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Gesù Cristo

“Dov’è, o morte, la tua vittoria?”

Pubblicato 2017/05/03
Autore : Suor Cristina Thaynara Ramos Siedlarczyk, EP

Se non ci fosse vita dopo la morte, non ci sarebbe motivo per praticare la virtù. Con la sua Resurrezione, Cristo comprò la nostra, dandoci la certezza che con Lui regneremo eternamente.

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   Un grande silenzio regna nella sala. Di tanto in tanto, esso è interrotto da singhiozzi e lamenti di dolore per la perdita di una persona che ieri stesso era tra noi e ora non lo è più…

   Una signora si avvicina alla bara con un gesto compunto, un amico dello scomparso piange sconsolato, un altro si fa il segno della Croce. La tristezza pervade chi ha avuto un rapporto più stretto con il defunto o è stato da lui beneficiato. Non pochi sono coloro che si allontanano dalla bara con un volto abbattuto, costernati per il contatto con il suo corpo senza vita, pallido e freddo. È necessario seppellirlo entro poche ore, in caso contrario, il cattivo odore contaminerà tutto l’ambiente.

Morte de santa.jpg    All’esterno, si conversa a voce bassa. Alcuni si chiedono il perché di quel tragico accadimento, altri ricordano fatti della vita di chi ora giace inerte. Prestigio, onori, ricchezza… o chissà miseria e sofferenza… Tutto è finito!

   Chi ha conosciuto il suo bisnonno? E il suo trisavolo? Nella maggior parte dei casi, la risposta sarà negativa, poiché sono morti da tempo. Sono morti… E, giorno più giorno meno, lo stesso succederà a noi. Che tremenda prospettiva!

   Tuttavia, l’impostazione di spirito cattolica è tutta fatta di speranza di fronte a questa realtà inevitabile per tutti noi, poiché crediamo che Nostro Signore Gesù Cristo vinse la morte con la sua Resurrezione gloriosa: “Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1, 18).

Un’evidenza incontestabile

   Dalla più remota antichità fino all’epoca presente si è parlato molto sulla fine della vita umana, e forse nessuna realtà è così universale quanto questa: la morte.

   Gli uomini possono contestare e mettere in dubbio verità dure da essere ascoltate. Contro l’evidenza della morte, tuttavia, nessuno è capace di alzarsi, poiché, sebbene sia per tutti un’incognita, da questa non si scappa. “La sentenza di morte fu scritta per tutto il genere umano. L’uomo deve morire”,1 sostiene il grande moralista Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

   “La prima verità assolutamente certa della nostra esistenza, a parte il fatto che esistiamo, è l’inevitabilità della morte. A fronte di un dato sconcertante come questo, si impone la ricerca di una risposta esaustiva. Ciascuno vuole, e deve, conoscere la verità sulla propria fine. Vuole sapere se la morte sarà il termine definitivo della sua esistenza, o se qualcosa rimane oltre la morte; si può sperare una vita posteriore, o no”.2

   Il tempo passa in fretta. La morte si avvicina a tutti come un ladro, senza avvisare dell’ora, del giorno e del momento del suo arrivo. Essa non chiede licenza, non rispetta piani, non fa accordi. Per questo canta il salmista: “Tu fai ritornare l’uomo in polvere e dici: “Ritornate, figli dell’uomo”. Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte” (Sal 90, 3-4).

Che cos’è la morte?

São tomas.jpg   Così come i biologi non riescono a formulare una definizione esatta di quello che è la vita, è difficile per qualsiasi uomo chiarire in che cosa consista la morte. San Tommaso ci dà alcune brevi nozioni: “La morte è la distruzione della vita”.3 O “la morte in noi è la separazione dell’anima dal corpo”.4 Separazione violenta, poiché l’unità sostanziale della persona umana, materia e spirito, si spezza drammaticamente in questo momento.

   Dio ha tratto il corpo di Adamo dalla polvere di questa terra materiale e in lui ha infuso la vita, dandogli un’anima spirituale: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2, 7). Poiché è materiale, il corpo è corruttibile; se gli mancano i princìpi vitali esso entra in decomposizione. Ora l’anima ha un’altra vita, che è eterna, sopravvivendo, pertanto al corpo che muore.

   Affinché questi due elementi, contraddittori tra loro, non si opponessero, il Creatore diede al primo uomo il dono preternaturale dell’immortalità, che armonizzava la sua natura composita. Essendo stato commesso il peccato, però, Dio ritirò il dono concesso e consegnò l’essere dell’uomo alle sue leggi meramente naturali, condannando il corpo a tornare alla terra da cui fu tolto, “polvere tu sei e in polvere tornerai” (Gen 3, 19). Tuttavia, l’anima, per essere incorruttibile nella sua natura, sussiste separatamente.

   Quando si rompe l’unità del suo essere, nell’ora della morte, l’uomo soffre un dolore atroce. Per avere una pallida idea, immaginiamo uno che ci strappi allo stesso tempo, con le pinze, tutte le unghie delle mani e dei piedi. Questo ci porterebbe una sofferenza tremenda, ma molto minore di quella che si ha quando avviene la separazione tra anima e corpo, intimamente uniti come materia e forma!

Introdotta nella Storia dal peccato

   In stato d’innocenza originale, come abbiamo visto, con il dono dell’immortalità l’uomo non morirebbe. Tuttavia, lasciandosi ingannare dal serpente, Adamo e sua moglie caddero nella falsa promessa del demonio. E siccome questi non dà mai quello che promette – al contrario, è questo ciò che lui toglie! –, essi persero i doni preternaturali e il dominio che possedevano sulla natura.

   Le pene cui furono sottoposti colpirono tutti i loro discendenti. Fra queste la maggiore fu la privazione dello stato di grazia nel quale erano stati creati. Le loro anime, che prima erano immacolate, furono macchiate dal peccato. Il dramma della morte divenne parte della loro quotidianità.

   Immaginiamo quello che deve aver sentito Eva, espulsa dal Paradiso Terrestre, trovandosi di fronte al fratricidio perpetrato da Caino. La prima persona della Storia a morire era suo figlio stesso, Abele, che il fratello aveva assassinato per invidia. Solo lì ella comprese la fine terribile che avrebbe atteso tutta l’umanità, fino alla consumazione dei tempi.

   Fu il peccato che fece sorgere nella Storia la morte, poiché, come insegna Sant’Agostino, con la caduta dei nostri progenitori entrò nel loro corpo “una specie d’infermità originata da quella corruzione improvvisa e pestifera, essi persero il vigore inalterabile della gioventù, nella quale furono creati da Dio, per andare incontro alla morte attraverso le vicissitudini dell’età. E sebbene gli uomini abbiano vissuto molti anni dopo, cominciarono a morire il giorno in cui ricevettero questa legge della morte, che li condanna alla decadenza senile”.5

   È in questo senso che possiamo intendere la Scrittura, quando leggiamo: “Dio non ha creato la morte” (Sap 1, 13). Fu per colpa dell’uomo, pertanto, che la morte cominciò a esistere per lui, sebbene ci sia in essa “qualche ragione di bene, ossia, una pena giusta”6 per la colpa commessa.

 In Cristo, tutti rivivranno

   È messo per iscritto, anche, che “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap 2, 24). Trionfò, dunque, Satana, introducendo tra gli uomini il peccato e, di conseguenza, la morte? Mai! Molto illuminanti sono le parole dello stesso autore sacro, quando afferma che “gli inferi non regnano sulla terra” (Sap 1, 14).

   Ora, chi sarebbe capace di vincerla con una riparazione all’altezza? Quale atto di un uomo mortale potrebbe riparare un’offesa praticata contro Dio, infinito e immortale? Così come la riparazione dovrebbe venire da parte della natura umana peccatrice, solamente una riparazione infinita potrebbe soddisfare la giustizia verso Dio…

   Chi, allora, sarebbe capace di resuscitare e trionfare sulla morte? L’Uomo-Dio! “Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. ” (I Cor 15, 22), afferma San Paolo.

   Tale è la grandezza d’amore manifestata nell’Incarnazione, poiché, “se non avesse preso dalla nostra natura la carne mortale, Cristo non avrebbe avuto la possibilità di morire per noi”.7 “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia” (I Pt 2, 24). Soltanto “in questo modo l’immortale poté morire e dare la sua vita ai mortali. Si fece partecipe della nostra morte per renderci partecipi della sua vita”.8

   Essendo Dio, Gesù ha il “potere di dare la sua vita e poi di riprenderla; noi, al contrario, non viviamo quanto vogliamo, e moriamo anche contro la nostra stessa volontà. Egli, morendo, uccise in Sé la morte; noi, con la sua Morte, siamo liberati dalla morte”.9

La più spettacolare delle vittorie

Cristo crucificado.jpg   Nel Vangelo leggiamo come Caifa, tramando la Morte di Cristo, profetizzi misteriosamente: “È meglio che un uomo solo muoia per il popolo” (Gv 18, 14). Ed è lo stesso testo sacro che chiarisce questo mistero: “Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. ” (Eb 2, 9).

   ConsegnandoSi a un presunto fallimento, il Salvatore stava ottenendo la più spettacolare vittoria sul demonio e la morte. “L’apparente catastrofe della Passione e Morte di Nostro Signore segna l’irrimediabile e clamorosa sconfitta di Satana. Questi, infondendo i peggiori tormenti contro Gesù, s’illudeva, credendo di andare verso un successo straordinario contro il Bene incarnato. Nella sua pazzia, non si rendeva conto di come stava contribuendo alla glorificazione del Figlio di Dio e all’opera della Redenzione”.10 Infatti, la Morte e Resurrezione di Gesù servirono a che Egli “mostrasse il suo potere, col quale vinse la morte, e ci desse anche la speranza di risorgere dai morti”.11

   “‘Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?’ (I Cor 15, 55), domanda con aria di sfida. Morendo in Croce, il Divino Redentore vinceva non solo la morte ma anche il male, e lasciava fondata sulla solida roccia un’istituzione divina, immortale – la Santa Chiesa Cattolica, suo Corpo Mistico e fonte di tutte le grazie –, che ha indebolito e ostacolato l’azione della razza del serpente, privandolo del potere schiacciante e dittatoriale che aveva esercitato sul mondo antico”.12

   Se non ci fosse resurrezione, non ci sarebbe ragione per fare sforzi nel praticare la virtù. Se la morte fosse la fine di tutto, nulla giustificherebbe la rinuncia a un godimento sfrenato della vita. Con la sua Resurrezione, Cristo comprò la nostra, dandoci la certezza che con Lui regneremo eternamente. Così, la tragedia della morte e la pena atroce che affliggevano tutta l’umanità si trasformarono in strumenti di vittoria. Con la Resurrezione di Cristo, la morte, che sembrava essere una fine terribile, divenne la porta della gloria per tutti coloro che Lo seguono e in Lui nascono alla vera vita. (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2017, n. 167, pp. 36-39)

 

1 SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI. Prepara- ção para a morte. Considera- ções sobre as verdades eternas. Considerazione IV, p.1. 4.ed. Petrópolis: Vozes, 1956, p.29. 2 SAN GIOVANNI PAOLO II. Fides et ratio, n.26. 3 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.53, a.1, ad 1. 4 SAN TOMMASO D’AQUINO. Super Sent. L.III, d.21, q.1, a.3. 5 SANT’AGOSTINO. De peccatorum meritis et remissione. L.I, c.16, n.21. In: Obras. Madrid: BAC, 1952, vol.IX, p.231. 6 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. II-II, q.164, a.1, ad 5. 7 SANT’AGOSTINO. Sermo Guelferbytanus 3. In: COMMISSIONE EPISCOPALE DI TESTI LITURGICI. Liturgia das Horas. Petrópolis: Vozes; Paulinas; Paulus; AveMaria, 2000, vol.II, p.376. 8 Idem, ibidem. 9 SANT’AGOSTINO. In Ioannis Evangelium. Tractatus LXXXIV, n.2. In: Obras. 2.ed. Madrid: BAC, 1965, vol.XIV, p.379. 10 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Anche nell’ora dell’apparente sconfitta, il Sommo Bene vince sempre. In: L’inedito sui Vangeli. Città del Vaticano-San Paolo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2012, vol.V, p.263. 11 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.50, a.1. 12 CLÁ DIAS, op. cit., p.263.

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