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Santi

San Luigi Gonzaga: Come liberarsi dalla schiavitù del peccato?

Pubblicato 2018/01/26
Autore : Don Ramón Ángel Pereira Veiga, EP

Quanti uomini e donne sono oggi in una situazione simile a quella di quest’adultera, che ha bisogno dell’azione della grazia per essere liberata dalla schiavitù del peccato?

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   Quando leggiamo la Sacra Scrittura, o la vita dei Santi, ci sentiamo commossi e incoraggiati da quegli episodi nei quali rifulge la misericordia di Dio verso i grandi peccatori, portandoli al pentimento e ad un cambiamento radicale di vita.

Un esempio caratteristico è la conversione di San Paolo, celebrata dalla Chiesa il 25 di questo mese. Giovane fariseo dotato di impressionante dinamismo, Saulo di Tarso devastava la neonata Chiesa, invadeva le case cristiane e imprigionava i suoi abitanti, uomini e donne (cfr. At 8, 3). “Sempre fremente, minaccia e strage contro i discepoli del Signore” (At 9, 1).

1.jpg
Conversione di San Paolo, di Bartolomé Esteban Murillo
Museo del Prado, Madrid
Cadde il nemico, si alzò Paolo

   Traboccante di odio, partì per Damasco, con i poteri di agirvi allo stesso modo. Nella tappa finale del viaggio, tuttavia, ebbe un incontro che immediatamente cambiò il corso della sua vita. Circondato da una luce splendente, cadde a terra e udì una voce che lo interpellava:

   — Saulo, Saulo, perché Mi perseguiti?

   — Chi sei tu, Signore?

   — Sono Gesù, che tu perseguiti. Tremante e attonito, colui che fino ad allora era stato un persecutore implacabile ebbe soltanto la forza di chiedere:

   — Signore, che vuoi che io faccia?

   Era caduto Saulo, il nemico, si alzava Paolo, il discepolo appassionato, strumento scelto da Cristo per predicare il suo nome “dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele” (At 9, 15). Pochi giorni dopo, egli proclamava nelle sinagoghe di Damasco che Gesù è il Figlio di Dio. 

   Cos’è successo mentre Saulo giaceva a terra? Agli occhi della sua anima risplendette la Luce, il Figlio stesso di Dio. Allo splendore di questa Luce, egli vide la santità di ciò che egli perseguitava: la Santa Chiesa, Corpo Mistico di Cristo.

Alla fine, la Luce brillò nella sua anima

   In altre grandi conversioni, tuttavia, Dio non manifesta in forma “fulminante”, per così dire, l’onnipotenza della grazia divina. Al contrario, sembra compiacerSi di avanzare per tappe, superando una a una le successive barriere frapposte dalla cattiveria o dalla debolezza umana. 

   Tale è il caso di Sant’Agostino. Quanti viavai, quante preghiere e lacrime di sua madre, Santa Monica, quanti argomenti di Sant’Ambrogio per condurre alle verità della Fede quell’intelligenza piena di preconcetti! Ma, alla fine, la Luce brillò nella sua anima. Ed egli narra come non riuscì a resistere al fulgore di questa Luce: “Tu hai brillato, hai sfolgorato e guarito la mia cecità”.1

   Ci sono nella letteratura cattolica resoconti di migliaia di conversioni non meno ammirevoli di queste due. Sotto un certo punto di vista, anche più incoraggianti, dal momento che si tratta di personaggi anonimi che Dio, per pura misericordia, ha strappato dai detestabili pantani del peccato. 

Una donna ridotta alla peggiore delle schiavitù

   Uno di questi è particolarmente esemplificativo della verità espressa dal Divino Redentore: “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8, 34). Ossia, diventa schiavo del demonio, come afferma lo Spirito Santo, per mezzo della pena dell’Apostolo Vergine: “Chi commette il peccato viene dal diavolo” (I Gv 3, 8).

   È il caso di una signora della città di Parma, narrato dal sacerdote gesuita Virgilio Cepari nella sua nota Vita di San Luigi Gonzaga. 2 L’autore non menziona la data del fatto miracoloso, ma si calcola che si sia verificato proprio all’inizio del XVII secolo, poco dopo la beatificazione del patrono della gioventù. Non ci è neppure pervenuta nessuna informazione riguardo al nome della peccatrice convertita: lei entrò nella storia solo come fiorone della corona di San Luigi Gonzaga, attraverso la cui intercessione fu liberata dalla più terribile delle schiavitù. 

   Secondo quanto racconta don Cepari, una donna sposata di questa città, fiera della sua giovinezza e della sua bellezza, cadde in adulterio e si affezionò all’amante fino al punto di contrarre odio nei confronti di suo marito. Viveva da cinque anni in questa situazione, quando in città fu esposta alla venerazione pubblica una statua di Luigi Gonzaga.3 In quell’occasione, il padre gesuita Valmarana esaltò con un così fervente panegirico la virtù della castità, che risuonavano singhiozzi nella chiesa e ai presenti venivano le lacrime agli occhi.

   Tra questi c’era la giovane adultera. Fortemente commossa, cercò il sacerdote e, piangendo, gli espose il triste stato della sua anima. Aggiunse, tuttavia, di essere così dominata dalla passione che non aveva la forza di rompere la relazione peccaminosa con il suo amante. 

   Il peccato l’aveva ridotta alla peggiore schiavitù.

“Ricorriamo all’aiuto divino”

   Per vari giorni, Don Valmarana s’impegnò a ricondurla sulla retta via. Constatando però l’inutilità dei suoi sforzi, alla fine le disse: 

   — Figlia mia, non vedo una soluzione umana al tuo caso. Ricorriamo, allora, all’aiuto divino. Ti basti avere una grande fede nel Beato Luigi Gonzaga, il giovane che ha progredito nella virtù della castità al punto di vedersi libero dai cattivi stimoli della nostra natura decaduta. Va’ al suo altare e là, in ginocchio, chiedigli di estirpare dalla tua anima questa vile passione. E se ti sembra bene, fa’ voto di digiunare alla vigilia della sua festa e di offrigli un cuore d’argento. Così facendo, otterrai la grazia. 

2.jpg
San Luigi Gonzaga - Casa di Santa
Francesca Romana, Roma
   Lei obbedì e si mise a invocare l’aiuto del santo protettore della virtù angelica. Non molto tempo dopo, si alzò totalmente trasformata: provava un profondo disgusto nei confronti del suo compagno di peccati, il suo semplice ricordo le procurava un grande dispiacere. Compì il voto fatto, e non ricadde nel peccato. 

   Che cosa accadde veramente in quei pochi minuti di preghiera? Lo stesso che negli altri casi di conversione: a un certo momento, la Luce brillò nella sua anima. Che cosa vide nel chiarore di questa Luce? Molto probabilmente, vide la bellezza della castità e la suprema bruttezza della melma in cui era affondata. 

Autenticità del suo pentimento

   Il suo compagno di peccati, tuttavia, continuava a essere schiavo del demonio, e non cessava di tormentarla, con lettere, messaggi, regali e ricatti. Seguendola per le strade, minacciava di esporla a una situazione vessatoria, persino di denunciarla a suo marito, che sicuramente l’avrebbe ammazzata.

   Ma lei disdegnò i suoi doni, lettere e minacce. Andò oltre: dichiarò che, in riparazione dei suoi peccati, sarebbe stata contentissima di essere esposta alla vergogna, non solo davanti a suo marito, ma al mondo intero, e avrebbe ricevuto volentieri la morte. 

   E dimostrò con atti l’autenticità della sua conversione: faceva penitenza con fruste, cilici, digiuni; per il grande desiderio di soffrire, lei stessa si sarebbe accusata davanti a suo marito e ai parenti, se il confessore non glielo avesse proibito.

   Essendo iniziato nel frattempo un anno giubilare, lei fece la confessione generale di tutta la sua vita e pregò il confessore di celebrare una Messa in onore di San Luigi, al quale chiedeva la grazia di morire con queste buone disposizioni. La sua supplica fu esaudita: subito dopo che la Messa fu celebrata, si ammalò e in una settimana lasciò questa vita. Durante la sua breve malattia, ripeteva con gioia: “Il Beato Luigi mi ha ottenuto anche questa grazia, io morirò e non peccherò più”. Volle avere sempre davanti al suo letto l’immagine e al collo la reliquia di Luigi. Prima di morire, chiamò suo marito, sua madre e altri familiari, ai quali umilmente chiese perdono per tutte le sue colpe. 

   Durante la veglia funebre, realizzata nella chiesa, si verificò un impressionante prodigio. I parenti e conoscenti, com’era costume, baciavano la croce del rosario e le mani della deceduta in segno di commiato. L’infelice adultero, mosso da una folle passione, volle baciare il suo volto. Mentre avvicinava le labbra al suo corpo, il cadavere sputò una grande quantità di sangue putrefatto, e l’uomo si ritrasse terrorizzato e confuso. In questo modo, la Divina Provvidenza permise che fosse manifesto quanto quella donna si era convertita, abominando il peccato. 

Dio ci chiede molto poco…

   Quanti milioni di uomini e donne si trovano oggi in una situazione simile a quella di questa adultera, cui pareva impossibile liberarsi dalla schiavitù delle passioni? Tuttavia, questo, come, del resto, tanti altri fatti della Storia, ci dimostra ancora una volta che nella nostra vita non ci sono circostanze angoscianti che non possano essere sanate dal potere della grazia di Dio.

   Per accorrere in nostro aiuto, Egli ci chiede così poco! Soltanto l’atto di Fede proveniente da un cuore pentito e umiliato; non, pertanto, dall’imbroglione che cerca di camuffare o giustificare il suo vizio, ma dall’uomo che, con umiltà e rettitudine d’animo, s’inginocchia e prega, sperando da Lui ciò che mai potrà ottenere con i propri sforzi. “Un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi” (Sal 51, 19).

   Pertanto, se uno si sente povero di virtù o, peggio ancora, impantanato nel vizio, non si disperi. Al contrario, che si avvicini alla Madre di Dio, pieno di fiducia. Lei è la Madre di Misericordia, sempre disposta a esaudire le suppliche di qualsiasi peccatore, per quanto miserabile egli sia. (Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2018, n. 176, p. 29- 31)

1 SANT’AGOSTINO. Confessioni. L.X, c.27, n.38. 2 Cfr. CEPARI, SJ, Virgilio. Della vita di San Luigi Gonzaga. Roma: Forense, 1862, p.417-419. 3 San Luigi Gonzaga fu beatificato da Paolo V nell’ottobre 1605, quattordici anni dopo la sua scomparsa. Nel 1726, Papa Benedetto XIII lo iscrisse nel catalogo dei Santi.

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