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Commenti al Vangelo

Crescere in mezzo alla zizzania!

Pubblicato 2017/07/03
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Di fronte all’incontestabile realtà del male, è possibile la dilatazione del Regno di Dio nel mondo e nelle anime?

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Vangelo

Espose loro un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? 28Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo! E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? 29 No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. 31 Espose loro un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile a un granello di senapa, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami”.33 disse loro un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina finché non fu tutta lievitata”. 34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. 36Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. 37 Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38 Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno, 39 e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42 e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!” (Mt 13, 24-43).

João.jpgI – I misteri del Regno di Dio nascosti nell’opera della creazione

   “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli!” (cfr. Mt 11, 25). Con queste parole del Divino Redentore, l’Acclamazione al Vangelo dispiega davanti a noi gli orizzonti della Liturgia della 16ª Domenica del Tempo Ordinario. Piccole, in questo contesto, non sono le persone senza importanza o di intelligenza infantile, ma quelle che sanno riconoscere l’infinita distanza che separa la creatura dal Creatore; coloro, quindi, che, oltre alla conoscenza razionale, possiedono una coscienza viva di tale sproporzione e gioiscono perché dipendono interamente dalla mani di Dio. Se la rivelazione è fatta soltanto a coloro che hanno una simile postura dell’anima, collochiamoci in essa per addentrarci fruttuosamente nelle riflessioni su questo Vangelo, che contiene tre parabole della sequenza di insegnamenti di Gesù sul Regno.

   Queste immagini erano legate soprattutto alla vita quotidiana di quei tempi nelle regioni percorse da Nostro Signore, in cui, insieme alla pesca, l’allevamento, e un po’ meno, la caccia, il principale mezzo di sussistenza era l’agricoltura. Essendo molto comune la coltivazione dei campi di grano, tutti capivano i riferimenti a questo proposito, come quelli fatti da Gesù in quest’occasione.

La prudenza di un coltivatore esperto

Espose loro un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? 28Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo! E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? 29 No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”.

   Iniziando la narrazione menzionando “un’altra parabola”, l’evangelista indica che l’immagine utilizzata in quest’occasione dal Divino Maestro era la continuazione di quella precedente, vale a dire, quella del seminatore (cfr. Mt 13, 4-23), contemplata domenica scorsa. 

   In un campo di grano, i semi gettati dai servi sembravano essere ben piantati. All’apparire delle prime foglie, però, si resero conto dell’esistenza di una gran quantità di zizzania. Quando ciò avveniva, non era raro sospettare della malvagità di qualcuno.

   Durante la germinazione la zizzania è molto simile al frumento, al punto che soltanto un esperto è in grado di distinguere le due piante. Peggio ancora, le radici di entrambe si intrecciano, in modo che, strappando l’erbaccia, facilmente si compromette quella buona… Al contrario, se la zizzania non è tolta, essa produce del danno alla coltura, ma non impedisce che il grano, invece di essere perduto, si sviluppi con una certa normalità. Quindi, dobbiamo attendere che le spighe crescano e separarle al momento del raccolto. 

1.jpg   In questo caso, la procedura in uso era legare la zizzania in fasci e gettarla nel fuoco, perché non presentava alcuna utilità, oltre a essere frequentemente tossica, se consumata dall’uomo.

   Pertanto, utilizzando questa parabola il Signore non rivelava nulla di nuovo a quelli che lo ascoltavano, ma li lasciava con una incognita. Essi si rendevano conto che questa realtà così comune, posta sulle labbra del Divino Didatta, racchiudeva un profondo insegnamento. Tale modo di procedere li stimolava a riflettere sulle realtà del Cielo e aumentava il loro fascino per la Persona di Gesù. 

   Senza fermarSi in spiegazioni, Egli proseguì con altre due immagini molto simili tra loro e, in apparenza, poco relazionate con la prima. Questo non significa che Nostro Signore Si sia ripetuto. In realtà, avendo Egli creato l’uomo e la donna, parlava a entrambe le psicologie, dando una metafora più comprensibile per ogni genere. L’uomo, abituato a lavorare nella piantagione, avrebbe capito meglio l’esempio del seme di senape; mentre la donna, più abituata alle faccende domestiche, quello del lievito.

La forza del più piccolo dei semi 

31 Espose loro un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami”.

   Il granello di senape è piccolo, ma, pur essendo un semplice ortaggio, arriva a diventare un albero frondoso dove gli uccelli possono nidificare. L’eloquenza di questa figura creata da Nostro Signore è tale che l’Autore ha avuto l’opportunità, in occasione di conferenze e simposi giovanili, di vedere la pittoresca reazione dei ragazzi e delle ragazze nel vedere un granello di senape. Essi guardano quel minuscolo seme e rimangono impressionati quando vengono a sapere che in un anno o due, sarà un albero di tre o quattro metri di altezza.

   Utilizzando un’allegoria così espressiva, Gesù volle significare la forza della Santa Chiesa, che si espanderà fino alla fine del mondo allo stesso modo in cui cresce il piccolo granello di senape. Quando c’è un disegno divino, non ha alcuna utilità per l’uomo opporre ostacoli: se l’opera è di Dio, piaccia o no, essa si vendicherà! Facendo un’applicazione spirituale, questo semino simboleggia bene la potenza dello Spirito Santo, che entra nell’anima con tutti i suoi doni attraverso il Battesimo e la Cresima. Infatti, quando coltiviamo la grazia riposta in noi da questi Sacramenti, anche i più piccoli gesti assumono un grande valore per l’eternità, poiché acquisiscono una vitalità distinta e molto superiore a quella semplicemente umana: il vigore della vita divina. Nel seme insignificante che siamo, penetra una linfa chiamata grazia e, vinti i deliri della natura caduta, Dio mostra la sua onnipotenza. 

   È opportuno ricordare che il seme di senape germina con forza, perché è nella terra. Se, quando stesse sbocciando, lo dissoterrassimo e lo lasciassimo sopra un tavolo per analizzare da vicino il suo sviluppo… in poco tempo il vigore scomparirebbe. Lo stesso succede a noi: se ci sleghiamo da un’ambientazione propizia all’incremento della vita divina, stabilendoci nelle terre sporche del peccato o semplicemente allontanandoci dal terreno fertile della preghiera e dei Sacramenti, la grazia languisce e finisce per morire nelle nostre anime.

Il lievito 

33 Disse loro un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina finché non fu tutta lievitata”.

2.jpg
Messa nella Basilica della Madonna del Rosario, 20/05/2017
   Con una forza sorprendente, basta una piccola porzione di lievito messo in una buona quantità di farina perché, convenientemente mescolati e lasciato trascorrere un po’ di tempo, la pasta cresca. Anche i figli della luce agiscono come lievito messo nella pasta del mondo, poiché la fanno crescere agli occhi di Dio, moltiplicando al suo interno le opere buone.

   Qualcosa di analogo si verifica in ogni anima. A volte i doni naturali di una persona sono molto piccoli come un granello di senape o una misura modesta di lievito. Tuttavia, se essa è fedele alla voce del Cielo, grazie all’azione divina sarà in grado di produrre molto frutto. Quando rivolgiamo i nostri cuori alle cose elevate, persino le azioni in apparenza insignificanti diventano grandiose.

   Ora, proprio come il seme fuori dalla terra, il lievito non può svolgere il suo ruolo, se non è adeguatamente mescolato con la farina. Se a questa non viene aggiunto il lievito, la pasta non crescerà! Un’altra appropriata simbologia di quest’immagine, pertanto, è la Santa Comunione. Se ci alimentiamo con essa, ben presto la grazia si espanderà nella nostra anima con l’incomparabile e discreta capacità di diffusione delle realtà soprannaturali.

Primogenito di tutta la creazione e Maestro insuperabile

34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

   Prima di riportare la spiegazione riguardo alla zizzania e al grano, l’Evangelista si sofferma a riflettere sul valore delle parabole ideate in tale abbondanza da Nostro Signore, e con le quali Egli rivelava il tesoro di sapienza divina nascosto nella creazione. L’opera di Dio è perfetta e si propone come obiettivo la stessa Sua gloria. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che tutti gli esseri esistono per il loro Creatore.

   Per questo, San Matteo si riferisce a una profezia fatta dal salmista che si realizzava pienamente in Gesù Cristo: “Aprirò la mia bocca in parabole, rievocherò gli arcani dei tempi antichi.” (Sal 78, 2). Infatti, chi avrebbe potuto svelare tali lezioni, come prima nessuno aveva mai fatto? Chi, se non Lui che conosceva quelle meraviglie come Dio, da tutta l’eternità, e che era stato il modello supremo di questa grande opera in quanto “generato prima di ogni creatura” (Col 1, 15)? Nostro Signore apriva così l’interminabile serie di chiarimenti circa le “cose nascoste” nell’ordine dell’universo, che vengono approfondite nel corso dei secoli e lo saranno fino all’ultimo giorno della Storia. Lo stesso accadrà nella beatitudine eterna, dove vedremo Dio, nell’espressione del Dottore Angelico,1 totus sed non totaliter, cioè, tutto, ma non totalmente. Sempre avremo novità a Suo riguardo, come in un divino caleidoscopio i cui fiori e figure mai si ripeteranno.

II – Una parabola sulla vita della Chiesa in questa terra

36 Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. 37Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38 Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno, 39 e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.

   I discepoli non avevano compreso il significato più recondito della parabola della zizzania e del grano, e ora nell’intimità, lo chiesero a Nostro Signore. La spiegazione data dal Divino Maestro parla da sé, ma consente un’infinità di applicazioni utili sia per la vita sociale che per la spiritualità di ogni fedele. 

   Il comportamento del proprietario del campo rappresenta l’atteggiamento di Dio di fronte al male in questo mondo. Secondo quanto Nostro Signore afferma, costituiscono la zizzania tutti coloro che appartengono al maligno, ossia, coloro che hanno abbracciato il peccato e, pertanto, sono contro Dio e le sue leggi, così come i demoni, che cercano di portare gli altri a seguire le stesse vie.

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Nostro Signore insegna ai discepoli - Chiesa di Loios, Evora (Portogallo)
   Il male esisteva già nel Paradiso Terrestre, dove il serpente tentò i nostri progenitori, e si trova anche in seno alla Chiesa o entro le opere più sante! Tuttavia, il Signore non estirpa subito la zizzania perché il rapporto umano deve essere costituito da buoni e cattivi. Questi ultimi non possono essere eliminati prima del tempo, come i fedeli servitori desidererebbero, col rischio di amputare, tagliando la pianta nociva, anche quella buona. 

   Tale è la realtà di questa valle di lacrime, in cui il male si presenta, in quasi tutte le circostanze, mescolato con il bene. Ora, noi, cattolici, stiamo nel mondo e dobbiamo agire in esso. È necessario non lasciarci corrompere; agire nel mondo, senza appartenergli. La zizzania si mostra a noi in forma di vanità, piaceri terreni, immoralità e tanti altri deliri… Bisogna saperla controllare, affinché non soffochi le nostre buone radici, e resistere a queste attrazioni tossiche, permanendo sempre come grano sano! Qui sotto, pertanto, il Regno non è di dolcezza e delizie, ma di combattimento: “Militia est vita hominis super terram – La vita dell’uomo sulla terra è una lotta” ( Gb 7, 1).

   Di fronte alle difficoltà, tuttavia, non c’è motivo di turbarsi. Nostro Signore trasmise questa parabola insieme a quella del grano di senape e quella del lievito per insegnarci che, anche se il Regno di Dio procede in mezzo alla malvagità umana e alle insidie del diavolo, esso è come un seme che, curato adeguatamente, diventa un albero frondoso per la sua stessa vitalità. La zizzania, inoltre, fa un lavoro molto utile nella società, attirando a sé, fino al momento della raccolta, quelli che non sono vero grano. 

Il momento della raccolta…

La mietitura è la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42 e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!”

   La separazione completa tra i figli di Satana e quelli di Nostro Signore Gesù Cristo, avverrà solamente alla fine del mondo, quando, con i corpi risorti, ci riuniremo nella Valle di Giosafat. Il Dio clemente considerato nella prima lettura (Sap 12, 13,16-19) e nel Salmo di questa Liturgia (Sal 85), che geme per noi e aspetta la nostra conversione per salvarci, è colui che verrà a fare questa radicale divisione. Solo allora “quelli che fanno peccare gli altri”e “quelli che praticano il male” saranno condannati per tutta l’eternità, senza più tempo per la pazienza divina. Con i loro corpi grigi, sporchi e puzzolenti, anche se già indistruttibili, andranno alla “fornace ardente”. Questa espressione può sembrare ridondante, ma col suo utilizzo Nostro Signore esprime un incendio che non si estingue, perché è alimentato dalla collera di Dio stesso. Ecco l’infelice destino di coloro che, in questa vita, rappresentano la zizzania per gli altri. Per evitare di arrivare lì, Nostro Signore fa riferimento a quindici all’inferno nel Vangelo, e molti santi assicurano che la predicazione sulle pene eterne produce più conversioni e benefici per le anime che le prediche sul Paradiso.

   Dopo questa sconfitta del male, i giusti saliranno al regno di suo Padre, cioè al Cielo, dove splenderanno come il Sole in una felicità perfetta e senza fine. 

III – Come combattere la zizzania dentro di noi?

   Oltre all’insegnamento escatologico contenuto in queste parabole, il Vangelo di questa domenica ci dà una lezione di pazienza e prudenza per la nostra vita spirituale. Non solo nella società, ma anche dentro ciascuno di noi esiste una terribile miscela di grano e zizzania. Per quanto non vogliamo, insieme alle qualità che si sviluppano, scopriamo anche in noi difetti che si manifestano come inclinazioni cattive, passioni disordinate o istinti più bassi.

4.jpg  Ora, come sappiamo, ciò che c’è di buono in noi viene da Dio, ma il marciume, come spiega Nostro Signore ( Mc 7, 18-19), nasce dal nostro intimo. Questa zizzania, molte volte, non può essere strappata non appena è notata. Non si tratta neppure, come alcuni pensano, di incrociare le braccia in relazione al male, con l’illusione che alla fine tutto sarà accertato. Tale atteggiamento sarebbe simile a quello di uno che, con una ferita in cancrena nel dito, preferisse attendere che il processo di corruzione giungesse alla fine. Egli perderebbe non solo il dito, ma la mano, il braccio e, probabilmente, la sua vita.

   Dove, allora, troveremo la forza per non commettere mai, in questo mondo, peccati e praticare la perfezione, se si tiene conto del fatto che “il giusto cade sette volte” (Pr 24, 16) al giorno? Perché Dio permette l’esistenza del male nella nostra vita? Pregando il Padre Nostro, chiediamo: “ Non farci cadere in tentazione, ma liberaci dal male”. Nostro Signore Gesù Cristo fu tentato e, secondo alcune rivelazioni private, la Madonna ha attraversato la stessa situazione. Le tentazioni sono normali e costituiscono una condizione indispensabile della creatura nello stato di prova; in primo luogo per dimostrare la nostra fedeltà e, poi, come un mezzo per acquisire meriti, in vista della vita eterna.

La necessità della pazienza per crescere con la zizzania

   Più importante che strappare la zizzania è sapere quando farlo. Di fronte alle proprie miserie non si deve disperare, perché ci sono occasioni in cui non possiamo estirparle in un colpo solo. Dobbiamo avere la pazienza del signore della parabola e accettare il consiglio dato da lui ai servi: “Lasciateli crescere entrambi fino alla mietitura”.

   Nel frattempo, questo sì, facciamo attenzione a che la zizzania non danneggi il nostro grano e progrediamo nella vita spirituale sapendo circoscrivere il male, anche se nell’ora della nostra morte esclamiamo come San Luigi Maria Grignion di Montfort: “Sono arrivato alla fine del mio . È fatto. Non peccherò più”.2

   È impossibile che il giusto non commetta questa o quella imperfezione, ma la sua condotta deve essere quella di mantenere il grano e la zizzania sufficientemente separati, in modo che quando si sviluppano, sappia distinguerli facilmente al fine di bruciare uno e approfittare dell’altro. Al grano buono tocca soltanto essere se stesso, ossia, crescere all’interno delle spighe della santità e della virtù. Presa una tale decisione, per quanto la zizzania germini insieme, non riuscirà a soffocare la pianta sana. 

Quando estirpare il male?

   Tuttavia, a un certo punto è necessario agire contro il male. E la circostanza opportuna ci è indicata dalla prudenza, virtù interamente fatta di saggezza, che non significa connivenza con il peccato, ma la scelta del cammino più breve tra due punti, cioè, il mezzo più idoneo per raggiungere la meta. Questo insegnamento si applica alla nostra vita quotidiana, sia in famiglia, nella società o anche nell’ambito di una consacrazione religiosa.

   Nelle relazioni familiari, per esempio, qual è il momento di correggere un figlio? A volte non conviene farlo subito dopo l’infrazione, poiché il temperamento può tradirci, causando un danno maggiore per la sua anima. Dopo qualche tempo sarà più facile censurare il suo comportamento con fermezza, ma senza aggravare con la nostra carica temperamentale, incoraggiandolo alla fiducia. 

   L’Autore si ricorda di un racconto fatto da una persona alla quale il Dr. Plinio Corrêa de Oliveira affabilmente aveva indicato un certo difetto d’anima. Dopo aver ringraziato, l’interlocutore gli chiese quando aveva visto questa mancanza. Il Dr Plinio rispose: “Io l’ho vista da quando ti ho conosciuto”, cioè, da quindici anni. E non poteva essere diversamente, a causa dell’acuto carisma di discernimento degli spiriti che adornava quest’uomo dalla più tenera infanzia. Sorpreso, quel seguace gli chiese perché avesse aspettato tanto ad ammonirlo, al che il Dr Plinio rispose: “Perché stavo aspettando il momento in cui avresti avuto la forza di ‘mettere mano nella tua anima’ e strappare tutto ciò”. Fu necessario aspettare tutto questo tempo per evitare che la zizzania si portasse via il grano!

   Fatti come questo ci aiutano a considerare la nostra vita spirituale con rassegnazione, calma e, soprattutto, molta fiducia nella Provvidenza, poiché Ella è la padrona della grande proprietà chiamata mondo e di queste particelle che sono le nostre anime. E quanto Ella sa aspettare ciascuno di noi! Noi immaginiamo che con uno sforzo enorme ci santificheremo. Illusione! Tutto dipende da una grazia. Pertanto, senza mai scoraggiarci, dobbiamo capire che, finché Dio non metterà la mano per strappare la zizzania al momento opportuno, noi non avremo forze sufficienti né perizia per farlo.

   Nella parabola, il proprietario del campo affrontò la questione in tutta serenità, essendo apparentemente persino umiliato dal nemico… In realtà, accettare la presenza della zizzania era molto più astuto che strapparla. Analogamente, avere pazienza e rassegnazione per i nostri difetti molte volte finisce per essere più virtuoso che voler raggiungere una perfezione repentina, che ci porterebbe a una pericolosissima presunzione. Dobbiamo quindi saper sopportare le nostre miserie con pace dello spirito, senza permettere che esse prevalgano nel campo della nostra anima, ma aspettando il momento in cui il Divino Proprietario le strappi con la sua grazia.

Dio avrà pazienza con coloro che riconoscono il loro nulla

   La prima lettura ci aiuta ad avere fiducia nell’azione di Dio, affermando di Lui: “Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi” (Sap 12, 18-19). Dio, conoscendo le nostre debolezze, sospende la giustizia e giudica con misericordia chi crede nel Suo potere, e, riconoscendo la sua insufficienza, implora il perdono.

   Quando San Paolo chiese per tre volte a Nostro Signore che togliesse da lui il pungiglione della concupiscenza, che lo faceva molto soffrire (II Cor 12, 7-8), Gesù gli disse: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza” (II Cor 12, 9). È nella contingenza di convivere con la zizzania dentro di noi che Dio manifesta chiaramente il suo divino potere. Cresciamo in questa certezza, sapendo che, come attesta la seconda lettura di questa domenica, “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza” (Rm 8, 26). Il Consolatore non smetterà mai di sostenerci e fortificarci nelle vie della santità nella resistenza contro la zizzania! (Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2017, n. 170, p. 08 - 15)

1 Cfr SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.12, a.7; De veritate, q.8, a.2, ad 6; De potentia, q.7, a.1, ad 2; Super Sententiis. L.IV, d.49, q.2, a.3, ad 3. 2 LAURENTIN, René. Luís Maria Grignion de Montfort. São Paulo: Paulinas, 2002, p.115.

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