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Vergine Maria

Regina e Madre della speranza

Pubblicato 2017/05/12
Autore : Suor Ana Lucía de León Juárez, EP

Possedendo la Vergine Santissima il dono della speranza perfetta, la Divina Provvidenza poté farLa passare per immense prove, rendendoLa un modello per tutta l’umanità.

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   Nessuno può negare che viviamo in tempi difficili: ci sono crisi ovunque e dappertutto, e il futuro ci appare pieno di ombre e incognite.

   Il nemico della nostra salvezza vuole porre fine alla speranza dell’umanità, soprattutto tra giovani e adolescenti, perché sa che “la gioventù non è fatta per il piacere, è fatta per l’eroismo”.1 Per questo offre loro soltanto la fruizione delle cose passeggere e vuole togliere loro l’aspettativa degli orizzonti grandiosi cui dovrebbero aspirare, visto che tutto sembra dirigersi in senso contrario.

Natividade.jpg
Natività - Cappella del Campo dei Pastori, Betlemme (Israele)
   In materia di virtù, tuttavia, l’eroismo “non è un obbligo esclusivo dei giovani, ma di tutti gli uomini, senza eccezioni”,2 insegna Mons. João Scognamiglio Clá Dias. Nei giorni in cui viviamo, la virtù della speranza dev’essere molto viva e operante nelle nostre anime, dandoci la certezza che in un determinato momento Dio interverrà.

   A volte, l’attesa ci sembra molto lunga e abbiamo la tendenza a scoraggiarci… Non dobbiamo mai dimenticare, però, che il Signore ha detto nel Vangelo: “Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33); nemmeno delle parole dell’Apostolo, che afferma tassativamente: “Nella speranza noi siamo stati salvati.” (Rom 8, 24).

   Tuttavia, poiché viviamo in una società così lontana da Dio, molte persone, anche cattolici praticanti, non conoscono il senso autentico della parola speranza… Qual è il suo vero significato?

Speranza naturale e speranza soprannaturale

   In un linguaggio colloquiale, avere speranza significa vedere come possibile la realizzazione di ciò che si desidera, è avere fiducia che qualcosa di buono verrà per noi.

   L’essere umano è sempre alla ricerca di qualcosa che gli porti soddisfazione e felicità. Confida nel recupero da una malattia, nel riconoscimento del valore del suo lavoro o nell’ottenimento dell’amicizia di una persona che ammira molto. Spera, insomma, di ottenere qualcosa di buono per questa vita. E quanto maggiori sono gli ostacoli da superare per questo, possiamo dire con proprietà che lo speriamo. 

   Quello che è facilmente alla nostra portata non può risvegliare in noi un desiderio così profondo. In circostanze normali, per esempio, attendere a tavola l’arrivo del pranzo o la fiducia che il nostro letto continuerà a restare al suo posto durante la notte per offrirci il solito sonno non richiede nessuno sforzo da parte nostra. 

   Tuttavia, la guarigione di una malattia complessa, l’ottenimento di un buon impiego in tempi di crisi o il consolidamento di un’importante amicizia può condurci a sperare in questi beni terreni.

   La virtù soprannaturale della speranza, tuttavia, è di gran lunga superiore a questa naturale speranza che abbiamo appena descritta. Essa fa parte delle tre virtù teologali infuse da Dio nell’anima degli uomini nel Battesimo, “per renderli capaci di procedere come figli suoi e di meritare così la vita eterna”.3 Proprio come per la fede noi crediamo in Dio e in tutto ciò che Egli ci ha rivelato, e con la carità noi amiamo Dio sopra ogni cosa, attraverso la speranza, “confidiamo con piena certezza di ottenere la vita eterna e i mezzi necessari per arrivarci, appoggiandoci sull’aiuto onnipotente di Dio”.4

Siamo chiamati alla salvezza eterna

   Questa virtù della speranza, quindi, ha un ruolo importante nella nostra santificazione. 

   Essa ci distacca dai beni terreni, la cui insufficienza e transitorietà mette in rilievo, e in questo modo ci unisce di più a Dio. Dà anche una maggior efficacia alle nostre preghiere, poiché “Cristo Signore nostro opera i suoi miracoli a favore di coloro che in Lui hanno fiducia”.5 Ma, soprattutto, ci dà l’energia e il coraggio necessari per camminare in questa valle di lacrime, visto che “ci fa possedere, con anticipo, le meraviglie inimmaginabili che riceveremo in pienezza alla fine dello stato di prova”.6

   “Dio ci ha predestinato alla salvezza dall’eternità, e prima ancora di essere stati creati, aveva già determinato la via di santificazione di ognuno, pregustando il momento in cui saremmo nati e avremmo cominciato a percorrerla. Alimentando la nostra speranza in mezzo ai dolori della vita, Egli agisce con noi come uno che, avendo costruito un palazzo per noi in un luogo di difficile accesso, ci conduce lungo un sentiero in mezzo a una selva piena di spine e acquitrini capaci di crearci apprensione. E non vede l’ora di portarci il prima possibile fino a una radura da dove ci possa mostrare, in lontananza, l’edificio, al fine di incoraggiarci a proseguire lungo il percorso”.7

   Così, la speranza si mostra come una virtù grandiosa, che ci porta innumerevoli benefici, come un’ancora di salvezza, uno strumento che ci condurrà a perseverare e progredire nel cammino della perfezione, per ottenere la vera felicità nella vita eterna. 

In chi dobbiamo depositare la nostra speranza?

   L’essere umano è dotato di “un certo istinto di socievolezza” che lo spinge a sostenersi sugli altri per raggiungere un qualsiasi scopo, come dice Cicerone nella sua opera  La Repubblica. Infatti, continua, “la specie umana non è nata per l’isolamento e la vita errante, ma con una disposizione che, anche nell’abbondanza di tutti i beni, la porta a cercare il sostegno comune”.8 Abbiamo bisogno, per la nostra stessa natura, di qualcuno di cui fidarci.

   È necessario, tuttavia, scegliere molto bene i nostri compagni di cammino in questa terra d’esilio, poiché lo Spirito Santo ci mette in guardia attraverso la penna di Geremia: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore!” (17, 5).

   Se non si può, allora, confidare in nessun uomo, come potremo avanzare, da chi dobbiamo sperare protezione?

   La nostra speranza, insegna il Siracide, deve essere sempre riposta in Dio: “Voi che temete il Signore, confidate in lui; il vostro salario non verrà meno. Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici, la felicità eterna e la misericordia. Voi, che temete il Signore, amateLo, e i vostri cuori si riempiranno di luce” (2, 8-10).

   La ragione principale della nostra speranza è radicata nel fatto che il Padre ha inviato il suo Figlio Unigenito a redimerci, a ripristinarci la grazia perduta con il peccato. Nella persona di Cristo, ha manifestato la sua infinita potenza, “quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose” (Ef 1, 20-23).

   Allo stesso modo in cui Gesù è, in quanto Dio, la meta del nostro pellegrinaggio terreno, Egli è, come uomo, il fratello, amico e compagno del quale ci dobbiamo fidare totalmente. Pertanto, possiamo fidarci di coloro che Lo seguono e a Lui cercano di condurci.

Maria, Madre della Chiesa e modello dei fedeli

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Le Nozze di Cana - Cattedrale di Siviglia (Spagna)
   Volgiamo, ora, il nostro sguardo verso la cima del Calvario, quando Nostro Signore Gesù Cristo era pronto a versare le sue ultime gocce di linfa per la nostra salvezza. Al culmine dell’agonia, “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19, 26-27). In questo modo, consegnava a Lei tutti gli uomini come figli, nella persona di San Giovanni.

   La Vergine Santissima è, quindi, oltre che Madre di Dio, Madre amorevole di ogni battezzato. La protezione incessante che Ella esercita su chi La invoca, il suo sguardo benigno verso il peccatore pentito e il desiderio ardente che Lei ha che noi raggiungiamo il Cielo sono ottime ragioni per la nostra speranza. 

   E poiché è anche “Madre di Cristo e Madre della Chiesa”,9 Ella è anche modello di tutte le virtù per i fedeli, molto in particolare della pratica della virtù della speranza. “Come la fede è stata grande in Maria, così è stata grande la speranza. Nel bel mezzo delle più grandi prove e difficoltà, si è abbandonata completamente nelle mani di Dio, confidando in Lui”.10 Numerosi fatti della Sua vita lo dimostrano.

Pizzichi della speranza nella vita della Madonna

   Don Gabriel Roschini,11 uno dei grandi mariologi del XX secolo, fa una panoramica su alcuni episodi della vita della Vergine, che sono pizzichi della sua speranza esemplare. Per esempio, quando portava nel chiostro virginale il Figlio di Dio e percepì l’angoscia di San Giuseppe, suo castissimo sposo, ignorando l’insondabile arcano divino in Sé realizzato, Ella pensò che se non era stato rivelato a lui l’accaduto, non sarebbe stato conveniente che Lei glielo comunicasse. Stette in silenzio, abbandonandoSi nelle mani della Provvidenza e la sua fiducia non fu scossa (cfr. Mt 1, 18-20).

   Un’altra occasione in cui la Madonna diede una prova luminosa di fiducia in Dio fu quando Si dirigeva a Betlemme per il censimento e sapeva che era prossima la nascita del Bambino Gesù. Intraprese il lungo e faticoso viaggio da Nazareth e non c’era posto che Li ospitasse. rifugiandoSi in una povera grotta, interamente sprovvista di risorse umane, la sua speranza ancora una volta non fu scalfita, poiché l’aiuto divino non tardò ad arrivare e venne al mondo il Salvatore, custodito dai cori angelici (cfr. Lc 2, 6-7).

   Poco dopo, un’altra prova eroica di speranza era data da Maria. La notte, Ella prese il Bambino in braccio e partì, con San Giuseppe, per l’esilio in Egitto, avventurandoSi in un altro viaggio lungo e pericoloso, senza mezzi materiali, affinché si compissero le profezie (cfr. Mt 2, 13-15).

   Nelle Nozze di Cana, piena di materna attenzione, supplicò il suo Divino Figlio che togliesse i poveri sposi dalla difficoltà in cui si trovavano per la mancanza di vino. Sentendo da Gesù che non era giunta la sua ora, non perse le speranze e ordinò ai servitori che facessero tutto quello che Lui avesse detto loro, essendo pienamente esaudita (cfr. Gv 2, 1-11).

   La Sua speranza, tuttavia, raggiunse l’apice quando ricevette il Corpo inerte del Salvatore tra le braccia, senza dubitare per un solo istante, nella sua estrema solitudine, che in pochissimo tempo Egli sarebbe ritornato alla vita, vincendo la morte. Di fronte all’apparente sconfitta del Leone di Giuda, Ella aspettava con assoluta certezza l’ora della Resurrezione.

“Vita, dolcezza e speranza nostra…”

   Praticando la virtù della speranza, la Vergine Santissima possedeva una celestiale tranquillità, proveniente dal suo santo abbandono. Sebbene Le capitassero avversità così terribili come la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, nulla La poteva scuotere. In qualsiasi perplessità, per quanto incerta fosse, Maria sperava “contro ogni speranza” (Rm 4, 18).

   La speranza, tuttavia, spiega Don Roschini, “non è, né deve essere inerzia. Non si deve pretendere che Dio faccia tutto da solo. La speranza deve essere operosa. ‘Aiutati, che Dio ti aiuterà’, dice il proverbio. Così è stata la speranza di Maria. Fu una speranza operosa. Fece da parte sua quanto poteva. Agì come se tutto dipendesse da Lei e confidò in Dio, come se tutto dipendesse da Lui”.12

   Possedendo Lei il dono della speranza perfetta, la Divina Provvidenza poté farla passare per immense prove, rendendoLa un modello per l’umanità. Nelle più grandi difficoltà, la sua fiducia in Dio si manteneva sempre serena e incrollabile, senza il minimo segnale di scoraggiamento, perché era solidamente appoggiata sulla protezione e sulla forza del suo Signore.

   Regina e Madre della speranza dei fedeli, la Vergine Maria meritò di essere proclamata da San Bernardo come nostra vita, nostra dolcezza e nostra speranza: “vita, dulcedo, spes nostra, salve”! E con lui lo ripete incessantemente la Santa Chiesa nella Salve Regina, in tutte le epoche, luoghi e lingue. 

   Maria Santissima non è per noi soltanto un eccellente motivo per avere fiducia: “Ella è l’unica ragione della nostra speranza, di tutta la nostra speranza. A causa Sua la nostra vita diventa dolce, la nostra vita è vita. La Madonna è la nostra grande speranza, perché Lei è Regina e Madre di misericordia”.13

   Speriamo, dunque, in Lei e avremo la certezza che come Lei ha ottenuto da Gesù la soluzione per la difficoltà degli sposi nelle Nozze di Cana, anticipando la sua ora, in Lei sta la soluzione per le dissennatezze del nostro povero mondo peccatore. (Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2017, n. 168, pp. 36-39)

 

1 CLAUDEL, Paul; RIVIÈRE, Jacques. Correspondance. 1907-1914. Paris: PlonNourrit et Cie, 1926, p.23 2 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. La sublime bellezza morale della Nuova Legge. In: L’inedito sui Vangeli. Città del Vaticano-São Paulo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2013, vol.II, p.96. 3 CCE 1813. 4 ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la perfección cristiana. 6.ed. Madrid: BAC, 1988, p.496. 5 TANQUEREY, Adolphe. Compendio de teologia ascé- tica e mística, n.1196. 4.ed. Porto: Apostolado da Imprensa, 1948, p.670. 6 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Saliremo al Cielo in virtù dell’Ascensione! In: L’inedito sui Vangeli. Città del Vaticano-São Paulo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2014, vol.III, p.362. 7 Idem, p.363. 8 CICERONE. La Repubblica. L.I, 25. 9 CCE 963. 10 ROSCHINI, OSM, Gabriel. Instruções marianas. São Paulo: Paulinas, 1960, p.163. 11 Cfr. Idem, pp.163-164. 12 Idem, p.164. 13 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferência. São Paulo, 21 maggio 1965.

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