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Storia della Chiesa

Un canto che invita alla conversione

Pubblicato 2017/11/23
Autore : Suor Juliane Vasconcelos Almeida Campos, EP

Tale era l’effetto che produceva sulle anime che il Papa aveva proibito la sua trascrizione ed esecuzione al di fuori del Vaticano. Tuttavia, nel XVIII secolo, la melodia cominciò a circolare in tutta Europa. Era stato rubato il famoso “Miserere” di...

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   Impulsivo, temerario, e, ahimè, quante volte un po’ irriflessivo, San Pietro chiede a Gesù, non appena sentita dalle sue labbra la parabola del Buon Pastore: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?” (Mt 18, 21). E forse sarà stato sconcertato dalla risposta: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18, 22)…

   Il Divino Maestro voleva insegnare con questo precetto che non c’erano limiti per “salvare ciò che era perduto” (Mt 18, 11) e dimostrare l’infinita bontà del suo Sacro Cuore, desideroso di attrarre a Sé coloro che erano caduti sotto il peso delle loro miserie, come egli avrebbe detto esplicitamente secoli più tardi: “Sì, desidero perdonare e voglio che le mie anime elette facciano conoscere al mondo come spero, pieno d’amore e di misericordia, i peccatori”.1

Chi non ha necessità di pentimento e di perdono?

   Non molto tempo dopo sarebbe stato il Principe degli Apostoli oggetto della misericordia divina quando, già iniziata la Passione del Salvatore, Lo negò per tre volte, com’era predetto. Passò poco tempo e “il Signore guardò Pietro” (Lc 22, 61). Così profondamente calò nella sua anima questo sguardo pieno di perdono che, pentito, “pianse amaramente” (Lc 22, 62)!

   Certamente avrà inteso meglio il precetto dato da Gesù e le sagge parole del Siracide: “Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati” (28, 2).

   Chi, portando nell’anima le conseguenze del peccato originale e delle proprie miserie, non ha la necessità di pentirsi e di chiedere perdono? Basta un esame sincero di coscienza per rendersi conto di quanto la natura umana sia debole e quanto abbia bisogno dell’ausilio divino per un fermo proposito di emendamento e una reale conversione.

Paradigma della contrizione perfetta

   Esempio paradigmatico dell’anima contrita e penitente è Davide, che, nell’essere ammonito dal profeta Natan, prontamente ammette la sua colpa: “Ho peccato contro il Signore” (II Sam 12, 13a). Primo passo per ricevere il perdono, il riconoscere la cattiveria del proprio peccato quasi che “sciolga” il cuore di Dio! Per questo, Natan gli trasmette immediatamente la decisione divina: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato” (II Sam 12, 13b).

   Cosciente, tuttavia, del male che aveva fatto, il Re-Profeta compone il mirabile cantico che la Chiesa denomina Salmi Penitenziali. In essi, la contrizione perfetta della sua anima si manifesta nell’intensità con cui riconosce la malvagità del suo peccato e la sua offesa alla maestà divina.

   Per mostrare un così profondo sentimento, commenta il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, Davide “evidenzia la divinità di Dio e, pertanto, la sua suprema grandezza, la sua suprema dignità, sottolineando ulteriormente la turpitudine dell’azione che ha commesso e che non avrebbe dovuto commettere. Da qui nasce una richiesta di perdono con espressione di dolore, tenendo conto della giustizia divina, accentuando come Dio sarebbe giusto se punisse il peccato secondo la sua gravità.

   “Ma, in secondo luogo, il peccatore considera anche la bontà di Dio, suprema e infinita, e sebbene trasportato da santo timore di fronte alla sua giustizia, chiede a Dio di attenuare il castigo, di placare in qualche modo il rigore della pena che merita di ricevere. Viene allora un ringraziamento, poiché il peccatore riconosce che Dio l’ha perdonato e ha ristabilito con lui - punendo o no – l’amicizia di un tempo”.2

Era stato rubato il “Miserere”?

   Tra i Salmi Penitenziali, il più “adatto a rigenerare anime macchiate dal peccato”3 è il cosiddetto Miserere: “Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam, et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam – Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato” (Sal 51, 3).

   Nel XVII secolo si verificò un evento memorabile che coinvolse questo Salmo che, col passare del tempo, fu incluso nella Liturgia della Chiesa.

   Papa Urbano VIII aveva commissionato a Gregorio Allegri, un sacerdote che si dedicava alla musica sacra, allievo di Giovanni Maria Nanini, intimo amico di Palestrina e membro del coro della Cappella Papale, una melodia che accompagnasse le cerimonie della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo celebrate in Vaticano, il Giovedì e Venerdì Santi. Questi compose una partitura in falso bordone, per due cori: uno a quattro voci, che canta una versione più semplice del tema originale, e l’altro, a cinque voci, che, situato a una certa distanza dal primo, risponde con una versione più elaborata dello stesso tema.

   La cerimonia liturgica si realizzava nella Cappella Sistina, alla luce delle candele che venivano spente nel corso dell’atto e del canto. Alla fine ne restavano soltanto tredici, che rappresentavano Gesù e i Dodici Apostoli, e quando anche queste venivano spente, il luogo restava nella più completa oscurità.

   Era tale l’effetto di compunzione che l’atto liturgico produceva nelle anime, che il Papa aveva proibito la trascrizione della partitura e la sua esecuzione al di fuori del Vaticano, sotto pena di scomunica. Tuttavia, nel XVIII secolo la melodia cominciò a circolare nel mondo anglosassone e in Europa Centrale. Era stato rubato il Miserere?

Il “ladro”: un bambino prodigio!

   Non passò molto tempo perché il mistero fosse svelato…

   Nel 1770 la fama di questa composizione correva per tutta l’Europa, quando Wolfgang Amadeus Mozart, a tredici anni di età, e suo padre, Leopold, visitavano l’Italia, perfezionando le loro conoscenze musicali con i maestri dell’epoca. Il Giovedì Santo parteciparono alla cerimonia liturgica nella Cappella Sistina e, la sera, quando tornarono dov’erano alloggiati, il piccolo Mozart trascrisse completamente i dodici minuti della musica polifonica.

   Il bambino prodigio tornò ad ascoltare il canto del celebre Miserere il giorno successivo, nella Liturgia del Venerdì Santo, e approfittò dell’occasione per controllare la sua partitura, alla quale apportò minime correzioni.

   Suo padre, esultante, scrisse a sua moglie che si trovava a Salisburgo: “Hai sentito parlare del famoso Miserere di Roma, così apprezzato che persino agli interpreti è proibito, sotto pena di scomunica, di cantarlo altrove anche se in parte, copiarlo o darlo a qualcuno. Noi, però ce l’abbiamo! Wolfgang l’ha trascritto”.4

   La notizia si diffuse, come c’era da aspettarselo, e giunse alle orecchie del Papa di allora, Clemente XIV, che, contro ogni aspettativa e facendo giustizia al suo nome, perdonò la trasgressione. Inoltre, impressionato dai doni che la Provvidenza Divina aveva concesso al giovane musicista, lo nominò Cavaliere dell’Ordine della Pontificia Cavalleria dello Speron d’oro, una decorazione conferita a coloro che avessero prestato servizio per la diffusione della Fede Cattolica o concorso per la gloria della Chiesa.

Trionfo della misericordia e della bontà

   Mozart, col suo piccolo “crimine”, aveva fatto rendere il talento con cui Dio lo aveva beneficiato, contribuendo a infervorare i fedeli nell’amore per il Divino Salvatore che, con la sua Morte in Croce, comprò il perdono divino a tutti i suoi figli.

   Così agisce Dio con chi non vuole altro che la gloria della sua Chiesa. Pertanto, nella sua infinita misericordia, cento anni fa Egli ha mandato la sua stessa Madre a Fatima per avvertire gli uomini di buona volontà delle grandi iniquità del nostro tempo.

   Coloro che riconosceranno le loro colpe e miserie, rispondendo al suo appello di conversione, riceveranno la grazia di avere l’anima compunta, meritando il grande perdono della Storia e parteciperanno al compimento delle sue promesse! Infatti, “il Regno di Maria verrà per un atto di clemenza della Madonna, visto che l’affermazione ‘il mio Cuore Immacolato trionferà’ significa che la misericordia e la bontà della Madonna trionferanno”.5

1 MENÉNDEZ, RSCJ, Josefa. Un llamamiento al amor. 3.ed. Buenos Aires: Guadalupe, 1960, p.266. 2 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. “Tende piedade de mim, ó Deus…”. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno VI. N.63 (giugno 2003); p.7. 3 Idem, ibidem. 4 FERNÁNDEZ MAYORGA, Francisco Jesús. Mozart, la Semana Santa y la primera descarga “ilegal”. In: Lignum Crucis. Almogía. N.11 (Quaresma, 2011); p.26. 5 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Por fim o meu Imaculado Coração triunfará!. São Paulo: Lumen Sapientiæ, 2017, p.120.

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