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Santi

“Soffro per consolare Nostro Signore”

Pubblicato 2017/04/26
Autore : Suor Carmela Werner Ferreira, EP

A noi, che oggi siamo interpellati dall’attualità del messaggio centenario di Fatima, corrisponde una presa di posizione di fronte alle parole di Maria. Impariamo dal pastorello di Aljustrel ad accoglierle con buone disposizioni d’animo.

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A noi, che oggi siamo interpellati dall’attualità del messaggio centenario di Fatima, corrisponde una presa di posizione di fronte alle parole di Maria. Impariamo dal pastorello di Aljustrel ad accoglierle con buone disposizioni d’animo.

Francisco.jpg   Nel periodo trascorso tra le apparizioni di Fatima e la morte di Francesco e Giacinta Marto, la Santissima Vergine agì nelle loro anime con un’opera di perfezione che li rese degni di figurare al fianco dei grandi Santi della Chiesa. Nel volgere il suo sguardo verso i pastorelli, la Madonna volle servirSi della loro innocenza per parlare al mondo, proprio come aveva già fatto a La Salette e Lourdes. La predilezione per i puri di cuore è una caratteristica delle apparizioni mariane dei tempi moderni.

   A noi, che oggi siamo interpellati dall’attualità del messaggio centenario di Fatima, corrisponde una presa di posizione di fronte alle parole di Maria: qual’è stata la nostra risposta al richiamo alla preghiera e alla penitenza fatta personalmente da Lei all’umanità peccatrice? Apprendiamo dal pastorello di Aljustrel ad accogliere le sue suppliche con buone disposizioni d’animo.

La menzogna era incompatibile con quei bambini

   Le notizie provenienti da Leiria a partire da maggio del 1917 suscitarono un enorme interesse nel popolo portoghese. Molti per devozione, altri per curiosità, accorrevano per conoscere il luogo delle apparizioni. Desideravano anche incontrare Lucia, Francesco o Giacinta, e sentire i loro resoconti di prima mano. Essere presenti a Fatima produceva un’impressione indelebile sui viaggiatori, molto differente dall’enfasi di stampo sensazionalista allora diffusa.

   Chi visitava la casa dei pastorelli incontrava dei bambini provinciali privi di qualsiasi pretesa umana, tuttavia ornati di una pietà all’altezza dei fatti cui dicevano di aver assistito: “Tutti tornavano ben impressionati dalla conversazione con i piccoli montanari. Bastava vederli una volta per convincersi della verità delle loro affermazioni. Un sorriso angelico, che illuminava il loro volto, un’anima pura che brillava nei loro occhi limpidi che si erano estasiati nella visione della più sublime creatura uscita dalle mani di Dio, una semplicità incantevole che traspariva da tutti i loro gesti e parole; tutto diceva che lì la bugia era impossibile, che la menzogna era incompatibile con quei bambini. I più duri, i più ribelli cedevano di fronte a tanto candore”.1

   Tuttavia, un grave vaticinio aleggiava su Francesco e Giacinta: La Madonna aveva avvisato che sarebbero vissuti poco e presto sarebbero andati in Cielo. Chi sarebbe stato portato via per primo e in quali condizioni? Essi stessi lo ignoravano. Nel frattempo non perdevano la minima occasione per offrire sacrifici in modo da riparare le offese commesse contro la bella Signora e suo Figlio Gesù.

Bambino placido, meditativo e religioso

   Francesco fu il primo a morire, il 4 aprile 1919, vittima della famosa influenza polmonare che assunse proporzioni pandemiche, alla fine della prima guerra mondiale. Aveva quasi undici anni, avendo un anno e mezzo in più di Giacinta. Erano i figli più giovani di Manuel Pedro Marto e Olimpia de Jesus dos Santos. Quando giocavano e portavano al pascolo le pecore e le mucche, erano unitissimi alla loro cugina Lucia, la cui casa era accanto alla loro. 

   Suor Lucia nelle sue Memorie racconta che “Francesco non sembrava fratello di Giacinta tranne che per i tratti del viso e la pratica della virtù”,2 a causa del contrasto tra la sua placidità e la vivacità di lei. Sebbene prendesse parte con piacere ai giochi, cedeva facilmente alle preferenze altrui, senza volere assolutamente avere la meglio. Quando gli altri bambini negavano i suoi diritti di vincitore, rispondeva: “Pensi di aver vinto tu? Va bene, allora! A me questo non importa”.3

   In contropartita, gli piaceva molto cantare e suonare il piffero, e si allontanava contento dalle cerchie infantili per intrattenersi con la sua musica. Nelle lunghe ore di pastorizia, saliva in cima alle rocce e lì suonava e intonava da solo melodie popolari dell’epoca, che esaltavano gli incanti della regione montuosa portoghese.

   Insieme alle due bambine, egli aspettava che scendesse la sera per accompagnare la Madonna e gli Angeli ad accendere le loro candele, come chiamavano le stelle. Le contavano, una a una, fino a quando non ci riuscivano più. Quello che apprezzava maggiormente era proprio contemplare il sorgere e il tramontare del sole, a suo modo di vedere superiore in bellezza alla luna o alle stelle: “Nessuna lampada è così bella come quella di Nostro Signore”,4 commentava con Giacinta, riferendosi al sole, sapendo che la sorellina preferiva la luna, ritenuta come la Madonna, perché non feriva la vista.

   Chi osservasse Francesco con superficialità, forse avrebbe avuto l’impressione che lui fosse un bambino come gli altri, e un po’ distratto. Gli eventi che si svolsero a Cova da Iria, tuttavia, rivelarono la vera statura di quello che, tra i veggenti, era “il più religioso di tutti”.5

Serietà di fronte alle realtà soprannaturali 

Anjo de fatima.jpg   Le apparizioni dell’Angelo del Portogallo, seguite dalle sei visite della Madonna, produssero nei pastorelli un effetto profondo, trasformandoli rapidamente e per sempre. Il contatto diretto con la natura angelica e con la stessa Regina degli Angeli dissolse il velo che li separava dalle realtà eterne e operò in loro un profondo cambiamento di mentalità.

   Favoriti da una visione sublimata dell’universo e dalla comprensione dei destini dell’umanità, furono protetti dalla grazia affinché rispondessero con fedeltà all’appello di Maria. “Concentrati, quasi immersi nel soprannaturale, non vivono più la vita banale dell’altra gente, ma in un mondo infinitamente superiore”.6

   Francesco dimostrò grande serietà rispetto alle apparizioni, senza mai chiedere se la sua risposta comportasse gradi o misure, poiché comprese che la Madonna si aspettava un’adesione completa. Da buon portoghese, egli era logico, portato per il ragionamento e fermo nel compimento dei suoi doveri, essendo molto sensibile agli aspetti morali della sua condotta e di quella degli altri. Ci fu anche chi lo qualificasse come severo, cosa che non manca di essere coerente, se consideriamo che la visione dell’inferno e il misterioso contenuto del messaggio cominciarono a occupare un posto importante nelle sue riflessioni.

Amore traboccante per Nostro Signore Gesù Cristo

   Le apparizioni sortirono effetti diversi nell’anima dei pastorelli, attirandoli a missioni specifiche entro la grande via espiatoria cui erano invitati. Questo avveniva in maniera soave, però chiara, come si può vedere in questo episodio narrato da Suor Lucia:

   “Un giorno gli chiesi: “

   — Francesco, a te, cosa piace di più: consolare Nostro Signore o convertire i peccatori, affinché non vadano più anime all’inferno?

   “— Vorrei di più consolare Nostro Signore. Non hai notato come la Madonna, ancora l’ultimo mese, Si è mostrata così triste, quando ha detto che non offendessimo Dio Nostro Signore che è già molto offeso? Io volevo consolare Nostro Signore e poi convertire i peccatori, affinché non Lo offendessero più”.7

   Curiosamente, sebbene vedesse la Madonna ogni giorno 13 senza poter esprimere a parole l’entusiasmo che sentiva per Lei, il bambino fu abbagliato ancor più dalla Santissima Trinità, soprattutto da Nostro Signore Gesù Cristo. Questa vera fascinazione polarizzò il suo cuore, “tutta la sua capacità di amare”,8 e lo portava a esclamare: “Lui mi piace così tanto!”9 O: “Sto pensando a Dio che è così triste, a causa di tanti peccati! Se io fossi capace di darGli gioia!”10

   I genitori di Francesco e Giacinta erano persone pie e accettarono le rivelazioni dall’inizio, con timore reverenziale. Conoscendo l’onestà dei figli, essi non li maltrattarono, né pensarono che tali fenomeni fossero frutto dell’immaginazione puerile. In casa di Lucia la reazione fu differente e si scatenò una persecuzione che la fece molto soffrire. Francesco la incoraggiava: “Figurati. La Madonna non ha detto che avremmo avuto molto da soffrire, per riparare Nostro Signore e il suo Cuore Immacolato, dai tanti peccati con cui sono offesi? Essi sono così tristi! Se con queste sofferenze Li potessimo consolare, già saremmo contenti”.11

   L’amore traboccante del bambino per Gesù e la decisione di confortarLo hanno la loro origine nella Comunione portata dall’Angelo e, in particolare, nelle apparizioni di giugno, luglio e ottobre, in cui la Madonna fece loro vedere la luce inaccessibile della Trinità. Questo dono l’ha attirato in modo definitivo, producendo in lui un incanto mai superato: “Noi stavamo ardendo, in quella luce che è Dio, e non ci bruciavamo. Com’è Dio!!! Non si può dire! Questo sì, che la gente non può mai dire! Che peccato che sia così triste! Se Lo potessi consolare!…”12

   Questo desiderio, nato nella sua anima verginale, non era soltanto frutto di un trasporto di durata effimera. Il Beato Francesco Marto era deciso a consolare Gesù con tutti i mezzi alla sua portata, in particolare con la propria conversione.

Profondo e radicale cambiamento di vita

   L’ascensione al culmine della santità è un’opera della grazia che esige dalle anime una continua disposizione a staccarsi da se stesse ed essere trasformate da Dio. Nelle vie classiche di spiritualità, questo implica enormi battaglie interiori che si estendono, non rare volte, nel corso della vita.

   Con i pastorelli di Fatima il metodo fu un altro: la Madonna li trasformò con la comunicazione del suo spirito. Si realizzò in loro in qualche modo quello che San Luigi Grignion de Montfort chiama, nei suoi profetici scritti, il Segreto di Maria, 13 poiché, grazie all’azione diretta della Santissima Vergine, diventarono più propensi alla pratica del bene, liberi dai loro difetti e modellati in tutto dalle Sue virtù.

   Quando conosce la Regina del Cielo, Francesco passa a vivere a un altro livello: i suoi affetti sono tutti per Lei e il suo Divino Figlio, il suo pensiero vola in ogni istante al tabernacolo dove c’è Gesù nascosto, come egli diceva riferendosi al Santissimo Sacramento, e le sue azioni nascono dalla continua e intima relazione interiore con il Cuore Immacolato di Maria. 

   Come essere lo stesso e tornare agli antichi divertimenti dopo aver sentito su di sé il dolcissimo sguardo della Signora del Rosario? Per questo, intonando le prime strofe di una delle canzoni che prima lo entusiasmavano, egli decide: “Non cantiamo più. Da quando abbiamo visto l’Angelo e la Madonna, non ho più voglia di cantare”.14

   Le sporadiche inadempienze domestiche o le pigrizie di Francesco smettono di esistere; esse lasciano il posto a uno spirito penitente e contemplativo, avido di consolare Gesù e collaborare con l’offerta della sua vita alla magnifica vittoria della Santa Chiesa negli eventi che gli furono rivelati.

Corrispondenza generosa all’appello celeste

Fatima.jpg   Nella prima apparizione, quando Lucia chiese se Francesco sarebbe andato in Cielo, la Madonna rispose: “Anche lui, ma deve pregare molti Rosari”.15

   L’ammonimento era un’evidente allusione al modo abbreviato con cui il bambino era solito recitarli per terminare in fretta. E questo fu ricevuto da lui con la migliore disposizione d’animo: “O Madonna mia, quanti Rosari Voi volete, li pregherò tutti”.16

   A partire da quel momento Francesco raddoppiò il numero di Rosari, pregandone molti con le bambine e altrettanti da solo. Suor Lucia racconta che “se gli dicevo di venire a giocare, che avrebbe pregato dopo con noi, rispondeva:

   “— Anche dopo prego. Non ti ricordi che la Madonna ha detto che devo pregare molti Rosari?”17

   Questo spirito di preghiera fervente distinse il pastorello fino alla fine, come la sua arma più efficace per portare avanti la missione ricevuta dal Cielo. A fianco di questa c’era quella dei sacrifici, nel compimento dei quali fu altrettanto generoso: “La Madonna disse che avremmo avuto molto da soffrire! Non mi importa; soffro tutto quanto Lei vorrà! Quello che voglio è andare in Cielo”.18

   Una delle offerte più grandi fu quella di portare una corda alla cintola, come descrive sua cugina: “Stavamo andando con le nostre pecorelle per un sentiero, quando trovai un pezzo di corda di un carro. L’ho presa e, giocando, la attaccai a un braccio. Non tardai a notare che la corda mi faceva male. Dissi, allora, ai miei cugini:

   “— Guardate: questa fa male. Potremmo attaccarla alla cintola e offrire a Dio questo sacrificio.

   “I poveri bambini accettarono subito la mia idea e ci mettemmo d’accordo, poi, per dividerla tra noi tre. […] Sia per lo spessore e l’asperità della corda, sia perché a volte la stringevamo troppo, questo strumento ci faceva a volte soffrire orribilmente”.19

   Alla Madonna piacque addolcire l’uso dello strumento di penitenza, dicendo loro nell’apparizione di settembre: “Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda; portatela solo durante il giorno”.20

Inizio del trionfo del Cuore Immacolato nelle anime

   Alla fine di ottobre 1918, Francesco e Giacinta si ammalarono seriamente per non guarire più. Una febbre alta li consumava. In un primo momento dava speranza di guarigione, ma non tardò a mostrarsi irreversibile. La celeste Signora fece visita a casa della famiglia Marto per confortarli, come raccontò Giacinta alla cugina Lucia: “La Madonna ci è venuta a trovare e dice che verrà a prendere Francesco fra pochissimo per portarlo in Cielo”.21 Da allora, i due fratelli attendevano con ardente amore il giorno di giubilo in cui sarebbero partiti per l’eternità.

   Il giorno 3 aprile 1919, un sacerdote venne a portare da Fatima il Viatico a Francesco, che da mesi Lo chiedeva con fervore. Quella fu la sua seconda Comunione, preceduta da quella che aveva ricevuto dalle mani angeliche. Il desiderio veemente di comunicarsi fu, durante il periodo della malattia, l’unico stimolo che lo animava a vivere e, quando poté finalmente ricevere l’Eucaristia, confessò a Giacinta: “Oggi sono più felice di te, perché ho dentro il mio petto Gesù nascosto. Vado in Cielo, ma chiederò con insistenza a Nostro Signore e alla Madonna che facciano venire anche voi là in fretta”.22

   La mattina del giorno successivo, senza agonia né rantoli, con la serenità di chi entra nel soave riposo dei giusti, Francesco Marto spirò santamente ad Aljustrel. Accompagnarono il corteo funebre del pastorello soltanto alcuni conoscenti, recitando il Rosario in un semplice omaggio fino al cimitero della cittadina di Fatima. Chi avrebbe potuto immaginare all’epoca i futuri affollatissimi pellegrinaggi alla tomba del confidente di Maria per chiedere la sua intercessione?

   Maria Santissima non è Signora di opere incompiute! E la vita di Francesco apre per noi la più incoraggiante delle speranze: “Se l’opera della Madonna a Fatima – specialmente con questi due bambini chiamati in Cielo – fu così, noi ci possiamo ben chiedere se questo non abbia un valore simbolico, e se non indichi quale sarà l’azione della Madonna su tutta l’umanità quando Lei compirà le promesse fatte a Fatima”.23 (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2017, n. 167, pp. 32-35)

 

1 DE MARCHI, ICM, João M. Era uma Senhora mais brilhante que o sol. 8.ed. Fatima: Missões Consolata, 1966, p.249. 2 SUOR LUCIA. Memorie I. Quarta Memoria, cap.I, n.1. 13.ed. Fatima: Secretariado dos Pastorinhos, 2007, p.136. 3 Idem, ibidem. 4 Idem, p.137. 5 COSME DO AMARAL, Alberto. Jacinta e Francisco. Virtudes heroicas. Braga: CAS, 1991, p.110. 6 DE MARCHI, op. cit., p.119. 7 IRMÃ LÚCIA, op. cit., n.12, p.155. 8 COSME DO AMARAL, op. cit., p.30. 9 SUOR LUCIA, op. cit., n.9, p.147. 10 Idem, n.4, p.142. 11 Idem, p.141. 12 Idem, n.7, p.145. 13 Cfr. SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Le Secret de Marie. In: Œuvres Complètes. Paris: Du Seuil, 1966, p.439-479. 14 SUOR LUCIA, op. cit., n.4, p.143. 15 Idem, cap.II, n.3, p.173. 16 Idem, cap.I, n.4, p.141. 17 Idem, ibidem. 18 Idem, ibidem. 19 Idem, Seconda Memoria, cap.II, n.12, p.92. 20 Idem, n.13, p.94. 21 Idem, Prima Memoria, cap. III, n.2, p.59. 22 Idem, Quarta Memoria, cap.I, n.16, p.164. 23 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Os pastorinhos de Fátima e o Segredo de Maria. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno XVI. N.179 (Febbraio, 2013); p.29.

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