti imprescrittibili di Dio per essere amato sopra ogni altra cosa, per far conoscere lo splendore della sua giustizia infinita”.9

   Tuttavia, anche in questa monumentale opera della giustizia divina ci sono evidenti tratti del Dio compassionevole e buono. Questo è quello che dice lo stesso Dottore Angelico: “Anche nella condanna dei reprobi appare la misericordia, che non assolve del tutto, ma attenua in qualche modo le pene, perché Dio punisce meno di quanto meritato”.10,

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 Ritorno del Figliol Prodigo - Museo della Certosa di San Martino, Napoli
   Seguendo il suo ragionamento, P. Garrigou-Lagrange continua: “Dio, che è buono e misericordioso, non Si compiace delle sofferenze dei dannati, quanto invece della sua infinita bontà che merita di essere preferita a ogni bene creato, e gli eletti contemplano lo splendore della giustizia suprema, ringraziando Dio per averli salvati. […]Dio ama, sopra ogni cosa, la sua infinita bontà; ora, questa è essenzialmente comunicativa, costituisce il principio della misericordia, e nella misura in cui ha un diritto imprescrittibile ad essere amata sopra ogni altra cosa, costituisce il principio della giustizia”.11

Prima di scatenare la sua ira, Dio chiama alla conversione

   In un modo o nell’altro, rivolgendosi a popoli interi con appelli profetici o parlando a un singolo in concreto nel profondo del suo cuore, Dio non manca mai di fare innumerevoli richieste di conversione. Egli non Si compiace “della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva.” (Ez 33, 11) e, per questo motivo, ci invita a entrare “per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa” (Mt 7, 13).

   Le Sacre Scritture sono piene di bei fatti in questo senso. Per citarne alcuni, prendiamo l’annuncio della punizione inferta da Elia ad Achab e la gioia manifestata da Dio nel contemplare l’empio re che faceva penitenza (cfr. I Re 21, 21-29). O il cambiamento dei piani divini di fronte alla contrizione degli abitanti di Ninive, dopo la predicazione di Giona: “Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece” (Gio 3, 10).

   Quando gli uomini rimangono indifferenti alla chiamata divina, la sua giustizia fa ricadere su di loro la punizione. Quando essi si pentono, però, Dio per così dire lo fa anche Lui. Quest’atteggiamento non significa che i criteri divini siano suscettibili di cambiamento. L’umanizzazione delle azioni divine è solo una risorsa letteraria usata per renderle più comprensibili.

   L’ira divina, spiega Sant’Agostino, non è “un turbamento del suo spirito ma un giudizio con cui s’infligge la pena al peccato. Il suo pensiero e la sua riflessione sono la ragione immutabile delle cose mutevoli. Perché Dio, che su tutti gli esseri ha un’opinione assolutamente determinata e una consapevole prescienza, non Si pente delle sue opere, come l’uomo”.12

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Madonna di Fatima Casa Rei Davi, Caieiras (Brasile)
Fatima: misericordia e giustizia per i nostri tempi

   Ora, se nell’Antico Testamento Dio Si è servito dei profeti per ammonire i popoli prima di esercitare la sua azione di giustizia, negli ultimi secoli Egli lo ha fatto attraverso Maria Santissima. 

   Prima di diventare Madre di Dio, Ella implorava “affinché venisse Colui che avrebbe potuto far brillare nuovamente la giustizia sulla faccia della terra, affinché si alzasse il Sole divino di tutte le virtù, percuotendo in tutto il mondo le tenebre dell’empietà e del vizio”.13 Ora è per mezzo di Lei che Gesù ci annuncia la prossimità del Regno di Maria, previsto da San Luigi Maria Grignion de Montfort,14 e i castighi che devono venire se gli uomini non si convertono.

   Abbiamo già varcato le soglie dell’anno 2018. Dietro è rimasto il centenario degli ammonimenti che la Madonna aveva fatto all’umanità nella Cova da Iria. E come tutte le profezie che hanno segnato la Storia hanno provocato reazioni opposte, lo stesso accade oggi con il messaggio di Fatima: chi ha fede si rallegra e si riempie di speranza; chi non crede cerca di negare la sua autenticità e l’importanza che ha per la vita della Chiesa. “Ma tutti hanno ben presente che le profezie della Santissima Vergine si realizzeranno”,15 scrive il nostro fondatore, Mons. João.

   Dopo una così lunga attesa, ci si potrebbe chiedere: quando succederà? 

   Il giorno e l’ora fanno parte degli arcani di Dio. Egli diede alla Santissima Vergine, nostra Madre di Misericordia, il potere di trattenere il suo braccio giustiziere sul mondo fino a che siano preparate tutte le anime che dovrebbero aprirsi alle sue parole. Solo Lei sa qual è il momento giusto per toccare nel profondo i cuori degli uomini contemporanei, per realizzare, finalmente, la sua grande promessa: “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà”.16

   Fino a che quest’ora non giunge, spetta a noi aprire le nostre anime alla nostra Madre di bontà, strumento della misericordia divina, Mediatrice Universale di tutte le grazie. E non dimentichiamo che le misericordie che Dio dispensa a ogni uomo nel corso della vita peseranno nel giorno del suo giudizio: chi le ha usate per il bene, riceverà una maggiore misericordia, la ricompensa eterna; chi le ha sperperate, dovrà affrontare la giustizia, perché siamo sempre nelle mani di Dio! (Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2018, n. 177, p. 22- 25)

1 CCE 1807. 2 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.21, a.1. 3 Idem, ibidem. 4 DIONIGI AREOPAGITA. Los nombres de Dios, c.VIII, n.7. In: Obras Completas. 2.ed. Madrid: BAC, 1995, p.345. 5 BENEDETTO XVI. Spe salvi, n.44. 6 SANT’ANSELMO. Proslogion, c.10: PL 158, 233. 7 Cfr. CCE 1034-1035. 8 GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Réginald. O homem e a eternidade. Lisboa-São Paulo: Aster; Flamboyant, 1959, p.130. 9 Idem, p.137. 10 SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., a.4, ad 1. 11 GARRIGOU-LAGRANGE, op. cit., p.137-138. 12 SANT’AGOSTINO. De Civitate Dei. L.XV, c.25. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1958, vol.XVII, p.1060-1061. 13 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Pequeno Ofício da Imaculada Conceição comentado. 2.ed. São Paulo: ACNSF, 2010, vol.I, p.439. 14 Cfr. SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Traité de la vraie dévotion à la Sainte Vierge, n.217. In: Œuvres Complètes. Paris: Du Seuil, 1966, p.634-635. 15 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. La morte di Suor Lucia nel contesto di Fatima. In: Araldi del Vangelo. Anno II, N.13 (Marzo 2005); p.22. 16 SUOR LUCIA. Memórias I. Quarta Memória, c.II, n.5. 13.ed. Fátima: Secretariado dos Pastorinhos, 2007, p.177.

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