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Catechismo

“Dio ci ha amati per primo”

Pubblicato 2017/03/10
Autore : Suor Rita de Kássia Carvalho Defanti da Silva, EP

Il cuore umano è stato fatto per amare! Tuttavia, che cos’è il vero amore? È necessario conoscerlo, soprattutto in un’epoca come la nostra, nella quale sembra aver perso il suo autentico significato.

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  Èl’alba. Nessuno osa uscire di casa, poiché sembrano ancora riecheggiare per le vie di Gerusalemme, i colpi di martello sui chiodi, le urla degli insulti e il rumore dalla folla agitata per la crocifissione del Nazareno. Tuttavia, alcune donne superano la paura, e insieme decidono di andare al sepolcro… al sepolcro? Sì. Nel luogo dove hanno deposto il loro Maestro.

São Tomás de Aquino.jpg

San Tommaso d’Aquino – “Tutti
i movimenti appetitivi
presuppongono l’amore come
la loro prima radice. Nessuno
desidera qualcosa se non è il
bene amato” 

  Pazze! Saranno catturate! Niente le ferma… Mosse dall’amore, affrontano tutto quello che possa loro capitare. Tra di loro spicca Maria Maddalena. Ha tanto amato il Signore che è diventata “modello di amore. Amore vigile e premuroso, che non si risparmia e affronta qualsiasi situazione; amore che la incita alla preoccupazione per quello che possa capitare all’Amato; amore che non ha alcun rispetto umano, perché mentre gli Apostoli sono nascosti, lei non risparmia nessuno sforzo o sacrificio, decisa perfino a far rotolare la pietra del sepolcro con le sue mani, a discutere con le guardie, implorare e provocare una rivolta, se fosse necessario”.1 Insomma, un amore che “la rende intrepida: nemmeno il silenzio della notte, né la solitudine del luogo, né la dimora dei morti, né l’apparizione degli spiriti la impauriscono; lei soltanto teme di non vedere il Corpo del suo Maestro per renderGli l’ultimo omaggio”.2

  Quanto importante è l’amore, dato che il cuore umano è stato fatto per amare! Tuttavia, l’amore deve essere bene orientato, come quello delle Sante Donne del Vangelo. È nota la massima: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Facendo una parafrasi, potremmo affermare: dimmi chi ami e ti dirò chi sei…

  Per questo, è essenziale per capire che cosa è il vero amore, soprattutto in un tempo come il nostro, in cui questa parola sembra aver perso il suo autentico significato, essendo interpretata spesso come un semplice romanticismo o sentimentalismo passeggero, segnato dall’egoismo e lontano dal suo fine ultimo.

Un movimento della volontà libero

  Cosa viene a essere, allora, l’amore?

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Sant’Agostino – “Due
amori hanno generato
due città: quella terrena,
l’amore di sé fino al
disprezzo di Dio; quella
celeste, l’amore di Dio
fino al disprezzo di sé”
  San Tommaso d’Aquino3 insegna che l’uomo possiede facoltà razionali e appetitive. L’appetito razionale o intellettivo conseguente all’apprensione fatta da un giudizio libero si chiama volontà. La volontà umana propende per il bene che le piace, come a un suo oggetto proprio. Così, egli definisce l’amore come “l’atto primo della volontà e dell’appetito. Per questa ragione tutti i movimenti appetitivi presuppongono l’amore come la loro prima radice. Nessuno desidera qualcosa se non è il bene amato”.4

  L’amore è, infatti, attivo, è un atto della volontà umana. E una volontà retta genera un buon amore; una volontà degenerata, un cattivo amore. Di conseguenza, si intende che, quando si ama rettamente, si può fare quello che si vuole – “dilige, et quod vis fac”5 –, poiché è con l’amore che la volontà deve essere ordinata. Sant’Agostino è categorico quando afferma che amare è talmente insito nell’essere umano che chi non ama è morto. Però, ammonisce: “Amate, ma pensate a cosa amate”.6 Egli spiega anche che, quando si ama in funzione di Dio, l’amore si chiama carità; “l’amore del mondo e l’amore di questo secolo si denomina concupiscenza”.7

“Tertium non datur”

  Si applica all’amore l’implacabile legge della logica compresa nel famoso aforisma latino “tertium non datur”. Ossia, non esiste una terza posizione, non si può amare in forma contraddittoria.

  In questa prospettiva si comprende meglio la lapidaria proposizione agostiniana: “Due amori hanno generato due città: quella terrena, l’amore di sé fino al disprezzo di Dio; quella celeste, l’amore di Dio fino al disprezzo di sé”.8 L’amore è vero, dunque, quando si fonda su Dio e deve essere diretto e ordinato a Dio. E solo in funzione di Lui si deve amare gli uomini e le cose create da Lui.

  A questo proposito, Mons. João Scognamiglio Clá Dias così commenta: “esistono due amori: uno è il vero amore, che è l’amore per Dio. L’altro è l’amore egoista, romantico, amore sentimentale, è l’amore per interesse”.9 Il primo porta soddisfazione, gioia e pace. L’altro procura angoscia, frustrazione e lacrime. Non esiste un amore intermedio.

Verso dove deve tendere il nostro cuore?

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San Francesco di Sales – Se
l’amore si divide in diversi tipi
di operazioni amorose, diventa
meno vigoroso e perfetto che
se concentrasse la sua azione
su qualcosa di unico
  È noto che tutte le cose tendono a occupare il loro spazio per la legge di gravità, che dà il peso che gli è proprio. La parola gravità deriva dal latino gravitas, ed è formata a partire dall’aggettivo gravis, che significa pesante. Anche il nostro cuore, in quanto rappresentante lo spirito umano, ha il suo peso. Ed è lo stesso Sant’Agostino che ragiona a partire da questo principio. Egli dice che il peso di ciascun corpo non solo lo trattiene, ma dà anche il luogo di ogni cosa. Il fuoco, per esempio, quando è acceso sale, mentre un sasso gettato in aria, cade. E l’anima? Come può avere peso, se è spirituale? Egli risolve la questione affermando che anch’essa ha un peso che la muove e le dà impulso: “Pondus meum, amor meus – Il mio peso è il mio amore; esso mi porta dappertutto”.10 È l’amore che ci muove. In questo senso, possiamo ricordare le parole del Divino Salvatore: “là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6, 21).

  San Francesco di Sales11 spiega che le azioni dell’amore, in noi, possono essere classificate in spirituali, razionali e sensuali. Tuttavia, dispiegando la sua forza attraverso le tre operazioni diventa più esteso e meno intenso. In altre parole, se l’amore si divide in diversi tipi di operazioni amorose, diventa meno vigoroso e perfetto che se concentrasse la sua azione su qualcosa di unico.

  Come simbolo dell’amore egli utilizza l’immagine del fuoco e si domanda: non è forse vero che, quando spinta a uscire dalla bocca unica di un cannone, la fiamma ha un impeto molto maggiore di quanto ne avrebbe se ci fossero due o tre aperture? Così, conclude, “poiché l’amore è un atto della nostra volontà, chi lo voglia avere non solo nobile e generoso, ma forte, vigoroso e attivo, deve conservare la virtù e la forza entro i limiti delle operazioni spirituali; perché chi vuole applicarlo alle operazioni della parte sensibile o sensitiva della nostra anima, indebolirà un po’ le operazioni intellettuali, nelle quali, appunto, consiste l’essenza dell’amore”.12

  Il nostro cuore deve tendere, pertanto, al nostro tesoro, e questo deve essere il nostro lato più elevato. L’amore intellettuale e cordiale, continua San Francesco di Sales, che “deve dominare la nostra anima, rifiuta ogni sorta di unioni sensuali e si accontenta della semplice benevolenza”.13 E aggiunge anche: “quanto più la causa dell’amore è alta e spirituale, tanto più i suoi affetti sono vivi, validi e permanenti, e non si potrebbe distruggere più l’amore se non abbassandolo alle unioni vili e terrestri”.14

“Amore con amor si paga”

  Sotto questa luce si comprende meglio il più grande di tutti i Comandamenti:: “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6, 5).

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San Bernardo – “Di tutti i movimenti, sentimenti e
affetti dell’anima, l’amore è l’unico per il quale la
creatura razionale può, in qualche modo, porsi
all’altezza del suo Creatore” 
  A prima vista, potrebbe essere che tale disposizione sembrasse un requisito del Creatore perché le creature Lo amassero. Tuttavia, se analizziamo l’amore come un atto della volontà in cerca del bene, come abbiamo fatto, e osserviamo come nella vita comune siamo propensi a benvolere coloro che in qualche maniera ci fanno un bene, quale non dovrebbe essere il nostro amore nei confronti di Colui che ci ha tratti dal nulla, ci ha dato la vita e ci mantiene in essere? Di più! Egli veglia su ciascuno, sia esso un insignificante insetto, siano i giganteschi animali o mostri marini, “nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio” (Lc 12, 6). Se tale è la cura di Dio per gli animali, quale non sarà la sollecitudine per la creatura che Lui ha designato a essere re dell’universo, facendolo a sua “immagine e somiglianza” (Gen 1, 26)? “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore” (Mt 10, 30-31), incoraggia il Divino Maestro.

  Oltre a un requisito, il Comandamento inciso nelle Tavole della Legge è una necessità di retribuzione e restituzione. “Amore con amor si paga”, recita il proverbio. Tuttavia, come può l’uomo corrispondere a un tale amore di predilezione?

  San Bernardo assicura che “l’amore è qualcosa di grande, se scaturisce dalla sua vera fonte, se sale alla sua origine e alla sua fonte, e trae da lì sempre nuove acque per correre incessantemente. Di tutti i movimenti, sentimenti e affetti dell’anima, l’amore è l’unico per il quale la creatura razionale può, in qualche modo, porsi all’altezza del suo Creatore e pagarLo con la stessa moneta”.15

Nella carità troviamo la piena felicità

  Infatti, l’Altissimo ci ha scelto, tra le infinite creature che avrebbe potuto creare e non ha creato, per amore: “tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata” (Sap 11, 24). Dio non ama le cose perché sono buone; anzi, amandole, infonde loro il bene. Per questo, dalle creature razionali – cui è stato distribuito ciò che di più elevato si potrebbe avere, cioè uno spirito immortale e l’invito alla visione beatifica – Dio spera di essere ricambiato con amore. Non è che questa la finalità per la quale sono state create: amare e servire Dio in questo mondo e poi godere della convivenza con lui nell’eternità.

  Solo chi ha il peso del suo cuore incline alle cose del cielo è in grado di vedere negli altri esseri umani questo riflesso divino di creature uscite dalle mani di Dio. Questo non è altro che autentica carità, con cui le persone diventano benevole le une con le altre, per amore di Dio. E l’autentico amore del prossimo è una testimonianza che si ama realmente Dio, come sostiene il Discepolo Amato, “perché chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (I Gv 4, 20).

  Possiamo così sintetizzare il vero amore con le parole ispirate di Mons. João Scognamiglio Clá Dias: “‘Amiamo, perché egli ci ha amati per primo’ (I Gv 4, 19). Sì, la nostra carità non è altro che una restituzione dei favori innumerevoli che dalla sua bontà riceviamo. Come Creatore, Egli ci ha dato l’essere, ci mantiene e ci manterrà per sempre; come Redentore, ci ha salvato, incarnandoSi e soffrendo i tormenti della Passione; come Padre, ha voluto introdurre in noi la vita divina, affinché fossimo ‘chiamati figli di Dio’ (I Gv 3, 1). Egli è la nostra beatitudine! Il Bene per eccellenza, il Bene sostanziale, il Bene in essenza è Dio. È, pertanto, nella adesione totale a Lui, con la pratica di questo Comandamento – e non nei piaceri terreni e frammentari – che troviamo la piena felicità”.16 (Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2017, n. 165, pp. 36-39)

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