Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Catechismo »
Catechismo

La nostra società ha riparazione?

Pubblicato 2017/09/12
Autore : Suor Juliana Montanari, EP

I grandi problemi sociali del nostro tempo saranno risolti solo quando la Chiesa potrà compiere la missione ricevuta dal suo Fondatore Divino e la legge del Vangelo reggerà tutti i popoli della terra.

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

   Forse in nessun’epoca della Storia si è tanto dibattuto di problemi sociali, strutture di potere, sistemi politici e argomenti simili. Oggi si discute su diritti, uguaglianze e ideologie in un modo così profuso ma nel contempo confuso che corriamo il rischio di non capire più nulla. Un groviglio di assiomi e concetti, ripetuti insistentemente, confondono le nostre menti senza nemmeno avere il tempo di conoscerli meglio.

   Tale abbondanza di idee e di argomenti avrà una qualche utilità concreta? Sembra di no, dato che le società moderne, nella maggioranza dei casi, vanno di male in peggio… L’insicurezza cresce da ogni parte, si sente la mancanza della tranquillità del passato, svanisce la vera gioia dei rari luoghi dove ancora esiste.

   Non sarà il caso, allora, di soffermarsi per un attimo ad analizzare quali debbano essere le fondamenta di una società stabile e felice? Facendo insieme questo salutare esercizio, forse avremo una sorpresa, perché riparare i nostri problemi sociali può essere molto più semplice di quanto generalmente si pensi.

1.jpg
Concerto dell’Orchestra Mozarteum di
Salisburgo, 18/6/2012
Dio ama più l’insieme che gli individui

   Aprendo le pagine della Genesi, cattura la nostra attenzione la profonda semplicità del suo primo versetto: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (1, 1). Questa frase così breve, che proclama Dio Padre come Creatore dell’universo, è il sostegno principale di tutti gli altri articoli della nostra Fede, riuniti nel nostro Credo.

   Ora, l’espressione “il cielo e la terra” usata nel testo sacro non designa esclusivamente l’azzurro della volta del firmamento e la terra da cui traiamo il cibo, ma comprende tutte le creature, sia corporee che spirituali. In questa vasta gamma di esseri sono inclusi dal più piccolo granello di sabbia alla più grande delle stelle, dal più insignificante microrganismo al più sublime dei Serafini, passando attraverso le creature più diverse, come le cascate, le rose e, naturalmente, gli esseri umani di tutte le razze, popoli e condizioni.

   Eseguendo la sua opera, la Divina Provvidenza ha voluto creare un “universo composto da molte creature, affinché esse, da una parte, per la loro pluralità, dall’altra per la loro gerarchia, rispecchiassero adeguatamente la perfezione divina”.1 E tutti gli esseri manifestano la presenza del Creatore, poiché “le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio”.2

   Tali riflessioni ci portano a comprendere meglio perché l’Altissimo, terminando l’opera di ogni giorno della creazione, considera che ciò che è stato fatto era buono, ma contemplando l’insieme “era cosa molto buona” (Gn 1, 31).

   Infatti, un insieme è sempre più perfetto dei suoi elementi presi individualmente. Un’orchestra, per esempio, è composta da diversi strumenti e ognuno interpreta la sua melodia in accordo con quanto stabilito nella partitura. Sarebbe piacevole ascoltarli separatamente, mentre interpretano, una ad una tutte le parti del pezzo. Ciò nonostante, la perfezione si potrà raggiungere solo facendo sì che l’orchestra suoni insieme, con i timbri dei diversi strumenti che si coniugano in accordi armonici, rivaleggiando tra loro in un vivace contrappunto o fondendosi discretamente per evidenziare uno di loro che si esibisca come solista. All’interno dell’insieme dell’orchestra, uno strumento completa l’altro e la linea melodica diventa grandiosa e bella.

L’uomo è un essere sociale

   In modo analogo, questo è ciò che succede con la società. È composta da un insieme di individui, ognuno dei quali è “eccellente nella sua natura, dati gli sconti del peccato originale”. Tuttavia, “l’insieme degli uomini – la società temporale – è più eccellente della somma degli individui”.3

   Con la sua intelligenza, l’uomo cerca di capire quello che conosce attraverso la percezione dei sensi. Questa conoscenza, tuttavia, non gli basta e, mosso dalla sete di infinito che lo infiamma, cerca la felicità, essendo disposto a qualsiasi sforzo o sacrificio pur di raggiungerla.

   Nel constatare le sue lacune, tuttavia, l’uomo si rende conto che non raggiungerà mai il suo obiettivo senza l’aiuto dei suoi simili. È l’“istinto di socievolezza”4 che si presenta, facendogli sentire la forte necessità di manifestare agli altri le sue impressioni, di entrare in contatto con loro per raggiungere, col loro aiuto, la sua vera finalità: essere felice.

   L’uomo sa, pertanto, che è contingente e sociale, e non può raggiungere gli obiettivi che guidano la sua esistenza senza appoggio e aiuto. In altre parole, deve vivere in una società in cui prevalga il rispetto reciproco e un grande impegno da parte di tutti a fare il bene.

Fondamenta della società ben costituita

   Tale società può essere paragonata a un enorme edificio, la cui costruzione richiede solide fondamenta: senza di esse, la minima tempesta o terremoto porterebbe al suo crollo. Se, al contrario, si basa su fondamenta solide, potrà attraversare i secoli, incolume alle intemperie, avendo la gloria di essersi mantenuta in piedi in mezzo alle situazioni più drammatiche.

   Quali sarebbero le fondamenta di una società ben costituita, in cui le relazioni tra i suoi membri fossero esemplarmente cooperative e il desiderio del bene comune prevalesse su ogni e qualsiasi individualità egoista? Queste possono consistere solo nella legge naturale, i cui principi morali si trovano impressi nel cuore di ogni uomo, come dice San Paolo ai Romani (Rm 2, 14-15) e sono salvaguardati, attraverso i secoli, dall’istituzione che è la fonte dalla quale emanano tutte le perfezioni, perché diffonde la Nuova Legge portata da Nostro Signore Gesù Cristo: la Santa Chiesa!

   A ragione ricorda con nostalgia Papa Leone XIII quel tempo in cui “la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato. […] La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare”.5

   Ora, intervenendo nella società, la Santa Chiesa non fa altro che favorire la realizzazione dei piani divini nella creazione dell’uomo e nell’inserimento nell’ordine armonico dell’universo, “poema sinfonico e meraviglioso, come il canto dolce e penetrante di Dio Creatore”, 6 che Egli governa e mantiene.

   Per raggiungere il suo vertice, l’ordine temporale deve essere un riflesso della società celeste alla quale sono destinati gli uomini che superano la prova di questa vita terrena. Dio vuole che le realtà visibili corrispondano, per quanto possibile, alle realtà immateriali del Cielo. Per questo motivo “ci ha reso note le gerarchie celesti, istituendo il collegio ministeriale della nostra stessa gerarchia ad imitazione di quella celeste, in quanto umanamente è possibile”.7

Uguaglianza e diseguaglianza alla luce della dottrina cattolica

   Nell’universo ordinato da Dio, le creature sono necessariamente diverse in attributi, gerarchia e gradi di perfezione, come insegna il Dottore Angelico: “Nelle cose naturali, le specie sembrano essere organizzate per gradi. Ad esempio, i corpi misti sono più perfetti di quelli semplici, le piante più dei minerali, gli animali più delle piante, gli uomini più degli altri animali. E in ognuno di questi gradi si trova una specie più perfetta delle altre. Pertanto, come la saggezza divina è la causa della distinzione tra le cose per la perfezione dell’universo, così anche lo è della diseguaglianza. Infatti l’universo non sarebbe perfetto se si trovasse nelle cose appena un grado di bontà”.8

2.jpg
Cristo, la Madonna e i Beati,
di Giusto de’ Menabuoi - Battistero della Cattedrale di Padova
   Tuttavia, difendere l’esistenza di disuguaglianze imposte da Dio stesso nella creazione per la loro debita ordinazione è qualcosa che fa tremare molti dei nostri contemporanei, forse perché hanno una nozione errata di ciò che è l’uguaglianza. È quindi necessario chiarire il significato di questo termine analizzato dal punto di vista cattolico e per questo niente di meglio che ricorrere ancora una volta agli insegnamenti di Leone XIII, uno dei Papi che più ampiamente e profondamente descrisse il rapporto tra la Chiesa e la società.

   Afferma l’illustre Pontefice: “secondo gl’insegnamenti del Vangelo, tutti gli uomini sono uguali in quanto avendo tutti avuto in sorte la medesima natura, tutti sono chiamati alla medesima altissima dignità di figliuoli di Dio; avendo tutti lo stesso fine da conseguire, dovranno essere giudicati a norma della stessa legge, per riceverne premi o pene secondo che avranno meritato. Tuttavia l’ineguaglianza di diritti e di potestà proviene dall’Autore medesimo della natura, “dal quale tutta la famiglia e in cielo e in terra prende il nome” (Ef 3, 15)”.9

   Vediamo, allora, che l’uguaglianza tra gli uomini ha origine nel fatto che tutti sono chiamati alla felicità eterna e alla diseguaglianza, nella necessità di riflettere, essendo creature finite, le infinite perfezioni di Dio. Comprendiamo, anche, che queste disuguaglianze danno luogo a molteplici differenze di grado, infatti, essendo gli uomini distinti, alcuni saranno più intelligenti, altri più nobili, altri più combattivi, altri ancora più pii e portati alla preghiera.

   In una società armonicamente cristiana, colui che è inferiore all’altro, sotto qualunque aspetto, guarda a chi sta nel grado superiore con ammirazione, e questi cerca di aiutarlo a elevarsi verso la perfezione infinita, che è Dio.

   Al vertice di questo scaglionamento, incontriamo il Figlio Unigenito di Dio, Nostro Signore Gesù Cristo, che, essendoSi incarnato e avendo redento l’uomo, ha lasciato su questa terra il suo Corpo Mistico, al quale appartengono tutti i cristiani: la Santa Chiesa. Pertanto, tutte le eccellenze del mondo creato sono solo rappresentazioni di Lui e della sua Chiesa, e davanti a Lui le cose più grandiose diventano piccole.

Armoniosa collaborazione tra disuguali

   Alla vista di tali gerarchie di esseri e valori, sarebbe assurdo e inutile voler imporre nella società un’uguaglianza assoluta tra gli individui che la compongono. E’ quello che anche Leone XIII insegna: “Così ancora chi guardi alla comune origine e natura, al fine ultimo assegnato a ciascuno, ai diritti e ai doveri che ne scaturiscono, non è da dubitare che gli uomini siano tutti uguali fra loro. Ma poiché capacità pari in tutti è impossibile, e per le forze dell’animo e del corpo l’uno differisce dall’altro, e tanta è dei costumi, delle inclinazioni, e delle qualità personali la varietà, egli è assurdissima cosa voler confondere e unificare tutto questo, e recare negli ordini della vita civile una rigorosa ed assoluta uguaglianza”. 10

   Questa diseguaglianza pervasa di rispetto e concepita secondo la mentalità cattolica è ciò che dà solidità alla società, poiché, come afferma Papa Benedetto XV, facendo eco ai suoi predecessori, non è possibile eguagliare le classi sociali, come in un corpo organico le membra non possono avere identica funzione e dignità. Tuttavia, la carità fraterna cristiana fa “sì che i più alti si inchinino verso i più umili e li trattino non solo secondo giustizia, come è d’uopo, ma con benevolenza, con affabilità, con tolleranza: i più umili poi riguardino i più elevati con compiacimento del loro bene e con fiducia nel loro appoggio: a quella maniera appunto che in una stessa famiglia i fratelli più piccoli confidano nell’aiuto e nella difesa dei più grandi”.11

   In questo modo la società temporale riflette in un grado maggiore la perfezione e l’amore di Dio per la sua creazione, nella misura in cui è costituita da persone disuguali, in una reciproca e armoniosa collaborazione per ottenere il bene comune.

La Chiesa, luce che illumina la società temporale

   Se vogliamo, infatti, arrivare ad un modello di società ideale, dobbiamo saper armonizzare l’ordine temporale con l’ordine spirituale, fonte di tutte le perfezioni, perché è più vicino a Dio.

   Così come il cielo si libra maestosamente sopra la terra senza opprimerla, creando le condizioni che la rendono piacevole e abitabile, così anche la Chiesa “librandosi su tutti i poteri temporali, non li distrugge, non li assorbe, non li diminuisce, ma, al contrario, illumina in modo tale la stessa vita temporale, stimola in modo così attivo e fecondo tutte le circostanze favorevoli all’ordine terreno”.12 La presenza benefica del Corpo Mistico di Cristo “amplifica, eleva, consolida e nobilita”13 tutto ciò è temporale, spianando, all’interno delle prove di questa vita terrena, la via verso il Cielo.

   Compete a ciascuno di noi realizzare questo insigne anelito. La Chiesa, questa immensa società di uomini che vivono la stessa Fede, ha ricevuto dal suo Divino Fondatore una missione che oltrepassa i limiti temporali: la salvezza eterna degli uomini. Quando la legge del Vangelo potrà reggere tutti i popoli della terra, l’umanità sarà in grado di risolvere i suoi grandi problemi sociali e rinnovarsi interamente, dando inizio a una nuova era storica.

    Allora brilleranno con insuperabile fulgore tutte le cose che si lasceranno illuminare dalla luce della Santa Chiesa Cattolica. Luce che trasformerà in fari gli uomini, le diverse culture e i costumi di ogni popolo. Luce di una società sacralizzata che rifletterà, su questa terra, la gerarchia del Cielo come mai si è visto prima. (Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2017, n. 172, p. 16 -19)

1 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Estética do universo. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno V. N.51 (giugno 2002) p.10. 2 CCE 339. 3 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. A missão por excelência da sociedade temporal. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno V. N.56 (Novembre 2002); p.22. 4 CICERONE, Marco Tullio. La Repubblica. L.I, n.25. 5 LEONE XIII. Immortale Dei, n.28. 6 GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Réginald. La Providencia y la confianza en Dios: fidelidad y abandono. 2.ed. Buenos Aires: Desclée de Brouwer, 1942, p.32. 7 DIONIGI AREOPAGITA. La jerarquía celeste, c.I, n.3. In: Obras Completas. 2.ed. Madrid: BAC, 1995, p.121. 8 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.47, a.2. 9 LEONE XIII. Quod apostolici muneris, n.5. 10 LEONE XIII. Humanum genus, n.26. 11 BENEDETTO XV. Ad beatissimi Apostolorum, n.13. 12 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. A “Questão Romana” – I. In: Legionario. São Paulo. Anno XVII. N.602 (20 febbraio 1944) p.2. 13 Idem, ibidem.

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.