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Santi

Gli schiaffi di Don Bosco

Pubblicato 2017/08/10
Autore : Don Francisco Teixeira de Araújo, EP

Piccoli episodi della vita di Don Bosco descrivono come lui si servisse di sberle e schiaffi per allontanare lo spirito maligno dai suoi alunni. Ed essi ricevevano questi colpi con molta gioia e fervore.

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   Un giorno qualsiasi nell’Oratorio di Torino, circa nell’anno 1864. Come di consueto, si accalcavano intorno a Don Bosco diverse decine di studenti avidi di approfittare del tempo della ricreazione per stare insieme una mezz’ora con quel santo sacerdote che amavano e veneravano come un padre.

   Sempre allegro e impegnato a trasmettere ai suoi birichini la gioia della virtù, Don Bosco non perdeva mai di vista i volti dei suoi giovani interlocutori. Fissando un giorno gli occhi in un giovane la cui mente sembrava vagare sognante nel mondo della luna, gli diede un forte schiaffo. 

   Subito dopo il Santo placò con un ampio sorriso la perplessità dell’aggredito e gli disse all’orecchio: “Sta’ tranquillo. Non ho colpito te, ma il demonio”.1

Rimedio contro la tentazione e contro la malinconia

1.jpg
San Giovanni Bosco con i suoi “birichini”
- Chiesa di San Giovanni Bosco, Santo Domingo
(Repubblica Domenicana)
   Episodi simili a questo erano comuni nella vita di tutti i giorni dell’Oratorio.

   Narra Don Lemoyne che, “imbattendosi in qualche giovane dall’aspetto malinconico, Don Bosco lo chiamava, gli chiedeva il motivo della sua tristezza e lo ammoniva: ‘San Filippo Neri insegnava che la malinconia è l’ottavo peccato capitale’. Lo consolava poi con parole incoraggianti e finiva per dargli qualcosa alla maniera di uno schiaffo, dicendo: ‘Rallegrati!’ E con questo – cosa mirabile! – gli restituiva la gioia primitiva”.2

   In altre occasioni, Don Bosco ricorreva all’autorità di questo stesso santo per spiegare il motivo dello schiaffetto che aveva appena dato a qualche bambino: “San Filippo Neri agiva così con i suoi giovani, ai quali diceva: ‘Non colpisco te, ma il demonio che ti tenta”.3

   Che cosa pensavano i ragazzi dell’Oratorio di queste sberle, buffetti e schiaffi?

   Il Cardinale Giovanni Cagliero, che non aveva ancora compiuto tredici anni quando conobbe il suo fondatore, dà questa testimonianza interessante: “Eravamo persuasi che Don Bosco sapesse che l’alunno schiaffeggiato aveva una qualche tentazione per la testa”.4 E Don Lemoyne, discepolo e biografo di Don Bosco, aggiunge: “Oltre a questo, gli alunni erano ben convinti che gli schiaffi di Don Bosco avevano il potere di fortificarli nella lotta contro il demonio”.5

Per favore, mi dia ancora sberle…

   Così, era comune che qualcuno chiedesse a Don Bosco uno schiaffo, che costui dava dicendo scherzosamente: “Con questo, il demonio non t’incomoderà più oggi”. A un altro assicurava che per sei mesi non sarebbe più stato turbato dal diavolo. 

   Si vedeva tutti i giorni qualche giovinetto afflitto per un qualche turbamento interiore avvicinarsi a lui e, senza dire niente, presentargli la guancia in attesa di uno schiaffo, e uscire di corsa dopo averlo ricevuto, contento come chi avesse appena ricevuto un grande favore.

   E non solo i giovinetti apprezzavano questa singolare forma di allontanare il demonio. Vediamo ciò che dice la lettera di un chierico salesiano riprodotta da Don Lemoyne: “Mio amato padre […]. L’ultimo ceffone che mi ha donato è ancora impresso nella mia faccia. Quando ci penso arrossisco e ritengo giusto avere sulla mia faccia i segni della vostre amabili dita. Mi dia, per favore, buoni schiaffi, io li aspetto e spero. Amo più Don Bosco che il mondo intero. […] E se una qualche tristezza o cattivo pensiero mi assalta durante il giorno, mi basta ricordare il mio caro Don Giovanni per diventare immediatamente libero. Caro Don Bosco, prostrato davanti a lei, le offro tutto quanto possa esigere da me; le do tutto. Mi accetti come il minore dei suoi servi e non escluda dal grande libro dei suoi figli il suo, in Gesù Cristo, Giuseppe Pittaluga”.6

Quali erano i veri schiaffeggiati?

   Don Bosco aveva in alto grado il dono del discernimento degli spiriti, per cui egli vedeva lo stato d’animo dei suoi alunni. Conosceva le loro tentazioni e i loro peccati, al punto che spesso ricordava al penitente qualche mancanza dimenticata nella Confessione. Era anche capace di seguire le tentazioni e le cattive azioni di giovani che erano interamente fuori dalla portata della sua vista. 

   Nel 1863 stava predicando gli Esercizi Spirituali in un’altra casa della congregazione, quando vide due bambini uscire dall’Oratorio di nascosto per andare a fare il bagno in un fiume vicino. Dopo aver nuotato per un certo tempo, intavolarono sulla riva una conversazione su argomenti sconvenienti. Don Bosco l’ascoltò e li interruppe con una serie di ceffoni vigorosi nella schiena. Spaventatissimi perché non vedevano l’“aggressore”, ma sentivano un ardente dolore sulle spalle, tornarono in fretta all’Oratorio. 

   Il mattino seguente il direttore, Don Alasonatti, ricevette un biglietto da Don Bosco, che comunicava che aveva visto i due trasgressori e aveva dato loro una bella lezione. Il direttore li chiamò, e questi riconobbero la loro colpa. Ancora gli dolevano le spalle, tanto forti erano stati gli schiaffi ricevuti.

   In un’altra occasione, Don Bosco chiese a uno dei giovani che lo circondavano:

   — Non ti ricordi di aver ricevuto in tal giorno uno schiaffo da una mano invisibile?

   Molto sorpreso, l’interpellato rispose di sì e s’informò di come Don Bosco fosse venuto a conoscenza del fatto. Questi si limitò a fare un’altra domanda:

   — E che facevi in quel momento?

   Vedendo il volto del ragazzino arrossire come una brace, lo prese da parte e lo tranquillizzò, dicendogli all’orecchio alcune parole di rimprovero e di incoraggiamento.7

   Gli episodi sopra riportati mettono in luce come profusamente Don Bosco usasse il dono di limitare l’azione dello spirito maligno sui birichini dell’Oratorio attraverso pacche e schiaffi, e come i suoi giovani alunni ricevessero quei colpi come un prezioso favore. Gli spiriti infernali, al contrario, li detestavano. Miglior prova non può esserci che fossero loro i veri pregiudicati. (Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2017, n. 171, p. 38- 39)

1 LEMOYNE, SDB, Giovanni Battista. Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco. San Benigno Canavese: Libreria Salesiana, 1909, vol.VII, p.554. 2 LEMOYNE, SDB, Giovanni Battista. Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco. San Benigno Canavese: Libreria Salesiana, 1907, vol.VI, p.424-425. 3 Idem, p.425. 4 Idem, ibidem. 5 Idem, ibidem. 6 Idem, p.427-428. 7 Cfr. LEMOYNE, op. cit., vol.VII, p.487-488.

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