Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Istituzionale » Il Fondatore »
Il Fondatore

Padre per volontà dello Spirito

Pubblicato 2017/08/10
Autore : Diac. Thiago de Oliveira Geraldo, EP

Il rapporto tra il fondatore e i suoi seguaci è molto più profondo, affettuoso e completo di quanto comunemente si possa pensare. Si tratta di un’autentica “generazione spirituale” per la quale egli diventa veramente padre o madre dei suoi discepoli.

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

   Perplessi e scoraggiati, due discepoli di Gesù percorrevano la via che conduce da Gerusalemme al villaggio di Emmaus, distante circa dodici chilometri. Quella domenica gli spiriti erano confusi; alcune donne dicevano di aver visto degli Angeli che annunciavano la Risurrezione del Signore. Tuttavia, nulla era confermato. Che fosse un’illusione? Se si fossero sbagliati? Insomma, perché Gesù sarebbe morto quando più vicina sembrava la proclamazione del suo Regno?

   Pensieri come questi dovevano popolare la mente dei discepoli durante quella camminata così propizia alla riflessione. Presi dal turbamento di spirito, non riuscirono a riconoscere il Divino Maestro, quando Egli cominciò a seguirli.

   “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?” (Lc 24, 17), chiese loro Gesù. Dopo aver ascoltato le lamentele e i piagnistei di quei poveri discepoli, il Salvatore li sgridò paternamente: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti” (Lc 24, 25). E lo stesso Signore spiegò loro le Scritture, mostrando com’era necessario che Cristo soffrisse per redimere gli uomini.

   Vicino a Emmaus, Gesù fece finta di dover proseguire, inducendoli a fare una richiesta: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino” (Lc 24, 29). Acconsentendo, Nostro Signore entrò con loro nel villaggio e Si manifestò davanti ai loro occhi, venendo riconosciuto quando spezzò il pane.

1 ita.jpg
San Francesco fonda il Terzo Ordine nel 1221 - Chiesa di San Francesco, Salta (Argentina)

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome…

   “Resta con noi, Signore!” Questa supplica dei discepoli di Emmaus è ripetuta dai figli di Dio nei momenti di smarrimento e angoscia, consapevoli della promessa che il Divino Maestro fece agli Apostoli: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

   Però, dove incontrarLo? Come stare con Gesù?

   Nella Santa Eucaristia, abbiamo la certezza di essere con Lui, nel suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Tuttavia, non Lo vediamo come i discepoli di Emmaus, che camminarono insieme, guardarono e parlarono con Nostro Signore.

   Sarebbe stata questa l’unica forma che Gesù avrebbe utilizzato per comunicare con noi? Certamente no! Perché lo stesso Salvatore dichiarò: “In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 19-20).

   A noi non resta che, con gli occhi della fede, cercarLo, poiché la sua presenza ci è stata promessa da Dio stesso. Promessa infallibile, pertanto! 

È lo Spirito che suscita i fondatori

   Nei Vangeli troviamo folle che seguono l’Uomo-Dio: “Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare” (Mc 8, 2). Quale motivo portò migliaia di persone a seguire Gesù per tutto questo tempo senza preoccuparsi di cosa mangiare o dove riposare, tale era l’attrazione esercitata dal Divino Maestro?

   Da un lato, tutti vedevano in Lui la perfezione suprema che un essere umano può raggiungere e si sentivano invitati a imitarLo, ciascuno secondo la propria vocazione. Questo riempiva loro l’anima di consolazione. Ma, a contatto con Lui, godevano anche in un certo modo delle gioie celesti. Usando il linguaggio dell’epoca, sembrava loro di essere già “nel seno di Abramo”.

2.jpg
Cristo Risorto con i discepoli di Emmaus - Cattedrale di Notre Dame, Parigi
   Una volta che Nostro Signore è salito al Cielo ed è cessata la sua presenza fisica tra noi, come fa la Provvidenza a esaudire questo legittimo e indispensabile desiderio di stare insieme al Redentore?

   La risposta ci è data da Don Fabio Ciardi, sacerdote degli Oblati di Maria Immacolata specialista in vita religiosa e nuovi carismi: “Essendo solo Cristo la risposta suprema per l’uomo e per tutte le sue necessità, lo Spirito Santo soddisfa nella Chiesa le diverse esigenze dell’uomo, come si manifestano nel corso dei secoli, suscitando i fondatori e facendo di loro altri Cristi”.1

   Per questo, conclude un celebre storico religioso contemporaneo, “possiamo dire che la Chiesa è come un Cristo maestoso, spiegato, nel corso dei secoli, attraverso diverse forme di vita religiosa, in ciascuna delle quali si constata chiaramente un tratto o un aspetto della vita, dell’insegnamento e della persona di Gesù”.2

Immagine visibile di Cristo per i suoi seguaci

   L’esempio dei fondatori attira i discepoli a un percorso di perfezione specifica. La famiglia di anime che li segue si sente identificata con loro perché rappresentano uno o più degli infiniti aspetti del Divino Salvatore che ancora non sono sufficientemente brillati nella Storia. “Dio, attraverso i fondatori, vuole aprire per la sua Chiesa un nuovo modo di seguire Gesù Cristo”, dice Don Ciardi.3 E aggiunge: “In virtù del suo carisma, il fondatore è chiamato a inaugurare un nuovo cammino di santità, a riflettere un aspetto del mistero insondabile di Cristo e così condurre altri verso una piena consegna di sé a Dio”.4

   Senza mai mettere in ombra la paternità divina, infinitamente superiore a quella di qualsiasi essere umano, i fondatori scelti da Dio devono essere un’immagine visibile di Cristo per i loro imitatori.

   Jean-François Gilmont nella Revue d’Ascétique et de Mystique spiega che, per ordine divino, il fondatore è investito del compito di formare il discepolo nella sua nuova vita. Il suo esempio e insegnamento gli offrono una sorta di immagine di Cristo. “Il religioso entra in una milizia in cui il capo, dal Cielo, lo guida in un modo speciale nella lotta che oppone Cristo a Satana. Questa mediazione, lungi dal nuocere la mediazione unica di Cristo, e questa paternità, lungi dall’oscurare la paternità unica divina, costituiscono al contrario una lode e un’esaltazione di Dio Salvatore”.5

Fecondità spirituale del carisma

   Il grande Apostolo delle genti, evangelizzatore intrepido, quando doveva fare appello alle ultime risorse per convertire qualcuno, non utilizzava l’autorità con cui era stato investito da Cristo, ma ricorreva all’amore che lo animava a cercare la salvezza dei suoi figli spirituali. Così si rivolse ai fedeli della città greca di Corinto: “Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori” (I Cor 4, 14-16).

   Nel caso dei fondatori, la paternità spirituale non viene a loro dal fatto di battezzare o introdurre qualcuno nella Fede cristiana, ma dalla perfezione che Nostro Signore ha voluto manifestare nella Chiesa attraverso di loro e per la quale tante anime si sentono incoraggiate a seguire Dio. Per questo, la caratteristica più importante della missione dei fondatori “è esattamente la particolare fecondità del carisma che è concesso loro, che li rende capaci di generare attorno a sé la medesima vita, di convertirsi in padri o madri ordinati al nuovo modo di presenza nella Chiesa suscitato da Dio attraverso di loro”.6

   Il rapporto tra il fondatore e i suoi seguaci è quindi molto più profondo, amorevole e completo di quanto comunemente si possa pensare considerando l’interazione di educatori, psicologi o persino sacerdoti, con i suoi discepoli. Si tratta di una “generazione spirituale” in cui il fondatore o la fondatrice diventa veramente padre o madre dei suoi discepoli. Vediamo alcuni esempi.

Tre esempi storici di paternità spirituale

   Un cistercense inglese, Sant’Elredo, abate di Rievaulx, così esprimeva il suo rapporto filiale con San Benedetto: “Egli è realmente nostro Padre; una volta che è stato lui che, col Vangelo, ci ha generati in Gesù Cristo. Infatti, tutto quello che voi avete di purezza nella castità, tutta la dolcezza spirituale che assaporate nella carità, tutta la gloria che vi concede la vostra coscienza col vostro disprezzo per il mondo, le vostre fatiche, le vostre veglie, i vostri digiuni, la vostra povertà volontaria, tutto questo viene dal suo insegnamento […]. Egli è per voi, infatti, più vicino degli altri Santi”.7

   Particolarmente toccante è la celebre lettera scritta di proprio pugno a Fra Leone da San Francesco d’Assisi: “Così ti dico, figlio mio, con l’amore di una madre, che tutto quello di cui abbiamo parlato durante il nostro viaggio lo spiego e lo riassumo ora brevemente in queste parole. E se dopo averle lette ti sembrerà opportuno venire a chiedere consiglio, così ti dico: qualunque cosa ti sembri giusto fare per piacere al Signore, per seguire i suoi passi e imitare la sua povertà, ebbene: fallo con la benedizione di Dio e con la certezza di obbedire a me. Ma, se credi utile per il bene della tua anima e per tuo maggior conforto, e se vuoi, Leone, venire da me, vieni pure”.8

   Come San Francesco, anche San Domenico - suo amico e ugualmente fondatore - era considerato come padre e modello da essere imitato dai suoi discepoli. Su di lui scrisse il suo primo successore, il Beato Giordano di Sassonia: “Seguiamo, o miei fratelli, secondo le nostre possibilità, le orme del nostro Padre e, allo stesso tempo, rendiamo grazie al Redentore, che ha dato ai suoi servitori, nella via che essi percorrono, un capo di tale valore e che, per mezzo di lui, ci genera alla luce della sua vita santa”.9

3.jpg
Mosè riceve le Tavole della Legge, di Bruno Spinello
- Museo del Duomo, Pisa
Il cuore paterno di Don Bosco

   Esempi così commoventi di santa relazione tra il fondatore e i suoi discepoli non sono un privilegio del Medioevo. In epoche molto più recenti, troviamo numerosi esempi come questo del fondatore dei Salesiani, narrato da alcuni dei suoi figli spirituali: “Don Bosco era un padre, inviato da un Dio che è giustamente il Padre infinito, dal quale ogni paternità nei Cieli e sulla terra prende nome (Ef 3, 15). La convinzione che fosse posseduto fino in fondo al suo essere, è che doveva incarnare, agli occhi dei suoi bambini, l’amore paterno di Colui che lo aveva a loro inviato. E in questi bambini che provenivano da ogni parte, doveva suscitare figli, che si sarebbero attaccati a lui, ma che dietro a lui dovevano percepire la Fonte del suo amore, e apprendere con naturalezza, amandolo, a diventare figli di Dio Padre e a realizzare per questo mezzo la loro più vera vocazione”.10

   Dobbiamo immaginare San Giovanni Bosco circondato da quei ragazzi che vedevano in lui un’immagine di Cristo, che cercavano la santità nella gioia di praticare la virtù. Non è possibile immaginare che il Santo di Torino fosse rattristato per l’arrivo di un altro figlio spirituale o perché riteneva eccessivo il lavoro che realizzava. Il cuore di un fondatore è fatto per contenere moltissimi figli spirituali, e il suo amore non si stanca finché non li vede tutti sulla retta via del Cielo.

   Per questo motivo, tanto maggior amore manifesta il fondatore, tanti più figli Dio gli concede. Quando si considera un ordine religioso, non si deve pensare a organizzazioni puramente umane, strutturate da vincoli giuridici, ma a famiglie di anime, nelle quali tutti sono fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso padre o madre. “Figlie mie, diceva Santa Teresa con convinta voce materna alle sue religiose. Figli miei, possono dire tutti i fondatori ai loro religiosi, ai quali danno l’essere ogni giorno”.11

Monte sacro nel quale Si manifesta lo Spirito

   A somiglianza dell’antico popolo di Israele, che aveva Mosè per profeta e contemplava nel Monte Sinai la presenza di Dio tra gli uomini, così sono i discepoli invitati a percorrere il cammino della perfezione aperto dal rispettivo fondatore. “Ogni ordine religioso ha avuto il suo Sinai nella persona del fondatore e il suo carisma ricevuto da Dio. In questo Sinai lo Spirito Santo scrisse i comandamenti col suo beneplacito per tutti quelli chiamati a fare il pellegrinaggio verso la Patria Celeste, seguendo il fondatore. Allontanarsi da questa strada è condannarsi alla sterilità e alla morte dello spirito”.12

   Quando uno è chiamato a far parte di una determinata famiglia religiosa e non vuole seguire le orme del fondatore, il suo peccato assomiglia al peccato commesso dagli Israeliti ai piedi del Monte Sinai, che hanno preparato un vitello d’oro da sostituire al vero Dio.

   Per quanto riguarda questo argomento, un frate carmelitano del secolo scorso spiega: “Penso che non ci sia un solo religioso che non consideri come altissima distinzione il poter chiamare padre e maestro il suo fondatore. E così nessun figlio o figlia del Carmelo potrebbe vivere un solo giorno in pace con se stesso, se la sua coscienza lo accusasse di essere un figlio ingrato di quel grande padre. Nessuno di noi potrebbe sopportare il peso terribile solamente del dubbio che i nostri santi fondatori possano applicare su di noi quelle terribili parole di San Giovanni: ‘Se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri’ (I Gv 2, 19)”.13

   Dal momento in cui Dio concede a qualcuno una vocazione, condiziona in funzione di questa le grazie che gli concede per raggiungere la perfezione. Questa realtà è ben illustrata dalle parole di un figlio spirituale di Sant’Antonio Maria Claret: “Se c’è qualcosa di urgente e di vitale necessità per il membro di un istituto religioso, è stringere legami di ogni tipo con il fondatore, con il suo spirito: con l’affetto, diremmo istintivo; con lo studio e il desiderio di penetrare in profondità nella sua conoscenza; con l’imitazione saggiamente orientata e costantemente praticata. Si tratta di unirsi alla sorgente più profonda della vita divina che fluisce da lui, per arricchirsi nello spirito della sua vocazione e nutrirsi per servire meglio la Chiesa”.14

   Inoltre, negare il carisma lasciato dal fondatore, oltre a essere un’infedeltà alla propria vocazione, presuppone di rifiutare una delle infinite perfezioni di Gesù Cristo. O si ama Dio nella sua totalità o si finisce per creare un “dio” conveniente alle nostre comodità. 

4.jpg
Il Beato Michele Rua celebra la sua prima Messa assistito da Don Bosco
- Chiesa di San Francesco di Sales, Torino (Italia)
Dai frutti riconoscerete l’albero

   Nel famoso Discorso della Montagna, in cui Gesù Cristo proclama le beatitudini e insegna la più perfetta delle preghiere, il Padre Nostro, mostra anche come distinguere chi è veramente di Dio e chi è contro di Lui, analizzando i frutti che produce. Il Salvatore insegnava loro, giustamente, in modo che i figli di Dio non fossero ingannati: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci” (Mt 7, 15). Se l’esempio di vita è incompatibile con gli insegnamenti, è come tentare di cogliere “uva dalle spine, o fichi dai rovi” (Mt 7, 16). Impossibile! Per questo, dai frutti del buon esempio dato dal fondatore è possibile conoscerlo, ed è questo ciò che spinge i discepoli a seguirlo in una determinata via di santificazione.

   “I primi compagni di Francesco lo seguono perché il suo ‘esempio’ li conquista, perché vogliono partecipare alla sua esperienza di vita. Anche i compagni di Ignazio desiderano condividere ‘il suo modo di vivere’. Angela, solo per il suo modo di camminare, che mostra in sé la bellezza di una vita consacrata nel mondo, ‘induceva i cuori di altre donne a imitarla’ attirando subito le giovani a seguirla. I sacerdoti si uniscono a Vincenzo perché lo vedono nel suo fecondo lavoro missionario. E lo stesso vale per Francesca Schervier e don Alberione”.15

   I buoni esempi del fondatore seminano il desiderio di santità nelle anime dei discepoli. E poiché il fondatore è stato chiamato a riflettere in modo speciale uno o vari aspetti delle infinite perfezioni del Divino Salvatore, alla fine si viene a formare una scuola spirituale nella quale tutti i membri in grado maggiore o minore sono partecipi della visione e della forma di santità praticata dal fondatore.

   Bene espresse questa realtà Papa Paolo VI nella sua omelia, il giorno della beatificazione di Don Michele Rua: “È il primo successore di Don Bosco, il Santo Fondatore dei Salesiani. E perché adesso Don Rua è beatificato, cioè glorificato? È beatificato e glorificato appunto perché suo successore, cioè continuatore: figlio, discepolo, imitatore; il quale ha fatto con altri, ben si sa, ma primo fra essi, dell’esempio del Santo una scuola, della sua opera personale un’istituzione estesa, si può dire, su tutta la terra; della sua vita una storia, della sua regola uno spirito, della sua santità un tipo, un modello; ha fatto della sorgente, una corrente, un fiume”.16

   In questo modo, ogni fondatore rappresenterà aspetti di Cristo crocefisso e risorto davanti all’umanità fino alla fine del mondo. Con tale promessa divina, nessuno si potrà giudicare orfano dinanzi a un così amorevole Padre che ci accompagna come fece con i discepoli di Emmaus, nel momento in cui essi avevano più bisogno… (Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2017, n. 171, p. 16 -21)

1 CIARDI, OMI, Fabio. Los fundadores: hombres del Espíritu. Madrid: Paulinas, 1983, p.245. 2 ÁLVAREZ GÓMEZ, Jesús. La vida religiosa como respuesta a las necesidades de la Iglesia y del mundo. In: Vida Religiosa. Madrid. Vol. L. N.6 (Novembre, 1981); p.453. 3 CIARDI, op. cit, p.125. 4 Idem, p.199. 5 GILMONT, Jean-François. Paternité et médiation du fondateur d’ordre. In: Revue d’Ascétique et de Mystique. Toulouse. Vol. XL N. 160 (1964); p.425. 6 CIARDI, op. cit., p.305. 7 SANTO ELREDO DE RIEVAULX. Sermo V. In natali Sancti Benedicti: PL 195, 239. 8 SAN FRANCESCO D’ASSISI. Lettera a Fra Leone. In: http://www.franciscanos.org. 9 BEATO GIORDANO DI SASSONIA, apud GILMONT, op. cit., p.397. 10 AUBRY, SDB, Joseph; RONCO, SDB, Albino; BRAIDO, SDB, Pietro. O amor educativo. São Paulo: Don Bosco, 1976, p.6. 11 RIOL, CMF, Eladio. La caridad en la vida religiosa. In: Vida Religiosa. Madrid. Vol. IV. N.4 (1947); p.24. 12 ALBA CERECEDA, SJ, José María. Un documento histórico del Papa. In: Ave María. Barcelona. N.486 (Febbraio, 1985). 13 LUCAS DE SAN JOSÉ, OCD. La santidad en el claustro o Cautelas del Seráfico Doctor místico San Juan de la Cruz. Barcelona: Rafael Casulleras, 1920, p.17. 14 JUBERÍAS, CMF, Francisco. La paternidad de los fundadores. In: Vida Religiosa. Madrid. Vol. XXXII (gennaio-dicembre, 1972); p.326. 15 CIARDI, op. cit., p.300. 16 BEATO PAOLO VI. Omelia nella solenne beatificazione di Don Michele Rua, 29/10/1972.

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.