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Santi

Aiutante fedele della grande amica di Gesù

Pubblicato 2017/06/10
Autore : Suor Isabel Cristina Lins Brandão Veas, EP

Favorita con innumerevoli grazie mistiche fin dall’infanzia, si abbeverò dello spirito teresiano nella stessa fonte, essendo infermiera, segretaria e compagna di viaggi della grande riformatrice del Carmelo.

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   Consegnando la sua figlioletta Anna alle cure delle due giovani che cucivano sul balcone della sua casa, sua madre raccomandò:

   — Fate attenzione alla vostra sorellina, perché, se cade da questa altezza, può morire.

   Da brave spagnole, le due giovani conversavano animatamente durante il lavoro e non persero l’occasione per una breve discussione, non appena la madre se ne andò:

   — Anna sarebbe felice di morire oggi. Essendo battezzata ed essendo innocente andrebbe direttamente in Cielo – disse una di loro, contemplando la piccina che le fissava placidamente.

   — Non concordo! – interruppe l’altra – Adesso ha soltanto tre anni; tuttavia, se continua a vivere, può diventare una grande Santa.

   — Ma chi garantisce che questo accadrà? Ora lei è incapace di peccare e la sua salvezza è garantita. Quando compirà sette anni di età e avrà l’uso della ragione, però, chi può assicurare che non offenderà Dio e si perderà? – ribatté la prima.

Convento de São José.jpg

O primeiro encontro com Santa Teresa deu-se no Convento de São José, quando Ana ainda era noviça

Entrada e interior da igreja do Convento de São José, Ávila (Espanha)

   Sebbene ancora non sapesse parlare né comprendesse tutta la portata di quelle parole, la bambina seguì con vivo interesse il dialogo delle sorelle e, nel suo candore infantile, si riempì di timore di arrivare ai sette anni di età, ritenendo essere questo il limite fatidico a partire dal quale si sarebbe vista nel rischio di peccare. Per questo, cercò di prendere provvedimenti per evitare tale disgrazia. Dando segno di conoscere già i misteri che il Padre rivela ai piccini, si pose interiormente sotto la protezione della Madonna e di altri protettori celesti, come San Michele, San Gabriele e San Giuseppe, che pensava fosse anche lui un Angelo.

   Non c’è da sorprendersi che quest’abbandono al soprannaturale, proprio agli albori della vita, abbia portato Anna alla santità, come aveva ipotizzato una delle sue sorelle. Ciò che suscita la nostra ammirazione è il modo attraverso cui Dio ha voluto farle sperimentare, su questa terra, quello che costituisce una delle maggiori gioie eterne: la convivenza con i Santi! A lei toccò la fortuna di seguire molto da vicino la grande Teresa di Gesù, di cui fu infermiera, segretaria e confidente, e più tardi, propagatrice del suo spirito e continuatrice della sua missione.

Familiarità con il soprannaturale da presto

   Anna García Manzanas nacque il primo giorno del mese di ottobre Suor Isabel Cristina Lins Brandão Veas, EP Riproduzione Giugno 2017 · Araldi del Vangelo??????33 del 1549, in una famiglia di prosperi agricoltori del villaggio di El Almendral, vicino ad Avila. Era la sesta di sette fratelli ed ebbe la fortuna di essere istruita nella Fede fin dai primi passi, non solo ascoltando i pietosi insegnamenti dei genitori, ma anche vedendoli agire in tutto come eccellenti cattolici. A tal punto prendevano sul serio i propri obblighi verso Dio che assolutamente volevano assistere alla Messa ogni mattina, insieme a tutti i figli, non importa quanto gravi e urgenti fossero le questioni da risolvere in quella giornata.

   Abituata a dare il vero valore alle realtà soprannaturali, Anna sempre sentì una forte attrazione per il Cielo e una profonda avversione per il peccato. Da qui si comprende la sua reazione a tre anni di età al fatto sopra narrato, che, del resto, non finì lì…

   In quella stessa occasione lei fu oggetto del primo fenomeno mistico della sua vita, che la riempì di forze e consolazione: mentre pensava a ciò che le sorelle avevano appena detto, alzò gli occhi e vide il Cielo aprirsi e Nostro Signore Gesù Cristo, circondato di gloria, che la fissava, infondendo nel suo cuore ardenti desideri di amarLo e servirLo. Da allora in poi, l’esistenza di Anna sarebbe stata permeata da manifestazioni straordinarie di questo tipo come, ad esempio, frequenti apparizioni del Bambino Gesù, che Si presentava sempre con un’età equivalente a quella della bambina.

   Quando Anna aveva dieci anni, morirono i suoi genitori e i fratelli le diedero l’incombenza di occuparsi delle greggi della famiglia. Lei ne trasse un grande vantaggio, poiché nella tranquilla solitudine dei campi Gesù Bambino cominciò a farSi presente in forma visibile tutti i giorni, procurandole così tanta gioia spirituale che, una volta, lei chiese: “Signore, visto che mi fai compagnia, non andiamo più là dove c’è gente, ma andiamo noi soli nelle montagne, poiché in tua compagnia non mi mancherà nulla”.1 A tanto amorosa supplica, il Divino Infante sorrise, senza dire nulla, e le fece comprendere, nel fondo dell’anima, che non erano questi i disegni della Provvidenza a suo riguardo…

Prove nella consegna alla vocazione

Convento carmelitano de Stella Maris.jpg   Con lo scorrere del tempo, diventò chiaro per la giovane Anna che Dio la chiamava alla vita religiosa, e lo stesso Nostro Signore le indicò, in sogno, il monastero nel quale sarebbe dovuta entrare: il convento delle carmelitane scalze di Avila, fondato poco prima dalla già allora famosa Madre Teresa di Gesù. Anna, tuttavia, sarebbe riuscita a seguire la vocazione soltanto dopo dure lotte, tanto contro i familiari, che si opposero fortemente alla sua decisione, come contro il demonio, la cui rabbia di perderla fu terribile.

   Così lei descrive la sua entrata al Carmelo, dove arrivò accompagnata da alcuni membri della famiglia: “Essi continuavano a piangere lungo il cammino e quasi non mi parlavano. Io camminavo molto contenta, ma, per un altro verso, così tormentata da cattive tentazioni, che pareva che tutto l’inferno si fosse riunito per farmi guerra. Io non osavo proferire una sola parola su ciò, infatti, se lo avessi fatto, a ragione avrebbero detto che ero pazza a entrare nel monastero in quella maniera”.2

   Gesù, tuttavia, che è la forza e la vittoria dei giusti, subito premiò la sua perseveranza e fedeltà, come lei stessa riferisce: “Alla porta d’ingresso, quella tempesta scomparve come se mi avessero tolto un cappello dalla testa; rimasi come in un cielo di contentezza, con la sensazione di aver passato tutta la vita tra quelle sante”.3

   Nel Convento di San Giuseppe, di Avila, Anna fu ammessa come suora laica e aggregò al suo nome quello di San Bartolomeo. Incaricata delle necessità materiali della casa, sapeva unire un’intensa vita interiore all’attività incessante nella cura delle sorelle d’abito, assumendosi, con gioia, i lavori più pesanti. Tuttavia, la dura prova che tante volte visita coloro che Dio vuole più specialmente perfezionare, spuntò inesorabile proprio all’inizio del noviziato: cessò completamente la presenza sensibile di Nostro Signore, che aveva sentito fin da bambina.

Al servizio personale della grande riformatrice del Carmelo

   Il primo incontro con colei che sarebbe stata il faro per i suoi passi avvenne quando Anna era ancora novizia, nel luglio del 1571. Vedendola, la grande Santa Teresa lasciò trapelare la sua contentezza, tanto che sembrava in attesa di un’anima così consonante con la sua. Dopo averla analizzata per alcuni istanti, la strinse in un forte abbraccio e ordinò che la assegnassero al suo servizio personale. 

   Durante i tre anni in cui la Santa rimase in quel convento, Anna poté ricevere innumerevoli lezioni di perfezione in una convivenza d’intimità, contemplando con estasi e venerazione le sfaccettature della sua superiora, la cui grandezza si manifestava ora nelle mosse audaci, ora nelle decisioni piene di discernimento, ora nei momenti di raccoglimento e persino nei piccoli gesti e attitudini della vita quotidiana.

   Questo periodo fu l’inizio del lungo cammino che le due Sante avrebbero percorso insieme. Essendo Santa Teresa partita per Siviglia nel 1574, la sua aiutante non poté seguirla, a causa di una violenta malattia cha la lasciò senza energie per le faccende abituali. Generosa com’era, la sensazione di inutilità causata da questa situazione fece soltanto crescere il suo desiderio di darsi interamente a Dio. Per questo, Gli chiese di guarirla o altrimenti di portarla via da questa vita, e ricevette questa risposta: “Ora questo non ti conviene; dovrai patire molte fatiche in compagnia della mia amica Teresa”.4

   Malgrado questa così consolante promessa, la salute di Anna non migliorò affatto… Come suole accadere alle anime molto elette, Gesù voleva da lei un nuovo atto di fiducia e abbandono.

Per servire Santa Teresa, niente era un ostacolo 

Morte de Santa Teresa.jpg   Quando Santa Teresa ritornò ad Avila, Anna era ancora malata. Nonostante ciò, le diede l’ordine, a prima vista abbastanza arbitrario, di assumere il posto da infermiera. Anche se a malapena riusciva a stare in piedi, lei obbedì prontamente, chiedendo a Nostro Signore di aiutarla. Dimostrando il suo compiacimento per quest’atto di sottomissione, Gesù apparve e non solo le diede forze per prendersi cura delle suore malate, ma anche fu disposto, Lui stesso, a prendersi cura di una di loro. Nel giro di pochi giorni, tutte si erano ristabilite e commentavano, impressionate, la dedizione e abilità della nuova infermiera, che sembrava conoscere tutti i segreti della funzione come se la esercitasse da anni.

   Grazie a questo favore concesso da Dio, lei poté soccorrere parecchie volte la sua santa madre nei problemi di salute che la colpirono, soprattutto negli ultimi anni di vita, quando, essendosi fratturata il braccio sinistro, necessitava tutto il tempo di qualcuno che la aiutasse. Tali circostanze segnarono l’anima di Anna in maniera singolare, come lasciò attestato nelle sue memorie: “Veramente era un Cielo servirla, ma era la più grande delle sofferenze vederla patire”.5

   Oltre ai viaggi, che costituivano un’occasione specialissima di convivenza, divenne più vicina a Santa Teresa quando diventò sua segretaria. Quest’incarico di natura molto diversa da tutto quanto la buona suora era abituata a fare, fu anch’esso svolto con prodigiosa efficienza, frutto della sua disposizione filiale a servire.

   Anche se non era in grado di leggere né di scrivere, bastò che la grande maestra esprimesse il desiderio di averla come assistente per il disbrigo della corrispondenza, che Anna si offrì di aiutarla, confidando che Dio le avrebbe fornito le condizioni necessarie. Con semplicità, chiese alla Santa alcuni suoi scritti per imitare la sua calligrafia e lo stesso giorno, riuscì a scrivere una lettera, annotando ciò che la madre le dettava.

   Oggi la collezione degli scritti della Beata Anna di San Bartolomeo costituisce un grosso volume che proclama di per sé questo miracolo operato da Dio in lei. E, senza dubbio, nel considerare questa fedelissima figlia di Santa Teresa, la sua operosità abnegata e piena di entusiasmo suscita la nostra ammirazione. Davanti a lei, le insufficienze umane smettevano di essere un ostacolo, per trasformarsi nella base sulla quale Dio realizzava i suoi miracoli.

“Similis simili gaudet”

Ana de São Bartolomeu.jpg   Il 4 ottobre 1582, Santa Teresa si trovava nel suo letto di morte. Sentendo approssimarsi l’ora estrema, si confessò, ricevette il Viatico e spirò riposando il capo tra le braccia della fedele Anna, che la assisteva giorno e notte.

   Nostro Signore stesso venne allora a consolare la fedele discepola, apparendole pieno di splendore e mostrandole la stupenda commemorazione che gli Angeli e Santi preparavano nel Cielo per accogliere colei che Egli chiamava “mia amica”.

   Così puro, disinteressato e restitutore era l’amore della Beata Anna per la sua maestra, che bastò questa visione per fortificarla e riempirla di gioia, al punto che non versò neppure una lacrima per la sua morte. Al contrario, si sentiva raggiante di felicità, perché, dopo tutto, la sua veneranda madre avrebbe ricevuto il premio per gli strenui combattimenti affrontati, la gloria per le sofferenze indicibili sopportate e la corona per le tante vittorie ottenute!

   Dopo la dipartita di Santa Teresa per l’eternità, Anna diventò un punto di riferimento per quelli che, appartenenti o no all’Ordine del Carmelo, volevano conoscere meglio le gesta e l’anima teresiana. E divenne subito patente quanto quella testimone fededegna si fosse lasciata plasmare dalla sua superiora e quanto avesse assimilato il suo spirito. Per obbedienza, ricevette il velo nero, che significava che non era più una semplice suora laica, e fu inviata in Francia, insieme ad altre religiose, per introdurvi l’Ordine delle Carmelitane Scalze. 

   Trascorse gli ultimi anni della sua vita in Belgio, dove fondò il Carmelo di Anversa. In quell’epoca i belgi erano in guerra contro gli olandesi. Si era diffusa in tal modo la sua fama di santità, che molti militari, prima di partire per il fronte di combattimento, venivano a chiederle qualche oggetto suo, per usarlo come reliquia e garanzia della protezione di Dio. Uno di loro, che portava al petto un foglio scritto dalla santa madre, Dio lo salvò dalla morte: un proiettile attraversò lo spesso tessuto dell’uniforme, ma fu fermato dal foglio sottile di carta! Inoltre, in due occasioni, negli anni 1622 e 1624, quando la città stava per essere presa dalle truppe nemiche, furono le preghiere di madre Anna che miracolosamente la salvarono, dando ragione a ciò che aveva detto qualche tempo prima l’infanta Isabella Clara Eugenia, figlia di Filippo II, all’epoca governatrice dei Paesi Bassi: “Nessuna paura per il castello di Anversa o per questa città, perché sono più sicura della difesa fatta con le preghiere di Madre Anna di San Bartolomeo che con tutti quanti eserciti che possano esserci lì”.6

   Il 7 giugno 1626 quest’anima valorosa concluse la sua carriera in questo mondo per entrare nella gioia del Cielo, dove, certamente accanto alla sua amata Madre Teresa di Gesù, continua a proteggere coloro che hanno a cuore la gloria di Dio e della sua Chiesa. (Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2017, n. 169, pp. 32 - 35)

1 BEATA ANNA DI SAN BARTOLOMEO. Autobiografía de Amberes (A). C.I, n.5. In: Obras Completas. Burgos: Monte Carmelo, 1998, p.327. 2 Idem, C.II, n.19, p.336-337. 3 Idem, ibidem. 4 BEATA ANNA DI SAN BARTOLOMEO. Autobiografía de Bolonia (B). C.IV, n.8. In: Obras Completas, op. cit., p.493. 5 BEATA ANNA DI SAN BARTOLOMEO, Autobiografía de Amberes (A), op. cit., C.VI, n.17, p.353. 6 PEÑA, OAR, Ángel. La Beata Sor Ana de San Bartolomé. Una maravilla de Dios. Lima: Libri Cattolici, 2009, p.68.

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