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Voce del Papa

La festa del Corpus Domini

Pubblicato 2017/06/08
Autore : Redazione

Raccomandiamo ed esortiamo nel Signore, e per mezzo di questa bolla apostolica vi ordiniamo, che celebriate devotamente e solennemente questa festa così sublime e gloriosa, e che vi impegniate a farla celebrare nelle vostre chiese.

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   Cristo nostro Salvatore, sul punto di partire da questo mondo e di salire al Padre, istituì a memoria della sua Morte, poco prima della sua Passione, nell’Ultima Cena, il supremo e magnifico Sacramento nel quale ci dà il suo Corpo come alimento e il suo Sangue come bevanda.

Egli rimase veramente presente tra noi 

São Tomás.jpg
San Tommaso d’Aquino presenta a papa Urbano
IV la Liturgia del Corpus Domini
Particolare di un quadro di Taddeo di Bartolo -
Museo d’Arte di Filadelfia (USA)
   Ogni volta che mangiamo di questo Pane e beviamo da questo Calice annunciamo, effettivamente, la Morte del Signore, poiché, istituendo questo Sacramento, Gesù disse agli Apostoli: “Fate questo in memoria di Me” (I Cor 11, 24). Manifestò così il suo desiderio che questo eccelso e venerabile Sacramento fosse per noi la principale e più insigne memoria del grande amore con cui Egli ci ha amato; memoria mirabile e stupenda, dolce e soave, cara e preziosa, nella quale si rinnovano prodigi e meraviglie immutabili. In essa si trovano tutte le delizie e sapori più raffinati. In essa degustiamo la stessa dolcezza del Signore e, soprattutto, otteniamo le forze per la vita e per la nostra salvezza. 

   In questo dolcissimo, sacrosanto e salutare memoriale rinnoviamo i nostri ringraziamenti per la nostra Redenzione, ci allontaniamo dal male, ci confermiamo nella pratica del bene, progrediamo nell’acquisizione delle virtù e della grazia, siamo confortati con la presenza corporale del nostro Salvatore, perché in questa commemorazione sacramentale Cristo è presente tra noi, in un modo diverso, ma nella sua vera sostanza.

   Infatti, Egli disse agli Apostoli e suoi successori, prima di salire al Cielo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20), e li consolò con la benigna promessa che avrebbero potuto contare anche sulla sua presenza corporale. […]

Non c’è migliore e più nobile alimento per l’anima

   Il nostro Salvatore si diede, infatti, come alimento affinché, così come l’uomo fu corrotto dall’alimento proibito, rivivesse con un alimento benedetto. Chi cadde per il frutto di un albero di morte, risuscita con un pane di vita. Da quell’albero pendeva un alimento mortale, in questo pane si trova un alimento di vita; quel frutto ci portò il male, questo, la guarigione; un appetito sregolato produsse il male, una fame diversa genera il beneficio; arrivò il rimedio nel luogo invaso dalla malattia; da dove era partita la morte, arrivò la vita.

   Di quel primo alimento si disse: “Quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen 2, 17); del secondo è scritto: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6, 51).

   È un alimento che ripristina e nutre di fatto, sazia completamente, non il corpo, ma il cuore; non la carne, ma lo spirito; non le viscere, ma l’anima. L’uomo aveva bisogno di un alimento spirituale, e il nostro Salvatore misericordioso gli diede il migliore e più nobile alimento come nutrimento della sua anima. […] Questa prelibatezza si mangia, ma essa non si consuma né si modifica, poiché non si trasforma in chi la mangia, ma, al contrario, rende simile a lui chi lo riceve degnamente.

   Oh, eccelso e adorabile Sacramento, degno di essere celebrato con i più emozionanti canti di lode, esaltato con le più intime fibre dell’anima, con i più ardenti omaggi! Sei degno di essere ricevuto dalle anime più pure! Glorioso memoriale, dovresti essere alloggiato nel più profondo dei cuori, indelebilmente impresso nelle anime, racchiuso nell’intimità dello spirito, onorato con la più assidua e ardente pietà! 

   Volgiamoci sempre a questo così grande Sacramento, per ricordarci in ogni momento di Colui di cui sappiamo che è il perfetto memoriale. Infatti, ricordiamo di più la persona i cui benefici abbiamo costantemente presenti.

Il dovere di onorare un così mirabile Sacramento

   Anche se questo santo Sacramento viene celebrato tutti i giorni nel solenne rito della Messa, riteniamo sia degno e conveniente commemorarlo per lo meno una volta l’anno in una festa più solenne, al fine di confondere e respingere così l’ostilità degli eretici. 

   Ora, il Giovedì Santo, giorno in cui Cristo l’ha istituito, la Santa Chiesa è occupata con la Confessione dei fedeli, la benedizione del Crisma, il compimento del compito della lavanda dei piedi e con molte altre cerimonie sacre. Non può quindi prestare la massima attenzione alla celebrazione di questo grande Sacramento.

   La Chiesa onora i santi e, sebbene li ricordi con molta frequenza durante tutto l’anno nelle litanie, Messe e altri atti liturgici, non cessa di celebrare con maggiore solennità la festa del loro ingresso in Cielo e di stabilire certi giorni a loro dedicati, con commemorazioni speciali in loro onore. E siccome forse in queste feste i fedeli omettono alcuni dei loro doveri per negligenza o eccesso di occupazioni, la Chiesa ha riservato un giorno dell’anno per la commemorazione di tutti i Santi, al fine di sopperire in questa celebrazione comune, ciò che è stato eventualmente trascurato in quelle particolari, sia per negligenza sia per occupazioni mondane o per la fragilità umana. 

   Ora, è necessario adempiere questo dovere, soprattutto per quanto riguarda il mirabile Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, gloria e corona di tutti i Santi. Che Egli risplenda in modo speciale in una commemorazione solenne al fine di supplire diligentemente a ciò che potrebbe essere stato trascurato nelle altre celebrazioni della Messa.

   In questo modo i fedeli, esaminandosi con attenzione, umiltà di spirito e purezza di coscienza, potranno riparare le colpe che hanno commesso nell’assistere alla Messa, forse perché avevano l’attenzione riposta negli affari mondani o, più probabilmente, per negligenza o per debolezza umana.

Celebrate solennemente questa eccelsa e gloriosa festa

   Così, dunque, affinché la Fede Cattolica sia irrobustita ed esaltata, riteniamo equo e opportuno stabilire che ogni anno sia celebrata nella Chiesa una festa speciale e solenne in onore di questo grande Sacramento quotidianamente celebrato nella Chiesa, e stabiliamo come data per questa commemorazione il primo giovedì dopo l’ottava di Pentecoste.

   Che si riuniscano in questo giorno nei templi, devote moltitudini di fedeli pieni di affetto. Che tutto il clero e il popolo intonino gioiosi inni di lode, traboccando di gioia sulle labbra e nei cuori. Canti la fede, vibri la speranza, esulti la carità. Si manifesti la devozione, gioisca la purezza, brilli la sincerità nei cuori. Che tutti si uniscano con spirito diligente e prontezza di volontà a preparare e celebrare questa festa.

   Che il fervore infiammi le anime dei fedeli nel servizio di Cristo affinché, per mezzo di questa festa e di altre opere buone, accumulino davanti a Lui meriti sempre maggiori, in modo che, dopo questa vita, possano raggiungere come premio Colui che Si è offerto agli uomini come alimento e come prezzo della loro redenzione. 

   Per questo vi raccomandiamo e vi esortiamo nel Signore, e per mezzo di questa bolla apostolica vi ordiniamo, in virtù della santa obbedienza e per la remissione dei vostri peccati, di celebrare devotamente e solennemente questa festa così sublime e gloriosa, e di impegnarvi con attenzione a farla celebrare nelle chiese delle vostre città e diocesi nel menzionato giovedì di ogni anno, utilizzando le letture, responsori, versi, antifone, salmi, inni e preghiere creati per la stessa, che alleghiamo in questa bolla insieme alle parti proprie della Messa.

   Ordiniamo anche che, direttamente o tramite altri, la domenica che precede il menzionato giovedì, esortiate i vostri fedeli affinché, con una buona Confessione, generose elemosine, ferventi preghiere e altre opere di pietà e devozione, si preparino, con l’aiuto di Dio, a ricevere con riverenza quel giorno un così prezioso Sacramento e ottengano con questo mezzo un aumento di grazia. (Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2017, n. 169, pp. 6-7)

Papa Urbano IV. Passi della Bolla “Transiturus de hoc mundo”, 11/8/1264 – Originale latino disponibile in www.vatican.va. Traduzione: Araldi del Vangelo 

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