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Commenti al Vangelo

Signore giusto, ma sempre buono

Pubblicato 2017/09/12
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

La lotta all’invidia attraverso l’ammirazione per i doni che la Provvidenza concede agli altri è una via sicura per il compimento della volontà sovrana di Dio nelle nostre vite.

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Vangelo

In quel tempo Gesù raccontò questa parabola ai suoi discepoli:1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono’. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente?’ 7 Gli risposero: ‘Perché nessuno ci ha presi a giornata’. Ed egli disse loro: ‘Andate anche voi nella mia vigna’. 8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.’ 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 12 ‘Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo’. 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: ‘Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?’ 16a Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi ” (Mt 20, 1-16a).

J.jpgI – Una parabola insolita

   Analizzando gli eventi che ci circondano mediante criteri puramente umani, spesso giudichiamo le capacità e i doni che possiediamo come nostra proprietà esclusiva, quando in realtà appartengono solo a Dio, perché essi ci vengono, in ultima istanza, dal suo potere infinito. Un tale atteggiamento ci porta a credere che abbiamo il diritto di esigere qualcosa da Lui, anche in relazione alla ricompensa o punizione eterna che il Suo giudizio ci riserva dopo questa vita. In verità, il Signore distribuisce tutto secondo la misura della sua giustizia e misericordia, con altissimi criteri che le nostre scarse intelligenze non raggiungono, ma che, per il fatto che provengono da Lui, sappiamo essere infinitamente perfetti.

   Nel Vangelo della XXV Domenica del Tempo Ordinario, Nostro Signore Gesù Cristo Si serve di una parabola peculiare per metterci davanti a questa prospettiva soprannaturale di grande importanza per la nostra santificazione.

Un signore zelante per la sua proprietà

In quel tempo Gesù raccontò questa parabola ai suoi discepoli: Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

   Nel creare questa parabola, Nostro Signore sceglie la figura di un signore, proprietario di una vigna. L’arrivo del tempo in cui i vitigni si ricoprono di uva richiedeva l’impiego aggiuntivo di lavoratori giornalieri per fare la raccolta in tempo. In Israele, il giorno si divideva in dodici ore, dalle sei del mattino alle sei del pomeriggio, e la giornata di lavoro cominciava con i primi raggi del sole. Dunque, come uomo positivo, impegnato nel buon sviluppo della sua tenuta, questo padrone uscì quando era ancora buio, intorno alle cinque e mezza del mattino. Incontrando lavoratori seduti nella piazza del paese, forse ancora assonnati e in attesa di essere assunti per qualche servizio, li invitò a lavorare nelle sue terre.

   Normalmente si faceva un contratto orale, fissando un prezzo per l’intera giornata. Per proteggere questi lavoratori a giornata, in genere persone di scarsi mezzi economici, la legge obbligava il padrone a pagarli prima che il sole tramontasse. In questa occasione, il proprietario del vigneto e i lavoratori combinarono come remunerazione una moneta d’argento.

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Parabola dei lavoratori della vigna, di Francesco Maffei -
Museo Castelvecchio, Verona
Una situazione irreale

3 “Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza disoccupati, 4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono’. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto”.

   La descrizione della prima scena era del tutto familiare al pubblico che ascoltava il Divino Maestro. Tuttavia, subito dopo, Egli presenta una situazione insolita. Il padrone torna alla piazza della città alle nove, a mezzogiorno, e alle tre del pomeriggio, e, ogni volta, assume degli altri lavoratori per la raccolta nella sua proprietà. A questi, tuttavia, offre genericamente un salario equo. Senza dubbio, essi calcolarono il valore che avrebbero ricevuto dividendo l’abituale moneta d’argento per le ore di lavoro che ciascuno avrebbe realizzato. Circostanza irreale, perché, di fatto, chi non era stato preso alla prima ora tornava a casa o restava a vagare per le strade, perché ormai nessun padrone gli avrebbe dato lavoro. La narrazione mostra che l’intento di Nostro Signore era quello di scioccare i suoi interlocutori, sottolineando quanto il signore avesse completa libertà per fare quello che meglio credeva con ciò che gli apparteneva.

Chiamati alla vigna alla fine del pomeriggio

6 “Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente?’ 7 Gli risposero: ‘Perché nessuno ci ha presi a giornata’. Ed egli disse loro: ‘Andate anche voi nella mia vigna’”.

   Se il quadro presentato nel versetto precedente era già insolito, Nostro Signore crea una nuova scena che era praticamente impossibile accadesse. Lo stesso signore che uscì nelle diverse fasi della giornata per assumere lavoratori si presenta di nuovo nella piazza quando manca appena un’ora al tramonto. Lì c’erano uomini che erano stati disoccupati tutto il giorno. Anche se non c’era ormai quasi più tempo per fare qualcosa nella vigna, li prese.

   Ancora una volta, Nostro Signore immagina, di proposito, una circostanza che esulava dalle abitudini dell’epoca al fine di sorprendere i suoi ascoltatori e, allo stesso tempo, rendere più comprensibile la realtà soprannaturale alla quale desidera attirare la loro attenzione.

Generosità verso gli operai dell’ultima ora

8 “Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: ‘Chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi!’ 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro”.

   Si concluse, alla fine, la giornata ed era arrivata l’ora del pagamento. Ora, come è stato detto, mentre il signore aveva combinato una moneta d’argento con coloro che erano stati assunti alle sei del mattino, a tutti gli altri aveva promesso soltanto che avrebbe pagato ciò che era giusto. Per ricevere il compenso egli chiamò prima coloro che avevano lavorato solamente un’ora. Non violava alcuna regola, poiché, padrone di questi salari, poteva pagare nell’ordine che più gli piacesse. Tuttavia, il fatto produsse naturalmente una certa perplessità negli altri. Questa si convertì presto in aspettativa quando, contentissimi, i lavoratori dell’undicesima ora ricevettero come pagamento la stessa diaria di una moneta d’argento che il padrone aveva stipulato per coloro che avevano lavorato dall’alba.

Anche i primi ricevono una moneta

10 “Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 12 ‘Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo’”.

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Vigneti di Castamora de Almahue (Cile)
   Quasi spontaneamente, il gruppo dei primi giornalieri cominciò a fare calcoli. Se coloro che avevano lavorato un’ora avevano guadagnato una moneta d’argento, essi ne avrebbero ricevuto per lo meno dieci. Che uomo generoso era il padrone!

   Tuttavia, per la loro delusione, quando furono chiamati, il signore gli diede solo la somma che avevano concordato all’inizio della giornata. Il reclamo fu immediato, perché essi si sentirono sminuiti nel ricevere, dopo le fatiche di una lunga giornata, la stessa remunerazione di coloro che avevano lavorato un’ora.

Il padrone, uomo giusto e buono

13 “Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: ‘Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?’”

   La risposta del signore fu molto chiara quanto alla giustezza della sua procedura, e si rivolse solo a uno dei lavoratori, forse perché era lui che aveva attizzato gli altri al reclamo. Dopo tutto, aveva pagato a questi lavoratori la diaria combinata ancora all’alba. Del resto, aveva il diritto di usare i propri beni come meglio credeva, senza dover dare spiegazioni o rendere conto a loro, soprattutto quando lo faceva mostrando generosità verso gli altri. Così considerata, dove era l’ingiustizia della sua condotta? Essendo stato magnanimo con i lavoratori dell’undicesima ora e avendo dato ai primi ciò che era stato concordato, la gioia doveva essere di entrambe le parti.

   Al contrario, di fronte a un tale atto di bontà, quegli uomini assumevano un atteggiamento completamente sbagliato di invidia. E, per questo, nessuno di quelli che si trovavano lì ebbe il coraggio di dire al padrone che si era sbagliato.

Preparando gli Apostoli ad accettare la volontà di Dio

   Il Vangelo non lo dice esplicitamente, ma ci fa capire che, di fronte a questa parabola inusitata, i discepoli di Nostro Signore compatirono gli operai che, secondo la loro mentalità un po’ commerciale, sarebbero stati oggetto di ingiustizia da parte del proprietario della vigna e si preoccuparono riguardo al senso di questo insegnamento del Maestro. Quale doveva essere il suo significato?

   Lo troviamo nel capitolo venti del Vangelo di San Matteo e si avvicina la Passione di Nostro Signore, che è già in cammino verso Gerusalemme. Subito dopo aver raccontato questa parabola, il Redentore fa il terzo annuncio della sua Morte e Resurrezione (Mt 20, 17?19) e, a seguire, la madre di San Giacomo e San Giovanni, prostrata davanti a Lui, Gli chiede i posti alla sua destra e alla sua sinistra per i due figli, nel regno che Egli avrebbe stabilito (Mt 20,20?23). Tale atteggiamento provocò un tremendo scalpore tra gli Apostoli, non per rettitudine, ma perché tutti desideravano posti simili in questo regno umano che aspettavano ( Mt 20,24). Presi da una prospettiva così distorta, l’insegnamento contenuto nella parabola degli operai dell’ultima ora era molto utile per aiutarli a comprendere come tutto dipenda dalla volontà di Dio, la quale deve essere rispettata.

Un insegnamento per tutti i tempi

16a “Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi".

   Contrariamente a quanto gli Apostoli molto probabilmente si aspettavano, Nostro Signore conclude questo insegnamento con una dichiarazione sui generis, ma che ci indica la spiegazione soprannaturale della parabola.

   Il pagamento fatto dal signore è una metafora della distribuzione dei doni realizzata da Dio con tutta la liberalità, secondo la sua volontà e indipendentemente dal nostro sforzo. Tuttavia, di nessuno dei lavoratori è detto che non abbia lavorato sufficientemente bene. Tutti hanno proceduto come dovevano e hanno guadagnato lo stesso salario. Ciò significa che coloro che lavorano in maniera conveniente nella vigna del Signore riceveranno il Cielo, dove vedranno Dio faccia a faccia. Ma tutto dipende dai meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, che Egli distribuisce come vuole, in modo che può dare agli ultimi più di quanto non dia ai primi. Signore assoluto di tutte le cose, Egli non praticherà mai un’ingiustizia!

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Gesù benedicente
Sainte-Chapelle, Parigi
II – Serviamo il vero Signore della vigna!

   La parabola degli operai della vigna ha un messaggio speciale per ognuno di noi, perché dimostra chiaramente due mentalità: l’una, quella di coloro che sono preoccupati del vero Signore della vigna; l’altra, quella di coloro che si interessano a se stessi. Come gli operai della parabola, siamo anche noi lavoratori giornalieri, cioè siamo stati chiamati da Dio per esercitare una missione. In qualsiasi ora del giorno noi siamo stati convocati, dobbiamo lavorare come essi hanno fatto, praticando i Comandamenti ed evitando il peccato a tutti i costi.

   Tuttavia, saremmo completamente in errore se immaginassimo che il Cielo si ottenga rigorosamente in base alla diligenza personale. Se Dio, infatti, ricompensa anche il lavoro che viene eseguito all’ultima ora nella sua vigna, lo fa con una completa gratuità e molto di più di quello che è meritato. Nel Regno dei Cieli si entra non perché uno ha lavorato più o meno, ma per un dono misericordioso della Provvidenza, perché nemmeno tutti gli sforzi umani sommati insieme potranno conquistare un tale premio. Come afferma bene Sant’Agostino,1 quando Dio ricompensa i nostri meriti, corona i suoi propri doni.

I diritti di Dio stanno al di sopra di qualunque altra cosa

   L’insegnamento del Divino Maestro ruota, pertanto, attorno ai diritti di Dio e alla necessità che Egli sia al centro di tutto, e tocca a noi conformarci pienamente alla Sua santissima volontà. Tutto dipende dal Signore, perché è Lui che paga, che premia, che dà… e sarebbe assurdo volerGli imporre un criterio umano.

   Da parte nostra, questo esige l’esenzione da qualsiasi ombra di invidia. Dobbiamo riempirci di ammirazione e gioia per tutti i benefici che Dio fa agli altri, anche se non li fa a noi. L’atteggiamento contrario è, in fondo, una rivolta contro la bontà del Creatore. Infatti, all’origine di ogni rivoluzione è un’insubordinazione ai disegni divini, e chi invidia un altro per quello che ha ricevuto, introduce nella sua anima, per orgoglio, una grave radice di disobbedienza.

   Siamo, pertanto, flessibili nelle mani di Dio, cercando di seguire in tutto la sua santissima volontà e di compiere sempre i suoi santissimi disegni. E conserviamo, nel più profondo delle nostre anime, la convinzione che saremo giudicati per ciò che pratichiamo a partire dal momento in cui Nostro Signore ci ha chiamati a lavorare nella Sua vigna. Se facciamo tutto ciò che è alla nostra portata, otterremo la ricompensa celeste per la sua misericordia; ma non dimentichiamo che, anche se la parabola non lo dice, esiste anche un castigo eterno per coloro che lavorano contro il Signore della vigna.

   Che l’intercessione materna di Maria Santissima non permetta mai il nostro allontanamento dalle vie di Dio e ci consenta, non per i nostri meriti, ma per la sua bontà, di ricevere l’immeritato salario della vita eterna! (Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2017, n. 172, p. 8 -12)

1 Cfr. SANT’AGOSTINO. De gratia et libero arbitrio, c.VI, n.15. In: Obras. 2.ed. Madrid: BAC, 1956,vol.VI, p.249.

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