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Storie per bambini

La migliore medicina

Pubblicato 2017/07/04
Autore : Laura Compasso de Araújo

Deluso, ma non scoraggiato dal fallimento della conversazione, Giuseppe cominciò ad andare ogni giorno alla cappella del villaggio a chiedere a Gesù Eucaristico un modo per intenerire il cuore dello zio…

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   giuseppe era un bambino di nove anni, vivace e pieno di vita. Era entusiasta per la sua Prima Comunione e non riusciva a contenersi dalla gioia! Quel sabato si era svegliato già dicendo:

   — Mamma, è domani!…

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Quando raggiunse il suolo, era gravemente ferito e non poteva muovere le gambe…
   — Sì, figlio, finalmente è arrivato il grande giorno! È necessario che tu rimanga il più consapevole possibile, perché riceverai Dio stesso! – gli ricordò la mamma Isabella.

   — Mamma, perché lo zio Sebastiano non va mai in Chiesa? – chiese Giuseppe.

   — Ah, figlio mio, è una lunga storia…

   Il piccolo si stupì per l’atteggiamento dello zio, poiché non capiva come una persona, avendo fatto la Prima Comunione, potesse stare lontana dall’Eucaristia!

   Da quando aveva imparato alle lezioni di catechismo che Nostro Signore Gesù Cristo è, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, nell’Ostia Santa, egli non credeva che ci potesse essere qualcuno che, per pura volontà, si allontanasse da questo Sacramento. Gli pareva una vera pazzia!

   — Mamma, dobbiamo fare in modo che lui vada in Chiesa! – insistette Giuseppe.

   La signora Isabella aveva tentato numerose volte e in tutti i modi di riportare il fratello sulla retta via, senza successo… Tuttavia, che male c’era a lasciare fare al figlio i suoi tentativi?

   La mattina successiva, grande fu la festa della Prima Comunione di Giuseppe, insieme a vari altri bambini. Dopo essersi comunicato col Pane degli Angeli, fece un’azione di grazie molto raccolta e fervente, e chiese per molte intenzioni.

   Passati alcuni giorni, egli si diresse a casa dello zio per la sua audace e importante missione. Non era possibile rimanere così lontano da Gesù!…

   Un tempo, Sebastiano era stato un buon cattolico. Da quando aveva perso sua moglie, tuttavia, si era ribellato a Dio. Era finito col diventare un uomo amareggiato e indurito dal peccato. Qualcosa di buono, però, lui lo conservava nel suo cuore: l’apprezzamento che aveva per il nipote innocente.

   Sebastiano accolse il bambino con affetto ed ebbe con lui una lunga conversazione. Tuttavia, non aprì la sua anima a Dio…

   Deluso, ma non scoraggiato, Giuseppe cominciò ad andare ogni giorno alla cappella del villaggio a chiedere a Gesù Eucaristico un modo per far sentire allo zio quanto è necessario ricevere Gesù nell’Eucaristia per fortificarsi nella pratica della virtù e del bene.

   Il tempo correva velocemente. Un giorno, Sebastiano stava andando in carrozza nella cittadina vicina, per vendere quello che aveva prodotto nella sua falegnameria. Passando attraverso una gola pericolosa, il suo vecchio cavallo scivolò sulla strada, piena di fango per le recenti piogge, cadendo nel dirupo. Quando raggiunse il suolo, era gravemente ferito, con dolori lancinanti e non poteva muovere le gambe… 

   La notizia che si diffuse tra quella povera gente era tragica: il tribolato fratello della signora Isabella aveva subito un incidente e aveva perso l’uso delle gambe, non potendo più camminare. Tutta quella sofferenza avrebbe fatto arrendere il suo cuore a Dio?

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Inginocchiato davanti alla stampa che suo nipote gli aveva dato, Sebastiano ringraziava emozionato di aver recuperato la salute del corpo e dell’anima
   Tutti i parenti andarono a casa sua a fargli visita. Alcuni insinuavano che quell’incidente era stato un castigo di Dio; altri, vedendolo in quello stato pietoso, ritenevano fosse giunta la fine dei suoi giorni; soltanto uno conservava una ferma speranza nel cuore:

   — Zio, stai soffrendo molto. Anche Gesù ha sofferto… – disse Giuseppe accanto al letto dell’infermo – Tu puoi guarire: se fai la pace con Dio e torni a fare la Comunione, sono sicuro che tornerai a star bene!

   — Piccolo, smettila di dire sciocchezze, non vedi in che situazione mi trovo? – gli rispose Sebastiano bruscamente.

   Dopo aver molto insistito, il piccolo utilizzò la sua ultima risorsa:

   — Va bene – disse – Comunque, ho qui una stampa della Madonna con suo Figlio, Gesù. Te la lascio per questa notte e ti chiedo soltanto di guardarLa…

   Tornato a casa, Giuseppe era molto fiducioso nella materna intercessione di Maria Santissima.

   Se la prima notizia aveva causato sorpresa, la seconda sbalordì l’intero villaggio: Sebastiano chiamò il nipote e gli chiese di portargli un prete, perché voleva confessarsi! Giuseppe era fuori di sé dalla felicità! E si affrettò ad esaudire la richiesta dello zio. Non appena il sacerdote se ne andò via, entrò saltellando in camera sua e lo trovò che piangeva come un bambino!

   — Giuseppe, mio caro nipote, vieni qui. Tu non sai il bene che mi hai fatto! Questa notte ho sognato la Madonna. Aveva il volto della stampa che mi hai dato. Diceva che mi ama molto e voleva che tornassi sulla retta via. Quando mi sono svegliato, ho sentito un vivo pentimento per tutti i miei peccati per quanto cattivo sono stato! Ora, dopo che mi sono confessato, vorrei molto ricevere la Santa Comunione.

   Essi stavano ancora conversando quando il sacerdote tornò, questa volta portando il Santissimo Sacramento a quel povero uomo infermo e pentito. Sebastiano era molto emozionato! E nel ricevere, dopo tanti anni, il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, le guance arrossirono e il suo aspetto cambiò completamente. Il suo volto, prima smunto e pallido, prese nuova vitalità. La Sacra Eucaristia era stata la migliore medicina che aveva preso da quando aveva avuto l’incidente, poiché gli faceva recuperare la forza e il coraggio.

   Egli pregò un po’ a capo chino. Poi abbozzò un lieve sorriso, si alzò dal letto e si mise in piedi.

   — Miracolo! Miracolo! Mamma, lo zio Sebastiano è guarito! – esclamò Giuseppe – È stato Nostro Signore a guarirlo!

   Sebastiano iniziò a camminare e s’inginocchiò davanti alla stampina della Vergine Maria che suo nipote gli aveva dato la sera prima e che era ancora posata sul suo comodino. Sopraffatto dall’emozione, ringraziava di aver recuperato la salute del corpo e, ancora di più, quella dell’anima!

   La fede del piccolo Giuseppe mostrò a tutti come essa sia capace non solo di muovere montagne, come disse Gesù nel Vangelo, ma di addolcire i cuori più induriti! (Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2017, n. 170, p. 46 - 47)

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