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Catechismo

Verrà con potere per giudicare

Pubblicato 2017/11/23
Autore : Suor María José Tefel Urioste, EP

Se ogni anima si presenta davanti all’Onnipotente e da Lui sente la sua sentenza eterna immediatamente dopo la morte, che necessità ci sarebbe di un Giudizio Universale? Come sarà questo giorno terribile, che riempirà gli uni di terrore e gli altri...

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   Era domenica ad Ars. Il passo del Vangelo di San Matteo scelto per essere commentato nel sermone iniziava con la ben nota parabola delle vergini, le stolte e le sagge, e culminava nella narrazione del glorioso ritorno del Figlio dell’Uomo alla fine dei tempi.

   Quel giorno, Cristo Si presenterà seduto nel suo trono, attorniato da Angeli, separando le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra, e dirà a queste ultime: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (Mt 25, 41).

Maledetti dal loro stesso pastore…

   Per incitare alla conversione i dissoluti fedeli del suo villaggio, San Giovanni Maria Vianney cercava di rendere più viva possibile la tragedia che presuppone l’essere eternamente maledetti da Dio:

   “Quando verrà la fine del mondo, ogni parrocchiano si riunirà con il suo pastore, e Nostro Signore gli dirà:

   “— Pastore, maledicili.

   “— Come, Signore? Maledire i miei figli, che ho battezzato per Voi?

   "— Ti dico, pastore, maledicili!

   “— Io, Signore, maledire i bambini che ho istruito per Voi, a cui ho dato il vostro santo Corpo, a cui ho distribuito il Pane della vostra santa Parola?

   “Il pastore racconterà ciò che ha fatto per loro. Nostro Signore Gesù Cristo risponderà:

   “— Pastore, non ti hanno ascoltato abbastanza, maledicili. Te lo ordino: maledicili!

   “Ah, miei fratelli, come sarà doloroso per il pastore maledire i suoi figli! Voi non mi credete! Ebbene, sarà così, sì, sarà così”.1

   Tutti potremmo immaginarci in questa stessa situazione. E se facciamo un buon esame di coscienza, non mancheremo di trovare mancanze capaci di portarci, in questo giorno tremendo, al rifiuto da parte di coloro che volevano condurci sulla strada giusta…

   “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25, 13), raccomanda Nostro Signore. Come per la morte, dopo la quale si darà il giudizio personale e si definirà il destino eterno di ciascuno, nessuno sa quando verrà il momento supremo della Storia quando tutto sarà rivelato davanti agli Angeli, agli uomini e ai demoni.

   Nel Giudizio Universale, Dio premierà pubblicamente coloro che hanno praticato la virtù e castigherà i reprobi. Sarà finito il tempo e resterà solo l’eternità…

Saranno rivelati i nostri pensieri, parole, opere e omissioni 

   Il Giudizio Universale è una delle principali verità della nostra Fede, professata da noi ogni domenica, quando, nel Simbolo degli Apostoli, proclamiamo che Gesù Cristo, scendendo dal Cielo, “verrà a giudicare i vivi e i morti”.2

   Il grande San Tommaso d’Aquino, nel suo famoso commento al Credo, spiega con chiaroveggenza la ragione di questo accadimento: “È funzione del re e signore giudicare. ‘Il re che siede in tribunale dissipa ogni male con il suo sguardo’ (Pr 20, 8). Come Cristo è salito al Cielo e si è seduto alla destra di Dio come Signore di tutto, è manifesto che è sua la funzione di giudicare. Per questo dice la regola della Fede Cattolica ‘verrà a giudicare i vivi e i morti’”.3

   In questa venuta, insegna il IV Concilio del Laterano, Cristo “darà a ciascuno secondo le sue opere, tanto ai reprobi come agli eletti, i quali tutti risorgeranno con i loro corpi che ora hanno, affinché ricevano secondo le loro opere, buone o cattive; quelli, con il diavolo, il castigo eterno; e questi, con Cristo, la gloria eterna”.4

   Per questo saranno rivelati agli occhi di tutte le creature i minimi atti, parole, pensieri e omissioni, persino quello che si è fatto credendo di essere soli, tentando di fuggire dallo sguardo di Dio, che non si inganna, poiché Egli è “Colui che scruta i cuori” (Rm 8, 27). Nel Giudizio Universale, sostiene il Catechismo della Chiesa Cattolica, “manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena ”.5

Cristo apparirà come sovrano Signore

   Nella sua prima venuta, il Figlio Unigenito di Dio venne piccolino, nella nostra carne mortale, e scelse per nascere una città priva di importanza agli occhi degli uomini: Betlemme di Giuda (cfr. Mt 2, 1). Lì fu posto in un povero Presepio e adorato soltanto da Maria e Giuseppe, e da umili pastori.

   Tuttavia, la gloria che Egli non ha voluto far brillare nell’Incarnazione dovrà rifulgere con splendore nella sua parusia: “Dopo essere apparso sotto una forma umile e spregevole nella sua prima venuta – ‘spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo’ (Fl 2, 7) –, apparirà nell’ultima venuta come potente Re e sovrano Signore”.6

   In quel grande giorno “sarà chiaro a tutto il mondo che Cristo è il Figlio di Dio, il Redentore dell’umanità e Re dei Cieli e della terra”.7 E la sua gloria sarà contemplata dagli spiriti angeli, buoni e cattivi, dall’umanità di tutti i tempi, giusti e peccatori, affinché chi non ha creduto in Lui riconosca il suo potere e la sua divinità.

Trombe che annunciano la resurrezione della carne

   È difficile avere un’idea della grandezza del momento in cui Cristo verrà a giudicare “i vivi e i morti”.

   Questa espressione, ripetuta quasi meccanicamente quando preghiamo il Credo, significa che, insieme a coloro che sono ancora vivi, saranno giudicati gli uomini e le donne di tutti i tempi: dai nostri progenitori fino all’ultimo che attraverserà le soglie dell’eternità in quel momento. E perché questo accada, prima si deve verificare la “resurrezione della carne”,8 un’altra delle verità contenute nel Simbolo della nostra Fede.

   Vari sono i motivi addotti da San Tommaso9 per giustificarla. Tra di essi occorre menzionare la necessità di far scomparire in noi la tristezza e la paura di fronte alla morte, e l’esigenza dell’identità, ossia, che siano gli stessi corpi che abbiamo avuto in terra quelli che ci accompagnino nell’altra vita, rivestiti però dell’incorruttibilità, immortalità e integrità, per quanto riguarda la perfezione della natura umana.

   Inoltre, aggiunge il Dottore Angelico, quando saranno risorti nell’ultimo giorno, i corpi dei buoni devono accompagnare la gloria delle loro anime, possedendo chiarezza, agilità, impassibilità e sottilezza che sono caratteristiche del corpo glorioso. Ma i corpi dei condannati diventeranno oscuri, passivi e pesanti, perché le loro anime saranno incatenate nell’inferno. Tuttavia, perché sono anch’essi incorruttibili e immortali, bruceranno senza consumarsi e saranno come carnali.

   “La risurrezione dei giusti e degli ingiusti” (At 24, 15) sarà annunciata dal famoso squillo di tromba predetto nel Vangelo: “Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli” (Mt 24, 31).

   Il suo suono, tuttavia, non verrà da strumenti terrestri o celesti. Sarà, secondo il Discepolo Amato, la stessa voce di Cristo: “verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce” (Gv 5, 28). Egli dirà: “‘Alzatevi, morti, e venite a giudizio’. E immediatamente si produrrà il fatto colossale della resurrezione della carne”.10

La convenienza di un Giudizio Universale

   A questo punto della nostra riflessione ci si potrebbe chiedere: se ogni anima è già stata giudicata immediatamente dopo la morte e ha ricevuto la sentenza inamovibile decretata dal Giudice Divino, quali sarebbero le ragioni che porterebbero Dio a riunire tutti gli uomini per il Giudizio Finale?

   Enumerando con chiarezza e precisione filosofica le sue cause, Don Royo Marín11 spiega che questo Giudizio ha lo scopo di manifestare tre aspetti della divinità del Creatore: la sua saggezza infinita, alla quale nulla sfugge di ciò che avviene nella coscienza degli uomini e nella condotta delle nazioni; la sua mirabile provvidenza, che ha così spesso permesso in questo mondo la persecuzione dell’innocente e il trionfo del colpevole, per l’umiliazione dell’uno e la gloria dell’altro; e, infine, la sua giustizia divina, che ristabilirà l’ordine, premiando la virtù e castigando il vizio.

   L’esistenza di un Giudizio Universale è altresì necessaria per far risaltare davanti a tutto l’orbe che Cristo è il Figlio Unigenito di Dio, perché Satana l’ha messo in dubbio e il mondo lo ha costantemente negato nel corso della Storia, portando autori spirituali a fare considerazioni come questa: “Non esiste attualmente al mondo persona più disprezzata di Gesù Cristo; infatti è ingiuriato così costantemente e con tale sfrenata libertà come non lo è il più vile degli uomini. Questo è il motivo per cui il Signore ha destinato un giorno, in cui verrà, con grande potere e maestà, a rivendicare il suo onore”.12

   A giudicare dal punto di vista degli uomini, il Giudizio ha come obiettivo quello di giustificare l’innocente e dichiarare la malvagità dei peccatori. Sarà un giorno di confusione per coloro che sembravano corretti, ma nel loro intimo macchinavano la falsità. “Allora apparirà la felicità autentica dei buoni e l’infelicità irrevocabile e meritata dei cattivi”,13 dice Sant’Agostino.

Giorno di pena e terrore; giorno di giubilo e trionfo!

   Il giorno del Giudizio, afferma Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “così come sarà per i reprobi un giorno di pena e di terrore, sarà, al contrario, per gli eletti un giorno di giubilo e trionfo; perché, allora, alla vista di tutti gli uomini, le loro benedette anime saranno proclamate regine del Paradiso e fatte spose dell’Agnello immacolato. Oh! Che meraviglia sperimenteranno i Beati quando Gesù, volgendoSi alla destra, dirà loro: ‘Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi’ (Mt 25, 34)!”14

   A Santa Caterina da Siena Dio stesso rivelò che quando il suo Divino Figlio verrà a giudicare, “le creature umane tremeranno ed Egli darà a ciascuna la sentenza in base al merito. La tua lingua non riesce a esprimere ciò che succederà ai condannati. Per i buoni, Gesù sarà motivo di santo timore e di gioia immensa”.15

   Oltre alle gioie che porteranno le qualità del corpo glorioso per i Beati, anche i sensi saranno dilettati. E, più che questo, la comunione tra i Santi sarà motivo di grande felicità, come Dio stesso ha dichiarato anche a Santa Caterina da Siena: “Non pensare che la felicità celeste sia soltanto individuale. No! Essa è partecipata da tutti i cittadini della Patria, uomini e Angeli. Quando uno giunge alla vita eterna, tutti sentono la sua felicità, e allo stesso modo egli partecipa al piacere di tutti”.16

   Per i condannati, al contrario, tutto sarà dolore e sofferenza. Il fatto di resuscitare con i loro corpi integri non costituirà per loro nessun premio, ma motivo di castigo, poiché se avessero un membro in meno sarebbe una sofferenza minore. Inoltre, davanti al Figlio di Dio i dannati “sentiranno una grande vergogna. Anche davanti ai Santi. Il rimorso martirizzerà la profondità del loro essere, intendo dire, l’anima; ma anche il corpo”.17

Trionfo perenne dell’Agnello immolato

   Quando arriverà il momento in cui debbano succedere questi eventi così spettacolari, sarà il momento della vittoria di Dio e dell’Agnello profetizzato nell’Apocalisse: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione” (5, 9).

   Allora il demonio, il grande sconfitto della Storia, verrà gettato con i suoi seguaci nelle fiamme eterne dell’inferno, dove il trionfo perenne dell’Agnello e dei Beati causerà loro ancora più sofferenza e terrore.

   Le Chiese militante e sofferente si fonderanno con la Chiesa trionfante, partecipando al suo splendore, pompa e maestà. E i Beati canteranno in coro: “L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione. Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli” (Ap 5, 12-13).

   Nella preparazione per il Natale, che presto cominceremo, con il sopraggiungere dell’Avvento, teniamo presente questo grandioso panorama nelle nostre menti e nei nostri cuori, per fare fermi propositi di abbracciare la santità. E quando contempleremo il Bambino Gesù nato povero nella grotta fredda, ricordiamoci delle parole del Padre Eterno: “In quell’occasione, ho nascosto in Lui il mio potere e ho permesso che sopportasse pene e dolori come Uomo. La natura divina si era unita a quella umana e fu come Uomo che ha sofferto per riparare le vostre colpe. Nel Giudizio Finale non sarà così, perché verrà con potere al fine di giudicare”.18

1 GHÉON, Henri. O Cura d’Ars. 2.ed. São Paulo: Quadrante, 1998, p.37. 2 Dz 125. 3 SAN TOMMASO D’AQUINO. In Symbolum Apostolorum, a.VII. 4 Dz 801. 5 CCE 1039. 6 THIRIET, Julien. Explication des Évangiles des dimanches. Hong-Kong: Société des Missions Étrangères, 1920, t.I, p.5. 7 ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la salvación. 4.ed. Madrid: BAC, 1997, p.562. 8 SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., a.XI. 9 Cfr. Idem, ibidem. 10 ROYO MARÍN, OP, Antonio. El misterio del más allá. 5.ed. Sevilla: Apostolado Mariano, 2005, p.80. 11 Cfr. ROYO MARÍN, Teología de la salvación, op. cit., p.562. 12 CRISTINI, CSsR, Thiago Maria (Org.). Meditações para todos os dias e festas do ano, tiradas das obras ascé- ticas de Santo Afonso Maria de Ligório. Friburgo em Brisgau: Herder & Cia, 1921, t.I, p.7. 13 SANT’AGOSTINO. De Civitate Dei. L.XX, c.1, n.2. In: Obras. Madrid: BAC, 1958, vol.XVII, p.1440. 14 SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI. Obras ascéticas. In: CRISTINI, op. cit., p.8-9. 15 SANTA CATERINA DA SIENA. O diálogo, 14.3.3. 8.ed. São Paulo: Paulus, 2004, p.93. 16 Idem, 14.4, p.95. 17 Idem, 14.5, p.98. 18 Idem, 14.3.3, p.93.

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