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Vergine Maria

Primo grande segnale per il continente del futuro

Pubblicato 2018/02/14
Autore : Diac. Sebastián Correa Velásquez, EP

Dal punto di vista della Storia, le apparizioni della Madonna di Guadalupe si delineano come il primo grande segno di Dio per un continente chiamato ad avere un grande futuro, quando esso si stava ancora risvegliando alle verità della Fede.

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   In quanti misteri e “miracoli” ci imbattiamo nella contemplazione della natura! E come essi manifestano la limitatezza della scienza umana, portandoci a riconoscere la nostra contingenza! 

   Nel magisteriale e quasi infinito libro dell’universo è possibile leggere, ogni giorno, ogni specie di segnali, lezioni e segreti. Raramente però oggi l’uomo si chiede chi sia stato il “Genio” che ha concepito ed eseguito un’opera così perfetta e grandiosa.

   E le leggi che governano l’ordine dell’universo continuano a svolgere il loro servizio alla vita, anche se i diritti del loro Artefice non sono riconosciuti… La Terra continua il suo pellegrinaggio in relazione al Sole, in una cadenza che segna per l’uomo i giorni e gli anni; la vegetazione continua a crescere sempre e a produrre i suoi frutti; felini, uccelli, pesci e altri animali sono costretti a seguire il loro istinto, senza nulla cambiare… 

   Si potrebbero portare migliaia di esempi di ogni tipo. Tuttavia, in considerazione di questi, alcuni potrebbero pensare a strane “coincidenze” che ci permettono di esistere… Ma se tutto fosse un risultato del “caso”, vedendo la perfezione dell’universo non si dovrebbe proclamare il “caso” “dio” o almeno il maggiore “genio” della Storia? 

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La Fede, la Storia e la scienza stessa ci aiuteranno a penetrare nei ricchi significati di questo segno dei tempi

 Immagine originale della Madonna di Guadalupe, fotografata nel mese di ottobre 2017 - Basilica di Santa Maria di Guadalupe, Messico

Segni della volontà di Dio

   Senza dubbio è possibile percepire nei segni della natura la mano del loro Autore Divino. C’è qualcosa, tuttavia, ancora più importante. Dio ci ha creati per bontà e desidera manifestarla agli uomini per mezzo di “segni dei tempi” (Mt 16, 3). Ha riservato per questo bellissime pagine della Storia, nelle quali supera i suoi “miracoli” naturali mediante l’operazione di miracoli soprannaturali, che permettono all’uomo di scrutare e discernere la volontà divina.

   Che cosa sono le Sacre Scritture se non un’immensa collezione di esempi di questo modo di agire? Quanti episodi esse ci portano dell’intervento di Dio in eventi portentosi! Miracoli nel mare, nella natura animale e vegetale, nel corpo umano, come guarigioni e resurrezioni; miracoli cui hanno assistito moltitudini o sono stati compiuti nella solitudine… Tutti questi sono segnali dall’Alto che hanno trovato la loro pienezza in Gesù Cristo, da cui è sorta un’inesauribile fonte di prove dell’amore divino: la Santa Chiesa Cattolica, arca dei segni della Nuova Alleanza di Dio con l’umanità.

   È per mezzo di questa sacra e immortale prospettiva che invito il lettore a contemplare il primo grande segnale dato da Dio al continente americano quando, sublimato da promesse, cominciava ad aprirsi all’azione evangelizzatrice della Chiesa: le apparizioni della Madonna di Guadalupe.

   La Fede, la Storia e la scienza stessa ci aiuteranno a penetrare nei ricchi significati di questo segno dei tempi, attraverso il quale Maria Santissima ci rivela aspetti meravigliosi e finora sconosciuti della sua materna misericordia.

Sentimenti opposti di fronte al Nuovo Mondo

   Il XVI secolo stava appena iniziando e la Chiesa soffriva dolorose ferite nel Vecchio Continente. L’eresia luterana aveva spezzato l’unità della Fede nei regni germanici, trascinando dietro di sé un gran numero di adepti. L’Inghilterra capitolava ai desideri di Enrico VIII, che prese il controllo della Chiesa, dispensando il Papa. Zwingli dava continuità in Svizzera alle idee luterane. In Francia, Calvino iniziava un simile tentativo di sedizione religiosa… Si svolgeva la prima tappa di un lungo processo di disgregazione del Corpo Mistico di Cristo, di fronte alla quale il Concilio di Trento reagì utilizzando mezzi inusitati in tutta la vita pastorale e teologica della Chiesa.

   Nel Nuovo Continente, oltremare, le scoperte di Colombo, ampliate da continue spedizioni marittime, risvegliavano in molti cuori due sentimenti opposti: la speranza e la perplessità. Speranza davanti a un mondo sconosciuto e promettente che si apriva al Regno di Dio; perplessità di fronte alla realtà del tipo umano indigeno, il più delle volte consegnato a una vita selvaggia, da innumerevoli generazioni, capace di assuefarsi ad atrocità indicibili.

   L’idolatria regnava tra gli amerindi, e non una qualsiasi! L’esacerbazione dell’odio, della vendetta e della rivalità si disseminava nelle menti degli uomini e si esternava in totem e divinità affamate di sacrifici umani. A ciò si aggiungevano la dissolutezza morale, la rapina, la guerra ininterrotta e tante altre tendenze che fanno pensare: chi era personificato negli idoli precolombiani? Chi ci guadagnava alla radice di tali deviazioni? Tale rete di credenze sanguinarie e antropofagiche, estesa per le vastità americane, potrebbe essere paragonata a un grande corpo idolatrico che alimentava i suoi membri con eccessi peccaminosi.1

   Non c’è da stupirsi, pertanto, che un noto scrittore messicano abbia riassunto la triste situazione religiosa e sociale del suo paese in questa breve frase che potrebbe rappresentare il dramma del continente americano: “Un inferno, e nient’altro, era il paese abitato dai nostri antenati”.2

Arrivo degli spagnoli in Messico

   Un quadro dipinto con queste tonalità fu quello che trovarono gli spagnoli che, il 22 aprile 1519, sbarcarono nel territorio dell’Impero Messicano o Impero Azteco, la cui capitale era l’imponente città di Mexihco-Tenochtitlán, a quel tempo abitata da “circa duecentocinquantamila abitanti”.3

   Il comandante della spedizione, Hernán Cortés, aveva fatto recitare a tutta la sua truppa il Rosario in ginocchio sulla sabbia della spiaggia di San Giovanni d’Ulua, perché nutriva una grande devozione per la Madonna, come attestato dal fatto che egli avanzava sempre sotto gli auspici di un bel vessillo che ostentava la Santissima Vergine Maria con le mani giunte, la testa coronata, circondata da dodici stelle, vestita con una tunica rossiccia e un manto azzurro.

   Lo sbarco degli uomini bianchi sulla costa messicana, vestiti in nero in quell’occasione perché era Venerdì Santo, fu immediatamente associato all’adempimento di certe profezie lasciate in eredità dagli antenati dei nativi, che preannunciavano il ritorno di Quetzalcoatl, un dio che in tempi remoti era partito in mare, promettendo di tornare per assumere il regno.

   Molte erano le coincidenze di questa tradizione con l’arrivo degli spagnoli: le loro misteriose “case galleggianti” approdarono proprio il giorno in cui gli aztechi commemoravano la festa di Quetzalcóatl, che anch’esso si vestiva di nero e non accettava di servirsi di carne umana. Per questo gli esploratori furono ricevuti come veri ambasciatori di quella divinità, più per paura che per riverenza.

Si apre una nuova tappa della Storia

   Trascorso del tempo, tuttavia, circostanze impreviste invertirono la situazione… Di punto in bianco gli Aztechi diventarono ostili, costringendo gli spagnoli a ritirarsi nelle città alleate, dove si ripresero dal colpo e cercarono di bilanciare la sproporzione numerica dei contendenti.

   In quel frangente, un’arma sconosciuta agli Aztechi e ritenuta da loro come la vendetta di Quetzalcoatl attaccò fortuitamente Città del Messico: un’epidemia di vaiolo decimò la popolazione senza pietà, risparmiando solo una minoranza che era più morta che viva. Gli spagnoli approfittarono dell’occasione per circondare l’immensa capitale, aiutati da tribù amiche, e riuscirono a conquistare la città, due anni dopo aver calcato per la prima volta il territorio azteco. Fu ingaggiato un grande scontro che venne a chiudere la storia dell’impero e a consolidare la nuova tappa che si apriva: l’unione degli europei con i nativi americani.

   La Chiesa non poteva rimanere estranea al bene delle anime. Intraprese, dunque, la difficile missione di catechizzare un popolo selvaggio, così rude che ci furono quelli che giunsero a mettere in dubbio l’esistenza dell’anima negli amerindi… Nella lontana capitale della Cristianità, il Santo Padre non smetteva di ammonire sull’urgente necessità di portare al battesimo questi “poveri, storpi, ciechi e zoppi” (Lc 14, 21) della parabola evangelica, chiamati dal Signore al Banchetto della Fede al posto degli invitati che lo rifiutavano (cfr. Lc 14, 16-24).

   Decine di missionari, appartenenti soprattutto agli ordini religiosi, si lanciarono in un’impresa più ardua che il dominare con la forza delle armi: vincere per Cristo il cuore degli indigeni. Tuttavia essi non erano soli… Come vedremo più tardi, la stessa Madre di Dio aveva assunto su di Sé questo compito! E il primo intervento visibile di Lei, riconosciuto dalla Chiesa, fu proprio l’apparizione di Guadalupe.

Una splendente Donzella

   Cuauhtlatoatzin – Aquila che parla, in lingua náhuatl – era il nome di un indigeno nato nel 1474, nella città di Cuauhtitlán, alleata degli spagnoli nella lotta contro gli aztechi e ubicata a venti chilometri dalla capitale. Aveva sposato una nativa di nome Malintzin e, nel 1524, con il Santo Battesimo, aveva ricevuto il nome cristiano di Juan Diego, e lei, quello di Maria Lucia. Aveva cinquantasette anni ed era già vedovo quando si verificò il grande evento della sua vita, all’alba di un sabato, 9 dicembre 1531. 

   Stava camminando veloce per andare a Città del Messico a istruirsi nella dottrina cattolica e assistere alla Santa Messa quando, mentre superava la collina di Tepeyac, udì bei canti di uccelli, come preludio di una voce incantevole che lo chiamava teneramente: “Juanito, Juan Dieguito!”4 Lungi dallo spaventarsi o dal cercare di nascondersi, sentì il suo cuore innocente traboccare di gioia e salì in cima alla collina alla ricerca dell’origine di quella voce.

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La Chiesa non poteva rimanere estranea al bene delle anime. Intraprese, dunque, la difficile missione di catechizzare un popolo rude e selvaggio

Gli ordini religiosi evangelizzano l’America - Antica Basilica di Guadalupe, Messico 

   Riferisce il Nican Mopohua5 che egli si imbatté in una Fanciulla splendente come il sole, in piedi su rocce luccicanti come gioielli preziosi. La terra presentava i colori dell’arcobaleno e nella vegetazione brillavano le tonalità della giada, dell’oro e del turchese. Era la Vergine Madre di Dio che chiamava a Sé il suo umile servitore, per affidargli la missione di comunicare al Vescovo del Messico il suo desiderio che in quel luogo santo fosse costruita una “casetta sacra”,6 poiché lì voleva erigere un piedistallo per glorificare il suo dilettissimo Figlio.

Fra Zumárraga esige un segnale

   Juan Diego si presentò dinanzi a Fra Juan de Zumárraga, sacerdote francescano che era stato ora nominato Vescovo, malgrado non avesse ricevuto ancora l’ordinazione episcopale, al quale espose tutto quanto la Madonna gli aveva rivelato. Il prelato non gli prestò attenzione quel giorno…

   Sconsolato, egli fece ritorno al Tepeyac, per manifestare alla Madre Celeste la sua incapacità di svolgere la missione che Lei gli aveva affidato. Ciò nonostante, la Santissima Vergine lo incoraggiò a tornare dal Vescovo e a presentargli nuovamente la richiesta del Cielo.

   Il giorno dopo, domenica, Juan Diego trasmise di nuovo a Fra Zumárraga il messaggio. Costui rimase colpito dall’insistenza, dalla coerenza e dai dettagli del racconto delle apparizioni, ma non si lasciò convincere: chiese un segno per confermare la loro autenticità. L’inviato di Maria annuì senza difficoltà e gli chiese che cosa voleva. Un po’ insicuro di fronte alla tranquillità dell’indigeno, Fra Zumárraga lo liquidò sommariamente. 

   Juan Diego ritornò al Tepeyac e comunicò alla Signora l’esigenza dell’ autorità ecclesiastica. Ella gli rispose:

   — Molto bene, figliolo mio. Tornerai domani in città per portare al Vescovo il segno sollecitato. Sarò qui ad aspettarti.

Due missioni complementari

   Entrando in casa, Juan Diego trovò suo zio Juan Bernardino che stava per morire, colpito da un’improvvisa malattia, e passò l’intera giornata a prendersi cura dell’unico parente che gli restava e che lo aveva protetto da piccolo, facendo le veci dei suoi genitori deceduti. Tuttavia, ogni sforzo per riportarlo in salute si rivelava inutile. Martedì all’alba, partì alla ricerca di un prete che gli amministrasse gli ultimi Sacramenti. 

   Due missioni completamente diverse caratterizzavano il viaggio: cogliere il segno celeste di una storia che stava cominciando e soccorrere nei suoi ultimi momenti un uomo che agonizzava. Da questo punto di vista, Juan Bernardino potrebbe ben personificare un continente che avvizziva nelle tenebre del peccato, senza mezzi umani di salvezza, ma al quale stava per essere dato, con il luminoso aiuto della Santissima Vergine, un segno per salvarsi, in vista di un futuro segnato dalla fede!

   Sulla strada per la città, Juan Diego evitò di passare per il luogo in cui aveva incontrato la Madonna per tre volte, temendo di non avere tempo sufficiente per svolgere i due compiti. Prese una scorciatoia, deciso a salire al Tepeyac soltanto nel pomeriggio. Turbato dal dolore e dal dramma, non pensò nemmeno di chiedere un miracolo… 

   Lei, tuttavia, conoscendo le deviazioni della vita umana, gli apparve per strada, chiedendo dove stesse andando. Juan Diego cadde in ginocchio, La salutò affettuosamente e Le spiegò l’amara situazione che gli impediva di realizzare il disegno celeste, al che la buona Signora rispose:

   — Ascolta e imprimi questo nel tuo cuore, o più piccolo dei miei figli: che nulla ti impaurisca o ti affligga; non si turbi il tuo cuore; non temere questa né altre malattie o angosce. Non sono Io qui, tua Madre? Non sei sotto la mia protezione? Non sono Io la fonte della tua gioia? Non riposi felice tra le mie braccia? Hai bisogno di qualcos’altro? Non affliggerti per la malattia di tuo zio, non morirà. Non dubitare perché lui è già guarito.

Miracoli ricchi di significato

   In quell’istante – come più tardi si venne a sapere –, Ella apparve anche a suo zio e lo guarì. Quindi mandò Juan Diego a raccogliere in cima alla collina vari fiori che lì avrebbe trovato e gli chiese di portarglieli. Arrivato là, vide sbalordito una grande varietà di rose profumate di Castiglia, pur essendo fuori stagione; si affrettò a raccoglierle, le avvolse nella sua rustica tilma7 e le portò alla Madonna. Questa le sistemò ordinatamente nel manto del buon indio, che subito partì per consegnarle al Vescovo. 

   Dopo una lunga attesa, fu finalmente ricevuto da Fra Zumárraga. Poté allora riferire tutto ciò che era accaduto e dargli il segno inviato da Maria. Aprì la tilma, da cui le rose caddero in profusione, e fiorì un miracolo ancora più stupefacente: mani invisibili vi avevano impresso l’immagine della Santissima Vergine, come si era presentata quel giorno nel Tepeyac e può oggi essere venerata nella Basilica di Guadalupe.

   Juan Bernardino aspettava in casa il ritorno di Juan Diego, per raccontare che la splendida Signora era apparsa anche a lui, portandogli la tanto desiderata guarigione e rivelando il nome per il quale desiderava essere venerata: “La perfetta Vergine Santa Maria di Guadalupe”.8

   Si producevano, così, due miracoli complementari e molto ricchi di significato. In quel contesto storico, il ristabilimento della salute del venerabile anziano rappresentava la guarigione dell’umanità e un cambiamento radicale nella storia del continente. L’immagine miracolosamente impressa sulla tilma indicava che Maria entrava di peso, in forma mistica nell’evangelizzazione delle Americhe, meritando di essere proclamata dai Papi, già in pieno XX secolo, Imperatrice e Patrona di questo Nuovo Continente.9

Segno di alleanza perenne con il suo popolo

   Degno di nota è il fatto che il segno fu dato solo nell’ultima apparizione, come sarebbe accaduto anche secoli più tardi a Fatima. E non si tratta solo di un miracolo per confermare circostanze momentanee. L’immagine della Vergine, impressa in un tessuto ruvido e fragile, sarebbe rimasta intatta nel tempo, evocando le caratteristiche della Donna descritta nell’Apocalisse (cfr. Ap 12, 1-2) e promessa, ancora in Paradiso, all’umanità peccatrice (cfr. Gen 3, 15).

   Osservando la tilma guadalupana, ricordiamo la Sacra Sindone di Torino, simile ad essa per quanto riguarda l’inesplicabile incisione dell’immagine nei tessuti, così come la sua conservazione nel corso dei secoli, che serve da stimolo permanente alla fede di coloro che li contemplano.

   L’immagine venerabile di Guadalupe è, tuttavia, un segno tempestato di altri segni. Il tessuto della tilma è costituito da una fibra vegetale chiamata ixtle, che si disfa in meno di venti anni. Fedeli repliche confezionate con lo stesso tipo di tessuto non durarono nemmeno per un decennio… Ora, quella tilma si mantiene inalterata da quasi cinque secoli, nonostante sia rimasta senza un vetro di protezione per più di cento anni in un ambiente umido e salnitroso, esposta al fumo e al calore di migliaia di candele.

   A questo segno della perenne alleanza stabilita dalla Madonna con il suo popolo si aggiungono altri due fatti miracolosi: nel 1785 un liquido corrosivo fu versato accidentalmente sul bordo del mantello, macchiando soltanto le fibre, senza distruggere nulla. E nel 1921, ai piedi dell’immagine, esplose una bomba che distrusse le vetrate, storse candelabri e un crocifisso di bronzo, colpendo anche le case vicine, ma il tessuto rimase intatto!10

   L’esistenza stessa dell’immagine incisa nella tilma è un portento continuo, un segno della permanenza della Madonna tra i suoi figli. Secondo studi condotti da tecnici altamente specializzati, “non sono stati trovati elementi coloranti noti nelle fibre […]. Non esistono coloranti di tipo minerale, vegetale o animale; potremmo dire che è una pittura senza colore […]. Ci troveremmo quindi di fronte a un’apparizione continua della Santissima Vergine”.11

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Per gli uomini increduli del XX secolo, la Madonna riservava un magnifico e incontestabile segno

L’immagine della Madonna di Guadalupe appare stampata nella “tilma” di Juan Diego, di Juan Correa – Museo Nazionale di Scultura, Valladolid (Spagna)

Unione tra il Cielo e la terra

   Le stelle del manto e gli arabeschi del vestito non sono semplici ornamenti. Secondo Mons. Eduardo Chávez Sánchez, uno dei massimi specialisti in materia, si tratta di un vero “codice” di segni che gli indios sapevano leggere.

   Il manto azzurro rappresenta il cielo, e le quarantasei stelle impresse su di esso “coincidono sorprendentemente con le costellazioni presenti nel cielo il 12 dicembre 1531”.12 La tonalità rosa-aurora della tunica e i fiori che la adornano evocano la terra al nascere del sole. Gli stampati dell’abito, la cui foglia principale ricorda la forma del cuore e i cui rami assomigliano a venature radicate nel mantello, configurano un corpo di cuori rivolti verso l’alto che, stando sulla terra, ricevono il sangue dal Cielo.13

   Nella tunica della Madre di Dio, all’altezza del ventre, si vede un gelsomino con quattro petali. Gli aztechi lo chiamavano nahui ollin, che significa pienezza. La presenza di questo simbolo, insieme alla cintura scura che avvolge la tunica della Vergine, indicano che è incinta, in procinto di dare alla luce la pienezza del suo amore, cioè, il frutto delle sue viscere. Ciò permette di venerarla come Madonna della Visitazione, poiché, così come Lei andò incontro a sua cugina quando stava portando in grembo il Figlio promesso, scese anche dal Cielo al Nuovo Mondo, portando nel suo seno il Figlio della promessa: Cristo Gesù.14

   Ai piedi di Maria Santissima appare una figura umana dotata di ali, la cui forma anatomica è identica a quella dell’aquila. I suoi tratti fisionomici attirano l’attenzione perché il volto riflette l’innocenza del bambino, ma il modo in cui i capelli sono tagliati e posti sul capo, con discrete aperture nella zona frontale, evoca la maturità di un saggio adulto. La sua età indeterminata e l’atteggiamento delle sue mani simboleggiano l’unione della terra con il Cielo, del tempo con l’eternità, poiché con una mano prende l’estremità della tunica e, con l’altra, quella del manto. Egli è, allo stesso tempo, anello di congiunzione e messaggero.15

   “Tutto è unito: cielo e terra sono affratellati; il Sole, la Luna e le stelle non sono più in conflitto o in guerra cosmica, ma in armonia, coprendo la figura di Maria”,16 interpreta Mons. Chávez Sánchez.

Segno mirabile e supremo

   Per gli uomini del XX secolo la Madonna riservava, comunque, un magnifico e incontestabile segno negli occhi della figura della tilma di San Juan Diego, poiché lì si trovano aspetti inesplicabili per la scienza. C’è in essi la presenza di diverse immagini ottiche, e l’iride, quando è illuminata, diventa “brillante e i riflessi luminosi contrastano con maggiore chiarezza, fenomeno che può essere percepito senza la necessità di apparecchi, e che induce l’osservatore a pensare che si tratti di un occhio umano in vivo”.17

   Gli occhi della Madonna di Guadalupe sono stati analizzati per decenni da specialisti, che hanno riscontrato una profondità oculare identica a quella dell’essere umano, capace di riflettere immagini di due tipi: quelle che possono essere viste con un oftalmoscopio e quelle che appaiono solo per mezzo di ingrandimenti elettronici fino a duemila volte.

   Nello sguardo di Maria è inspiegabilmente impressa la scena del momento in cui Juan Diego aprì la sua tilma per far cadere le rose: in essa i tecnici identificano i diversi personaggi presenti. Come si riuscirebbe, pur con le avanzate tecniche attuali, a dipingere più di dieci persone in un’area così minuscola e in un tessuto così ruvido? Per Dio, però, nulla è impossibile. E tutti i dettagli qui commentati rivelano che Egli è l’autore insuperabile della figura della Vergine di Guadalupe, nei cui occhi è presente anche quello che, a nostro avviso, sarebbe il segno mirabile e supremo: San Giovanni Diego contempla estasiato la sua imperatrice con lo stesso sguardo innocente di tanti Santi che sarebbero venuti a fiorire in America nel corso dei secoli.

   Quali saranno stati i suoi pensieri durante gli ultimi anni della sua vita, quando si ritirò in un eremo sulla cima del Tepeyac? Forse sarà passato a contemplare le meraviglie della grazia che Maria aveva promesso di riversare sul continente americano, che allora nasceva alla Fede, intravvedendo il futuro splendido e mariano che sarebbe venuto, e al quale non ha mai smesso di guardare! (Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2018, n. 177, p. 16- 21)

1 Cfr. SILVA DE CASTRO, Emilio. La Virgen María de Guadalupe. Reina de México y Emperatriz de las Américas. Guadalajara-Jalisco: Procultura Occidental, 1995, p.48-52. 2 TRUEBA, Alfonso. Huichilobos, apud SILVA DE CASTRO, op. cit., p.49. 3 CHÁVEZ SÁNCHEZ, Rómulo Eduardo. Santa María de Guadalupe. Reto para la Historia, la ciencia y la Fe. Ciudad de México: Instituto Superior de Estudios Guadalupanos, 2009, p.142. 4 Nella narrazione originale dei fatti, la Madonna lo chiama Iuantzin Iuan Diegotzin. “Sono parole che sono state sempre tradotte con ‘Juanito, Juan Dieguito’, dandogli un commovente significato di tenerezza e delicatezza materna. Ma in nahuatl il termine tzin è anche una terminazione reverenziale, cioè, si aggiunge a significare riverenza e rispetto” (SILLER ACUÑA, Clodomiro. Anotaciones y comentarios al Nican Mopohua, apud GONZÁLEZ DORADO, SJ, Antonio. Mariologia popular latino-americana. São Paulo: Loyola, 1992, p.47). 5 Nican Mopohua in náhuatl significa “Qui si narra” ed è il racconto originale degli eventi di Guadalupe, scritto intorno al 1549 nella città di Tlatelolco, come gli antichi codici aztechi, cioè su carta fatta di polpa di sisal, in lingua nativa, ma con caratteri latini (cfr. GONZÁLEZ DORADO, op. cit., p.44). Le citazioni del racconto originale utilizzato in questo articolo sono state tratte dalla traduzione in spagnolo del Nican Mopohua realizzata dai membri dell’Istituto Superiore di Studi Guadalupani, sotto la supervisione di Mons. Eduardo Chávez Sánchez (cfr. ANDERSON, Carl A.; CHÁVEZ SÁNCHEZ, Rómulo Eduardo. Nuestra Señora de Guadalupe. Madre de la civilización del amor. México: Grijalbo, 2009, p.212-225). 6 VALERIANO, Antonio. Nican Mopohua, n.26. 7 Tilma è un tessuto indigeno di qualità ordinaria e di scarsa durabilità, ricavato dal cactus agave maguey. Era costume del tempo che gli indigeni lo usassero come mantello. 8 VALERIANO, op. cit., n.208. 9 Nel 1910, nel pontificato di San Pio X, Ella fu proclamata “Patrona di tutta l’America Latina” (SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI. Congregazione ordinaria, 16/8/1910). Pio XI ampliò il titolo, aggiungendo le Filippine (cfr. Lettera apostolica, 16/7/1935). Nel 1945, Pio XII La presentò come “Imperatrice dell’America” (Allocuzione nei cinquanta anni dell’incoronazione canonica della Vergine di Guadalupe, 12/10/1945). 10 Cfr. CHÁVEZ SÁNCHEZ, op. cit., p.424-426. 11 ROJAS SÁNCHEZ, Mario. Guadalupe. Símbolo y evangelización. 2.ed. México: Othón Corona, 2011, t.I, p.160; 22. 12 CHÁVEZ SÁNCHEZ, op. cit., p.427. 13 Cfr. Idem, p.438-441. 14 Cfr. CHÁVEZ SÁNCHEZ, op. cit., p.433; ROJAS SÁNCHEZ, op. cit., p.14; ANDERSON; CHÁVEZ, op. cit., p.184. 15 Cfr. ROJAS SÁNCHEZ, op. cit., p.9; 11. 16 CHÁVEZ SÁNCHEZ, op. cit., p.433. 17 ANSÓN, Francisco. O mistério de Guadalupe. 2.ed. São Paulo: Quadrante, 1998, p.46. 

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