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Spiritualità

La sublime scala della preghiera

Pubblicato 2017/03/09
Autore : Suor Isabel Lays Gonçalves de Sousa, EP

Dopo il Battesimo, abbiamo bisogno della preghiera continua per entrare nel Cielo. Ascendendo nei diversi gradi della preghiera, pregusteremo, già in questa vita, quello che sarà l’eterna convivenza con Dio, faccia a faccia.

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  Uno dei più significativi insegnamenti dati da Gesù stando tra gli uomini è stato proferito presso il pozzo di Giacobbe, nel suo dialogo con la samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4, 10). Il senso più profondo di queste parole del Divino Maestro ci rivela quanto Egli sia desideroso di relazionarSi con noi, quanto aspetti una richiesta nostra per darci l’acqua della vita eterna.

  Questo relazionarsi intimo e gaudioso, nel quale riceviamo il dono della grazia per superare bene il nostro stato di prova, avviene con la preghiera, che non è altro che convivere con Dio.

  La preghiera, secondo la classica definizione di San Giovanni Damasceno, è “l’elevazione della mente a Dio o la richiesta a Dio dei beni convenienti”.1 Già la freschezza dell’innocenza della Santa della Piccola Via la definisce con termini semplici, ma pieni del fuoco della carità: “Per me, la preghiera è un impulso del cuore, è un semplice sguardo che si lancia al Cielo, è un grido di gratitudine e di amore, tanto in seno alla difficoltà, come in mezzo alla gioia”.2

Necessità della preghiera umile

Jovens membros dos Arautos do Evangelho rezando.jpg  Se con le acque battesimali riceviamo la grazia santificante e diventiamo figli di Dio, “dopo il Battesimo, l’uomo ha bisogno della preghiera costante per entrare nel Cielo”,3 avverte il Dottore Angelico. Per questo, afferma Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: “Chi prega, certamente si salva e chi non prega, certamente sarà condannato”.4 È, dunque, necessario fare uso di questo potente tesoro per approssimarci a Dio.

  Tuttavia, che cosa garantisce che Egli ascolterà propizio le nostre suppliche, essendo noi così insufficienti in quanto creature umane? Quali sono le condizioni necessarie per rendere la nostra preghiera gradita al Signore?

  La più importante, senza dubbio, è l’umiltà. E questo è stato rivelato dallo stesso Redentore, quando ha narrato la parabola della preghiera del fariseo e del pubblicano nel Tempio. Mentre uno esaltava le sue presunte virtù, l’altro riconosceva la sua miseria. “Questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro” (Lc 18, 14), dice Gesù. Da qui risulta l’amore, che “è frutto della preghiera fondata sull’umiltà”,5 per cui noi ci mettiamo nelle mani di Dio con vera sottomissione, restituendo a Lui tutti i benefici che per mezzo della preghiera riceviamo.

Nove gradi che conducono alla visione beatifica

  Noi, da soli, “nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili” (Rom 8, 26). È Lui che ci ispira e ci conduce, per i diversi gradi della preghiera, allo splendore perfettissimo dell’unione con Dio. Nella preghiera, afferma la grande Santa Teresa di Gesù, “le delizie delle anime sono come quelle che nel Cielo devono avere gli eletti”.6

  I maestri di vita spirituale dividono la preghiera in nove gradi. Essi sono: la preghiera vocale, la meditazione, la preghiera affettiva, la preghiera di semplicità, il raccoglimento infuso, la preghiera di quiete, l’unione semplice, l’unione estatica e l’unione trasformante, grado questo così elevato che preannuncia la visione beatifica.

  Ognuno di essi comporterebbe un’estesa spiegazione. Senza dubbio, l’esiguo spazio di un articolo ci impedisce di esaminarli a fondo, per cui ci limiteremo a presentare qualche accenno di questa scala sublime che ci fa pregustare, già in questa vita, quella che sarà la comunione eterna con Dio.

Un primo passo alla portata di tutti

Santa Teresa de Jesus e São João da Cruz.jpg  I gradi della preghiera rappresentano un progresso verso il Regno dei Cieli. Il primo grado di questa gerarchia, che sta alla portata di tutti, è la preghiera vocale. Lo stesso Divino Maestro, quando i suoi discepoli chiesero che insegnasse loro a pregare, dettò il Padre Nostro (cfr. Lc 11, 2-4). Anche l’Angelo San Gabriele e Santa Elisabetta composero la prima parte dell’Ave Maria (cfr. Lc 1, 28.42). E la Santa Chiesa, nel suo Magistero infallibile, raccogliendo gli insegnamenti di Cristo agli Apostoli, ha fissato il Credo Apostolico,7 nel quale professiamo l’integrità della nostra Fede. Sono questi alcuni esempi consacrati di preghiera vocale.

  Questo tipo di preghiera è, pertanto, espresso con parole e, per tale motivo, è l’unica forma di preghiera pubblica o liturgica. Affinché abbia efficacia, essa possiede due condizioni: deve esser fatta con attenzione e profonda devozione. “Con l’attenzione, applichiamo la nostra intelligenza a Dio. Con la devozione poniamo la volontà e il cuore a contatto con Lui”.8

  San Tommaso9 insegna che nella preghiera vocale si deve stare attenti alle parole per pronunciarle con esattezza, al loro senso e al loro fine ultimo, cioè, a Dio stesso, oggetto della preghiera. Sull’importanza di quest’attenzione, Santa Teresa ha scritto: “Per essere preghiera è necessaria la riflessione. Non chiamo preghiera armeggiare con le labbra senza pensare a ciò che diciamo, né a ciò che chiediamo, né a chi siamo noi, né chi è Colui al quale ci rivolgiamo. […] Tuttavia, il costume di parlare alla Maestà di Dio come chi parla a un estraneo, dicendo quello che viene in mente, senza far caso se è esatto, perché lo si è imparato a memoria o ripetuto molte volte, questo non lo considero una preghiera”.10

  La preghiera vocale non è una pratica facoltativa, essendo di somma importanza nella vita spirituale esercitarla con fervore. Essendo in salute o agonizzante, nella consolazione o nell’aridità, anche nei più alti livelli di santità, l’uomo non potrà mai abbandonare questa pratica quotidiana, perché al contrario potrebbe compromettere la sua salvezza eterna.

Meditazione e preghiera affettiva

  La meditazione costituisce il secondo grado della preghiera e in essa le anime “percepiscono meglio le chiamate e i differenti inviti che fa il Signore”.11 La teologia ci insegna che la meditazione consiste nella “applicazione razionale della mente a una verità soprannaturale, per convincerci di essa e passare ad amarla e praticarla con l’aiuto della grazia”.12 In questo grado sarà essenzialmente utilizzata la ragione, senza la quale la meditazione non potrà compiersi. Per questo, l’Apostolo proclama: “Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza” (I Cor 14, 15).

Questo modo di pregare è un dono particolarissimo di Dio, nel quale le anime sono introdotte e inebriate nell’amore divino. All’anima assorta e rapita non resta occasione per pensare a se stessa, poiché si occupa soltanto di ciò che riguarda l’Amato. San Francesco di Sales 13 insegna che per meditare bene dobbiamo collocarci alla presenza di Dio, invocandoLo e considerando i suoi misteri, consegnandoGli i nostri affetti e prendendo ferme risoluzioni.

  Ora la preghiera affettiva occupa il terzo grado della preghiera. È una specie di meditazione semplificata e orientata al cuore, nella quale predominano gli affetti della volontà sul discorso della comprensione. Essa rappresenta un profondo riposo per l’anima, in quanto diminuisce il duro lavoro della meditazione discorsiva. Rispetto a questo particolare, sono incomparabili i vantaggi spirituali concessi in questo terzo grado: un’unione più intima e profonda con Dio, con la quale ci approssimiamo sempre più all’oggetto amato; uno sviluppo speciale delle virtù infuse in connessione con la carità, oltre a consolazioni e soavità sensibili che servono da stimolo e incoraggiamento per la pratica delle virtù cristiane.

  I frutti della preghiera affettiva non si misurano con la quantità di consolazioni sensibili, ma con le manifestazioni sempre più intense delle virtù.

Semplicità e raccoglimento infuso

  Semplice visione, sguardo amoroso a Dio o alle cose divine che accende nell’anima il fuoco dell’amore, ecco il quarto grado, noto come preghiera di semplicità. I tre primi gradi della preghiera appartengono all’ordine ascetico, nel quale emerge lo sforzo. Ora, questo quarto rappresenta la transizione progressiva e graduale alla mistica, che è azione diretta della grazia.

  In questo stadio, l’anima è presa da un ardente desiderio di glorificare Dio e di cercarLo in piccole occupazioni, unendosi a Lui con uno sguardo carico di amore, come afferma Santa Teresa: “Per trarre profitto in questo cammino e salire alle dimore desiderate, l’essenziale non è pensare molto, è amare molto. Scegliete preferibilmente quello che più vi conduce all’amore. Forse non sappiamo nemmeno ciò che è amare, il che non mi stupisce. L’amore non consiste nell’essere favoriti da consolazioni. Consiste, piuttosto, in una totale determinazione e desiderio di accontentare Dio in tutto, nel cercare, per quanto ci è possibile di non offenderLo e nel supplicarLo di aumentare continuamente l’onore e la gloria di suo Figlio e la prosperità della Chiesa Cattolica”.14

  Il raccoglimento infuso è il quinto grado della preghiera, essendo il primo della scala contemplativa. Esso si caratterizza per l’unione dell’intendimento con Dio, nella quale si abbandonano le cose esteriori per entrare nell’intimo dell’anima. La persona sente “un raccoglimento soave che la chiama all’interno di sé”,15 desiderando stare da sola con Dio.

  Rompendo con tutte le bazzecole che la trattengono sulla Terra, l’anima si consegna alla vita interiore, mortificando i sensi e insistendo nell’amore ardente di Dio. Essa riceve in questa tappa una “ammirazione dilettevole che dilata l’anima e la riempie di piacere e gioia nello scoprire in Dio tante meraviglie d’amore”.16 Inoltre, penetra, senza sforzo, i misteri divini contenuti nelle parole del Vangelo, cosa che con anni interi di studio non potrebbe ottenere.

Preghiera di quiete

  Uno dei più celebri gradi è il sesto, la preghiera di quiete, nella quale l’anima tocca il soprannaturale. Consiste in un sentimento intimo della presenza di Dio che conquista la volontà e riempie il corpo di soavità e diletti ineffabili. “l’anima resta sospesa in modo tale che sembra stare fuori di sé”.17

  La differenza fondamentale tra la preghiera di quiete e il raccoglimento infuso è che quest’ultimo è un invito di Dio a riconcentrarsi nell’intimo dell’anima, dove Egli vuole comunicarSi. “La quiete va più lontano: comincia a dare all’anima il possesso, il godimento fruitivo del Bene sovrano”.18

  In questa fase, l’anima trova il perfetto equilibrio tra azione e contemplazione, poiché, sebbene tenda al silenzio e al riposo, perché non trova ostacoli nell’intendimento, può perfettamente praticare opere attive. Mirabili sono gli effetti santificanti che la preghiera di quiete produce: una grande libertà di spirito che lascia l’anima generosa nel servizio delle cose divine, timore filiale di Dio, intera fiducia nella salvezza eterna, amore della mortificazione, profonda umiltà, disprezzo dei diletti terreni e crescita in tutte le virtù.19

I tre gradi di unione

  Le anime che raggiungono questo livello, continuano a scalare la montagna sacra della preghiera, raggiungendo il settimo grado: l’unione semplice. Questo è un grado intensissimo della preghiera contemplativa, nella quale tutte le potenze umane sono catturate e assorte in Dio. L’anima gode della certezza incrollabile di essere pienamente unita a Dio, accompagnata da una totale assenza di distrazioni.

  Fortissimi e inattesi impulsi invadono lo spirito, infiammandolo di amore divino, al punto che, nel sentire il nome di Dio, improvvisamente gli si accende un impeto insaziabile e divoratore. “L’anima arde dal desiderio che gli si spezzino i legami del corpo per volare liberamente a Dio”.20

Nossa Senhora das Graças.jpg  L’ottavo grado è l’unione estatica. In esso la grandezza dell’unione mistica oltrepassa i limiti della fragilità umana e, come conseguenza, sopravvengono le estasi, che consistono in una debolezza corporale che sospende i sensi interni ed esterni. A tali rapimenti, è impossibile resistere, diventando evidente che: “non siamo padroni del corpo né capaci, di conseguenza, di fermarlo quando Sua Maestà così vuole. Al contrario, verifichiamo, per quanto ci pesi, che esiste al di sopra di noi qualcuno di più potente, e che tali grazie sono doni suoi, mentre da parte nostra non possiamo fare nulla, assolutamente nulla. S’imprime, allora, molta umiltà nell’anima”.21

  Le estasi mistiche producono un’energia soprannaturale che porta l’anima alla pratica eroica delle virtù. “È necessario che l’anima sia risoluta e coraggiosa, molto più che negli stadi precedenti, per rischiare tutto – capiti quel che capiti – e, consegnandosi a Dio, si lasci guidare di buon grado per mano laddove Lui voglia”.22

  L’unione trasformante è l’ultimo grado della preghiera, nota anche come unione consumata. Essa è un preludio anticipato e una preparazione immediata per la gloria celeste. San Giovanni della Croce definisce questa preghiera come la piena trasformazione nell’Amato: “L’anima, allora, sembra più Dio che se stessa, e diventa Dio per partecipazione, sebbene conservi il suo essere naturale, così distinto da Dio quanto prima, in questa attuale trasformazione; così come il vetro continua sempre distinto dal raggio che in lui riverbera”.23

  Questa rugiada celeste concede magnifici doni all’anima: la morte totale dell’egoismo, che la porta a preoccuparsi solamente della gloria di Dio, sentendo un grande desiderio di essere crocifissa con Cristo, gioia di essere perseguitata e calunniata, pace e quiete imperturbabili, nelle quali il demonio non riesce a penetrare. Il Dottore Mistico considera che questo è “il più alto stato al quale in questa vita si può giungere”.24

Una scala per tutti

  Al contrario di quanto si possa pensare, questo percorso della preghiera, che santifica l’anima, non è privilegio soltanto di alcuni. Senza negare che ci siano vocazioni speciali, non possiamo dimenticarci che ottenere la santità propria al suo stato di vita dovrebbe essere la finalità di ogni battezzato.

  Tuttavia, pochi sono coloro che cercano di raggiungere la perfezione… “O anime create per queste grandezze, e ad esse sono chiamate! Che fate? In che cosa vi trattenete? Bassezze sono le vostre pretese e tutto quanto possedete non è che miseria. Oh! Miserabile cecità degli occhi del vostro spirito! Dunque per così tanta luce siete cieche; per così alte voci, siete sorde; non vedete che, mentre cercate grandezze e glorie, restate miserabili e vili, essendo ignoranti e indegne di così grandi beni!”,25 lamenta ancora San Giovanni della Croce.

  In verità, senza la grazia non saremmo capaci di staccarci dalle cose concrete di questo mondo, per elevare gli occhi e ascendere in questa sublime scala della preghiera. Ricorriamo, dunque, alla Madre della Divina Grazia, che ha sempre custodito e meditato nel suo cuore tutto quello che l’Altissimo Le ha manifestato (cfr. Lc 2, 19.51). (Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2016, n. 162, pp. 16-20)

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