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Santi

Una regalità avvinta al dolore

Pubblicato 2017/03/09
Autore : Suor Carmela Werner Ferreira, EP

La sua nobiltà di sangue fu la causa delle sue sofferenze, attraverso le quali Dio volle trasformarla in un’anima orante, in sacrificio di soave odore ed esempio di rinuncia, nell’avido panorama politico nella Francia del XV secolo.

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  Il nostro tempo, segnato dalla laicità, cerca di escludere in tutti modi il dolore dalla vita, come se fosse qualcosa di nocivo, che ci allontana dal cammino della felicità. Tuttavia, anche se i mezzi messi a disposizione dalla scienza riducono l’impatto dei loro effetti, non si può negare che le sofferenze fisiche e morali fanno parte della nostra condizione umana.

Santa Joana de Valois.jpg  Data la naturale inclinazione umana per l’egoismo, ci si scorda facilmente del Creatore in situazioni di benessere e successo. Le avversità sono quindi un potente aiuto per purificare l’anima dall’attaccamento alle creature, obbligandola a considerare i limiti dei beni effimeri e a rivolgersi all’unico Bene dal quale si può sperare ogni cosa: Dio. Un tale atteggiamento di fronte alla sofferenza conferisce un carattere rispettabile a colui sul quale essa si abbatte, rendendolo degno di ammirazione.

  Questo è il tratto dominante dell’esistenza della Beata di cui ora parleremo: Santa Giovanna di Valois, la cui vita evoca l’eroismo di aver portato pesanti croci una dopo l’altra. Considerare i ripidi sentieri attraverso i quali la Provvidenza guidò questa donna fino all’apice della santità, ci aiuta senz’altro ad accettare con rassegnazione le nostre disgrazie e allo stesso tempo a comprendere meglio il valore inestimabile del dolore in questa valle di lacrime, strumento scelto da Nostro Signore Gesù Cristo per operare la Redenzione.

Una nascita drammatica in una culla reale

  Le dinastie reali sono di solito associate ai concetti di prestigio, potere e bellezza. Tuttavia, Dio sembra aver permesso a questa sua figlia di venire al mondo in una culla così nobile, solo perché la nobiltà di sangue fosse la causa dei suoi supplizi, per poterla così trasformare in un’anima orante, in sacrificio di soave odore ed esempio di rinuncia, fiorito nell’avido panorama politico nella Francia del XV secolo.


Luís XII.jpg  Santa Giovanna di Valois, seconda figlia del re Luigi XI e della regina Carlotta di Savoia, nacque il 23 aprile 1464. Suo padre, un uomo irascibile e prepotente, aspettava impazientemente un erede che gli assicurasse la successione al trono e già si rallegrava all’idea dell’arrivo di un principe.

  Quando seppe che la regina aveva dato alla luce una bambina, il monarca vide le sue aspettative frustrate e attribuì alla piccola la responsabilità della sua presunta disgrazia. Un odio senza fondamento crebbe in Luigi XI, che si rifiutò di passare del tempo con la figlia appena nata e di darle alcuna attenzione. L’avversione paterna raggiunse il culmine quando, poco tempo dopo, si iniziarono a notare le caratteristiche fisiche della principessa: il suo volto presentava deformità e la costituzione era debole, preannunciando le carenze che l’avrebbero segnata in età adulta, rendendola quasi nana, curva e claudicante.

Il parossismo del disprezzo paterno

  La sventurata bambina cresceva in un ambiente segnato dal disprezzo del re, compensato in parte dall’affettuosa presenza materna. La regina provava compassione per la figlia e le trasmetteva il fervore religioso che la contraddistingueva, insegnandole a rivolgersi a Dio come a un buon Padre, che possiede infinito amore per ciascuno dei suoi figli.

  Fin dalla tenera età, Giovanna rivelava una mitezza umanamente inspiegabile, senza esprimere alcun senso di rivolta contro le sue menomazioni o contro il disgusto poco dissimulato di quasi tutti coloro che le si avvicinavano. Spinta dalla totale sottomissione alla volontà di Dio, si rassegnò alla sua condizione e iniziò a cercare conforto nel soprannaturale, chiedendo sempre alle dame di corte di portarla in una chiesa dove potesse rimanere in silenziosa preghiera.

  Questa devozione precoce contribuì ad irritare Luigi XI, che non vedeva di buon occhio la sua presenza al castello. Per timore che la principessa oscurasse con i suoi difetti fisici il lustro della casa reale, decise di mandarla lontano e allontanarla dalla regina, che non l’avrebbe mai più rivista. A tal fine, scelse un feudo lontano affidato a una coppia di nobili senza figli, i baroni di Linières.

  Giovanna di Valois, ancora bambina, si separò dai suoi per affrontare da sola le avversità di un futuro oscuro, che non sarebbe stato meno doloroso dei suoi primi anni di vita.

Una promessa della Madonna

  I Linières accolsero con spirito cristiano la principessina nella loro dimora, nella regione storica di Berry. Nonostante l’abbandono familiare e l’impoverimento materiale, Giovanna imparò con gioia a ricamare, a suonare il liuto e a svolgere altre attività manuali adatte alla sua età. Tuttavia, dedicava il suo tempo migliore alle pratiche religiose, quasi come una contemplativa.

Nicolas_Gosse_Louis_XI_Francois_de_Paule-ori.jpg  Nutriva una devozione profonda per la Madonna, che amava come una tenera Madre. Un giorno, implorando un aiuto che non si aspettava potesse giungerle da alcuna facoltà umana, espresse devotamente una supplica: “Oh Madre, insegnami cosa fare per compiacerTi”.1 Allora la Santissima Vergine le rispose: “Figlia mia, asciugati le lacrime, giacché un giorno fuggirai da questo mondo di cui temi i pericoli e darai luce a un ordine di sante religiose dedite a cantare le lodi di Dio, fedeli seguaci dei miei passi”.2

  Quando sarebbe avvenuta questa fondazione? La Regina dei Cieli non lo rivelò, ulteriore prova di fiducia per Giovanna. A causa della sua giovane età, poteva solo pregare e attendere un segnale prima di prendere qualsiasi iniziativa.

Sottomissione ed eroica obbedienza

  Con il passare del tempo, paradossalmente, Luigi XI decise di trarre profitto dalla mano di sua figlia per realizzare i suoi piani. Senza il minimo rimorso, architettò un matrimonio favorevole agli interessi della corona, generando perplessità nella Santa.

  Lui la voleva tenere lontano dalla corte e lei desiderava soltanto vivere dedicandosi a Dio. Però, al fine di consolidare la sua autorità in un quadro politico incerto e attenuare il rischio di eventuali rivalità future con i duchi di Orléans, il re decretò le nozze fra il nipote Luigi e la figlia Giovanna, eliminando così, in un colpo solo, uno dei principali nemici del trono.

  Le nozze si realizzarono l’8 settembre 1476, quando Giovanna aveva solo 12 anni e il duca di Orléans, 14. In questo episodio fu provata, ancora una volta, l’abnegazione della principessa nell’obbedire agli ordini paterni, specialmente di fronte alla gelida indifferenza del marito, che non la degnò di un solo sguardo durante la cerimonia.

  Luigi d’Orléans era un giovane dalle spiccate doti naturali, che viveva nei fasti del suo castello e, fin dall’inizio, evitò di tenere accanto a sé una moglie malaticcia, per la quale manifestava pubblicamente antipatia. L’atteggiamento del marito nei suoi confronti era di spudorata indifferenza, se non di aperta ostilità, persino nel corso degli eventi futuri nei quali lei sarebbe arrivata a salvargli la vita.

  Tuttavia, il rifiuto di Luigi d’Orléans corrispondeva, in un certo senso, ai desideri di Giovanna. Alla notizia del matrimonio infatti, si era prostata davanti a un Crocifisso e aveva supplicato il Signore di non disprezzare il suo proposito di consacrarsi totalmente a Lui.

Una consolazione: l’arrivo di San Francesco di Paola

  Occorre riconoscere che non tutte le decisioni prese durante il regno di Luigi XI furono irragionevoli come quella relativa al matrimonio della figlia. Se dovessimo mettere in luce un’opera pia nella vita di questo monarca, dovremmo menzionare la decisione presa poco prima di morire: vedendosi preda della grave malattia che avrebbe posto fine alla sua vita nel 1483, volle chiamare a corte un uomo di grande virtù, nella speranza che questi ottenesse dal Cielo una cura miracolosa.

St._Jeanne_de_Valois-ori.jpg  La sua scelta cadde su un taumaturgo italiano di nome Francesco di Paola, la cui fama di santità aveva attraversato le Alpi arrivando in Francia. Questo insigne apostolo di carità ricevette l’ordine papale di prendersi cura del malato, presentandosi al suo cospetto illuminato dallo Spirito Santo, per fare un’opera di bene in terra francese.

Con pazienza, aiutò il re durante la sua malattia, rivelandogli però che era volontà divina che il prodigio desiderato non si avverasse, giacché era arrivato il suo momento di lasciare il mondo. Il Santo preparò il sovrano ad una morte rassegnata e rimase in Francia per lunghe decadi, durante le quali guidò la principessa in momenti decisivi della sua vita spirituale e della fondazione dell’ordine preannunciato dalla Madonna.

Rispondere al male con il bene

  Dopo la morte del padre, quando Giovanna aveva 19 anni, il peso della croce del matrimonio non desiderato si fece più duro, aggravato dagli eventi permessi da Dio al fine di accrescere i meriti della corona di gloria a lei riservata nell’eternità.

  Così come aveva desiderato Luigi XI, un figlio maschio nato dopo Giovanna gli era successo al trono, con il nome di Carlo VIII. E i sospetti del giovane re nei confronti di suo cognato non erano infondati, visto che Luigi d’Orléans non tardò ad usare le armi nel tentativo di usurpare la corona. La sua rivolta contro lo Stato - la cosiddetta Guerra Folle del 1488 - fu soffocata in tempo e duramente repressa dal re. Il duca fu mandato in prigione e condannato alla pena capitale.

  Santa Giovanna di Valois avvertiva lo spirito ambizioso dei partecipanti di questo scontro fra forze politico-familiari. Sebbene conscia della colpa del marito, richiese con insistenza al fratello la sua liberazione. Dopo tre anni passati in cella, Luigi d’Orléans tornò a vedere la luce del giorno grazie alla paziente intercessione della moglie, senza mai esprimere alcun moto di gratitudine verso la sua benefattrice. Anzi, le volte in cui lei era andata a visitarlo in carcere, si era rifiutato di vederla e di rivolgerle la parola.

  Giovanna rispondeva con dolcezza ai maltrattamenti del marito, che si intensificarono quando divenne re, dopo la morte di Carlo VIII senza discendenza. Una delle prime misure prese dal novello re Luigi XII fu quella di portare a termine il processo di annullamento delle nozze, iniziato precedentemente in segreto, dichiarando al Santo Padre di essere stato costretto alle nozze dal suocero sotto minaccia di morte.

  Conclusa la fase di trafile burocratiche e dichiarazioni sotto giuramento, Alessandro VI concesse l’annullamento, comportando un’ulteriore umiliazione pubblica per la Santa, che ringraziò il re con una preghiera: “Benedetto sia il Signore che ha permesso questa separazione per aiutarmi a servirLo meglio di come ho fatto finora”.3 Questa volta, impressionato dalla virtù indefessa di Giovanna, Luigi XII ebbe nei suoi confronti l’unico atto di riguardo di tutta la sua vita, concedendole in usufrutto il ducato di Berry, che lei governò con giudizio fino alla morte.

  Prima di partire per stabilirsi a Bourges, capitale di Berry, Giovanna si accomiatò dal marito con parole commoventi: “Vi sono grata come lo sarei a un liberatore, perché mi avete liberato dalla dura servitù del secolo. Perdonatemi gli errori che possa aver commesso nei vostri confronti. Voglio espiarli consacrando la mia vita alla preghiera per voi e per la Francia”.4

La fondazione dell’Annunziata e la morte edificante

  Ora, finalmente, era libera da qualunque vincolo terreno e poteva realizzare i disegni rivelati dalla Madonna quando era piccola. Attraverso un fitto scambio epistolare con San Francesco di Paola, questi le confermò l’origine divina dell’ispirazione avuta nell’infanzia, dandole il suo consenso a intraprendere la fondazione.

  La Santa, che, dopo tutte le tribolazioni subite, manteneva la mente e il cuore nella filiale contemplazione dei privilegi della Madonna, riunì fra le giovani di Bourges un gruppo desideroso di imitarLa in tutte le sue virtù, in particolare: fede, carità, castità, prudenza, umiltà, povertà, obbedienza, pietà, pazienza e devozione. Nasceva così l’Ordine contemplativo dell’Annunziata, in onore dell’Annunciazione della Madonna, riconosciuto dalla Santa Sede nel 1501.

  Riunite intorno alla nobildonna, le prime comunità crebbero in numero e in santità, fino a uniformare e a stabilire in modo solido la nuova istituzione. Divisa inizialmente fra il compito di amministrare il ducato e quello di prendersi cura delle religiose, poco a poco Giovanna di Valois smise di assentarsi dal convento, dove trovò la vera felicità.

  Nel gennaio 1505, il suo corpo deforme e sfiancato dalle penitenze diede segni di insufficienza cardiaca, che si accentuarono sempre di più, annunciando l’approssimarsi della morte. Il 4 febbraio spirò serenamente, circondata dalle figlie spirituali e accompagnata da una luce miracolosa che illuminò il suo letto per un’ora e mezza, dal momento in cui ebbe esalato l’ultimo respiro.

  Nel palazzo di Luigi XII un’altra luce scesa dal firmamento indicò l’ora esatta della dipartita di quella vittima espiatoria, che si sarebbe ora presentata al cospetto di Dio a pregare per il re e per la Francia. Il monarca, commosso e stupefatto per questo segnale divino, si pentì dei maltrattamenti che le aveva inflitto e ordinò pompe funebri reali per la sua sposa di un tempo.

  Lasciando ai posteri una lezione di regalità avvinta al dolore, la vita di Santa Giovanna di Valois può essere sintetizzata in queste sublimi parole di Sant’Agostino: “Nonostante [i giusti e i cattivi] soffrano lo stesso tormento, virtù e vizio non sono la stessa cosa. Perché, così come con uno stesso fuoco l’oro risplende, scoprendo i suoi carati mentre la paglia fuma, e con la stessa trebbiatrice si rompe l’arista della spiga del frumento e si pulisce il grano, e non si confonde il morchione con l’olio per essere stati pressati con lo stesso peso, così pure una stessa avversità prova, purifica e perfeziona i buoni, mentre disapprova, distrugge e annienta i cattivi. Di conseguenza, se raggiunti da una stessa calamità, i peccatori abominano Dio e bestemmiano contro di Lui e i giusti Lo glorificano e chiedono misericordia. Ecco l’importanza della qualità, non dei tormenti, ma dei tormentati. Rivoltati nello stesso modo, il fango esala un fetore insopportabile e il profumo prezioso, una fragranza soavissima”.5 (Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2017, n. 165, pp. 32-35)

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