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Santi

Unirono il loro sangue al Sangue dell’Agnello

Pubblicato 2017/07/05
Autore : Suor Maria Beatriz Ribeiro Matos, EP

Misticamente rivestite del loro manto bianco, le spose di Cristo salirono, una alla volta, le scale del patibolo per ricevere la palma del martirio. In Cielo, le aspettava l’Agnello immolato, per renderle partecipi della sua gloria.

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   Correva l’anno 1792 e la Francia si trovava nel periodo crudele e sanguinoso del Terrore. Al tempo di Pasqua, tra le brume di un futuro incerto, le Carmelitane di Compiègne cercavano di distrarsi durante la ricreazione.

   Possiamo bene immaginare la scena: un paio qua e là nel chiostro, mentre parlano o cantano; altre accanto a qualcuna che leggeva ad alta voce:

   — Sogno di Suor Elisabeth Baptiste che in questo monastero visse, essendo morta intorno al 1720…

   Incuriosite dal titolo che enunciava un argomento molto inusitato per figurare nelle cronache di un monastero, le religiose si riunirono intorno alla suora che aveva il libro in mano.

   — Ho contemplato – continuò la lettrice – la comunità intera salendo in Paradiso, ogni religiosa rivestita del suo manto bianco, con una palma in mano. Ho visto la gloria che esse avranno e l’Agnello di Dio immolato per i peccati del mondo volgere i suoi occhi pieni di tenerezza verso di loro…

   Alle ultime parole seguì un grave silenzio: la visione di quella sorella, che i decenni avevano quasi sommerso nell’anonimato, non rivelava il cammino che la Provvidenza aveva scelto per loro?

Fedeltà illibata alla vocazione

1.jpg
Le carmelitane di Compiègne in Place de la Nation, poco prima di
salire al patibolo
   Due anni prima, il 13 febbraio 1790, l’Assemblea di Parigi aveva dissolto tutte le congregazioni religiose regolari non consacrate all’insegnamento o alla salute. I voti emessi dai loro membri erano stati dichiarati nulli dal governo e i religiosi, obbligati a considerarsi semplici “cittadini”…

   Il 4 agosto di quello stesso anno, le religiose di Compiègne avevano ricevuto la visita da parte dei membri del Direttorio locale per fare l’inventario del Carmelo, che era stato dichiarato proprietà dello Stato. Le suore venivano spogliate della loro casa, essendo loro consentito, tuttavia, di rimanervi come amministratrici, per conto del potere pubblico.

   Il giorno successivo, una nuova visita, questa volta allo scopo di interrogare ciascuna religiosa, personalmente. Facendo giustizia al suo ingannevole motto, la Rivoluzione desiderava “liberarle” da quello che consideravano il giogo dell’obbedienza, castità e povertà. Per questo le faceva comparire da sole davanti a un notaio, in modo che, lontano dall’“oppressione” delle altre, potessero optare “liberamente” di tornare al mondo: “Noi vi portiamo la bella notizia della vostra liberazione. Potete ritornare senza timore in seno alle vostre famiglie e godere finalmente della felicità che hanno voluto togliervi, chiudendovi in questa triste dimora”.1

   L’ingiuriosa proposta fu respinta con indignazione da tutte le religiose. Quel monastero era il luogo che avevano scelto per vivere e in esso desideravano rimanere e morire. Volevano essere religiose fino all’ultimo istante della loro vita, anche se questo significava affrontare il martirio. 

   Come le donne forti della Scrittura (cfr. Pr 31, 10), tutte quante reagirono con fermezza di fronte a quei pericoli, non lasciandosi abbattere dagli ispettori, ma sfidandoli con gagliardia. Degne spose dell’Agnello, erano disposte a versare il loro sangue per Lui.

Dolorosa preparazione

   Nel gennaio 1791, Madre Teresa di Sant’Agostino fu rieletta priora di quella comunità. Dotata di animo nobile e cuore magnanimo, ella seppe essere, nei giorni di sventura, il sostegno e la guida delle religiose che la Divina Provvidenza le aveva affidato come figlie spirituali. Compiendo le tiranniche norme della nuova Costituzione, due ufficiali del municipio si presentarono all’elezione, per garantire che tutto fosse fatto con “libertà”.

   Il mese successivo, il clero di Compiègne fu sostituito da sacerdoti vincolati da giuramento, che erano disciplinati dalla Costituzione Civile del Clero. Chi rimaneva fedele alla Santa Sede non poteva partecipare né ricevere i Sacramenti amministrati da tali sacerdoti.

   Era un nuovo sacrificio che veniva loro imposto, questa volta particolarmente doloroso, perché toccava il punto più intimo e sensibile dell’anima: la partecipazione al Santo Sacrificio, nel quale le religiose traevano la forza per far fronte a tanti rovesci, diventava, pertanto, più difficile. Dove avrebbero trovato ora l’energia necessaria per superare le dure prove e, peggio ancora, per vivere nell’angosciante incertezza e ansia per il futuro? 

   Tale era il quadro degli avvenimenti quando ebbe luogo la ricreazione narrata all’inizio di queste righe. Avrebbe chiesto la Provvidenza che il sangue di quelle figlie, che guardava con tenerezza, si unisse al Sangue dell’Agnello immolato? Era la domanda che serpeggiava in quel monastero.

   La dedita priora sentiva pesare su di sé l’ore della direzione del carmelo in mezzo a quella tempesta. Come agire? Che atteggiamento, che decisione sarebbero stati i più adeguati? Immersa in queste preoccupazioni e con la sua salute stremata da una penosa malattia, trovò ispirazione per comporre alcuni versi, che ben dimostrano lo stato d’animo pieno di entusiasmo con cui superava quelle disgrazie: “Quaggiù la nostra parte / è la croce, l’avversità; / ma esse sono per noi il pegno / della felice eternità […]. / Armiamoci, dunque, di coraggio / come bravi soldati. / Il grande Re che ci recluta / ha ben affrontato i combattimenti”.2

   Tutte le suore si prodigavano nell’osservanza della loro routine quotidiana, con un’abnegazione senza pretese, preparandosi alla suprema rinuncia della propria vita, se così Dio volesse. E Lui lo avrebbe voluto…

“Fiat”: il voto di martirio 

   Le congregazioni laiche, che fino ad allora erano rimaste illese, erano state sciolte il 18 agosto 1792. Il giorno precedente era stato emesso un decreto che imponeva che entro il 1° ottobre avrebbero dovuto essere espulsi dai loro monasteri religiosi e gli immobili venduti per appianare il debito pubblico. Il settembre successivo furono soppressi anche gli ordini dediti all’insegnamento e all’assistenza negli ospedali. L’assedio si stava stringendo! 

   Fu in questo frattempo che il desiderio d’immolazione raggiunse il suo picco nelle nostre eroine. Durante un momento di preghiera mentale, Madre Teresa di Sant’Agostino sentì un’ispirazione chiarissima che Dio si aspettava da lei un fiat generoso, frutto del suo amore disinteressato per la Chiesa. Nessuno sa esattamente quello che avvenne mentre la madre era in preghiera. Certo è che lei convocò tutta la comunità e parlò con ardore della bellezza del sacrificio e del suo valore davanti al trono dell’Altissimo. Le parole di fuoco da lei pronunciate furono come frecce che infiammarono tutte le religiose di entusiasmo per l’olocausto.

2.jpg

Mentre intonavano il “Veni Creator Spiritus” le religiose salirono
una alla volta al patibolo

Madre Teresa di Sant’Agostino benedice le sue figlie spirituali
presso il patibolo - Vetrata della Parrocchia di Saint-Honoré
d’Eylau, Parigi

   La madre propose, allora, che tutte si offrissero come vittime espiatorie, “per placare la collera di Dio, e affinché la pace divina, che il suo amato Figlio era venuto a portare al mondo, fosse concessa alla Chiesa e allo Stato”.3 Le suore concordarono con tempestività e gioia. Soltanto le due più anziane si rifiutarono, dimostrando orrore per quello che sarebbe successo. Nella notte di quello stesso giorno, tuttavia, esse s’inginocchiarono davanti alla superiora chiedendo perdono per la loro debolezza e supplicando, come una grazia, che gli permettesse di fare l’atto di consacrazione che aveva proposto, al quale si mantennero fedeli fino all’ultimo.

   Durante una Santa Messa celebrata nella clandestinità, esse fecero il voto di martirio. “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24). La rinuncia era fatta. La Provvidenza non avrebbe tardato a cogliere una così gradita offerta!

Comunità clandestina

   Nostro Signore volle mettere in chiaro, con piccoli segni, che il sacrificio delle sue spose seguiva il suo: nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, cominciò per loro il cammino del Calvario. In questo giorno le autorità rivoluzionarie presero possesso del Carmelo di Compiègne!

   E le religiose? Avrebbero dovuto dirigersi in casa di familiari o conoscenti, poiché era proibito per legge qualsiasi tipo di vita comunitaria, anche fuori dal monastero.

   Terminavano, con questo, le loro sofferenze? Sarebbero tornare alle loro case, dimenticandosi della consacrazione che a Cristo avevano fatto? Dal punto di vista umano era senza dubbio l’unica opzione sicura. Avrebbe valso la pena di continuare una resistenza disperata e inutile di fronte al corso degli eventi? 

   “La parola della croce, infatti, è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio” (I Cor 1, 18), pensavano. Non mancò mai la fede in queste spose di Cristo, infiammate dal fuoco della carità. Ecco perché difendevano i loro ideali con tanta convinzione!

   Si divisero in quattro gruppi di religiose, tutte in abiti civili, visto che la Rivoluzione le aveva spogliate del loro abito, a somiglianza di quello che un tempo avevano fatto con il Divino Maestro nella sua Passione (cfr. Mt 27, 28), e si rifugiarono nelle case di persone amiche. Sebbene situate in strade diverse, le quattro residenze erano molto vicine tra loro, il che permetteva alle religiose di riunirsi con discrezione la sera, nella casa dov’era ospitata la priora. La Chiesa di Sant’Antonio era un punto di riferimento e lì assistevano alla Santa Messa, celebrata specialmente per loro, in una cappella, dal loro fedele confessore e cappellano.

   Le condizioni in cui vivevano ben si prestavano al rilassamento nel compimento della regola. Tuttavia, non fu quello che accadde. L’unione tra di loro le aiutò a non sottrarsi ai loro obblighi e a praticare l’obbedienza con tutta radicalità.

   La superiora le incoraggiava: “Riprendiamo, dunque, per quanto possibile, il raccoglimento, la preghiera, il silenzio e anche le nostre letture, seguendo gli stessi orari che eravamo solite osservare. Tuttavia, che tutto sia fatto nella misura in cui le circostanze lo permettano, senza il minimo scrupolo, perché è certo che la nostra situazione attuale comporta eccezioni che un cuore retto deve prendere in considerazione, ma di cui un cuore fedele non abusa”.4

Parigi e la condanna alla ghigliottina 

   Quasi due anni durò questo martirio incruento. Alla fine, il 21 giugno 1794, arrivando da un viaggio che aveva fatto in obbedienza agli ordini del cappellano, la madre ricevette dalle suore l’allarmante notizia che gli ispettori avevano fatto loro visita e avevano rovistato in tutti i loro averi, raccogliendo ciò che gli era sembrato sospetto.

   Il giorno dopo, i rivoluzionari bussarono di nuovo alle porte delle case dove avevano trovato riparo le carmelitane, continuarono la ricerca e fecero un elenco di tutto il materiale “sovversivo”. Nel pomeriggio di quello stesso giorno fu decretata a sedici suore la prigionia in un antico monastero della città, accusate di continuare, “illegalmente, la loro vita comunitaria, il che costituiva una cospirazione contro la Repubblica”.5

   Cibo scarso, illuminazione precaria e mancanza di igiene furono le condizioni in cui vissero le religiose durante le tre settimane che durò questa stazione della loro Via Crucis. Da lì sarebbero uscite soltanto per occupare, a Parigi, una prigione sotterranea infetta nella Conciergerie, dove aspettarono il giudizio per altri quattro lunghi giorni.

   Il 17 luglio, un giorno dopo la festa della Vergine del Carmelo, che celebrarono con enorme gioia, le suore comparvero in tribunale. Fouquier-Tinville, uno dei più crudeli e famosi promotori di giustizia dell’epoca, assunse l’accusa delle religiose. Senza diritto all’avvocato, incriminate perché vivevano in comunità sotto l’obbedienza a una superiora e usavano simboli controrivoluzionari, come lo scapolare del Sacro Cuore di Gesù, molto diffuso tra i cattolici dell’epoca, furono condannate a morte mediante ghigliottina.

   Udendo il termine fanatismo durante la lettura del testo della sentenza, precedentemente scritto, Suor Maria Enrichetta della Provvidenza, mossa da un’ispirazione, chiese con insistenza quale fosse il significato di quella parola, facendo finta di non comprenderla. Toussaint Scellier, uno dei giudici dell’infame tribunale, le rispose: “Con questo termine intendo il vostro attaccamento a queste credenze puerili e alle vostre stupide pratiche religiose”.6

   Con aria di trionfo, la suora si rivolse alle sue sorelle e disse: “Mia cara madre e mie sorelle, avete appena udito il nostro accusatore dichiarare che siamo condannate per attaccamento alla nostra Santa Religione… Tutte desideravamo che questo fosse riconosciuto, e lo abbiamo appena ottenuto. Grazie immortali siano date a Colui che ci ha preceduto nella via del Calvario!”7

   Lungi dall’essere tristi per il terribile verdetto, le religiose uscirono dalla sala come gli Apostoli, piene di gioia per essere state considerate degne di soffrire in nome di Gesù (cfr. At 5, 41). “Vi è una grande bellezza nel vedere queste spose di Cristo in tal modo preparate alla venuta dello Sposo, che, quando viene, tutte sono già pronte al martirio e gli vanno incontro con eroismo, seguendo quella linea in cui tutte si erano affermate”.8

La consumazione del sacrificio

   Erano le cinque del pomeriggio. Quando avrebbero consumato il loro olocausto? La Rivoluzione aveva fretta…

   Alla fine di quello stesso giorno, sotto il cielo ancora terso di una giornata estiva, l’antica Place du Trône, attuale Place de la Nation, era gremita di una folla che aspettava impaziente e agitata le vittime. La scena pareva perpetuare le grida isteriche che echeggiavano nel Colosseo quando la turba assisteva all’avanzare delle belve contro gli innocenti cristiani.

   Alle otto si sentì arrivare il carro dei condannati. I presenti urlavano. Le “criminali”, tuttavia, non piangevano né si ribellavano. Con le mani legate dietro la schiena e la testa alta, con orgoglio cantavano serenamente il Te Deum e la Salve Regina. Di fronte a quello spettacolo mirabile e insolito, il pubblico a poco a poco ammutolì. Quando il carro raggiunse la scala che porta alla ghigliottina, le religiose scesero. 

   Lì, le sedici carmelitane rinnovarono i loro voti religiosi, sottolineando il senso del sacrificio realizzato in quel momento glorioso e cruciale.

   Appostata ai piedi del patibolo, Madre Teresa di Sant’Agostino si comportava come una Veronica con tutte le sue figlie, consolandole e incoraggiandole prima di salire, lei stessa, le scale che la conducevano alla croce.

   La prima a esser chiamata fu Suor Costanza di Gesù, la più giovane, ancora novizia. Sentendo il suo nome, ella intonò il Veni Creator Spiritus e si inginocchiò davanti alla madre, che la benedisse. E, una a una, le religiose salirono al patibolo. Il canto andò a poco a poco scemando e, quando salì la priora, non si sentì più nulla…

   Nell’eternità, tuttavia, le fedeli e degne spose dell’Agnello intonavano il più bello dei canti, già iniziato su questa terra: “Nel palco della loro morte, le loro voci, presto accompagnate dalle voci degli Angeli, con grande fervore intonarono un inno di lode al Paraclito. Furono rinnovati, allo stesso tempo, i voti del Battesimo e di Religione, e Teresa di Sant’Agostino, imitando il brillante esempio dei Maccabei, incitò tutte con preghiere, dando coraggio a quelle che dovevano morire, e offrì la sua testa alla lamina per ultima. In questo modo, fiori delicati, ornati di tutte le virtù, si presentarono singolarmente davanti al carnefice e, dopo che ebbero versato il loro sangue con dignità, Teresa desiderò ardentemente di ottenere la grazia davanti all’Altissimo, a favore dei francesi”.9 (Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2017, n. 170, p. 18-21)

1 DAVID, OSB, Louis. Les seize carmélites de Compiègne. Paris-Poitiers: H. Oudin, 1906, p.47. 2 MARIA DA ENCARNAÇÃO. La relation du martyre des seize carmélites de Compiègne. Paris: Du Cerf, 2010, p.92-93. 3 Idem, p.122-123. 4 TERESA DI SANT’AGOSTINO. Lettera alla Madre del Cuore di Maria, 1/10/1792, apud DAVID, op. cit., p.56. 5 BUTLER, Alban. Las mártires carmelitas de Compiègne. In: Vida de los Santos. México, D.F.: John W. Clute, 1965, vol.III, p.132. 6 DAVID, op. cit., p.116. 7 Idem, ibidem. 8 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 1º set. 1967. 9 SAN PIO X. Breve di beatificazione delle Martiri Carmelitane di Compiègne, 13/5/1906.

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